Pearl Jam North European Tour 2007

3300 Km, 4 aerei, 4 treni, 1 auto, due alberghi, 200 sigarette, varie birre, cibo ‘strano’, amore infinto per i Pearl Jam. Di seguito, il resoconto di Pearl Jam OnLine degli shows di Copenhagen e di Nijmegen del 2007.

 

COPENHAGEN, DANIMARCA,THE FORUM 
26.06.2007

Supporters: The Futureheads 
Soundcheck: Breakerfall, Light Years, Love Boat Captain, Hard To Imagine, Man of the Hour, Love Reign O’er Me (The Who)

Pre-set (Ed solo): Throw Your Arms Around Me (Hunters & Collectors)
Setlist: Long Road, Corduroy, Why Go, Do The Evolution, In Hiding, Love Boat Captain, Love Reign O’er Me (The Who), Severed Hand, Light Years, Marker In The Sand, Given To Fly, Breath, I Am Mine, Small Town, Hard To Imagine, Life Wasted, Porch 
Encore: No More, World Wide Suicide, Down, Once, Black, Alive 
Encore 2: Ed Vedder’s Speech, Better Man/ Save It For Later (English Beat), Rockin’ In The Free World (Neil Young), Yellow Ledbetter

Primo pomeriggio. Sotto un cielo parzialmente coperto, dopo aver attraversato un bellissimo ponte a pochi passi dal centro, vediamo il Forum di Copenhagen. Già ci emozioniamo, solo ad intravederlo da lontano.

Arriviamo davanti al Forum e sentiamo che i Pearl Jam, all’interno, stanno già provando alcune canzoni: Breakerfall… Light Years, la prima grande scossa… Love Boat Captain, quasi ci commuoviamo solo a sentirla… Hard To Imagine… qui iniziamo a renderci conto, ancora di piu’, che quello di stasera sarà uno show memorabile ed indimenticabile… Love Reign O’er Me… siamo in paradiso… per finire, una bellissima versione di Man of the Hour, che però non verrà proposta durante il concerto.

Tutti i ragazzi presenti sono molto tranquilli, ordinati, e dopo un paio di ore in fila, entriamo nel Forum: emozionante.

I Pearl Jam sono attesi in Danimarca dopo sette anni dal loro ultimo, mai concluso show. Loro, i Pearl Jam, lo sanno. Noi, fans, lo sappiamo: questo sarà il concerto della redenzione, dell’amore.

Prendiamo posto tra le prime file. Dopo non molto iniziamo a vedere, a bordo palco, alcuni membri della band di supporto ma, invece di loro, poco prima delle 20.00, tra lo stupore generale sale sul palco Ed Vedder, che suona la cover degli Hunters & Collectors, Throw Your Arms Around Me. Inevitabilmente, il pensiero corre a Pistoia dove, solo nove mesi prima, accadde la stessa cosa. Un cerchio, per noi, si chiude.

 

THROW YOUR ARMS AROUND ME

Giusto il tempo di dire ‘Ok, andiamo, belle persone date il benvenuto ad una grande band dall’Inghilterra del Nord: i Futureheads‘ e Vedder scompare.

I Futureheads iniziano a suonare alcune bellissime canzoni tra le quali spiccano: A to B, Meantime, Hounds of Love, Decent Days and Decent Nights, First Day, Skip To The End. Verso le 20.45, la band suona una vigorosa versione della magnifica Man Ray, che chiudeva il loro album d’esordio.

Qualche birra, giusto per ingannare l’attesa.

Sono le nove: l’intro di Master/ Slave si diffonde per tutto il Forum.

La band è sul palco e attacca Long Road… quale migliore canzone per iniziare questo show?

All the friends and family…
All the memories going round, round, round…
I have wished for so long…
How I wish for you today…

La passione, la forza ed il trasporto emotivo con i quali Ed Vedder canta questi versi è sicuramente da inserire tra i migliori momenti live di sempre della band.

‘We all walk the long road/ We still walk the long road’ cambia il testo Ed nella parte finale, duettando con il pubblico. La migliore versione mai sentita suonata da nostri in tutti questi anni. Ancora adesso, risentendo l’mp3, riesco a stento a frenare le lacrime.

Seguono alcune canzoni tirate come Corduroy e Why Go, suonate da tutta la band con una trasporto unico: Jeff Ament salta e colpisce il suo basso come se stesse trasmettendo l’energia che ha dentro al suo stesso strumento, Stone Gossard suona convinto, con passione la sua chitarra, così come McCready. Matt Cameron fa il suo sporco lavoro.

