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APPROFONDIMENTO

'The Call of the Wild' - Documentario su Chris McCandless

Il seguente articolo è tratto dal sito ufficiale del documentario The Call of the Wild (ancora inedito in Italia - ad Aprile 2008 è stato presentato in concorso al Trento Film Festival), che ripercorre il viaggio di Chris McCandless con una serie di testimonianze inedite. Nell'articolo sono delineate a grandi linee le tesi portate avanti nel documentario, che confutano in parte quelle di Jon Krakauer (e quindi anche di Sean Penn nel film) in relazione alle circostanze che hanno portato alla morte di Chris.

La traduzione è a cura di mytree

INTRODUZIONE DEL REGISTA

Chris McCandless, che descrisse se stesso come "un viaggiatore esteta la cui casa è la strada", morì in Alaska, sullo Stampede Trail, nell'agosto del 1992. La sua morte seguitò una lunga odissea durata due anni attraverso il continente americano, un "pellegrinaggio spirituale" che lo portò da Atlanta all' Arizona, poi giù in Messico, da Salton Sea in California alle strade di Las Vegas e alla cittadina di Carthage, nel South Dakota, e altri innumerevoli posti. Nella primavera di quell'anno, il ventiquattrenne McCandless si diresse a nord verso l'Alaska, dove visse nei boschi a nord del monte McKinley per 113 giorni prima di morire d'inedia. Nel maggio del 2006, a completamento di una ricerca durata quattordici anni, ho caricato il mio zaino e sono partito da Concord, Massachusetts, determinato a seguire le orme di Chris fino al Fairbanks 142, il bus abbandonato dove visse, e morì, quell'estate sullo Stampede Trail. The Call of he Wild è il film documentario riguardante questa avventura.

Nel corso dei mio viaggio, attraverso una trentina di stati americani, due provincie canadesi e il Messico, ho incontrato e intervistato una dozzina di persone a proposito di McCandless - alcuni che conoscevano Chris (vicini d'infanzia; l'insegnante di ginnastica; il compagno di stanza del primo anno alla Emory; amici che conobbe nel South Dakota) ma anche altri che sono comunque legati a questa storia (in particolare Will Forsberg, che possedeva una baita sullo Stampede Trail appena 5 miglia dal bus, e che trovò più tardi il portafoglio di Chris) [v. Into the Wild DEBUNKED]. Che lo conoscessero oppure no, che lo elogiassero o lo screditassero, tutti loro si sono fatti strada atraverso il film, e sono diventati parte del più vasto mosaico che sto tendando di ricostruire intorno a Chris.

Ironicamente, e quasi per caso, mi imbatto anche in Sean Penn e la sua troupe, che stanno girando la versione cinematografica della storia di McCandless nello stesso periodo in cui io sto girando il documentario.
In Alaska, ripercorrendo l'ultimo viaggio di Chris fino al pulmino, il film svela testimonianze inedite che gettano nuova luce sul caso e sul mistero intorno alla sua morte. Queste nuove prove contraddicono addirittura l'interpretazione dell'autore Jon Krakauer, così come la pellicola di Sean Penn. Il documentario termina con un'incredibile e sorprendente scoperta che ho fatto una volta tornato dall'Alaska, qualcosa che potrebbe definitivamente cambiare il nostro modo di pensare il perché Chris non abbia abbandonato tutto, e anche il possibile significato dell'ultimo appello di aiuto.

Comunque sia, il documentario tratta molte altre cose oltre alla controversia sulla morte di Chris, e esplora vari di temi sollevati dalla sua storia: la Generazione X; la wilderness e il sogno americano; i giovanili riti di passaggio; il cambiamento del panorama culturale americano, dal provincialismo all'autostop nel XXI secolo; e, infine, il documentario indipendente contro la macchina hollywoodiana. In più, vediamo vasti esterni dei luoghi in cui Chris visse e lavorò: El Segundo, California; Annandale, Virginia; Salton Sea; Lago Mead; Messico; Carthage, South Dakota; l'Alaskan Highway; e il bus abbandonato sullo Stampede Trail, incluso del girato sul Teklanica durante la piena primaverile.

