A Conversation With Mike McCready
TwoFeetThick.com | 10.10.2010

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A Conversation With Mike McCready

Intervista d'archivio del 2006

Esclusiva web di TwofeetThick / Traduzione a cura di Irene

A TwoFeetThick.com, cerchiamo di fornire una completa e accurata copertura di tutto ciò che riguarda i Pearl Jam. Two Feet Thick ha l’orgoglio di presentare un’intervista esclusiva, mai pubblicata in precedenza, al chitarrista dei Pearl Jam Mike McCready, risalente a luglio 2006. Durante i quasi 90 minuti di intervista, McCready discute un’ampia varietà di temi legati e non ai PJ, incluso: come la band reimpara vecchi pezzi che progetta di inserire nelle setlists dei concerti; le circa 30-40 canzoni inedite ancora nei cassetti dei Pearl Jam; la tensione all’interno della band prima dell’inizio del tour mondiale del 2006; la decisione di McCready di publicizzare la sua lunga battaglia con il morbo di Crohn; incontrare un amico di scuola mentre si prova un vestito; e il destino dell’adorato Mr. Pickles. E’ raro riuscire ad avere una percezione così cruda e diretta dei nostri musicisti preferiti; abbiamo avuto la fortuna di poter accedere a questa meravigliosa conversazione con Brian Smith, scrittore e appassionato fan dei PJ.

Ecco Brian che prepara la scena:
Ripensandoci, anni dopo questa intervista, sono ancora sbalordito di come McCready fosse così fantastico, genuino e aperto. Non lo avevo mai incontrato prima, ma non ha esitato a trascorrere quasi 90 minuti a rispondere apertamente ad ogni domanda che gli veniva posta. E’ stato onesto, appassionato, gentile — e spesso davvero divertente. Un meraviglioso essere umano in una band veramente incredibile.

Intervista condotta da Brian T. Smith con il chitarrista dei Pearl Jam Mike McCready il 15 luglio 2006 a San Francisco, California. L’intervista con McCready è avvenuta in occasione del primo dei tre show sold-out dei Pearl Jam, al Bill Graham Civic Auditorium in downtown San Francisco.
Estratti di questa intervista sono stati utilizzati in un articolo apparso in The Oregonian il 19 luglio 2006. Smith è uno scrittore che attualmente si occupa dello Utah Jazz per il Salt Lake City Tribune. Ringraziamenti speciali a McCready, Pearl Jam, Vandenberg Communications, Curtis Management e Two Feet Thick.

Prima parte — il tour del 2006 e le rinnovate aspettative
L’intervista inizia sulle scale che si trovano fuori del Bill Graham Civic Auditorium, e si svolge circa tre ore prima che i Pearl Jam salgano sul palco. Sotto le scale c’è una fila di fan dei PJ lunga quattro isolati tutto intorno all’edificio; molti di loro hanno passato lì la notte per riuscire ad entrare al concerto.

Discussione sugli orologi Swatch — McCready ne indossa uno…
Ho copiato Stone (Gossard) perché lui li indossa sempre. Sono economici e funzionali. Totalmente punk. (ride)

McCready si allontana per qualche minuto per cambiarsi passando dagli shorts ai pantaloni, ritorna…
McCready: OK. Scusami. Fa molto freddo. … Se sento freddo, continuo a pensare solo a questo.… Mi succede prima degli show, perché ho problemi di circolazione.

I PJ non suonano molti pezzi di Riot Act e Binaural in questo tour mondiale del 2006, nonostante la band abbia affermato numerose volte di essere orgogliosa di ogni disco
La ragione per cui ora non suoniamo questi pezzi? Può essere una svista. Può essere che ci stiamo concentrando sui pezzi nuovi e siamo entusiasti di suonarli, cercando di renderli al meglio possibile. Anche perché abbiamo provato molto più di quanto abbiamo mai fatto per ogni altro tour.

Si dice che abbiate provato per 5-6 settimane
Sì. E non lo avevamo mai fatto prima. Di solito facciamo una settimana di prove e partiamo cercando di suonare per un po’ e poi miglioriamo. Ma questa volta ci siamo presi del tempo e abbiamo curato in modo particolare le parti vocali

(L’intervistatore sottolinea che il batterista Matt Cameron supporta la voce di Ed Vedder)
Sì. Matt ha una voce bestiale. E il modo in cui Ed ha cantato in questo disco ha richiesto molti backup vocali che erano difficili da riprodurre perché Ed è un cantante così bravo. Ma lo è anche Matt.

