INTO THE WILD :: special ::
 

INTO THE WILD ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2007

E' SEAN PENN IL VERO EROE DELLA FESTA
"No alla vita comoda, sì alla libertà"

Il divo, salutato con un'ovazione, lancia un appello ai giovani: "Cercate di far battere di più i vostri cuori." Poi dice: "La rabbia? E' il mio combustibile". E sul suo aspetto un po' pesto: "Scusate, ho bevuto troppo vino..."
di Claudia Morgoglione

(Fonte: La Repubblica)

ROMA - Un eroe solitario e ribelle - un ragazzo benestante che si spoglia di soldi e certezze, per trovare se stesso nella natura più estrema - non poteva non attrarre un divo altrettanto solitario e altrettanto ribelle come Sean Penn. E il risultato è Into the wild , sua ultima fatica da regista, di scena qui alla Festa: un film forte, intenso, una parabola ecologista che ha convinto e commosso la platea di critici. Come dimostra il caloroso, lungo applauso all'anteprima stampa. "Sono contento - commenta l'autore, accolto con un'ovazione dai cronisti - mi piacerebbe che un'opera come questa spingesse i giovani ad abbandonare questa assuefazione americana (e occidentale) alla comodità: per cercare la libertà, per capire chi si vuole essere: certo, non raccomando di mettersi in pericolo da soli; ma solo di far battere i nostri cuori più velocemente...".

Insomma, un manifesto - politico, ma solo in senso lato - da parte della più politicizzata, tra le star del cinema americano. Che nell'incontro dal vivo appare più timido e schivo di quanto ci si possa immaginare, trincerato dietro gli occhiali scuri: "Scusate, ieri sera ho bevuto troppo vino rosso", si schernisce sorridendo. Senza mai mostrare, almeno in questa occasione, quel carattere forte, quella rabbia, quella indignazione per cui è celebre, e che condivide col personaggio del film: "Cosa mi fa arrabbiare? - dice Sean - tantissime cose. Per me è una sorta di combustibile, anche se spero che l'ispirazione creativa venga anche da altro. Diciamo che quando la stupidità raggiunge un volume troppo alto, mi scatta la rabbia". E comunque, aggiunge, "credo che nel fare film la testardaggine sia stata la mia migliore amica".

Quanto al film, Into the wild - tratto dal libro Nelle terre estreme di Jon Krakauer, edito in Italia da Corbaccio - segue in maniera non lineare, ma con una sua implacabile coerenza, la storia, realmente vissuta, di Christopher McCandless (Emile Hirsch, bravissimo). A cominciare dai rapporti tempestosi con dei genitori (Marcia Gay Harden e Willism Hurt) rigidi, ipocriti e violenti. Da qui la decisione, all'indomani della laurea a pieni voti, di sparire, di abbandonare tutte le certezze della sua condizione di benestante. Donando in beneficienza i 24 mila dollari del suo fondo fiduciario per consentire ad altri di proseguire gli studi; strappando carte di credito e documenti; e partendo all'avventura. Un viaggio lungo gli States, in cui incontra tanti personaggi che arrivano a volergli bene, e che in qualche modo sostituiscono le figure parentali che ha rifiutato: una coppia di hippie (Brian Dierker e Catherine Keener), un anziano ex militare (Hal Holbrook), un ricercato dall'Fbi (Vince Vaughn).

Alla fine, il suo percorso lo porta tra il freddo e la solitudine dell'Alaska, dove trascorre oltre cento giorni: a leggere, a scrivere, a cercare il cibo. Ma, di fronte a una natura così severa e così selvaggia, la conquista della saggezza, la riconciliazione emotiva con le sue origini, arriva solo a un prezzo molto alto.

"Sono due gli elementi che mi hanno attratto di questa storia - racconta il regista - il primo è la fuga; l'altro, quello dominante, è l'inseguimento, la ricerca di qualcosa. Di un posto in sintonia con lui. In cui insomma poter essere più liberi". Dunque una pellicola in un certo senso politica, in cui tra l'altro - per un attimo - appare anche George Bush padre (la vicenda è ambientata tra il 1990 e il 1992). Ma attenzione a fare generalizzazioni. "A mio giudizio - sostiene infatti Penn - i film politici importanti sono quelli che esprimono qualcosa di interessante per il regista. Certo, a proposito di Into the wild (e del suo messaggio ecologista, ndr) è ovvio che la natura debba essere una priorità, per tutti noi".

