Mike McCready, Matt Cameron e Brendan O’Brien ricordano Chris Cornell

Riportiamo i ricordi di Mike McCready, Matt Cameron e Brendan O’Brien su Chris Cornell estratti dalla prima pubblicazione postuma dedicata alla voce più riconoscibile degli anni novanta.

I never wanted to write these words down for you
With the pages of phrases of all the things we’ll never do
Temple Of The Dog

Foto: Henry Ruggeri

Chris è stato indubbiamente uno dei più grandi cantanti e compositori di tutti i tempi. Quando arrivò sulla scena per la prima volta pensavamo: “Mio Dio, questo tizio non solo ha un bell’aspetto, ma sa suonare la batteria e sa suonare il basso e come se non bastasse canta come nessun altro?!”

Imparai presto – cosa ancor più importante, che Chris aveva un cuore e un’anima meravigliosi e che era il più stupefacente e incoraggiante degli amici.

Sarò sempre grato a Chris per avermi dato un’occasione molto presto facendomi suonare la chitarra solista nell’album dei Temple of the Dog. Mi ha consegnato un sogno facendomi suonare quelle incredibili canzoni che hanno influenzato il modo in cui avrei suonato coi Pearl Jam in futuro. Mi ha fatto esplodere nel mondo della musica nel modo che sognavo da quando avevo 11 anni. Mi sento privilegiato e fortunato di aver potuto finalmente portare in tour l’album Temple of the Dog dopo 25 anni. Avrei voluto continuassimo lungo quella strada, ma sono eternamente grato per quello che abbiamo avuto.

Chris mi manca ogni giorno e non smetterò mai di tessere le sue lodi.

Amore e rispetto,
Mike McCready
Gennaio 2018

Foto: Henry Ruggeri

Chris mi ha aperto le porte della percezione.

Ci sono tantissimi esempi che potrei citare, forse un giorno lo farò, ma un perfetto esempio che non scorderò MAI fu ascoltare il suo demo della canzone “Ugly Truth” mentre i Soundgarden stavano registrando Louder Than Love. Quella registrazione grezza racchiudeva un universo musicale così vasto e puro che non riuscivo a credere alle mie orecchie. L’ascoltai tantissime volte di seguito, dandomi dei pizzicotti per capire se stessi sognando o fossi finalmente nella band dei miei sogni. Fortunatamente per me, non era un sogno.

Tutti i migliori artisti hanno un collegamento diretto col loro subconscio, il loro universo interiore. Riescono a dare un senso alla bellezza e all’oscurità della vita e a rappresentarle attraverso un dipinto, una poesia o una canzone che riassumono in modo perfetto ciò che tutti noi proviamo.

Chris era quel tipo di artista.

La sua musica trascendeva categorie e classificazioni, era semplicemente arte di un altro livello. Lui era il mio Coltrane, il mio Kafka, il mio J.M.W. Turner. Sarò per sempre grato del tempo che ho trascorso con Chris. Abbiamo avuto poco tempo insieme, ma la nostra musica sopravviverà in eterno.

Matt Cameron
Giugno 2018

Foto: Henry Ruggeri

Io e Chris Cornell ci siamo conosciuti nel 1993 quando mi chiesero di incontrare i Soundgarden per discutere il missaggio del disco che stavano ultimando a Seattle. Ero stato un fan e pur essendo molto entusiasta di lavorare con loro, incontrare Chris mi metteva un po’ in soggezione. Era un cantante bravissimo, alto, pensieroso e riservato, una persona piuttosto concreta che non sopportava particolarmente bene la stupidità. Un professionista. Un sapientone. Il mio tipo ideale. Parlammo per dieci minuti prima che io affermassi di non essere molto bravo a parlare di missaggio e proponessi di cominciare e basta. Lui e il resto della band parvero sentirsi in un modo che potrei descrivere come sollevati. Diventammo immediatamente amici.

Ho lavorato con Chris molte volte nel corso degli anni e la mia impressione su di lui non è mai cambiata, un musicista aperto e impegnato, disposto a fare qualunque cosa fosse necessaria per far arrivare la sua musica. Era sempre molto facile lavorare con lui, anche se mi arrabbiai parecchio quando lasciò gli Audioslave dopo che avevamo finito il loro ultimo album insieme, soprattutto per ragioni egoistiche. Comunque quando mi chiamò qualche anno fa per aiutarlo con alcune nuove canzoni fui molto felice di essere coinvolto. Come fai a dire di no ad uno con quella voce e oltretutto simpatico?
Higher Truth è stato un disco molto divertente da fare. La maggior parte del tempo eravamo solo noi due a fare musica. La sua musica. Mi sentivo onorato che lui volesse così. Al vocal booth era incredibile e per la maggior parte del tempo ero semplicemente felice di essere nella stessa stanza.
Passammo molto tempo ridendo, parlando di automobili, film e oscure serie tv. Cose importanti. La musica e le esecuzioni furono le migliori dai tempi di Euphoria mourning, un disco meraviglioso che aveva inciso con Alain Johannes e la scomparsa Natasha Shneider. Lui era un artista che si sentiva a suo agio con un approccio più acustico. Canzoni intime con una strumentazione minima e un cantante che fa quello per cui è nato.

Indubbiamente Chris è meglio conosciuto per il suo lavoro con Soundgarden e Audioslave. Era un gigante in mezzo agli altri cantanti, lui riusciva a evocare il suo Io profondo e i suoi demoni in una maniera potente, feroce e credibile dando allo stesso tempo l’impressione che fosse facile. Allo stesso modo, sapeva cantare come in un sussurro con una semplice chitarra acustica ( a proposito, è stato un chitarrista molto sottovalutato) e darti la stessa emozione, potenza e vulnerabilità.
Di nuovo, facendolo sembrare facile.
L’ultima volta che vidi Chris fu durante la sua performance al Fallon show della canzone “The Promise”, c’era Matt Cameron alla batteria e so che Chris era entusiasta di averlo lì. Credo che una delle ultime cose che gli abbia detto fosse quanto avesse cantato bene. Lui rispose con un sorriso come a dire “è il mio lavoro”. Fu una bella serata.

Durante la prima sessione coi Soundgarden, tantissimi anni fa, notai che Chris aveva un portafogli fatto interamente di nastro isolante, gli chiesi dove lo avesse preso e lui mi rispose di averlo fatto lui. Devo essere sembrato molto scettico perché mi rispose che ne avrebbe fatto uno anche per me, come se avesse preso la mia espressione come una sfida. Nei giorni seguenti, mentre lavoravo alla console e lui ascoltava, mi fece un perfetto portafogli di nastro isolante con tanto di scomparto per la patente. Me lo regalò e lo usai con orgoglio finché non si consumò, raccontando a tutti che Chris lo aveva fatto per me, vantandomi veramente.
Mi manca tanto quel portafogli… vorrei che fosse ancora qui.

Brendan O’Brien
Marzo 2018

Foto: Henry Ruggeri

Grazie a Vicky Cornell e Marco Rizzitelli.

CHRIS CORNELL “Chris Cornell” (2018) 2LP | Deluxe Edition 

Easy Street Records, Seattle, WA – 23/11/18
Murali: Son of a Gun (Chris Cornell) & Jeff Ament (Andy Wood)
Foto: Travis Hay

Nata a Roma nel 1980, inizia a collaborare con pearljamonline.it nel dicembre 2017 riuscendo ad unire le sue due più grandi passioni: la lingua inglese e i Pearl Jam. Citazione preferita “it’s ok”.