Matt suona la batteria e canta in “Severed Hand”
Sì. E’ pazzesco. Ho visto Matt — la prima volta che l’ho visto veramente cantare, è stato al concerto dei Wellwater Conspiracy al Roxy a Los Angeles. E’ stato incredibile. Cantava e suonava la batteria allo stesso tempo. … E’ una cosa folle.
Lentamente verranno fuori i pezzi di Binaural e Riot Act con il procedere del tour
Penso che ne vedremo di più — bè, questa leg è quasi terminata. Ma quando andremo in Europa, forse potremo farne un po’ di più. Avevamo una lista di canzoni che abbiamo provato, tra cui c’era, ad esempio “God’s Dice”. Ma non l’abbiamo ancora fatta. L’unico motivo penso sia che abbiamo cercato di fare più roba nuova possibile. Ma questo non spiega comunque il non aver fatto cose di quegli album.

Avete rilavorato vecchi pezzi, come “Garden”
Oh, ti piace? OK. Quel pezzo è stato molto difficile. Stone è arrivato, noi eravamo tutti un po’ stanchi, e ci ha detto “Ho avuto un’idea. Voglio riarrangiare Garden”. E noi “Mmm”. (ride) “Ehi, amico. Andiamocene a casa. Garden ce l’abbiamo già”. E’ stata dura, perché penso che Ed fosse arrivato al limite e noi eravamo pronti per andare in tour. Ma dopo averla fatta circa 10 o 20 volte è venuta fuori bene.

Stone ha arrangiato una nuova intro
Sì. Ha arrangiato l’intera idea. Credo che si sia svegliato una mattina ed abbia iniziato a lavorarci. Io ero scettico all’inizio. Ma è divertente averla riportata alla luce.

Avete incontrato l’ex batterista Jack Irons prima dello show in Santa Barbara del 13 luglio 2006
Sì. Jack era lì con tutta la sua famiglia. Ed li ha salutati dal palco. Io ho suonato un pezzettino di “Smile” per lui in quel momento. E’ bello rivedere Jack. Lo vediamo spesso. L’abbiamo incontrato l’ultima volta che siamo stati lì (show del 28 ottobre 2003). Io e mia moglie siamo usciti con lui e sua moglie l’ultima volta che siamo stati lì; sulla spiaggia e poi in giro. Ma ho potuto parlarci solo per cinque minuti, non avevo molto tempo.

Le ragioni principali per le quali Irons lasciò i PJ nel 1998 erano che voleva passare più tempo con la sua famiglia e questioni di salute
Ah, c’erano molte ragioni. Non voleva andare più in tour. Non ne poteva più. E in qualche modo — ha mollato. Abbiamo dovuto trovare qualcuno, tre settimane e mezzo prima di iniziare il tour – se ricordo bene – del ’98. E grazie a Dio quel Matt Cameron era in giro. (ride) Ed lo ha chiamato e gli ha detto “Senti, puoi venire e imparare più di 100 canzoni in tre settimane?”. Sapevamo che poteva farlo, perché ha quel cervello e quella razza di talento. E infatti è venuto e l’ha fatto. E facendolo ci ha reso una band migliore.

La band impara a suonare una vecchia canzone o una nuova cover per uno show, non stando seduti a casa e suonando “God’s Dice” ogni giorno
No, in effetti no. (ride) Abbiamo un grande — abbiamo un computer nel backstage collegato ad un iPod che contiene tutte le canzoni. Così, quello che facciamo ora è andare lì e via (canticchia). Oppure facciamo un CD — Kevin Shuss (membro della crew dei PJ) fa per noi dei CD di canzoni che magari ad Ed piacerebbe fare, e magari delle idee mie o di chiunque altro. Ci portiamo questi CD in hotel e le impariamo lì.

Ogni membro della band si studia i pezzi prima per conto suo
Sì da soli e poi al soundcheck. Facciamo un po’ di compiti a casa e poi li portiamo al soundcheck. Ma di solito non facciamo i compiti a casa; facciamo tutto al soundcheck. Noi diamo il via e loro arrivano. Sono tutte lì dentro, da qualche parte. Sono tutte nella mia testa. Nella testa di Stone. … Sono in un file lì dentro. Veramente. E’ una cosa folle. Perché non è sempre così — se non sono in tour, non ho accesso a quei file nel mio cervello. Non ascolto molto le nostre cose. Dovrei ascoltarle – bè, in realtà no.