Ma nel film c'è un secondo tema forte: il conflitto familiare. "Io non credo al pregiudizio di sangue, al fatto che noi abbiamo un debito verso i familiari: i sentimenti si devono guadagnare. E comunque, credo che ogni figlio debba fare ciò che è necessario: compreso il cambiare pelle, rispetto ai genitori. Per poter sentire che la vita ci appartiene".

Terzo tema importante: un sentimento spirituale, mistico, che emerge soprattutto nella seconda parte della storia. "Ma per me non si tratta di religione, semplicemente di fede", spiega il regista. Che poi, a chi vede una somiglianza tra l'inquadratura finale di Chris nel film e una delle più note immagini di Che Guevara, risponde: "Non ci avevo mai pensato, ma se a voi sembra così per me va bene!".

Attenzione, però a non santificare il personaggio. Come spiega colui che lo ha interpretato, con tanta efficacia: "Volevo far essere Chris reale - dice Hirsch - senza farlo diventare un martire. Erano cruciali l'autenticità, l'equilibrio. Non dandogliele tutte vinte, quando ad esempio agisce in modo egoista o avventato. E mostrando, naturalmente, anche i suoi lati positivi, il suo amore. Sono i nostri difetti che ci rendono umani".

Infine, un accenno al futuro. Con Penn che dichiara di essere più orientato a stare dietro la macchina da presa, piuttosto che davanti: "Penso ancora alla recitazione, certo, ma sono innamorato della regia...".

Con Penn nella natura selvaggia - Conferenza stampa

Sean Penn parla del suo film da regista 'Into the wild', applauditissimo alla Festa del cinema di Roma. Storia vera di un ragazzo che va a piedi in Alaska.

 

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24 Ottobre 2007 - Conferenza stampa

"INTO THE WILD"
INTERVISTA AL CAST


di Federico Raponi

(Fonte: FilmUP)


Il regista Sean Penn e l'attore Emile Hirsh hanno presentato in conferenza stampa alla Festa del Cinema di Roma il film "Into the wild"


Il film è stato possibile grazie al consenso della famiglia McCandless. Che tipo di relazione avete avuto?
Sean Penn : con i genitori e la sorella di Christopher è nato un rapporto di fiducia reciproco costruito nell'arco di 10 anni, tanto ci è voluto perché mi dessero il permesso di portare sullo schermo la vita di loro figlio.
Emile Hirsh : la sorella, Carine, mi ha illuminato più di ogni altra cosa, raccontandomi cose incredibili, molto importanti, che mi hanno aiutato a capirlo come non avrei mai sperato di riuscire a fare. A influenzare maggiormente la mia interpretazione è stato comprendere l'amore che lei provava per il fratello scomparso, di cui ancora oggi parla al presente.

In che modo avete evitato il rischio di fare del personaggio una specie di santo?
Sean Penn : è esistito davvero, e ha raccontato tutto in prima persona. Questo già evita la possibilità di creare una figura di santo. Anzi, nel descriverlo non ci tiriamo indietro di fronte al suo egoismo: del resto abbandona i genitori e la sorella che lo ama molto e non dà più notizia di sé. Il suo andare contro il materialismo non è totale, anche solo perché per spostarsi, almeno all'inizio, utilizza l'autostop, quindi automobili, quindi civiltà.
Emile Hirsh : ho sempre cercato di rispettarne l' autenticità: una persona reale e non un martire. Non siamo passati sopra le situazioni in cui si dimostrava immaturo o testardo. Abbiamo mostrato il suo grande amore, ma anche l'egoismo, l'immaturità e l'avventatezza. I suoi difetti servono a renderlo umano.

Come ha lavorato sulla fisicità del ruolo?
Emile Hirsh : Mi sono preparato prima, allenandomi costantemente. Sono sempre stato un tipo atletico, ma qui si andava oltre, si trattava di affrontare le rapide, il freddo dell'Alaska e i colpi di calore nel deserto.
Sean Penn : Scegliere di interpretare una parte o dirigere un film è come scegliere il partner, bisogna farlo bene. Emile l'avevo visto sullo schermo, e mi era piaciuto subito, sin dal modo di camminare. Abbiamo passato 30 giorni insieme a prepararci: avrebbe avuto la volontà di passare 8 mesi sul set in condizioni proibitive? Puntare su di lui è stata la miglior scommessa che abbia mai fatto.