Dopo una Do The Evolution che fa tremare tutto il Forum, è tempo di una grande ondata emotiva: In Hiding; tutto qui è perfetto, la voce e gli strumenti.

‘Grazie tante per essere venuti. Apprezziamo molto l’opportunità di tornare qui. Esattamente quindici anni fa, oggi, suonavamo per la prima volta in Danimarca. Ovviamente è l’ultima volta che abbiamo suonato qui quella che ricorderemo di più, ma parleremo più tardi di questo, ora ne parleremo solo con la nostra musica… sentitevi liberi di cantare insieme a noi, perchè, lo sapete, ci siamo dentro tutti insieme’ dice Ed Vedder.

Arriva uno di quei momenti che nessuno dei presenti dimenticherà mai: Love Boat Captain, la canzone scritta cinque anni fa dalla band per ricordare le ‘nove stelle che ci guardano da lassu’. Ed Vedder è troppo emozionato, arrivato alla parte: ‘Lost 9 friends we’ll never know‘, fatica a continuare, noi con lui… gli occhi si riempiono di lacrime che solo momenti come questi ti sanno suscitare. La tragedia si sta facendo da parte per lasciare spazio all’amore.

Non c’è nemmeno tempo di riprendersi dall’ondata di emozioni, che Vedder sussurra ‘Non abbiamo mai suonato questo pezzo‘ e parte Love Reign O’er Me: dopo un intro non troppo sicuro da parte di Boom, la band suona questa cover degli Who con tutta la passione che ha in corpo: Vedder impugna l’asta del microfono come se la sua vita dipendesse da questo pezzo, Stone e Jeff suonano con gli occhi chiusi. Parte il solo di Mike e tutti noi siamo trasportati da questa valanga di emozioni che non si placa. Dopo Severed Hand è il turno di Light Years che, sebbene fosse stata scritta prima di quello che accadde sette anni fa, è l’ ideale lettera per le nove stelle, i nove amici che non conosceremo mai ma che sono presenti, in quel momento, e ci guardano da lassu’, vicino alle nostre anime e ai nostri cuori.

 

LOVE REIGN O’ER ME

Dopo alcuni classici della band come Marker in the Sand, una magnifica versione di Given To Fly e la poco suonata Breath, è il turno di I Am Mine. ‘We’re safe tonight‘, serve aggiungere altro? Parte una commovente versione di Small Town: ‘My god it’s been so long, never dreamed you’d return, But now here you are, and here I am‘ con tutti i fans del Forum che cantano a squarciagola.

Altro highlight dello show: l’esecuzione, in punta di piedi, di Hard To Imagine, cosi’ delicata che spezza il cuore. ‘Things were different then, all is different now, I tried to explain, I hope this works somehow…‘ è vero, le cose stasera sono diversa, tutto è differente adesso… i Pearl Jam sono qui, insieme a noi, per affrontare in faccia il dolore, la perdita e la ritrovata armonia.

Arriva Life Wasted, quindi è il turno di una magnifica versione di Porch, che pone fine al main set dello show.

Qualche minuto di pausa e riappare Vedder solo con la sua chitarra acustica per suonare No More, pezzo contro la guerra scritto per un documentario intitolato ‘Body Of War’. Seguono, giustamente siccome il tema è inerente, World Wide Suicide e la bellissima Down, b-side di I Am Mine.

Arrivano poi tre songs da Ten: Once, Black e una Alive che difficilmente i presenti dimenticheranno: ‘We’re still alive‘. Siamo sopravvissuti… e il pensiero va ancora a ‘loro’.

Vedder durante il primo encore: “Bene. Ho una confessione da farvi. Non è vino quello che sto bevendo stasera. E’ Gatorade. Quindi farò un brindisi a voi con il Gatorade “, dice con una bottiglia tra le mani, “Vi dimostro che è Gatorade”  e offre la bottiglia a McCready, che beve e annuisce, sorridendo. “In realtà è Gatorade con acqua, non è neanche vero e proprio Gatorade, è Gatorade con acqua. Perchè stasera volevamo rimanere lucidi.”