Non ascolti i bootleg dei PJ o qualsiasi altra cosa legata ai PJ quando la band non è in tour
Già. Potrei usare qualche bootleg per rinfrescare la memoria. Ma no, non lo faccio. Ascolto altre cose. Un po’ di blues, un po’ di Rolling Stones, o roba che cerco di portarmi dietro… Quando non sono in tour, quei file sono decisamente chiusi. Ma quando sono lì, eccoli: bam. Ok? Da dove saltano fuori? “God’s Dice”. Quel bridge. “Oh, wow. Me lo ricordo”. Ok?

Ha un tempo dispari quel bridge
(Canticchia il bridge) Giusto. (Canticchia il rullo di batteria) Sì. La stranezza totale di Jeff Ament… (ride) Questo strano suono di chitarra — che mi piace moltissimo. Ma solo lui suona così. Lo so. Lui fa un sacco di cose in tre quarti.

“Lowlight” è in 3/4
Sì. Mi incasino sempre. (ride) E’ proprio … Jeff e Stone sono stati i primi ad aggiungere un altro tempo nel mio mondo rock quando abbiamo iniziato a suonare. Io ero decisamente sempre 4/4. E ricordo la prima volta di “Pushing Forward Back”, quando suonavamo Temple of the Dog — (canticchia il riff di chitarra). E’ come, “Aspetta un secondo”. Mi stava uccidendo!

Premi per suonare qualche vecchia canzone o aggiungere qualche cover alla setlist?
Um. Cosa voglio suonare? Sai cosa? Non l’ho mai fatto. Non so perché. Abbiamo fatto “Waiting on a Friend” dei Rolling Stones e volevo farla…Volevo fare un pezzo degli Stones da 15 anni. Finalmente siamo arrivati a farne uno.

Su Goats Head Soup degli Stones e “100 Years Ago”
Una delle mie cinque canzoni preferite di tutti i tempi degli Stones … E la ragione per cui, nella mia testa, è Mick Taylor che fa i cori all’inizio. (canta) “Call me lazy bones …” (canticchia l’intro fino alla sezione finale) (ride) Quell’epoca degli Stones è segnata da Mick Taylor. Ed è…Sticky Fingers. … Con un mio amico e mia moglie ascoltavamo Sticky Fingers quando eravamo a Santa Barbara, girando in macchina. Quello è il più grande disco, nella mia mente.

Su “Sway”
La batteria di Charlie Watts in quel pezzo è semplicemente fenomenale. E’ stata uno dei miei pezzi preferiti per molti anni. Adesso sono per “Moonlight Mile”. E’ dura però. Perché tutto è grandioso in Sticky Fingers… Ma tornando a Goats Head, è un disco molto sottovalutato. C’è “Angie”, ovviamente. Cos’altro c’è? C’è anche “It’s Only Rock ‘n’ Roll”? No.

“(Doo Doo Doo Doo Doo) Heartbreaker”
Sì. “Heartbreaker”. Hai sentito — c’è una versione del 1973 in Australia in un bootleg. Come si chiama? (Heading For An Overload?) No. … Cos’è? E’ del 1973. Lì fanno una versione di “Heartbreaker” da farti uscire di testa.

Somiglianze tra “Come Back” dei Pearl Jam, Stax-era soul, e “I Got the Blues” degli Stones
Questo è interessante, perché non le ho mai accostate. Dovrò ascoltarle. Adoro “I Got the Blues”. L’assolo di tastiere di “I Got the Blues” è il mio assolo di tastiere preferito di tutti i tempi.

L’intervistatore accenna al fatto che le parti migliori dell’assolo sono alte nel mixaggio
E’ alto. E’ Billy Preston o Nicky Hopkins? Era fortissimo. E’ divertente che tu le associ, perché non lo erano nella mia testa. Ma hanno la stessa vibrazione. E’ interessante. Non le avevo mai accostate prima, e adoro “I Got the Blues.” Quell’assolo di tastiere è semplicemente grandioso. Ed è anche alto nel mixaggio. E’ particolare, ma non invadente. E’ così che deve essere. Vuole squarciarti l’anima. E lo fa.

La situazione di Jeff Ousley, l’ex tecnico delle chitarre di McCready, che dopo tanto tempo ha smesso di lavorare con la band, prima del tour del 2006
Jeff Ousley … non voleva più far parte di tutto ciò. Ho collaborato con lui per circa 13 anni. Odio usare un cliché, ma io stavo andando in una direzione e lui in un’altra. Era arrivato il momento di andare avanti. Certamente è stata una cosa molto molto difficile. Gli voglio molto bene. Ma è tornato in Florida per stare con i suoi genitori … Se ne sono accorti tutti. Voglio dire, per quel che riguarda la band non ne sono sicuro. Ma per la crew, sì.