Qual'è la cosa che la fa più arrabbiare?
Sean Penn : infinite cose che mi fanno arrabbiare e che per me sono un po' una specie di combustibile per la mia creatività. Ma la cosa che proprio non sopporto è quando la stupidità assume un valore troppo alto, una cosa che mi irrita moltissimo. In trent'anni di lavoro la mia più cara amica è stata la testardaggine. Recito ma sono innamorato della regia e quando scelgo un film sono molto cauto: non voglio cadere in trappola.

Per un attimo si vede Bush senior. C'era Bush ieri e c'è anche oggi, c'era la guerra in Iraq ieri e c'è anche oggi. Sembra quasi che il tempo negli USA si sia fermato. L'immagine era pensata in questo senso?
Sean Penn : credo che quella immagine possa essere letta così. Recentemente sono stato ad un concerto di Bruce Springsteen e lui rivolgendosi al pubblico ha detto: "Guardate quanta strada abbiamo fatto, ora stiamo tornando indietro". Beh, io condivido in pieno questa considerazione sul mio Paese.

La scelta di Eddie Vedder per la colonna sonora?
Sean Penn : avevo in mente fin dall'inizio di usare delle canzoni come elementi di sutura tra una parte e l'altra del film, come collante tra le varie transizioni. Ma non ho pensato a Vedder fino a che non ho avuto modo di vedere quello che Emile faceva del suo personaggio. Solo allora ho capito quale doveva essere il mood della musica e quale dovesse essere la voce perfetta per interpretare le varie canzoni.

Uno dei temi che il film affronta è la questione dei rapporti familiari‚Ķ
Sean Penn : parlare di famiglia è una questione difficile. non credo nel pregiudizio di sangue, nei debiti verso i propri familiari: tutto va guadagnato. Quindi ogni figlio deve essere pronto a fare qualsiasi cosa se è necessario per cambiare pelle e scoprire chi è. Ognuno deve fare questa cosa comunque.

Cosa ha voluto raccontare attraverso questa storia?
Sean Penn : la prima parte del film è la storia della fuga di Chris dalla corruzione della famiglia e del mondo, ma la parte dominante è la scoperta di un luogo in sintonia con quello che il ragazzo sta diventando: la celebrazione della libertà.

Il cinema politico è in un momento fiorente‚Ķ
Sean Penn : io faccio solo i film che sento il bisogno di fare. Quando scelgo un soggetto e mi metto alla regia non lo faccio per motivi di carattere politico, ma perchè sono colpito dalla storia che racconto. Certo è che però, nel mondo di oggi, con tutte le sue contraddizioni, quando si cerca di raccontare qualcosa di importante si finisce per diventare politici. Questo spiega anche il proliferare oggi di film politici nel cinema contemporaneo. Il problema è se sono davvero in grado di esprimere qualcosa.

Un messaggio per i giovani?
Sean Penn : credo che negli Usa e in Occidente siamo troppo dipendenti del comfort, e questo con gravi conseguenze. Con questo non voglio suscitare in loro strane reazioni, farli fuggire e metterli in pericolo, ma credo sia necessario fare un cambiamento e far battere i cuori più velocemente.

 

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ROMA - Lunghi applausi e qualche 'Bravo!' alla prima proiezione stampa del film Sean Penn passato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Premiere. Il film della durata di 147 minuti e che vede il ritorno del regista dietro la macchina da presa dopo sei anni (La promessa), é stato accolto con vero entusiasmo nella sala Santa Cecilia, piena di giornalisti.

CON SEAN PENN IN FUGA DALLA CIVILTA'
di Francesco Gallo

(Fonte: Ansa)

"Cose, cose, cose. Parlate sempre di cose". Non è normale che un ragazzo ventiduenne come Christopher McCandless fresco di laurea dica questo ai suoi agiati genitori che vogliono solo regalargli un auto nuova per sostituire la sua vecchia e ammaccata Daitsun gialla. Ma Christopher, il protagonista di 'Into the Wild , film di Premiere della Festa del Cinema di Roma firmato da Sean Penn, non e' un ragazzo qualsiasi, o forse sì. Come quasi tutti i ragazzi ha voglia di cambiare tutto, solo che Christopher (Emile Hirsch) alla fine lo fa davvero. E pagando di persona si mette in viaggio in fuga dalla civiltà sparendo per due anni al grido: "niente telefoni, piscina, gatti e sigarette". Tratto dal romanzo di Jon Krakauer 'Nelle terre estreme' (pubblicato in Italia da Corbaccio) il film racconta una storia vera: ovvero quel lungo viaggio alla ricerca della felicità e della verità nell'America degli emarginati e soprattutto quei memorabili 113 giorni finali che Christopher ha vissuto nel territorio selvaggio dell'Alaska con ben poche provviste e armato solo da un fucile calibro 22 e qualche libro, non a caso firmato da scrittori come Jack London, Tolstoj e Krakauer.

