
I Bumrush sono stati una band punk nata nel 1995 dal chitarrista dei Pearl Jam, Mike McCready, come progetto parallelo e di breve durata.
La band si è formata nel 1995 e ha suonato tre concerti nel 1996. Nei loro set erano spesso presenti cover punk, come Bodies dei Sex Pistols. Mike McCready ha raccontato che indossava sempre un vestito durante le esibizioni. Alcuni membri erano già figure note nel panorama punk rock, mentre altri erano amici e collaboratori stretti dei Pearl Jam.
Non si hanno informazioni circa loro registrazioni in studio anche se tra il 1995 e il 1996 circolò una voce che dava un EP di quattro canzoni come di imminente uscita, anche se non ‘se ne fece nulla’.
La formazione includeva:
- Mike McCready – chitarra
- Phelch Dunderhead (ex-Scratch Acid, anche noto come Popeye Khan) – voce
- Vic Viking (ex-Germs) – batteria
- Lance Mercer aka Ben Enya – basso e fotografo dei Pearl Jam
- Len Tuckwilla – basso
- Dr Ed Assner – chitarra
- Dick Ben Enya – (ruolo non sempre specificato)
- James / Nicky Bigby – batteria tecnica e supporto musicale, coinvolto anche nella Monkeywrench Radio di Eddie Vedder
Qui di seguito, le recensioni dei tre concerti che il gruppo suonò nel 1996.
I Bumrush, il side project punk di Mike McCready, hanno lasciato una traccia breve ma indelebile nella scena di Seattle all’inizio del 1996. Tre concerti documentati – Lake Union Pub, Crocodile Cafe e Moe’s – raccontano una band anarchica, esplosiva e totalmente immersa nel momento.
Al Lake Union Pub, il piccolo locale considerato “l’unico vero punk bar di Seattle”, non c’era palco, e la band si è messa a suonare tra il pubblico, trasformando il locale in un caos organizzato. La temperatura era alta, la gente vicina, il pavimento scivoloso di condensa, e la folla era pronta a scatenarsi. Mike McCready, tra risate e lattine di Coca-Cola, si muoveva tra la gente, mentre il frontman spingeva l’energia verso il mosh pit che si apriva impetuoso dopo pochi brani. Nessuna canzone era riconoscibile per titolo, eppure la band suonava compatta, feroce, con un muro sonoro di chitarre e una presenza scenica che catturava chiunque fosse lì. C’erano riferimenti ai Sex Pistols, a Led Zeppelin, e ogni momento sembrava improvvisato ma perfettamente calibrato per il caos del locale.
Al Crocodile Cafe, la situazione si fa ancora più surreale. Mike sale sul palco con un abito anni ’50, scintillante e malfermo, che non smette mai di cadere. Tra il pubblico, amici e fan ridono, urlano, interagiscono con la band, mentre il bassista e gli altri membri della band sfoggiano look altrettanto eccentrici. La musica scorre veloce, con inserti di riff classici e citazioni punk sparse tra un brano e l’altro. Mike è iperattivo, saltella, scherza, si immerge completamente nella folla, senza alcuna posa da rockstar, dimostrando che l’unico obiettivo è divertirsi e far divertire.
L’ultimo spettacolo, a Moe’s, è una piccola vittoria del caos controllato. Un concerto di beneficenza, un pubblico eterogeneo e una scaletta finalmente riconoscibile: BumRush, White Guy, P.R.-101, Revolution, I Dig, Bodies, Car Crash. Alcune canzoni durano meno di un minuto, scandendo un ritmo feroce e irresistibile. Mike chiude la serata distruggendo la sua Les Paul nera, mentre i fan sono a pochi metri, catturando ogni istante, afferrando magliette, gridando citazioni punk e interagendo senza sosta con la band. L’atmosfera è selvaggia, gioiosa, un perfetto equilibrio tra anarchia e divertimento.
Questi concerti raccontano più di una semplice band: rivelano l’energia libera e contagiosa di Mike McCready lontano dai Pearl Jam, la capacità della band di trasformare un piccolo locale in un’esperienza memorabile, e la gioia pura di suonare senza compromessi. I Bumrush del 1996 restano un episodio fugace ma leggendario, un piccolo caos perfetto che ha fatto ridere, saltare e urlare chiunque abbia avuto la fortuna di esserci.