Come vanno le cose con il nuovo tecnico
Sì, è bravo. Mi piace. Stiamo sistemando le cose. Si occupava della chitarra di Tom Dumont per i No Doubt. Ha uno stile Long Beach (California). L’ho conosciuto tramite Smitty (il tour manager dei Pearl Jam, Mark Smith). Conoscevo Smitty, e sono andato giù a Long Beach. Aveva quel tipo di vibrazione e a me piaceva. E’ bravo in tutto.

Avviene un processo evolutivo quando scegli un nuovo tecnico
Bè sai, Ousley è stato il primo che ho avuto. All’inizio George Webb (il tecnico del basso dei Pearl Jam) si occupava sia di Jeff che di me. Quando abbiamo iniziato ad avere più successo, mi ha detto “Sai, devo andare con Jeff. Non posso occuparmi di entrambi”. Così è andato con Jeff, e in quel momento è arrivato Ousley. Ed è l’unico che abbia mai avuto. E’ un processo. E’ una relazione. Lui sta apprendendo il mio sistema. Io sono piuttosto semplice ma cambio tante chitarre. Lui ne porta una ed io (muove le mani) “No, non questa”. (ride) Perciò i miei suggerimenti non sono così precisi — è una buona domanda. Non ci avevo mai pensato. Li faccio e basta. Tipo, “Oh, questo pedale non va”. (muove le mani) (ride) E potrebbe essere una cosa qualsiasi.

Recentemente avete discusso della possibilità di far scrivere una setlist alla crew, come è successo il 12 aprile 1994 a Boston?
Ne abbiamo parlato a lungo. Penso che Ed al momento tenga salde le redini su questo. Vuole poter controllare in che direzione va il set. Credo che se avessimo fatto un tour più lungo e se — non che gli altri tour non fossero così importanti …

Il tour del 2006 ha un peso maggiore e più aspettative
Sì. Quindi, detto ciò, probabilmente non succederà. Ma invece quello che vorremmo che facessero è suonare una maledetta canzone. Perché suonano sempre al soundcheck. Ma ne suonano solo un paio. …Un pezzo dei Devo. … Per tanto tempo abbiamo cercato di averli come opener. Potremmo cercare di farglielo fare. Tipo “Ragazzi, dovete imparare due canzoni prima della fine del tour”. Ma vanno nel panico quando glielo diciamo. Reagiscono con un “Oh!”.

Bumrush, il progetto parallelo di breve durata di McCready del 1995-96
(ride) Sì, è stato fantastico. Io e Lance (Mercer, il fotografo di lunga data dei PJ) e Nicky Bigby e non ricordo il nome del cantante. Oh, amico. Già, i Bumrush. Li avevamo messi insieme molto velocemente. Abbiamo fatto tre show, credo, e io indossavo sempre un vestito. Ad uno show venne un ragazzo con cui ero andato a scuola, e non lo vedevo dai tempi del liceo. Ero lì nel mio vestito e siamo andati avanti a parlare per tutta la notte. (ride) Sono questi i miei ricordi dei Bumrush. Ma è stato anche divertente.

C’è stata più di una spinta promozionale per “Pearl Jam” , cosa che aumenta le aspettative per il tour del 2006 sia da parte della casa discografica che della band
Abbiamo fatto una bella quantità di interviste per Binaural e Riot Act, ma non quanto questa volta. Abbiamo fatto concerti sold-out ma non eravamo sotto i riflettori dei media o quantaltro.

All’uscita di “Pearl Jam” hai commentato che la band era pronta per “scendere di nuovo in campo”. Questa affermazione può essere messa in relazione al modo in cui sta andando avanti il tour finora e al fatto che la band sta per fare tre concerti andati rapidamente sold-out a San Francisco, con i Sonic Youth di nuovo come opener
Woo! Ci si sente come — “essere padroni della città” è una definizione divertente — ci si sente benissimo. E’ come se — sto cercando di pensare — forse è come se ora fossimo arrivati ad un punto della nostra carriera in cui dopo 15 anni possiamo ancora suonare questo genere di cose e la gente viene a vederci, e possiamo dire “Wow, abbiamo tre concerti sold-out”. E tutto ciò è fenomenale. E’ meraviglioso. E’ incredibile. Voglio dire, abbiamo sempre fatto bene. Non è questo il punto. E’ solo che, questa volta, è come se si parlasse di nuovo di noi. Non era così dal, bè, forse dal 1995.

