Se Kurt fosse qui oggi mi direbbe, “Ti sei rivelato ok”

The Sun | 20 marzo 2009

By JACQUI SWIFT
Traduzione a cura di As_It_Seems 

A poche miglia dal Tacoma – l’Aeroporto Internazionale di Seattle – nel distretto di Georgetown, in un anonimo sobborgo industriale, c’è un enorme magazzino riconvertito.

Sembra un’ambientazione improbabile per una band famosa in tutto il mondo, ma per ogni fan dei Pearl Jam mettere piede qui dentro è come entrare nella grotta di Aladino.

E’ il quartier generale della band, spazio per le prove e centro per il merchandise e la cosa impressionante è che contiene tutti gli allestimenti dei palchi, le memorabilia della band e gli strumenti usati nel corso dei 19 anni della loro storia.

E il tour guidato offre ulteriori chicche. La collezione di foto e di figurine del baseball del compianto Johnny Ramone – lui e il cantante Eddie Vedder erano molto amici – è in mostra vicino ad una rampa da skateboard e ad un enorme gabbia da baseball comprensiva di macchina lancia palle.

Foto Polaroid in mostra fanno vedere i Kings Of Leon in completa tenuta da baseball, pronti a colpire una palla sparata a 50 miglia all’ora.

Nell’appartamento al piano superiore – un posto in cui stare se le prove vanno avanti di notte – Eddie sta festeggiando.

Lo incontriamo nel giorno dell’inaugurazione di Barack Obama e per Eddie, che è stato così importante nella campagna “Vote For Change”, che esortava le persone a scegliere John Kerry anziché George Bush nella campagna elettorale presidenziale del 2004, è un giorno extra speciale.

“Non vedremo più la sua faccia esposta da nessuna parte,” dice con un sorriso raggiante, mentre sfoglia una copia di Rolling Stone in cui figura Bush che guarda di traverso dalla copertina.

“L’ho appena visto in televisione tornarsene in Texas. Finalmente ci siamo sbarazzati di lui. Non lo voglio vedere mai più.”

Tanto appassionato nelle cose in cui crede quanto attraente nel modo di fare, non sorprende che Eddie rimanga una delle icone del rock e uno dei più irresistibili frontman.

Ten dei Pearl Jam insieme a Nevermind dei Nirvana è uno degli album seminali del grunge e rimane uno dei più grandi di tutti i tempi.

Ha venduto 12 milioni di copie e ha introdotto i Pearl Jam – il chitarrista Stone Gossard, il bassista Jeff Ament, il chitarrista Mike McCready e la loro, all’epoca, recente recluta di San Diego, Eddie – nell’arena del rock mondiale.

I riff infuocati di Ten e l’interazione di chitarre tra Gossard e McCready insieme ai testi di Eddie significarono per i Pearl Jam l’esplosione fuori da Seattle negli anni Novanta.

I testi di Ten erano oscuri. Canzoni come Alive (la storia semi-autobiografica di Eddie, che racconta di un ragazzino che scopre che suo padre è in realtà il suo patrigno), Even Flow (una canzone sui senza tetto), Why Go (sugli istituti psichiatrici) e Jeremy (influenzata dalla storia del ragazzo Texano di 15 anni Jeremy Wade Delle che si sparò davanti alla sua classe di inglese) hanno dato voce alle anime torturate degli adolescenti.

Ora, nel periodo che precede il 20° anniversario della band, Ten sta per essere ristampato in quattro esclusive edizioni.

Queste includono la versione rimasterizzata dell’album, una versione remixata dal produttore di lunga data Brendan O’Brien, un DVD della ripresa del concerto della band all’MTV Unplugged mai pubblicata in precedenza, la cassetta delle tre canzoni “Mamasan” di Eddie del demo originale di Once, Alive e Footsteps e una copia del suo quaderno di appunti.

Eddie dice: “Siamo così colpiti dalla quantità di persone che sono rimaste legate a noi nel corso degli anni che se possiamo dargli qualche nuova rivelazione o qualcosa che sia davvero cool, allora lo faremo.