Vedder si fa serio e continua: “Sapete, noi eravamo qua come band, ma ha coinvolto anche le nostre famiglie, ci siamo passati tutti insieme, tutti quelli della nostra crew che sono con noi da 15 anni. So che molti di voi erano là e i vostri amici erano là. Avere così tanta forza per essere qui, e noi… non so come dirlo, per noi la vostra presenza qui stasera è l’onore più grande… qui ci sono alcune delle famiglie e dei parenti e degli amici di coloro che ci sono così tanto mancati in questi ultimi sette anni… grazie tante.”

Un lunghissimo, intenso, assordante applauso si leva dal pubblico e dalla band in direzione della tribuna, dove siedono parenti e amici di alcune delle vittime, che si alzano ad applaudire a loro volta. Un momento indescrivibile.

Continua Vedder: “E qualcuno mi ha detto che questa sarebbe stata una buona cosa, che avrebbe rappresentato un qualche tipo di chiusura. E io ho detto no, non c’è chiusura, è questa la parola giusta in inglese? Non c’è chiusura, la strada non finisce qua.

Tutti noi, ognuno di noi ha la propria strada e tutti abbiamo queste strade e questi sentieri, e vanno ancora avanti e io, noi lo vediamo come se tutti noi, tutte le nostre strade si stiano ricongiungendo qui dopo sette anni. E trovarci insieme, vederci lungo il percorso e radunarci, vedere che stiamo tutti bene, che abbiamo imparato delle cose, che siamo diventati più uniti ed intelligenti, che siamo diventati persone migliori, più attente e più consapevoli del mondo, più consapevoli di cosa significhi una perdita… siamo così grati per aver avuto l’opportunità di connetterci in questo modo, e immagino che stia avvenendo un qualche tipo di guarigione, io lo sento, e spero che anche voi lo sentiate. Grazie tante per essere qua.”

La band si butta nella più bella versione mai sentita di Better Man, nella cui coda fa capolino la cover degli English Beat, Save It For Later. Mio dio, che momento…

E’ il turno di Rockin’ In The Free World a luci accese: Ed Vedder, come al solito, cerca qualche fan a cui buttare il tamburello. Vedder arriva proprio ‘sopra’ le nostre teste, inizia a scrutare tra il pubblico… tutti, inevitabilmente, cerchiamo di ‘attirare’ la sua attenzione. La mia ragazza inizia ad indicargli la mia t-shirt (raffigurante Johnny Ramone, compianto chitarrista della punk band Ramones e intimo amico dello stesso singer dei Pearl Jam), lui sorride verso il pubblico ma non ha ancora notato la maglietta. Pochi istanti dopo, non appena il suo sguardo ‘incrocia’ la t-shirt, Vedder cambia espressione e, compiaciuto e totalmente sorpreso, indica col labiale ‘Johnny Ramone‘ e mi butta il tamburello, che afferro al volo. Un momento più che prezioso per noi. Molto di più.

Durante Yellow Ledbetter (introdotta con “così è come diciamo ‘arrivederci’ a Seattle”), la canzone conclusiva del concerto, viene ‘pescata’ dalle prime file una ragazza svedese che indossa una maglietta dei Flight To Mars (ft. Supersuckers); sale sul palco e si siede ai piedi del microfono da dove osserva, emozionata ed incredula, Vedder che, inginocchiato, le canta Ledbetter tenendole la mano. Il concerto si conclude con Vedder che presenta la band, ringrazia tutti e saluta ‘Ovviamente non ce lo dimenticheremo. Cheers. Vi amiamo. Pace. Siate buoni gli uni con gli altri. Buonanotte, arrivederci .’

Da un punto di vista emozionale, è stato lo show più importante dei Pearl Jam. Solo a scriverne, sento i brividi lungo la schiena. L’abbraccio collettivo che la band ha saputo instaurare con il suo pubblico ha fatto sì che tutto il dolore di questi anni fosse spazzato via in due ore e mezza.

Uno show che, dopo averlo visto, ti fa camminare a due metri da terra. Lo si vede dagli sguardi dei fans all’uscita del Forum, lo si sente nell’aria che si respira. Lo si sente, profondamente, nei nostri cuori. Il mio show preferito, tra i vari che ho visto, dei Pearl Jam.

Tanti chilometri che sono stati in un attimo ‘spazzati via’ da questa grande onda piena di vero amore.

Non ci sono parole, grazie Pearl Jam.