Gli U2 sono l’unica altra grande band che può legittimamente fare lo stesso
Bè, non lo so. Non so chi ci sia lì fuori oggi. Gli U2 — mi piace questo paragone. Per me va bene, ci sto. Sicuramente sono ad un altro livello rispetto a noi, credo. Ma forse li stiamo sorprendendo. Non lo so.

U2 e PJ sono le uniche grandi band rimaste che sono ancora culturalmente e socialmente rilevanti
Così sembra. Forse abbiamo ancora una certa rilevanza — sulla stampa. Ad esempio, alcuni di noi hanno figli che vanno alle superiori. E gli dicono “Pearl Jam!” Ed è pazzesco, perché tre o quattro anni fa ci dicevano “Chi diavolo siete? Non siete i Linkin Park”. Oppure: “Siete ancora in giro?” La gente me lo diceva spesso. … Mi è capitato che me lo dicessero in faccia migliaia di volte. Dio, negli ultimi quattro anni. E io “Sì, abbiamo appena fatto due concerti di fila sold-out al Madison Square Garden”. Non c’è stata nessuna attenzione da parte della stampa su questo. Per cui è come se non accadesse. La differenza adesso è che sento le persone dire “Oh, ho sentito la vostra canzone alla radio”. Invece di dover essere io a dire “Abbiamo una canzone che si chiama “I Am Mine” ed è alla radio” che è quello che dovevo fare prima. Molto di tutto ciò ha a che fare con la nuova casa discografica. Intendo dire che la J Records ha collocato il disco davvero nei giusti mercati. O comunque, qualsiasi cosa dovevano fare, l’hanno fatta — hanno mantenuto la promessa. E noi la nostra.

I PJ hanno dovuto cambiare un po’ mentalità e modo di operare per essere ancora competitivi
Va bene, se sembra che sia così. Forse un po’ lo abbiamo fatto, in tutta onestà. Ma cerchiamo di mantenere il nostro modo di essere quando iniziamo a fare qualcosa — ci sono sempre molte riflessioni dietro. Sono un grande fan dei Fugazi, così come Ed sicuramente — abbiamo visto Ian MacKaye quando abbiamo suonato a Washington. E’ sempre piacevole; è venuto a vederci. Cerchiamo sempre di mettere al centro la nostra etica o la nostra morale o ideologia.

Discussioni sulla Major League di Baseball, i San Francisco Giants, Barry Bonds, gli steroidi
Provo strani sentimenti al riguardo. Quando usavano gli steroidi, non c’erano regole che li vietassero. Nessuna regola contro. E il baseball è fatto tutto di regole! Hai letto Ball Four? Si facevano di speed, bevevano e tutto il resto, a quei tempi. Barry Bonds non è amichevole con i fan…E ci sono ancora pregiudizi: culturali e razziali. Avrei voluto che Mark McGwire lo avesse ammesso e basta. Quando ho visto quella cosa, mi sono detto “Amico, dillo e basta: “Lo abbiamo fatto. Prima di tutto non c’era una regola che lo vietasse””.

Il resto dell’intervista si è svolta in una grande sala all’interno dell’auditorium. McCready nota Kelly Curtis, il manager dei PJ, che sta parlando al cellulare...
Ecco Kelly Curtis. (ride) Cammina sempre così.
McCready: Stiamo cercando di mantenere quell’approccio stile-Fugazi per la nostra band e tutto il resto. In questo tour, stiamo donando un dollaro per ogni biglietto ad un’organizzazione benefica della città. Abbiamo raccolto parecchi soldi. … E un altro dollaro va alla nostra Vitalogy Foundation, che distribuisce il denaro.



Sembra che i PJ raccolgano soldi per cause benefiche più di qualsiasi altra band
Molti, sì. … Cerchiamo di farlo in modo discreto, questo è il punto. Cerchiamo di non renderlo moralistico. Anche se io cerco di rendere visibile quello che riguarda il morbo di Crohn, perché è una cosa che necessita di essere portata alla luce. Perché quando le persone hanno questa malattia, come me, provano molta vergogna, è una cosa molto intima. Non vogliono parlarne. Sostanzialmente, te la fai addosso, e fa male come il peggior mal di pancia che tu abbia mai avuto. Oh mio Dio. Un dolore moltiplicato per due. Ogni giorno. Ma non sai quando succederà. E’ questo orribile dolore infinito. Non sei pronto a tutto questo all’inizio. Non sai quando finirà. E’ la peggiore sensazione che puoi immaginare. Ed è volgare. E’ proprio una malattia volgare, disgustosa. Può davvero rovinarti la vita — lo so. Quando è in remissione, sanguini internamente. E vengono fuori muco, secrezioni e sangue, e devi andare in bagno 20 volte al giorno. E fa davvero male. E ti dici “Ah!” (muove le mani verso l’alto) Mi è successo di non poter dormire tutta la notte, con la borsa dell’acqua calda sulla pancia. E io ne ho una forma lieve. Ad alcuni ragazzini hanno tolto più di un metro di colon. Tutto questo lo rende una cosa di cui nessuno vuole parlare. Invece è necessario che se ne parli. Bisogna accendere una luce su questa malattia.