Più di ogni altra cosa, comunque, il documentario rappresenta un road movie, e un esempio di cinema riflessivo alla Ross McElwee. E a dispetto di alcune sgradevoli verità svelate dalla pellicola, e alcune controversie proposte o opinioni negative a cui si è dato voce per la prima volta, questo film è alla fine la celebrazione dello spirito di Chris McCandless, e una riflessione sul suo lascito. In ultima analisi, sono giunto alla conclusione che ciò che egli rappresenta per me, e, immagino, per altri, trascende qualsiasi questione sulla salute fisica, o sul suo lato selvaggio, o se ci siano luoghi più remoti in cui perdersi rispetto allo Stampede Trail. Proprio come mi preoccupa poco quanto lontano vivesse Thoreau dalla ferrovia, o se di tanto in tanto si approfittasse di Emerson, altrettanto di McCandless. Come l'esperimento di Thoreau a Walden, il significato più grande del viaggio di Chris è ciò che ha perdurato, gli ideali che egli stesso ha trasmesso. Infatti, c'è una verità più profonda da scovare nell'ingenuità della sua ultima annotazione di diario - bellissimi mirtilli - che può essere trovata in ogni particolare nel rapporto della sua autopsia. Il perché non abbia abbandonato tutto, probabilmente, è meno importante, nel grande schema delle cose, del perché abbia cominciato. Il primo è secondario, mentre l'ultimo nasconde un significato profondo e senza tempo. E' il McCandless idealizzato, il cercatore, che in fondo è ciò che più mi interessa.

Ron Lamothe
Concord, Massachussetts
Settembre 2007

 

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INTO THE WILD 'SMONTATO'

I. Chris McCandless non è morto in seguito all'ingerimento di una pianta velenosa né di "semi ammuffiti."

Fin dal 1997, il Dott. Thomas Clausen, biochimico all'università di Fairbanks, in Alaska, che esaminò la patata selvatica (Hedysarum alpinum) per Jon Krakauer - dopo un esame completo ed esaustivo arrivò alla conclusione che nessuna parte della pianta è tossica. Né le radici né i semi. Di conseguenza, McCandless non può essersi avvelenato nella maniera lasciata intendere da Krakauer nel suo libro del 1996 "Into the Wild" e in tutte le ulteriori ristampe dello stesso libro nel corso dello decennio successivo. Allo stesso modo, l'analisi del Dott. Clausen sull' Hedysarum mackenzii, una varietà di pisello selvatico - fornito come causa della morte di Chris nel film di Sean Penn - non ha neanch'essa rivelato alcuna componente tossica, o non esiste nessun riferimento nei libri di medicina a casi di avvelenamento da questa specie di piante. Oltretutto, nella pellicola di Penn, la citazione dal volume di etnobotanica usato da Chris, è pura invenzione, descrivendo tutt'altro, sebbene in riferimento all' Hedysarum mackenzii la guida al riconoscimento delle piante riporta effettivamente "la possibile velenosità" (Tanaina Plantlore, Priscilla Russell Kari, p. 128). Tutto il resto è stato completamente inventato. E così, sebbene McCandless possa aver commesso un errore a livello botanico, qualcosa che persino Krakauer ritiene improbabile, non avrebbe potuto essersi intossicato nella maniera mostrata dal film di Penn. Sicuramente, l'autore di Into the Wild ha ragione affermando:"[...]per tre settimane a partire dal 24 giugno, McCandless cercò e ingerì in modo sicuro dozzine di radici di patata selvatica senza scambiare l' Hedysarum mackenzii con l' Hedysarum alpinum; perché proprio il 14 luglio, quando iniziò a raccogliere i semi al posto delle radici, dovrebbe aver confuso le due specie?". Una buona domanda per Sean Penn.

