Intervista di Pearl Jam OnLine a Mark Arm dei Mudhoney

I Mudhoney, nati nel 1988 dalle ceneri dei seminali Green River – gruppo di cui, oltre a Mark Arm e Steve Turner, facevano parte Jeff Ament e Stone Gossard, che in seguito formeranno i Pearl Jam – ritornano in Italia per tre imperdibili concerti in cui proporranno le canzoni del loro ultimo disco in studio – “Vanishing Point”, pubblicato due anni fa – e i pezzi migliori del loro vasto repertorio, come Touch Me I’m Sick, Suck You Dry, Into the Drink e F.D.K.

 

MUDHONEY
Opening act Barton Carroll
Ulteriori informazioni su HubMusicFactory.com 

Intervista di Pearl Jam Online a Mark Arm dei Mudhoney
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In occasione dell’atteso ritorno dei Mudhoney in Italia, grazie alla collaborazione con Hub Music Factory abbiamo intervistato Mark Arm, il leggendario frontman della veterana rock band di Seattle.

La nostra community dedicata ai Pearl Jam compie quest’anno 14 anni… nulla in confronto alla vostra carriera quasi trentennale! Siete la band – ancora in attività – più longeva del movimento di Seattle. Come ci si sente ad aver raggiunto questo traguardo?

Non rappresenta un traguardo per me, è più una questione di normalità strisciante. Quello che ad un certo punto della vita mi appariva come qualcosa di impossibile ed esagerato, è esattamente come stanno le cose oggi. Non abbiamo dovuto fare niente di particolare per restare uniti come band, solo evitare di scioglierci.

L’ultimo disco che avete pubblicato – “Vanishing Point” – è uno dei vostri migliori di sempre, potente e tagliente. Avete già dei piani per il prossimo disco in studio?

Abbiamo un paio di pezzi nuovi e una manciata di riff molto fighi che dobbiamo passare in rassegna e sistemare.

Mark Arm con Eddie Vedder. Photo credit flickr.com/photos/pessimist

Più di trent’anni fa tu e Steve Turner avete fondato i Green River insieme a Stone Gossard e a Jeff Ament. E’ cambiato molto, secondo te, nel panorama musicale underground degli ultimi anni? C’è qualcosa che rimpiangi dei vostri primi tempi?

Non rimpiango nulla. Ho fatto un sacco di errori e spero di averne tratto insegnamento, ma il rimpianto è solo energia sprecata. Di sicuro la scena musicale underground è cambiata molto in questi 30 anni. Sarebbe terribilmente noiosa se fosse rimasta la stessa di allora.

Ricordo che dopo la storica reunion dei Green River nel 2008 si parlava di un possibile nuovo disco di inediti. Che fine ha fatto? E’ stato definitivamente accantonato o possiamo aspettarci sorprese in futuro?

Non sono sicuro di quello che bolle in pentola. So per certo che Dean Whitmore, che lavora con me alla Sub Pop, di recente si è messo a scavare tra i nostri vecchi nastri insieme a Jack Endino. Non penso che ci siano molti inediti in realtà. Quando sento parlare di canzoni inedite, di solito per me è abbastanza ovvio il motivo per cui queste canzoni sono rimaste inedite.

Nel 2011 avete partecipato alle celebrazioni per il ventennale dei Pearl Jam a East Troy, nel Wisconsin – c’eravamo anche noi e ti abbiamo avvistato mentre ti aggiravi tranquillamente tra i fan, nel pomeriggio. Grande Mark! E’ stato basilare che voi foste lì vista la vostra importanza, non solo per la grande famiglia allargata dei Pearl Jam, ma per tutto quello che la scena di Seattle ancora significa per tante persone. Hai qualche curiosità da raccontarci su quel leggendario weekend ad Alpine Valley?

Non mi vengono in mente particolari storie interessanti, ma mi sono divertito un sacco quel weekend, specialmente il secondo giorno, quando il tempo era molto migliore [il primo giorno diluviava, Ndt].

Voi, insieme ad altre band come Screaming Trees, Nirvana, Soundgarden, siete stati parte di una vera scena musicale. Ormai le scene musicali non esistono più – vuoi per lo streaming, vuoi per Facebook, vuoi per “che cazzo ne so”. Voi, come Mudhoney, vi sentite ancora parte di una qualche scena? E’ mai realmente esistita? A sentire quello che dice Chris Cornell nel film di Cameron Crowe, PJ20, pare che le band di Seattle, soprattutto a fine anni ottanta/inizio anni novanta, fossero davvero tutte amiche…

Chris ha ragione su questo. Non penso che sia cambiato molto in questo senso. So per certo che ci sono un sacco di giovani band locali che si supportano molto a vicenda, e che spesso suonano insieme. Se questa non è una scena musicale, non so proprio cos’altro lo sia. Internet non ucciderà mai le scene musicali locali, anzi in realtà rende più facile alle band di vedute aperte comunicare e ritrovarsi per fare concerti assieme, specialmente se si trovano in città diverse.

Come vi siete sentiti quando i Pearl Jam hanno incluso in un loro album (No Code, 1996 n.d.r.) il pezzo Lukin, in onore del vostro ex bassista Matt Lukin? Avete mai pensato, come Mudhoney, di farne una cover? Sarebbe davvero figo, un po’ come chiudere una specie di cerchio musicale!

Abbiamo pensato che fosse una cosa divertente e molto bella. Ma probabilmente non chiuderemo mai quel cerchio.

Uno dei miei dischi preferiti di sempre è il tributo ai Sonics che avete inciso come The New Strychnines nel 2000. Ci sono possibilità di rivedervi ancora in azione con quella band, quantomeno sul versante live?

Grazie Luca, è stato un progetto divertentissimo da fare, ma ora che i Sonics sono tornati a suonare insieme, non c’è più bisogno di una band tributo ai Sonics. Abbiamo suonato insieme a loro un paio di settimane fa e sono davvero fantastici!

Ci vediamo tra qualche settimana! Grazie di tutto!

All Right!