Sei stato un chitarrista di talento fin da giovanissimo ma non avevi piena fiducia nei PJ fino a pochi anni fa; hai avuto a che fare con l’abuso di sostanze nei primi dieci anni di vita dei PJ
Questo ha molto a che fare con quel periodo. Sicuramente. L’auto-medicazione, l’alcool, tutto questo, era un modo di affrontare la cosa. L’avrei fatto comunque, anche se non avessi fatto parte di una band. Ma avere a che fare con quel livello di fama, la pazzia che aveva colpito la band a quell’epoca, mi sono detto, “Amico, io ci sto!”. Ma insieme a quello arrivarono anche sconforto e malattia e il mio morbo di Crohn peggiorò. Ero molto timido. Mi sentivo molto insicuro del mio modo di suonare la chitarra. Ero insicuro nello scrivere nuove canzoni, perché quei ragazzi scrivevano pezzi bellissimi. Tutto questo aveva a che fare con quanto ero incasinato. Non mi sento più così. Posso parlarne ora, non è più un problema.

Pubblicizzare la tua battaglia con il morbo di Crohn, negli ultimi anni, ha aiutato ad aumentare la consapevolezza nei confronti di questa malattia
Ho il morbo di Crohn da 20 anni. Me ne vergognavo. Non ne volevo parlare. Lo vivevo come una cosa personale, che riguardava solo me. Ero nella fase di negazione. Pensavo che se ne sarebbe andato se non ci avessi pensato. Ma, ovviamente, non era così. Andò solo peggio. Ho dovuto affrontare diversi tipi di cure e andare avanti e indietro e smettere di fare certe cose. Ero entrato in questa spirale di malattia, negatività e depressione. Quando finalmente sono venuto allo scoperto ed ho iniziato a parlarne, è cambiato tutto. Ashley (O’Connor, la moglie di McCready) ha avuo un ruolo importante in questo….Ci siamo conosciuti circa cinque anni fa. Adesso siamo sposati. Siamo usciti insieme per circa tre anni. Era stufa di sentirmi lamentare. C’è un sollievo in questo. Se Ashley non mi avesse spinto in questo, sarei ancora chiuso in me stesso. Potrei non aver avuto problemi di alcool, droga o altro, ma sarei stato ancora guardingo e non ne avrei voluto parlare, perché nella mia mente era una cosa di cui vergognarsi. Adesso me ne frego. Voglio parlarne. Vedo ragazzini malati e ho voglia di parlare con loro. Ho conosciuto tantissime persone attraverso la malattia. Sono andato al “Crohn’s camp” e ho trascorso tre giorni con 90 ragazzini. Facciamo un concerto di beneficenza ogni anno con la mia band, i Flight to Mars, e con i soldi che raccogliamo possiamo mandare i bambini a questo campeggio. E’ un ambiente estremamente positivo per questi bambini, perciò devono andarci. Ma fa male al cuore, perché è così dura per questi bambini. Con i sacchetti della colostomia, e poi vedere quelle maledette toilette nella sala da pranzo. E io pensavo “Oh, mio Dio, si tratta di questo”. E ce l’avevo anch’io. Ma vedere loro fare corsi di arrampicata e discutere e parlare dei loro sogni e delle loro speranze e aspirazioni, non c’è niente di più bello.