h alpinum seeds Anche la recente "rivelazione" di Jon Krakauer riguardo ai "semi ammuffiti", messa affrettatamente in circolazione a seguito di un articolo apparso sulla rivista Men nel settembre del 2007, "The Cult of Chris McCandless" ("Il culto di Chris McCandless") che per la prima volta rivelava all'America l'erroneità della teoria sull' Hedysarum alpinum, era anch'essa una teoria infondata, essendo esclusivamente basata sulla medicina veterinaria - ci fu infatti un oscuro caso in North Carolina in cui alcuni cavalli morirono in seguito all'ingerimento di grandi quantità di fieno di trifoglio rosso ammuffito. Non è fornita alcuna prova che questo particolare tipo di semi (Rhizoctonia leguminicola) si trovassero in Alaska sulle piante di patata selvatica, e che siano legate in qualche modo alla Swainsonina . E non è si mai verificato nemmeno un caso di intossicazione di questo tipo. Inoltre Krakauer parla di tutto ciò pubblicamente come se ci fossero prove certe: "Saltò poi fuori - lo appresi quando finii di scrivere il libro - che quei semi erano ammufiti. E quella muffa generava un veleno che non ti uccide, ma non ti consente di digerire il cibo. Così, sebbene [Chris] continuasse a mangiare qualcosa, non ne giovava. Perciò morì per denutrizione, perché aveva mangiato troppi semi ammuffiti" (The Oprah Winfrey Show, 9/20/07). Lo stesso giorno ripeté questo discorso al programma "All Things Considered" su National Public Radio, descrivendo a Melissa Block quanto abbia riflettuto su tutto questo per anni, che che solo ora è praticamente convinto che Chris McCandless morì per aver mangiato semi di patata ammuffiti.

Prima di tutto, come poteva sapere Krakauer che quei semi erano ammuffiti? Stando alla sua intervista per NPR, fu grazie alla fotografia sottostante, a proposito della quale disse "[...]si può vedere dell'umidità", e che era in quel sacchetto ermentico che crebbe la muffa. In secondo luogo, anche se i semi fossero stati veramente ammuffiti, come poteva da questa sola foto capire che la muffa prodotta era una Rhizoctonia leguminicola, e che era stata contaminata dal tossico alcaloide chiamato Swainsonina? E infine, come poteva sapere che Chris ne mangiò in grande quantità, a tal punto da non poter più digerire alcun cibo? Questa teoria è basata su così tante supposizioni, e possiede così tante lacune, che sfiora veramente il buon senso.

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E inoltre, al di là dei dettagli botanici, forse la questione più importante per il Signor Krakauer è - se ha riflettuto tutti questi anni, setacciando tenacemente tutte le fonti, e arrivando ora a sostenere fermamente una nuova teoria su dei "semi ammuffiti" - perché non ha cambiato il testo del suo libro in vista della ristampa in occasione del film di Sean Penn uscito nelle librerie il 21 agosto del 2007. Infatti, nonostante gli accertamenti del Dott. Clausen del 1997, non una sola parola in questa ristampa era stata cambiata rispetto alla prima edizione del 1996. Si leggeva: "Conclusive analisi spettrografiche devono ancora concludersi, ma esami preliminari del Dott. Clausen [...] indicano che i semi contenevano senza dubbio un alcaloide". Neanche un mese dopo, l'edizione con la copertina ispirata al film veniva praticamente eliminata dagli scaffali di tutte le librerie d'America per essere rimpiazzata con una improvvistata versione che lanciava questa nuova ipotesi dei "semi ammuffiti". Sembra che questa sorta di "rivelazione" abbia a che fare, più di ogni altra cosa, con l'articolo di Matthew Power su Men, che ha posto una fine a un'illusione durata dieci anni. C'è qualcosa di ammuffito, d'accordo, ma non sono i semi, è la teoria secondo la quale la morte di Chris McCandless fu causata da una pianta che assaggiò.

II. Non c'è motivo per creare una ridicola teoria su una muffa tossica. E' il rasoio di Ockham: Chris McCandless provò la fame per 113 giorni fino alla morte.

Il grafico riferito all'Indice di Massa Corporea (IMC) di Chris McCandless mostra una traiettoria verso il basso dal giorno in cui si avventurò in Alaska, e rimase basso fino al decesso, avvenuto 113 giorni dopo. Tutte le ipotesi formulate sia da Jon Krakauer sia da Sean Penn lasciano intendere che la salute di Chris McCandless era buona per il primo periodo della sua esperienza in quelle condizioni estreme, ma che poi peggiorò improvvisamente a causa di un ingenuo errore che gli costò la vita.Il metodo scientifico si basa sostanzialmente su 3 processi: 1) osservazione dei fatti; 2) sviluppo di un'ipotesi; 3) verifica dell'ipotesi. A seconda degli esiti, le ipotesi possono essere rielaborate o risperimentate, più e più volte, finché i risultati siano inconfutabili. Fino ad ora, l'ipotesi su Chris McCandless sembrerebbe: "Dal momento che stava bene, cosa lo ha portato a morire denutrito?". Ma il punto è: su quali fatti è pasata questa ipotesi? Come facciamo a sapere che Chris stava bene? Le foto mostrano un ragazzo sempre più magro. Dalle considerazione dello stesso McCandless, passava dei giorni senza cibo. E la sua dieta era in ogni caso povera di grassi. Perciò, forse, l'ipotesi di cui sopra è scorretta. Prestabilendo subito che McCandless stava bene basandosi semplicemente sul numero si scoiattoli che stava mangiando, Krakauer e Penn stanno evidentemente cercando un'improvvisa e determinante causa che lo portò alla fame. Comunque, se qualcuno vuole approfondire per cercare una causa delle morte di Chris McCandless, deve almeno partire da ipotesi appropriate, fondate sul metodo scientifico. Se prendiamo in considerazione la possibilità che Chris sia morto d'inedia, allora le nostre ipotesi saranno piuttosto: "Quale era il livello nutrizionale (o meglio il livello energetico) di Chris McCandless durante i 113 giorni nella foresta?"