Costruito a capitoli come un romanzo di iniziazione (La mia nascita, Adolescenza, L'età adulta), Penn fa vedere aiutato solo da una voce fuori campo (che ricorda molto quella utilizzata da Terrence Malick ospite proprio oggi della Festa di Roma) la progressiva fuga dal mondo di questo ragazzo e il suo immergersi nella natura. Una fuga dalla civiltà che inizia a passi. Prima nei campi di grano del South Dakota dove il ragazzo si presta a fare il contadino, poi in un viaggio avventuroso sul fiume Colorado in kayak fino alla comune alternativa di Slab City in California dove trova ospitalità da una coppia di stagionati hippies. Un viaggio progressivo verso le terre selvagge dove incontrerà uomini che hanno fatto quella stessa fuga dalle regole ma solo in modo parziale. Insomma quell'America di contadini, ex hippies, dropouts che ha preso, come può, una certa distanza da un mondo in cui tutto e regolato e che fondamentalmente non ama. Tutti incontri che cambiarenno il ragazzo che sua volta cambierà le persone che incontra con il suo autentico desiderio di fuga senza compromessi verso la libertà assoluta.

Per Christopher che ha tagliato le sue carte di credito (vero tabù americano), che vede il matrimonio come un inferno ("vorrei andare da loro e dire: - dice inascoltato ai suoi coetanei citando Sharon Olds Fermatevi lei è la donna sbagliata, lui è l'uomo sbagliato farete cose di cui neanche pensate di essere capaci") il viaggio insegnerà qualcosa. Ovvero, almeno così indica il film di Penn, che la felicità, per essere vera, deve essere condivisa. Solo un grande regista coma Sean Penn poteva rendere affascinanti i 148 minuti di questo film (nelle sale italiane distribuito da Bim) fatto per i due terzi da immagini di questo ragazzo solo nella natura. Ad aiutarlo, una musica straordinaria ( Eddie Vedder dei Pearl Jam e pezzi di chitarra di Michael Brook e Kaki King) e un cast composto dai premi Oscar William Hurt e Marcia Gay Harden, da Catherine Keener (Capote), Jena Malone (Orgoglio e pregiudizio), Kristen Stewart e Vince Vaughn.

 

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Sean Penn alla regia incanta. Dario Argento no
13:56 CRONACHE Lunghi applausi e qualche 'Bravo!' alla prima proiezione stampa di «Into the Wild» passato nella sezione Premiere. Accoglienza tiepida per «La Terza Madre» del cineasta italiano

IN FUGA DALLA CIVILTA'

(Fonte: Il Corriere della Sera)

Più allettante, a giudicare dalla rezione del pubblico, sembra essere risultata la storia diretta da Penn. Un ragazzo ventiduenne, Christopher McCandless, fresco di laurea, non è un ragazzo qualsiasi, o forse sì. Come quasi tutti i ragazzi ha voglia di cambiare tutto, solo che Christopher (interpretato da Emile Hirsch) alla fine lo fa davvero. E pagando di persona si mette in viaggio in fuga dalla civiltà sparendo per due anni al grido: «niente telefoni, piscina, gatti e sigarette». Tratto dal romanzo di Jon Krakauer «Nelle terre estreme» (pubblicato in Italia da Corbaccio) il film racconta una storia vera: ovvero quel lungo viaggio alla ricerca della felicità e della verità nell'America degli emarginati e soprattutto quei memorabili 113 giorni finali che Christopher ha vissuto nel territorio selvaggio dell'Alaska con ben poche provviste e armato solo da un fucile calibro 22 e qualche libro, non a caso firmato da scrittori come Jack London, Tolstoj e Krakauer. Costruito a capitoli come un romanzo di iniziazione (La mia nascita, Adolescenza, L'età adulta), Penn fa vedere aiutato solo da una voce fuori campo la progressiva fuga dal mondo di questo ragazzo e il suo immergersi nella natura.

TROPPI COMFORT - «Non vorrei essere ripetitivo al riguardo, ma penso che negli Usa e in Occidente la gente sia troppo dipendente dai comfort e questo con gravi conseguenze. È necessario - ha continuato Penn - fare un cambiamento. Con questo non voglio dire ai giovani che debbano comportarsi come il protagonista del mio film, ma sicuramente che devono far battere i loro cuori più velocemente».

 

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