Per molti anni non ho conosciuto nessuno che avesse questa malattia. Veramente nessuno. Ho a che fare con questa cosa da 20 anni ormai. Non c’è cura. E non c’è una causa specifica. Per alcune persone è correlata con la loro dieta. Per altri è qualcosa di diverso. Ma per me potrebbe essere stato molto peggio. Voglio solo che tutte le altre persone là fuori che hanno questo problema, sappiano che è ok. Mi sono trasferito a Los Angeles nel 1986 con la mia band, gli Shadow, cercando di sfondare laggiù. Ci sono rimasto circa un mese e mezzo. Ed ho iniziato ad avere incredibili dolori addominali, e a dover andare in bagno così (schiocca le dita). Pensai “Oh, forse è qualcosa che ho mangiato”. Ma non passava. Così sono andato da un medico. All’epoca mi dissero “Probabilmente hai una colite ulcerosa”. Pensai “Che diavolo è? Morirò?” Non ne avevo idea. Mi hanno solo dato delle indicazioni… dovevo prendere delle grosse pillole arancioni; ero sempre ricoperto di polvere arancione. Non erano steroidi; ho preso anche quelli… Gli steroidi anabolizzanti sono quelli che fanno ingrossare. Questi erano diversi. Erano corticosteroidi. E sono diversi dagli anabolizzanti. Non hai nessuna massa muscolare. Ti senti pazzo. (ride) Succedevano delle cose folli. C’è un video in cui sono piuttosto gonfio, e quello è il periodo in cui prendevo gli steroidi.

Sembravi gonfio nei filmati del periodo di Yield
Sì. Era per gli steroidi. E’ il gonfiore causato dal prednisone. E’ questo che succede. Il prednisone è davvero un brutto farmaco… Ma i medici spesso lo usano perché è l’unica cosa che blocca i sintomi immediatamente. E’ come un cerotto sul tuo colon. Lo blocca. Ma ci vuole un tempo infinito per toglierlo. Se lo togli velocemente…il tuo morbo di Crohn tornerà immediatamente. Ma se lo scali gradualmente – che è un processo lungo e da incubo; l’ho fatto un po’ di volte…

La cosa particolare di Crohn e colite è che cure diverse hanno effetti diversi sulle persone. Non c’è una cosa che vada bene per tutti. Così, come nel cibo che mangiamo, un altro paziente con il Crohn può mangiare pomodori, mentre io no. Al momento la mia dieta non è ristretta perché sto prendendo un nuovo farmaco. E la cosa interessante di alcuni di questi farmaci è che sono stati creati in origine per i malati di artrite – si è scoperto che molti farmaci per l’artrite funzionano per i pazienti con Crohn e colite. Non so perché. Si pensa sia perché il sistema immunitario lavora troppo bene e attacca il colon come se non dovesse essere lì. E’ geneticamente determinato. Questa è una teoria. Ma pensano anche – ora in Gran Bretagna – pensano l’opposto; il sistema immunitario non è abbastanza forte per combattere i batteri e gli altri agenti presenti nel colon. Ma so che la dieta ha comunque un ruolo. Perché cereali, amidi e zuccheri possono trasformarsi in qualcosa che porta ad un’infiammazione del sistema… Né amidi né zuccheri, questo funziona per alcuni pazienti con il Crohn. Ed è una cosa dannatamente dura da fare. Io l’ho fatto per quattro mesi, ed è stato difficile. Adesso sto mangiando quello che voglio.

McCready ha masticato uno stuzzicadenti per tutta l’intervista
Stuzzicadenti. Sono drogato di questi affari. (ride) Cerco di stare lontano da amidi e zuccheri quando posso, perché comunque mi sento meglio quando lo faccio. E’ una cosa che ho imparato. Ma non sono perfetto. Ho amici che hanno il Crohn e lo fanno, e per loro funziona.

Da quanto tempo hai problemi gravi con il morbo di Crohn
Adesso è in remissione. Subito dopo essermi sposato, sono stato molto male. Potrebbe essere stato a causa dello stress; potrebbero essere state cento cose diverse. Andando al “camp” l’anno scorso ho conosciuto un medico. Mi ha fatto provare un nuovo farmaco… E, bam, nel giro di due settimane e mezzo, stavo bene.

E’ una questione di assicurazione. E’ una questione di disponibilità… La cosa che sto prendendo adesso è… in una fase sperimentale. Perciò, questo è quello che serve… Ci sono circa sette o otto diversi farmaci che stanno uscendo. In buona parte è sicuramente una questione finanziaria. In alcuni casi non viene diagnosticato. In alcuni casi i medici non sanno esattamente di cosa si tratta. Molto è legato alla dieta. E a volte i medici dicono “No, non è la dieta. Non c’entra niente”. Ma io tendo a credere che lo sia. Detto ciò, è diverso per ogni paziente. E’ culturale. Può essere finanziario. Tutte queste ragioni. Forse alcune persone non ne parleranno.