“So come io reagisco quando gli Who pubblicano qualcosa di speciale perciò volevamo che questo fosse qualcosa di entusiasmante. Siamo orgogliosi del nostro materiale e tornare indietro attraverso il vecchio materiale è stato davvero speciale. Non credo di aver mai ascoltato il demo delle 3 canzoni da quando l’ho spedito.”

Durante gli anni la band ha affermato di non essere soddisfatta al 100 per cento del suono di Ten, che è stato prodotto da Rick Parashar e mixato da Tim Palmer.

Secondo loro aveva troppo riverbero e troppe sovraincisioni di chitarra, ma adesso i remix di Brendan O’Brien hanno dato loro quello che volevano.

Eddie dice: “Alcuni degli altri ragazzi erano entusiasti che si facesse questa cosa. All’epoca Jeff e Stone avevano molto più potere politico nella band riguardo chi doveva mixare il disco rispetto a me e Mike. Noi eravamo solo i ragazzi nuovi.

“Tim aveva lavorato con Bowie in Tin Machine ed era una persona fantastica ma nel corso degli anni ci siamo abituati al suono che hanno questi pezzi quando sono eseguiti dal vivo e quindi con i remix volevamo catturare la loro essenza live. I remix hanno tolto alcuni additivi d’atmosfera del sound del disco.”

In quanto uno dei due album che hanno definito il grunge, Ten è sempre stato e rimane l’album marchio di fabbrica dei Pearl Jam.

Accendendosi una sigaretta, Eddie spiega: “Ten è stato il nostro primo figlio, quindi è il più vecchio. Perciò è quello che in qualche modo ha introdotto gli altri ed ha tutta l’attenzione. Ma non so se eravamo pronti per tutto quello che ne è derivato.

“Noi eravamo pronti per suonare musica, essere una buona band e suonare bene dal vivo ma è stato tutto così intenso e parte di quella intensità rende quel periodo addirittura difficile da ricordare.

“Quello che fece fu far fluttuare il nostro mondo. Adesso penso ‘Wow’, perché in realtà non ho faticato così tanto. Ricordo nitidamente che quel demo rappresentava un esercizio nello scrivere canzoni.

“Non sapevo che sarebbe stato qualcosa che avrebbe cambiato la mia vita, e cambiato le vite di altre persone.

“Mi è successo a volte di stare in fila al cinema e qualcuno mi colpiva raccontandomi di qualcosa davvero grave capitato a qualcuno a loro vicino e di come la nostra musica li avesse aiutati ad affrontarlo. Anche nei nostri momenti più bui riusciamo a trovare qualcosa di bello.

“Con le famiglie di Roskilde (nel 2000, nove fan dei Pearl Jam morirono schiacciati dalla folla al Festival di Roskilde in Danimarca), abbiamo ancora una stretta relazione. E’ commovente vedere come hanno affrontato la situazione.”

Quando Ten raggiunse il 2° posto nella classifica dei top 200 di Billboard nel 1992, i Pearl Jam furono promossi da Seattle a rock band da stadio e con ciò arrivò il contraccolpo.

Furono accusati di essere interessati solo alla carriera, di aver tradito il grunge, con Kurt Cobain che rappresentava la voce più critica nei loro confronti, che li criticava per “essere stati i pionieri di una azienda, una fusione di musica alternativa e cock-rock (glam rock).”

Considerando gli album successivi, l’anno seguente, il 1993, sembrò che i fan del grunge non fossero d’accordo con Kurt, e “Vs” dei Pearl Jam vendette 5 volte (quasi un milione) più del terzo album dei Nirvana, “In Utero” (200.000 copie) nella loro prima settimana di pubblicazione.

“Credo che Kurt non ci avesse capiti all’epoca, ma poi siamo diventati amici e sono felice di aver avuto con lui alcune magnifiche conversazioni, che conserverò per sempre qui dentro,” dice Eddie, indicando la sua testa.

