Una playlist che attraversa studio e palco, tra canzoni originali e cover usate come presa di posizione.

Viviamo un’epoca in cui l’abuso di potere, il cinismo istituzionale e la disumanizzazione sono sempre più normalizzati. Guerre, repressione, linguaggi violenti e politiche basate sulla paura non sono più eccezioni, ma parte del panorama quotidiano. In questo contesto, anche la musica rischia spesso di ridursi a sottofondo, a evasione.
Abbiamo creato questa playlist come risposta a tutto questo.
No Kings, No Clowns raccoglie brani originali dei Pearl Jam e cover che la band ha suonato dal vivo quando la musica smetteva di essere intrattenimento e diventava presa di posizione. È una selezione che segue uno dei fili più coerenti della loro storia: quello politico, sociale, apertamente critico verso l’autorità e l’indifferenza.
Nel corso degli anni, i Pearl Jam hanno spesso trasformato il palco in uno spazio politico, non ideologico ma umano. Nei dischi e soprattutto nei concerti, hanno denunciato l’abuso di potere, il razzismo, la guerra, la violenza giustificata dal linguaggio e l’ipocrisia delle istituzioni. I brani scelti in No Kings, No Clowns riflettono questa continuità: canzoni che non cercano consenso, ma coscienza.
NOTA SULL’ARTWORK
Per l’artwork di No Kings, No Clowns non siamo partiti da zero. Ovviamente, ci siamo fatti ispirare dalla grafica realizzata da Jeff Ament per il X-mas Single 2001 dei Pearl Jam.
Un artwork essenziale, ruvido, diretto, che già allora metteva insieme estetica DIY, tensione politica e senso di urgenza. Quello spirito è stato il punto di partenza: un’immagine che non cerca di piacere, ma di dire qualcosa. Un omaggio dichiarato a un modo di intendere la grafica come estensione del messaggio, non come decorazione. Come la musica che accompagna questa playlist.
Le cover presenti nella playlist non sono semplici omaggi. Sono canzoni ancora necessarie, riportate nel presente perché certe parole continuano a colpire nel segno. Se fanno ancora male, significa che parlano ancora del nostro tempo.
No Kings, No Clowns può essere un rifugio oppure una colonna sonora per chi sceglie di non restare fermo. È musica per quei momenti in cui stare zitti non è più un’opzione.
La playlist è disponibile qui sotto su Spotify e, grazie ai nostri lettori che l’hanno ricreata, anche su YouTube, YouTube Music e Apple Music.
AGGIORNAMENTO / 10 febbraio 2026
Oltre ad aver condiviso questa playlist sui loro canali social nei primi giorni di febbraio, i Pearl Jam l’hanno apprezzata al punto da “ascoltarla a tutto volume nei loro headquarters” e inserirla in apertura della loro ultima newsletter ufficiale, inviata agli iscritti martedì 10 febbraio 2026.

Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Dal 2022, conduce due podcast: “Pearl Jam dalla A alla Z” e “Fuori Orario Not Another Podcast”. Ha collaborato con Barracuda Style, HvsR, Rolling Stone, Rockol e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.
Canzone preferita: Present Tense
Album preferito: No Code
Artisti o gruppi preferiti oltre i PJ: Tom Waits, Soundgarden, Ramones, Bruce Springsteen, IDLES, Fontaines D.C., Mark Lanegan, R.E.M., Radiohead, Cat Power, Dead Kennedys