 

NIJMEGEN, OLANDA, GOEFFERT PARK
28.06.2007

Supporters: Perry Farrell’s Satellite Party, Kings Of Leon, Incubus

Pre-set (Ed w/ Kings of Leon): Slow Night, So Long (Kings Of Leon)
Setlist: Release, Go, Hail Hail, World Wide Suicide, Whipping, Do the Evolution, Given to Fly, Not For You, Wishlist, Even Flow, Insignificance, Unemployable, Jeremy, Nothingman, Better Man/ Save It For Later (English Beat), Corduroy, Why Go
Encore: Comatose, Smile Chant (Only Ed Vedder w/ the crowd), Daughter/ W.M.A. / Another Brick In The Wall Part II (Pink Floyd)/ War (Edwin Starr), Leash, Rearviewmirror
Encore 2: No More, Blood, Alive, Rockin’ In The Free World (Neil Young), Yellow Ledbetter


Continua la nostra corsa. Dopo due giorni dallo storico concerto a Copenhagen, siamo in Olanda, precisamente a Nijmgen, in un bellissimo parco pieno di verde. Anche qui le persone sono molto rispettose le une con le altre; ci mettiamo in fila Ten Club mentre vengono distribuiti dei palloncini rossi ideati da un forum tedesco per salutare la band nel primo encore. Sfortunatamente all’ingresso dello show molti vengono sequestrati (ma non tutti, come vedremo dopo…).

Il posto è bellissimo e si respira un’aria molto tranquilla mentre le persone, lentamente, entrano nell’area transennata sottostante il palco.

Oggi ci sono ben tre bands di supporto ai Pearl Jam: la nuova band di Perry Farell, i Satellite Party; i Kings of Leon e gli Incubus.

Alle 17.00 in punto arriva sul palco Farell con la sua band, che per 40 minuti suona classici dei Jane’s Addiction (Stop, Been Caught Stealing e Mountain Song) ed alcune nuove composizioni. Grande animale da palco, il buon ‘vecchio’ Perry.

Seguono i Kings of Leon, che spesso negli ultimi anni sono già stati portati in tour dagli stessi Pearl Jam. Il set inizia con Black Thumbnail e continua con le conosciute On The Call, California Waiting, My Party, Charmer. Dopo circa quaranta minuti, Caleb, il singer della band, annuncia: “Diamo il benvenuto ad un ospite speciale” ed arriva sul palco Ed Vedder,  che duetta con la band su Slow Night, So Long. Grandissimo momento.

KINGS OF LEON w/ ED VEDDER ‘Slow night, so long’

Dopo poco arrivano sul palco gli Incubus: non male il loro impatto live, ma sembra che pestino un pò troppo. Tra le piu’ belle songs proposte sono da ricordare: Earth To Bella, Are You In, Drive e la conclusiva Wish You Where Here.

Alle nove in punto, tutta la location è invasa dal mantra Master/ Slave.

Dopo pochi istanti i Pearl Jam sono sul palco e aprono le danze con la sempre stupenda Release. Seguono alcune songs molto tirate come Go, Hail, Hail, World Wide Suicide, Whipping per arrivare a Do The Evolution.

Vedder dice: “Potremmo suonare per tutta la notte“e per un attimo sembra davvero possibile, vista la bellezza della serata, che ci regala un meraviglioso cielo terso ed un tramonto tipicamente nordico, che sembra non voler finire mai. La band si diverte tantissimo sul palco, scherza, ride e dà vita ad uno show davvero stupendo: dopo una bellissima versione di Given To Fly (durante i primi versi del pezzo, Vedder segue in cielo, insieme a tutti noi, ‘la traiettoria’ di un uccellino che vola da una parte all’altra dell’orizzonte, un momento da togliere il fiato) ed una Not For You che fa letteralmente infiammare il pubblico, arriva, con grande sorpresa di tutti, la dolce e poetica Wishlist, conclusa però prima del previsto per un errore, con disappunto di Matt. Durante Even Flow, Ed Vedder va sotto il maxi schermo posto a destra del palco e da lì osserva divertito il solo di McCready ripreso in primo piano, fumandosi una sigaretta. Seguono ottime versioni di Insignificance (magnifica!!!), Unemployable e Jeremy, che unisce tutti i presenti nella parte finale del pezzo.

