Negli ultimi giorni ha fatto il giro del web una dichiarazione di Zoe Kravitz, secondo cui il nome Pearl Jam significherebbe…

In un’intervista promozionale per il film Caught Stealing, diretto da Darren Aronofsky, con canzoni inedite degli IDLES e interpretato da Zoe Kravitz e Austin Butler, i due hanno partecipato a un gioco organizzato da Rolling Stone, in cui si sono sfidati su un quiz a tema anni ’90.
Durante questo gioco, Zoe si è rivolta a Butler e gli ha chiesto: “Quanti anni hai quando capisci cosa significhi Pearl Jam?“. Austin ha detto: “Proprio adesso… Cosa significa Pearl Jam?“. Zoe Kravitz, ridendo, ha risposto: “Sperma, amico.”
Questa divertente interpretazione ha acceso i riflettori su uno dei misteri più discussi della storia del rock: l’origine del nome della band. Ma cosa c’è di vero? Praticamente nulla. E la storia reale è decisamente più interessante di qualsiasi leggenda piccante.
Il mito della bisnonna e la marmellata allucinogena
Attorno al nome Pearl Jam sono nate molte leggende, la più celebre è quella raccontata nei primi anni ’90 dallo stesso Vedder, almeno in parte. Si dice che il gruppo abbia scelto il nome come tributo a Pearl, bisnonna del cantante, che – secondo il mito – ha sposato un nativo americano e ha preparato una marmellata corretta con sostanze allucinogene.
Una storia suggestiva, certo, ma in gran parte inventata. Eddie lo ha ammesso: la bisnonna si chiamava davvero Pearl, ma il resto è solo “una stronzata colossale“.
La verità secondo Jeff Ament
Per capire da dove venga davvero il nome, bisogna ascoltare Jeff Ament, bassista della band. Ha raccontato la versione più credibile quanto corretta: “La prima volta che ho parlato di Pearl Jam come nome del gruppo è stato quando io, Ed e Stone siamo andati a vedere i Sonic Youth aprire per i Crazy Horse. Suonavano nove canzoni in tre ore e ogni pezzo era una jam session di quindici, venti minuti. A metà del set dei Crazy Horse, mi sono girato verso Stone e gli ho detto: ‘Che ne pensi di Pearl Jam?’”
Insomma, “Pearl” era già un’idea sul tavolo (un termine che piaceva parecchio al bassista), ma il concerto di Neil Young e i Crazy Horse – fatto di lunghe jam session – ha acceso il secondo elemento: “Jam“.
Il concerto a cui si riferisce Jeff Ament è quello di Neil Young con i Crazy Horse del 22 febbraio 1991, tenutosi al Nassau Coliseum di Uniondale, New York. In quei giorni, i futuri Pearl Jam si trovavano a New York per finalizzare il contratto che li avrebbe legati alla Epic/Sony fino al 2003.
Ma non è finita qui. Sempre Ament ha affermato quanto segue: “Un paio di anni dopo, la prima volta che abbiamo suonato al Bridge School Benefit di Neil Young (1992 – n.d.r.), ho visto la grossa Chevy nera del ’55 di Neil e la targa era PEARL 10. Ho pensato di sognare. Ho chiesto a Neil da quanto l’avesse e lui ha risposto: ‘Da quindici anni’.”
È un segno che il nome era quello giusto.
Che il nome significhi “sperma“, come sostiene Zoe Kravitz, cantante, attrice e regista, figlia di Lenny Kravitz e Lisa Bonet, è insomma un’interpretazione creativa e nulla più. La verità è molto più rock: un mix tra un’idea iniziale (“Pearl“), un’ispirazione nata durante un concerto epico e una coincidenza che ha fatto sorridere la band.
Il resto? Solo storie da raccontare nei backstage.

Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Dal 2022, conduce due podcast: “Pearl Jam dalla A alla Z” e “Fuori Orario Not Another Podcast”. Ha collaborato con Barracuda Style, HvsR, Rolling Stone, Rockol e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.
Canzone preferita: Present Tense
Album preferito: No Code
Artisti o gruppi preferiti oltre i PJ: Tom Waits, Soundgarden, Ramones, Bruce Springsteen, IDLES, Fontaines D.C., Mark Lanegan, R.E.M., Radiohead, Cat Power, Dead Kennedys

