In una nuova intervista, Dave Krusen ripercorre la nascita di Ten, i retroscena in studio, la sua uscita dai Pearl Jam e la sua rinascita musicale.

La video intervista integrale è disponibile sul canale YouTube Slowhands Rock Talk Show.
Dalle origini a Gig Harbor alla passione per la batteria grazie ai Police e ai Foreigner
Dave Krusen cresce a Gig Harbor, Washington, in una casa immersa nella musica, circondato dai vinili di Led Zeppelin, Aerosmith, Deep Purple e dai nastri 8-track. La passione per il rock gli scorre nelle vene fin da bambino, influenzata dai suoi genitori e dai fratelli maggiori.
Il primo gruppo che lo colpisce davvero è The Police: “Non so perché mi colpirono così tanto… forse per il drumming incredibile, ma anche perché erano in tre e facevano cose uniche, con influenze reggae e punk.”
Da piccolo costruisce batterie improvvisate con pentole e libri, fino a entrare nella banda della scuola a soli 10 anni. Da lì, la passione diventa una vera strada da seguire.
Il primo grande live a cui assiste è quello dei Foreigner a Seattle, la notte di Capodanno del 1979: “Puoi avere il miglior impianto stereo, ma non è come sentire il colpo di grancassa nel petto.” Quando gli chiedono se preferirebbe suonare dal vivo o registrare in studio per sempre, non ha dubbi: “Suonare dal vivo. Non c’è nulla di meglio.”
L’ingresso nei Pearl Jam e la nascita di Ten
La svolta arriva nel 1990, quando un amico lo mette in contatto con Jeff Ament. Pochi giorni dopo, Dave si ritrova a suonare in uno scantinato con Jeff, Stone Gossard e Mike McCready. Nessuna audizione di massa: i Pearl Jam vogliono mantenere tutto tra amici.
Poi entra in scena Eddie Vedder: “Non sapevo nemmeno che ci fosse un cantante. Quando ha iniziato a cantare ho pensato: ‘Oh mio Dio’. Era incredibile.”
L’album fu registrato quasi interamente dal vivo: “Eravamo tutti insieme nella sala principale. Eddie cantava ogni take nella cabina vocale, non era solo una guida: ci metteva l’anima.”
Nonostante l’assenza di click track su molti brani, l’energia era la priorità. La versione di Alive è addirittura quella del demo originale. Il brano preferito di Krusen? Black: “C’è una magia in quella registrazione, una dinamica incredibile. È una di quelle cose che catturi una volta sola.”
L’uscita dalla band e il ritorno per la Rock & Roll Hall of Fame
Dietro il successo, però, si nascondevano tensioni interne, pressioni della label e problemi personali. Poco dopo le registrazioni, Krusen lascia il gruppo per entrare in rehab: “Non ero ancora focalizzato come il resto del gruppo. Party, poca disciplina… e alla fine ho pagato il prezzo.“
Nonostante tutto, Ten diventa un fenomeno mondiale e Dave continua a suonare in progetti come Hovercraft, Candlebox e Unified Theory.
Nel 2017 arriva la consacrazione: i Pearl Jam entrano nella Rock & Roll Hall of Fame, e Krusen sale sul palco con loro: “È stato come dire: tutto quello che ho fatto è contato davvero.” Jeff Ament gli rivela il motivo della scelta: “Il motivo per cui ti hanno voluto è che non hai mollato: hai continuato a fare musica.“
Oggi Dave registra nel suo home studio, collabora a colonne sonore e pianifica un ritorno a Los Angeles per suonare dal vivo: “Vorrei essere di nuovo in una band che gira e suona tanto. È quello che amo di più.“
E aggiunge: “Se vuoi stare in una band, devi mettere da parte l’ego. È un lavoro di squadra. E soprattutto, non mollare mai.“

Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Dal 2022, conduce due podcast: “Pearl Jam dalla A alla Z” e “Fuori Orario Not Another Podcast”. Ha collaborato con Barracuda Style, HvsR, Rolling Stone, Rockol e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.
Canzone preferita: Present Tense
Album preferito: No Code
Artisti o gruppi preferiti oltre i PJ: Tom Waits, Soundgarden, Ramones, Bruce Springsteen, IDLES, Fontaines D.C., Mark Lanegan, R.E.M., Radiohead, Cat Power, Dead Kennedys

