Club minuscoli, band improvvisate e Eddie Vedder alla batteria: il West Coast Tour che anticipò l’esplosione del grunge.

Febbraio 1991. I Pearl Jam non si chiamano ancora Pearl Jam. Sono i Mookie Blaylock, con un disco quasi finito ma senza la minima idea dell’impatto che avrà. Ten uscirà solo ad agosto. Per ora ci sono furgoni, club da poche centinaia di persone e un breve tour lungo la West Coast insieme agli Alice in Chains.
È un incrocio storico che all’epoca non sembra tale. Nessuna aura mitologica, nessuna copertina celebrativa. Solo due band di Seattle che condividono palco, chilometri e amicizie.
Magliette stampate nel retro di un tattoo shop
Una delle curiosità più significative arriva da Kevin Shuss, autore delle riprese. Non è lì come filmmaker ufficiale: vende merchandising per gli Alice In Chains. Le magliette vengono stampate nel retro di un negozio di tatuaggi insieme a Jim Sorenson. È un dettaglio che racconta meglio di qualsiasi slogan cosa fosse la scena nel 1991: autosufficiente, artigianale, lontana anni luce dalla macchina industriale che arriverà di lì a poco.
Shuss prova a filmare quando può, ma spesso è bloccato dal banco del merch. E forse è proprio questo a rendere le immagini così preziose: non c’è pianificazione, non c’è storytelling costruito. Solo frammenti rubati.
Oakland, 14 febbraio 1991: il concerto che stava per saltare
Il 14 febbraio, a Oakland, la data rischia di essere cancellata. Il locale previsto perde la licenza per gli alcolici la mattina stessa. In poche ore si trova una soluzione alternativa all’Omni grazie a Dean Del Rey, allora coinvolto nella gestione del club. Una rete di telefonate, amici richiamati all’ultimo minuto, e lo show si fa comunque.
Ma quella sera accade qualcosa di ancora più imprevedibile: nascono gli Sexecutioner, band improvvisata composta da membri e crew. Un progetto nato per gioco che finisce per diventare il momento più memorabile del tour.
Per aggirare i divieti di ripresa, la videocamera viene nascosta in un borsone e passata a Layne Staley, che filma parte dell’esibizione. Le immagini sono instabili, il suono sporco, ma il caos è puro 1991: urla, improvvisazioni, ironia sfrontata, una versione delirante di “Happy Birthday” e un’energia che non si può replicare.
È la Seattle scene fuori da Seattle. Senza filtri.
Sacramento: Eddie sale sul palco con gli Alice In Chains
Al Cattle Club di Sacramento arriva un altro momento chiave. Eddie Vedder sale sul palco con gli Alice In Chains per cantare con loro. Non è un featuring celebrativo: è un gesto naturale tra band che si stimano e si frequentano.
Vedder è ancora lontano dall’iconografia delle arene. Non c’è la teatralità degli anni successivi. C’è un cantante giovane, immerso in una scena compatta, che si muove con disinvoltura tra i set.
Eugene: Vedder alla batteria
A Eugene, al Wow Hall, gli Sexecutioner tornano per un secondo e ultimo concerto. E qui arriva un altro aneddoto sorprendente: Vedder si siede alla batteria. Non è un dettaglio marginale. Mostra quanto fossero fluidi i ruoli e quanto poco contasse l’ego in quel contesto.
Due cantanti sul palco, cambi di formazione, battute fuori controllo e la sensazione che tutto possa deragliare da un momento all’altro. La frase catturata nel backstage — recuperiamo i soldi prima che ci buttino in galera — è quasi una fotografia sonora dell’epoca.
Prima della storia
Guardare oggi queste immagini significa assistere a un istante sospeso. I Mookie Blaylock stanno per cambiare nome. Ten è alle porte. Gli Alice In Chains sono a un passo dalla consacrazione definitiva. Ma in quel febbraio 1991 nulla è ancora scritto.
Non c’è rivalità. Non c’è competizione narrativa. C’è solo una comunità musicale che si alimenta a vicenda, crea band effimere tra un soundcheck e l’altro, condivide palco e strumenti senza pensarci troppo.
Il vero tesoro di questo tour non è la setlist o la scaletta delle date. È ciò che nasce lungo la strada: connessioni spontanee, esperimenti, momenti che allora sembravano ordinari e che oggi sono documenti fondamentali della preistoria grunge.
Il video completo è disponibile su YouTube.

Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Dal 2022, conduce due podcast: “Pearl Jam dalla A alla Z” e “Fuori Orario Not Another Podcast”. Ha collaborato con Barracuda Style, HvsR, Rolling Stone, Rockol e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.
Canzone preferita: Present Tense
Album preferito: No Code
Artisti o gruppi preferiti oltre i PJ: Tom Waits, Soundgarden, Ramones, Bruce Springsteen, IDLES, Fontaines D.C., Mark Lanegan, R.E.M., Radiohead, Cat Power, Dead Kennedys

Magliette stampate nel retro di un tattoo shop