“Non parlo molto di lui in rispetto a Krist (Novoselic) e Dave (Grohl) e so che ha detto quelle cose all’inizio sul fatto che non gli piacevamo.

“Ma ci sono un paio di complimenti che mi ha fatto in pubblico, relativi a me come essere umano, dei quali sono orgoglioso. Ma se Kurt fosse qui oggi, so che mi direbbe, “Bene, ti sei rivelato uno ok.”

In effetti, poche band nella storia recente possono competere con l’integrità e l‘autenticità dei Pearl Jam quando si tratta di musica.

“Qualsiasi conversazione sentiamo su ‘Allora quale mercato vogliono avere i Pearl Jam?’ è disprezzabile,” dice Eddie.

“La gente ci ha offerto soldi per venderci ma io vi sembro una puttana?

“Si tratta sempre dell’essere onesti e il lato positivo dell’enorme successo, per quanti negativi ce ne fossero, è stato che ci ha dato il potere di dire no e la capacità di impegnarci nel prendere decisioni da soli e rimanere fedeli ad esse.”

Nel 1994 i Pearl Jam cancellarono il loro tour estivo, e cercarono di fare causa a Ticketmaster, dichiarando che si trattava di un monopolio, cosa che gli permetteva di far salire i prezzi dei biglietti.

Tuttavia, quando i fan si lamentarono perché non riuscivano d andare a vedere i loro concerti, questo divenne per loro un problema ancora più grande.

“Il problema Ticketmaster ci aveva fatto smettere di concentrarci sulla musica. Mettevamo su da soli i nostri concerti e passavamo più tempo a parlare delle toilette portatili che delle setlist.

“Eravamo irritati dal fatto che le altre band non ci seguissero e non boicottassero anche loro Ticketmaster.

“C’erano persone nelle cosiddette ‘band del popolo’ che sono state comprate dall’altra parte. Ma abbiamo imparato molto sulla politica allora.”

E quindi guardando indietro, cosa pensa di tutta la scena grunge?

“Era più inconsapevole per noi. Ci sono tanti stili diversi nei nostri dischi. Non credo che ci sia nessun colore della tavolozza che pensiamo di non poter utilizzare.

“E quando si parla di grunge o anche solo di Seattle, penso che ci sia stata una sola band che ha fatto la musica definitiva di quel periodo. Non eravamo noi né i Nirvana ma i Mudhoney.

“I Nirvana l’hanno consegnata al mondo ma i Mudhoney erano la band di quel tempo e di quel sound.”

Oggi, a 18 anni dalla pubblicazione di Ten i Pearl Jam sono a metà strada verso il loro nono album in studio. “Ci sono volute due settimane per arrivare a metà strada e lo stiamo scrivendo da cima a fondo, per cui vedremo quanto ci vorrà per finirlo.

“Non sono sicuro di quale sarà il processo di registrazione, ma faremo dei concerti,” dice Eddie.

“Uno di noi avrà un bambino l’anno prossimo perciò non ci saranno tour e così dobbiamo finirlo quest’anno.

“Penso che la cosa più difficile del fare musica oggi sia riuscire ad essere un buon padre allo stesso tempo,” aggiunge Eddie, che ha due bambine con la modella Jill McCormick.

“C’è una forma di follia che si accompagna con lo scrivere – una cosa da scienziato pazzo che devi sperimentare e sacrificare l’educazione di un figlio non è una buona scelta.

“Ma allo stesso tempo, non voglio prendere la strada per cui la musica diventa un hobby. Non mi fido dell’arte che viene fatta senza un certo dolore e un po’ di follia, per cui si tratta solo di provare a bilanciare il tutto.

“Tutti noi vogliamo fare musica insieme tanto quanto lo volevamo quando abbiamo realizzato Ten.

“Andiamo d’accordo e lavoriamo davvero bene insieme e, fino a questo momento, non abbiamo ancora un terapeuta per la band. E questa è una cosa di cui sono particolarmente orgoglioso.”