Consultando la documentazione revisionata, affidandosi ai calcoli sviluppati dalla World Health Organization, l'Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nel settore delle politiche sanitarie, e aiutandosi con la programmazione giornaliera di cibo dello stesso McCandless, abbiamo verificato quelle ipotesi. Le nostre conclusioni furono che, a dispetto di alcuni occasionali successi nella caccia e nel raccolto, McCandless non era in grado di assicurarsi abbastanza cibo per una basilare dose giornaliera. Perse peso lentamente finché non raggiunse un Indice di Massa Corporea che gli fu fatale. Per verificare queste ipotesi, abbiamo calcolato il suo dispendio di energia e comparato con il suo consumo di calorie. Per conoscere il dispendio di energia, abbiamo previsto l'Indice Metabolico Basale di McCandless usando un grafico in regressione sviluppato dal WHO per i giovani tra i 18 e i 29 anni. Il suo IMB fu adattato al suo stile di vita in quel periodo - caccia e raccolta - come definito dai criteri della WHO. Il consumo calorico di McCandless fu estimato dalle pagine del suo diario. Alla fine, una comparazione giornaliera tra l' Indice Metabolico e il consumo di calorie mostrò un consistente deficit calorico, equivalente ad una perdita di peso. Il centotrecicesimo giorno il suo Indice di Massa Corporea oscillava intorno ai 13kg/m2 ,un livello considerato incompatibile con la vita. Si crede sia morto lo stesso giorno.

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L'analisi empirica della condizione energetica di Chris McCandless mostra una repentina perdita di peso. Può darsi che si sia ammalato alla fine di luglio, dopo aver mangiato uno dei suoi pasti ("Estremamente malato. Probabilmente colpa dei semi" scrive il giorno 30 luglio 1992), ma non fu questa la causa della morte. I dati mostrano che morì denutrito perché dopo 113 giorni non era capace di compensare il suo fabbisongo energetico. Non c'è motivo di escogitare una teoria fasulla basata su un errore di botanica, o sull'indigestione di semi tossici. Per insinuare, come ha fatto Krakauer, che McCandless "era affamato ma stava bene" (Intervista per NPR 20/09/2007) o in "ragionevole buona salute" (Into the Wild, p.189) e che morì di fame solo perché mangiò dei semi ammuffiti, bisogna proprio ignorare i dati. Comunque, da queste teorie si deducono un paio di cose: hanno permesso a Krakauer di ristampare il suo libro senza alterare sostanzialmente il testo originale, e l'idea iniziale; in secondo luogo, hanno concesso, allo scrittore così come al regista, un espediente drammatico (alcuni potranno dire "tecnica di narrazione") per aumentare il livello tragico della storia reale, e per affermare che "il ragazzo non era proprio così spericolato e sprovveduto come potrebbe far pensare" (Into the Wild, p. 194). Ironicamente, è anche vero che parlare di un Chris incapace di identificare correttamente una pianta, o così pazzo da mangiare della muffa, spinge in effetti a considerarlo più spericolato e sprovveduto di quello che era probabilmente, e a contraddire la sua intelligenza, la sua tenacia e la sua voglia di vivere.