Nothingman, inaspettata e apprezzata da tutti, continua lo show, seguita da Better Man, con in coda sempre Save It For Later. Vedder introduce la canzone in modo sentito, parlando ancora di Roskilde e ricordando Frank Nouwens, unica vittima olandese tra i ragazzi morti sette anni prima. Vedder rivela che la canzone è stata richiesta dalla sorella Kathy, presente al concerto insieme alla madre e ad alcuni amici, ricordati anch’essi da Vedder, che li ringrazia per il loro coraggio. Un lungo e sentito applauso si leva dalla folla. Un momento altamente emozionante e commovente.

 

ED VEDDER’s speech/ BETTER MAN

Grandi versioni di Corduroy e Go concludono il main set.

Appena la band rientra viene accolta da un lancio di palloncini rossi che riportano le scritte ‘We miss you already’ e, dall’altro lato, ‘Thank you’. Ed Vedder commenta, scherzando, ‘Cos’è questa, una specie di rivolta organizzata?‘ e aggiunge ‘ci mancano le persone a casa ma ci mancherete anche voi. E’ molto bello da parte vostra‘ Vedder fa scoppiare il palloncino che tiene in mano con la sigaretta e parte una tiratissima Comatose.  Poco dopo, Vedder accenna il coro di Smile con i 40000 presenti. Segue una magnifica versione di Daughter che incorpora varie tags: W.M.A., la classica cover dei Pink Floyd Another Brick In The Wall Part II (con tanto di variazione ‘We don’t need this administration‘) e War di Edwin Starr.

Vedder ricorda che ‘Quindici anni fa abbiamo suonato per la prima volta in Olanda in un piccolo club e credo che in quello show abbiamo suonato questa canzone, ma non sono del tutto sicuro‘ e parte Leash, seguita da una vigorosa, arrabbiata e coinvolgente versione di Rearviewmirror.

No More, suonata dal solo Vedder e introdotta dal singer della band parlando del rapporto che lo lega a Tomas Young, il ragazzo tornato paralizzato dalla guerra in Iraq e che ha ispirato il pezzo (‘mi ha insegnato più cose lui su quello che succede davvero in Iraq nel corso di poche conversazioni che 800 ore di telegiornali o 18, 20, 30 libri…’) apre le danze del secondo encore ed è la migliore versione live mai sentita finora del pezzo, con tutti i presenti che cantano all’unisono ‘No More!’ su richiesta di Vedder (‘per tutta la gente nel mondo che la pensa come noi su questo fottuto incubo‘). Sentire per credere.

Nota: poco prima di No More, Vedder ha rivelato: “Ieri è stata la prima volta di Boom ad Amsterdam in un Coffe Shop e vedendo che pubblico siete stasera penso sia rimasto sbalordito!“, facendo sorridere tutti i presenti .

  

NO MORE

Con grande sorpresa di tutti, la band al completo suona un’aggressiva versione di Blood. Per finire, la band si getta in versioni a dir poco stupende di Alive e della classica Rockin’ In The Free World. Durante Rockin, Vedder nota la sua faccia in primo piano sul maxi-schermo a lato del palco… e fa ‘il dito’ all’immagine sullo schermo, mandandosi ‘affanculo mentre sorride beato verso il pubblico, prima di tornare a dimenarsi come un matto sul palco sulle note finali della canzone, ormai quasi completamente ubriaco. Impagabile.

Yellow Ledbetter chiude, in modo perfetto, uno show di 2 ore e mezza nel quale la band ha dimostrato a tutti i presenti quanto siano in forma, se possibile ancora piu’ in forma rispetto al precedente tour dello scorso anno. Una Yellow Ledbetter perfetta, in tutto e per tutto: me la porterò per sempre dentro, nel posto piu’ profondo del mio cuore, dove conservo le ‘cose’ più importanti della mia vita (you know).

Il giorno dopo ripartiamo per il nostro ritorno in Italia. Cala il sipario su questo Tour Europeo del 2007.

Noi, però, sappiamo e sentiamo di aver visto la nostra band del cuore al massimo livello: la loro interazione è ulteriormente migliorata durante quest’ultimo anno ed è palpabile la gioia che i Pearl Jam provano ancora nel suonare dal vivo.

A loro, ai Pearl Jam, un grazie dal profondo dei nostri cuori per essere tornati così presto dopo il World Wide Tour dello scorso anno, per aver suonato degli shows così emozionanti, per avere riempito i nostri cuori di amore, felicità e passione, ancora una volta.

Grazie Pearl Jam, a presto.

Things were different then. All is different now.
I tried to explain. Somehow.