Pearl Jam | 26/06/2018 Stadio Olimpico, Roma – Italia

Il ritorno dei Pearl Jam a Roma dopo 22 anni: il live report della serata con la setlist, le foto, i video e tanto altro.
Foto: Henry Ruggeri

Setlist: Release, Small Town, Interstellar Overdrive (Pink Floyd), Corduroy, Why Go, Do the Evolution, Pilate, Given to Fly, Even Flow, Wasted Reprise, Wishlist, Lightning Bolt, Again Today (Brandi Carlile), Untitled, MFC, Immortality, Unthought Known, Eruption (Van Halen), Can’t Deny Me, Mankind, Animal, Lukin, Porch

Encore: Sleeping by Myself, Just Breathe, Imagine (John Lennon), Daughter/W.M.A./Improv, State of Love and Trust, Black Diamond (Kiss), Jeremy, Better Man/I Wanna Be Your Boyfriend (Ramones)/Save It For Later (The English Beat)

Encore 2: Comfortably Numb (Pink Floyd), Black, Rearviewmirror, Alive, Rockin’ in the Free World (Neil Young)

Terzo e ultimo concerto italiano dei Pearl Jam del tour europeo 2018 e prima data a Roma dal lontano 1996.

Il concerto è iniziato con Release, la stessa canzone che aprì lo show di ventidue anni prima al PalaEur. Prima di Pilate, Ed ha detto che la successiva canzone parlava di un “vecchio cittadino romano” e che era stata scritta vent’anni prima dal bassista Jeff Ament.

Dopo una potente versione di Even Flow, Vedder ha detto, “Come band siamo molto meglio ora di ventidue anni fa… ventidue anni fa non avevamo Matt Fuckin’ Cameron!” poi ha presentato Mike McCready e Kenneth ‘Boom’ Gaspar, ricordando che per quest’ultimo si trattava del suo primo concerto a Roma.

Vogliamo celebrare alcune donne stasera“, ha detto Ed, “La prima è una grande donna e una grande artista, un grande amica di Mike e ora un’amica della band. La prossima canzone l’ha scritta Brandi Carlile” e il gruppo ha suonato per la seconda volta in questo tour Again Today, cover della cantautrice.

Prima di Untitled, Ed ha parlato dei viaggi fatti in auto con gli amici Roma tanti anni prima, e di come il senso di libertà che aveva provato in quegli spostamenti lo aveva portato a scrivere M.F.C.

Dopo Eruption dei Van Halen, suonata da McCready e dedicata scherzosamente da Ed al monte Etna, la band ha suonato la nuova Can’t Deny Me, cui ha fatto seguito Mankind, cantata da Stone Gossard. Intense versioni di Animal, Lukin e Porch – che hanno scatenato un grande pogo nel pit – hanno chiuso il main set.

Il primo encore è iniziato sulle note di Sleeping by Myself ed è continuato con Just Breathe, dedicata a “Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna a ottenere un dottorato al mondo“.

Prima di Imagine, Ed ha ricordato il suo concerto solista dello scorso anno a Firenze e ha chiesto ai presenti di accendere la luce dei propri cellulari. Ha poi aggiunto che il suo paese, da quando sono partiti per l’Europa qualche settimana fa, è cambiato in peggio e che probabilmente la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente. Sulle note finali della cover di Lennon, è stato mostrato sui maxi schermi il logo con gli hashtag #apriteiporti e #saveisnotacrime, promosso da alcuni collettivi con l’intento di denunciare quanto accade nel Mediterraneo e chiedere l’immediato ripristino delle operazioni di soccorso da parte della guardia costiera.

Daughter ha incluso frammenti di W.M.A e una bella improv dedicata a Joe Rizzo, famoso giocatore di baseball.

Abbiamo qualcosa di speciale per voi stasera. Sono molto eccitato per questa cosa. Non è la prima volta che la facciamo, dovrebbe essere la seconda“, con queste parole Ed ha introdotto Black Diamond dei Kiss cantata da Mike McCready (la prima strofa) e da Matt Cameron.

Un’emozionante versione di Comfortably Numb dei Pink Floyd – qui al suo debutto europeo – ha aperto il secondo encore, che è proseguito con classici della band come Black, Rearviewmirror e Alive.

Dopo oltre tre ore di concerto, la band ha chiuso lo show con Rockin’ in the Free World, con Ed che ha raccolto una bandiera che aveva un ragazzo con la scritta, “Fuck Trump, Love Life“. “Grazie, è stato bellissimo, non lo dimenticheremo mai, forse ci vedremo l’anno prossimo” ha detto Vedder prima di scendere dal palco.

Poster: EMEK