III. Al contrario di quanto raccontato da Krakauer nel libro e da Penn nel film, Chris McCandless portò con sé nella sua avventura un portafoglio con diversi documenti d'identità e 300 dollari, ma soprattutto una mappa.


mccandless_social_security_card Nella recente interpretazione hollywoodiana della storia, c'è una scena in cui Chris fa a pezzi tutti i documenti d'identità e brucia la sua tessera della previdenza sociale. Ovviamente è risultata essere un'azione simbolica e di forte impatto. Il problema è che ciò non è mai accaduto. Anche nel libro di Krakauer è descritto un momento in cui Chris lascia, tra le altre cose, 85 centesimi in spiccioli a Jim Gallien, l'uomo che gli dette un passaggio fino all'imbocco con lo Stampede Trail. Questo può essere effettivamente successo, ma ciò che viene omesso in questa versione dell'accaduto è che Chris a quel tempo aveva altri 300$ nel suo portafoglio. Si accenna anche in molti casi, e comunque è generalmente sottinteso, che Chris non avesse alcuna mappa con sé durante la permanenza nel pulmino. Anche questa si è rivelata essere un'imprecisione. Egli aveva una mappa, e sebbene è probabile che non vi fosse indicata la distanza dalla statione appena a valle del Teklanika, è praticamente sicuro che vi fosse segnalata la strada per il punto di servizio del parco del Denali, che poteva essere raggiunta facilemente dalla riva in cui si trovava il bus, una strada che attraversa il fiume e avrebbe potuto fornire una via d'uscita per McCandless.

mccandless_backpack Ritornando al portafoglio, Will Forsberg, residente a Healy, trovò lo zaino di Chris McCandless, che potrebbe essere stato lasciato fuori dopo la morte di Chris, probabilmente dimenticato sulla scena dagli agenti di polizia statale o dagli inquirenti. E così pare che tutte le ricerche durate un paio di settimane per l'identificazione di Chris, mostrate sui giornali di tutto il Paese, e fonti di ispirazione per la maggior parte delle storie inventate su di lui negli anni successivi, non erano necessarie. Proprio lì, insieme a lui sul pulmino, c'era il suo portafoglio contenente la tessera della previdenza sociale, il certificato di nascita, la patente, la tessera sanitaria, una tessera elettorale, e tre tessere bibliotecarie. In modo significativo, queste nuove prove stanno ad indicare che Chris non aveva alcun "desiderio di annullamento", come alcuni hanno insinuato, ma che desiderasse prima o poi reinserirsi nella società.

E' interessante notare come il linguaggio dell'articolo originale apparso sulla rivista Outside sia cambiato completamente quando fu pubblicato sul libro "Into the Wild". Nel racconto originale, Krakauer scrive che lasciò la mappa nel camioncino di Gallien, insieme all'orologio, il pettine, e tutti i suoi soldi, che ammontavano a 85 centesimi". Invece, quando fu stampato il libro, quelle righe mutarono in quelle seguenti: "Alex insistette nel lasciare a Gallien il suo orologio, il suo pettine e ciò che dichiarò fossero tutti i suoi soli soldi: 85 centesimi in spiccioli" (p. 7). Cosa accadde alla mappa? Perché ribadire sulla sfumatura del "ciò che dichiarò"? Forse la risposta a quest'ultima domanda va ricercata nel sospetto di Krakauer che Chris avesse con sé più di 85 centesimi, il che avrebbe senso considerando che in un altro capitolo ha scritto che Chris lasciò Carthage dodici giorni prima con "circa un centinaio di dollari nascosti negli stivali" (p. 68).

Perché non si fa riferimento alla mappa? Bene, forse perché era sulla lista degli oggetti restituiti alla famiglia McCandless dopo la morte di Chris. E' curioso comunque che Krakauer abbia dimenticato di menzionarla sia nell'articolo originale sia nel libro. "Dall'ufficio del coroner fu riconsegnata una manciata di oggetti trovati insieme al corpo: il fucile di Chris, un paio di binocoli, la canna da pesca ceduta da Ronald Franz, uno dei coltellini svizzeri regalati da Jan Burres, la guida al riconoscimento delle piante su cui era scritto anche il diario, una macchina fotografica Minolta, e cinque rullini - niente di più" (p. 131). Niente di più? Oltre agli appunti, c'era solo un'altra cosa: la mappa. Ha deciso di elencare tutto tranne la mappa. Sembra che abbia omesso la sua esistenza anche più avanti nel testo, ancora senza specificare ma lasciando spazio ad altre interpretazioni nel caso fosse venuta realmente alla luce: "perché non aveva una mappa topografica", e nel paragrafo successivo "si era semplicemente sbarazzato della mappa. Nella sua mente, se non altrove, la terra sarebbe rimasta, così, incognita"; e prosegue "perché gli mancava una buona mappa..." (p.174). Non è del tutto chiaro se si riferisca ad una "buona mappa" o ad una buona mappa". In ogni caso, la maggior parte delle persone che hanno letto questo libro ritengono che Chris non avesse una cartina con sé. Ripeto, non l'avrebbe resa una storia migliore?

