Nelle ultime settimane, Eddie Vedder e Mike McCready, sono comparsi in due interviste molto diverse tra loro ma unite da un filo comune: la musica come forza vitale e il desiderio di trasformare le proprie sfide personali in impegno concreto.

Eddie Vedder è stato ospite d’onore nella cabina di commento della cosiddetta “Vedder Cup”, la sfida di baseball che oppone Seattle Mariners e San Diego Padres. Un nome nato per scherzo sui social, senza che lui lo sapesse, e che col tempo è diventato un appuntamento vero, riconosciuto e celebrato dalle due franchigie della Major League. Durante l’incontro, accanto a lui c’era Michael Hund, CEO della EB Research Partnership, l’organizzazione fondata da Eddie e sua moglie Jill per sostenere la ricerca contro l’Epidermolisi Bollosa (EB), una rara malattia della pelle che rende la cute fragile come le ali di una farfalla.
Vedder ha raccontato con orgoglio come la Vedder Cup abbia portato visibilità e fondi a una causa fino a pochi anni fa trascurata, sottolineando i progressi straordinari: oltre 75 milioni di dollari raccolti, 150 progetti attivi in 22 paesi e, negli ultimi due anni, tre approvazioni da parte della FDA statunitense. Risultati che, come ha spiegato Hund, fino a poco tempo fa sembravano impossibili.
Non poteva mancare una nota musicale. Il trofeo della Vedder Cup è infatti una chitarra, modellata sulla Fender Telecaster del 1963 che Vedder suona da 34 anni. Uno strumento che per lui è più di un simbolo: “È stato pensato per andare avanti e indietro come la Stanley Cup”, ha spiegato, rivelando i piccoli “Easter egg” nascosti nel design. Vedder ha anche scherzato su quanto il baseball e la musica abbiano in comune: il tempismo al piatto non è così diverso dal tempismo necessario per suonare. E ha confidato che nel magazzino di casa sua c’è una gabbia di battuta dove si allena per un’ora prima di salire sul palco, colpendo 120 lanci della macchina: “È un ottimo riscaldamento fisico e mentale prima di suonare con i miei quattro assassini”, ha detto sorridendo, riferendosi agli altri Pearl Jam.
Durante la diretta, Eddie ha anche ricordato i due concerti dei Pearl Jam al T-Mobile Park di Seattle nel 2018, quando la band si esibì davanti a oltre 90.000 persone in due sere, trasformando il ballpark in una gigantesca sala da concerto. Un evento che non fu soltanto musicale: parte del ricavato andò infatti a sostegno delle associazioni impegnate a combattere la crisi degli homeless a Seattle.
Se Vedder ha mostrato il suo lato di attivista e storyteller, Mike McCready, in un’intervista con Lowell, ha scelto di aprirsi sul piano più intimo. Il chitarrista ha parlato a cuore aperto della sua lunga battaglia contro il morbo di Crohn, malattia cronica che lo accompagna da quando aveva 21 anni. Una condizione che ha reso difficile la vita on the road ma che, come ha raccontato, è diventata affrontabile anche grazie al supporto costante dei Pearl Jam e all’energia che la musica gli dà ogni giorno.
McCready ha spiegato che suonare non è solo una professione ma un rifugio, un modo per affrontare dolore e fatica. E tra una riflessione e l’altra ha rivelato alcune delle sue passioni musicali: la sua canzone preferita dei Rolling Stones è Sway, brano contenuto in Sticky Fingers del 1971, mentre per i Beatles la scelta ricade – almeno quel giorno – su Tomorrow Never Knows. Ha però ammesso che il suo brano dei Fab Four cambia spesso, segno di un legame vivo e mutevole con la loro musica.
Due interviste diverse nello stile e nel contesto, ma profondamente complementari. Da una parte Vedder che mette la propria voce e il proprio carisma al servizio di una causa capace di dare speranza a migliaia di famiglie. Dall’altra McCready che racconta senza filtri le difficoltà della malattia, trovando nella chitarra e nella creatività la forza per andare avanti. Entrambi ricordano che i Pearl Jam non sono soltanto una band leggendaria, ma un gruppo di uomini che, dentro e fuori dal palco, continuano a cercare di trasformare le proprie sfide in un messaggio di resilienza e di impegno.

Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Dal 2022, conduce due podcast: “Pearl Jam dalla A alla Z” e “Fuori Orario Not Another Podcast”. Ha collaborato con Barracuda Style, HvsR, Rolling Stone, Rockol e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.
Canzone preferita: Present Tense
Album preferito: No Code
Artisti o gruppi preferiti oltre i PJ: Tom Waits, Soundgarden, Ramones, Bruce Springsteen, IDLES, Fontaines D.C., Mark Lanegan, R.E.M., Radiohead, Cat Power, Dead Kennedys

