Jeff Ament sul 50° anniversario di Blue di Joni Mitchell

Il bassista dei Pearl Jam ha condiviso alcuni ricordi su Blue, il classico album di Joni Mitchell.

Foto: Francesco Chetta

Nei primi giorni come coinquilini, io e Ed ascoltavamo ripetutamente alcuni nastri, Pirates di Rickie Lee Jones, Steady Diet dei Fugazi, This Is The Sea dei Waterboys, Last Temptation of Christ, Discreet Music di Brian Eno e diversi altri album, ma il disco che abbiamo ascoltato di più è stato Blue di Joni Mitchell. Ascoltandolo, mi ha sempre fatto sentire meno nostalgia di casa. Joni è nata e cresciuta appena oltre il confine tra Alberta e Saskatchewan, molto vicino alla mia casa in Montana. Tutto quello che cantava lo riuscivo ad immaginare e lo sentivo profondamente. Nell’estate del 1993, abbiamo preso lo stesso aereo tra due città canadesi e lei si è seduta di fronte a me. Ho cercato nel mio zaino e ho messo una copia di Blue nel mio walkman: non potevo credere che l’angelo che aveva scritto queste canzoni fosse un vero essere umano seduto proprio di fronte a me. I wish I had a river that I could skate away on.

– Jeff Ament

 

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