IV. Una testimonianza fotografica suggerisce che Chris potrebbe aver avuto una ferita di qualche tipo alla spalla o al braccio durante il periodo trascorso sullo Stampede Trail, forse abbastanza grave da non consentirgli di attraversare il fiume Teklanika.


Se guardiamo attentamente la famosa foto di Chris seduto davanti al pulmino, scattata probabilmente in estate (sebbene ci sia ancora qualche dubbio, dovuto al fatto che alcune fonti, tra cui il film di Penn, indicano che questo scatto si trovava nella parte finale del rullino, ancora nella macchina fotografica quando fu trovato il corpo), non possiamo far altro che notare come paia che non ci sia il braccio destro dentro la manica della camicia di flanella. Piuttosto, sembra che sia nascosto in qualche modo sotto la camicia, oscurato anche dal braccio sinistro. Confrontiamo le sue spalle, e le braccia. Vediamo un ombra e una profonda piega della manica destra. Guardiamo il rigonfiamento sulla parte destra della camicia. Osserviamo come cade la manica da destra verso sinistra. Qualcosa sembra non tornare, no? Dove è il braccio destro? Chris si era ferito? E può essere questa la ferita a cui accenna nel biglietto d'aiuto? E' sicuramente qualcosa che è guarito nel tempo ed è ritornato nuovamente funzionante, permettendogli di scrivere ma non di riattraversare a nuoto il Teklanika, impresa notevolmente difficile.

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Fino ad ora non sono state trovate spiegazioni plausibili a questa ferita menzionata nella richiesta di soccorso (curiosamente, questo biglietto è stato completamente ignorato dal film di Sean Penn...sebbene l'idea che firmi con il suo vero nome è stata poi effettivamente usata, in modo impreciso, nel messaggio di addio che vediamo alla fine della pellicola). In ogni caso, la migliore spiegazione che sia stata mai data a questo riguardo è che egli lo abbia inventato (anche se questo non va d'accordo con quello che pensavamo fosse Chris), o che forse si era procurato alla gamba una lacerazione di qualche tipo, qualcosa che probabilmente non poteva mostrarsi al momento dell'autopsia. Da sempre, praticamente tutti hanno immaginato che potesse avere, semmai, un infortunio alla gamba che gli impedisse di andar via, e mai che avesse addirittura il braccio o la spalla compromessi. Anche questo tipo di lesione, ancora semmai in via di guarigione, come mostrato nel suo ultimo autoscatto, non si sarebbe potuto vedere nell'autopsia. Ovviamente, come dichiarato nel documentario, anche questa prova non è affatto definitiva, e anche il nostro sforzo di riprodurre in qualche modo questo effetto visivo è stato comunque inutile; a parte ciò, è stato più facile prendere una camicia con una manica vuota facendola apparire come in quella foto, ed è stato possibile raggiungere questo effetto anche con un braccio ancora nella manica. E così l'immagine potrebbe essere semplicemente un'illusione ottica, un gioco di luci ed ombre. Potrebbe essere semplicemente frutto dell'immaginazione. E nonostante questo, una volta che si riconosce questo aspetto della foto è difficile poi ritornare a guardarla ancora con lo stesso sguardo - ed è anche difficile non arrivare alla conclusione che stai di sicuro guardando una manica vuota. Sia quel che sia, per quanto possa essere speculativo, è stato incluso nel documentario per il semplice fatto che è stato notato, che può aiutare a spiegare il mistero del biglietto di aiuto, perché volevamo aprire questo argomento a maggiori dibattitti.

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GRAZIE.
CHRIS MCCANDLESS
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©2007 Terra Incognita Films
Translation ©2008 www.pearljamonline.it

 

Links
Sito ufficiale 'The Call of the Wild'
Scheda @ Trento Film Festival

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