Dove saresti senza il supporto di tua moglie Ashley
Oh, sarei estremamente infelice. Sarei un casino completo senza Ashley. Mi sarei soltanto lamentato, mi sarei lasciato divorare dalla malattia e sarei stato depresso tutto il tempo. Lei mi ha salvato. Forse sarei stato in remissione. Ma non avrei potuto parlarne con questa serietà. Non sarei stato così pieno di speranza nei confronti della vita. Sarei stato fottuto. Non avrei neanche saputo tutte queste cose.

Questa è solo la ciliegina — è la parola sbagliata. Mi ha fatto capire che sono decisamente fortunato e la mia vita è meravigliosa. Il mio “lavoro” è formidabile. Ed è quello che ho sempre volute fare e sono fortunato a poterlo fare. Sono fortunato ad avere una band che mi supporta in questo e vuole fare il concerto di beneficenza del 20 luglio 2006 a Portland. Sono fortunato che Ashley mi abbia fatto guardare a me stesso in un modo grazie al quale ora sento il bisogno di parlarne. Ho bisogno di fare qualcosa di positivo – questo è il fattoI membri dei PJ si supportano a vicenda per ciò che riguarda i progetti solisti e le cause personali
Ci proviamo. Tutta la band mi ha sostenuto così tanto. E la vita che sto vivendo ora, anche con il morbo di Crohn, è una vita molto fortunata. Penso sia un’esperienza davvero unica. Non so se molte altre band fanno lo stesso. Non so se qualcuna lo fa. Fa parte della nostra natura. Non so cosa sia. Fa parte del nostro DNA, il DNA del gruppo; è la nostra filosofia di vita e il desiderio di dare. Vogliamo dare l’uno all’altro e questo ci permette anche di relazionarci meglio tra di noi. E’ anche una buona cosa da fare, mantenere un’unità come band per sostenerci a vicenda. Ci sosteniamo a vicenda già per il fatto di essere in una band. Voglio dire, abbiamo le nostre discussioni. Non andiamo sempre d’accordo. Ci succede.

L’ultima volta che la band ha avuto un serio disaccordo
Un po’ di tempo fa. Voglio dire, io e Ed abbiamo discusso prima di iniziare questo tour.

Si dice che durante lo show del 28 maggio 2006 a Camden, ci sia stato un litigio sul palco e Ed se la sia presa con i fotografi
E’ successo perché i fotografi sono rimasti troppo a lungo nell’area foto. Ma era successo qualcosa e Ed si era seccato; questo è quello che ho sentito. Ma abbiamo discusso piuttosto duramente proprio all’uscita di questo disco. Ero stanco all’inizio della registrazione e quando abbiamo finito ho detto “Sentite, dobbiamo sederci e parlare, perché ci sono alcuni problemi adesso e voglio sapere cosa sta succedendo”… Solo cose di cui avevamo bisogno di parlare. Prima era accaduto tra Ed e Stone. Ma l’ho visto accadere anche tra Jeff e Stone. Così come tra me e Stone. Bisogna essere capaci di avere fiducia e accettare le critiche e lasciar andare il tuo ego. A volte è faticoso. Essendo un artista, vuoi essere capace di creare, ma c’è una tensione che ne deriva. Punti di vista diversi.

Altri interessi musicali e la passione per il comico David Cross
Mark Knopfler
E’ l’idolo di un mio grande amico di Seattle. Come di recente, ho sempre avuto un grande rispetto per Knopfler e mi piacerebbe molto lavorare con lui. Ma in un certo senso l’ho conosciuto per la sua tecnica di fingerpicking e il suo modo pulitissimo di suonare. Tutte le note sono pulite; è una cosa difficile da fare.

Gram Parsons
Adoro Gram Parsons. Anni fa con un mio amico e un altro tizio della casa discografica siamo andati al Joshua Tree (National Park) e siamo andati a cercare il posto in cui avevano bruciato il suo cadavere. E’ stato nel ’93. Ed è stato molto divertente. Viaggiavamo per il Joshua Tree cercando segni di Gram Parsons – come se avessimo mai potuto trovarli (ride) L’unica cosa che abbiamo trovato è stato…il posto in cui hanno girato The Flintstones (ride).

David Cross, che ha aperto lo show dei PJ a Portland il 20 luglio 2006
E’ il mio preferito in assoluto. I suoi tempi e il suo modo di parlare. Ah! Cross ha inventato il personaggio di Mr. Pickles. (Nota: Mr. Pickles era un pupazzo da ventriloquo messo sul palco che ha avuto una vita luminosa durante il tour di Yield del 1998, ma morì al termine di un lungo e divertente periodo). Quando andava in onda “Mr. Show” l’HBO continuava a spostarlo – non avrebbe potuto avere una peggiore collocazione oraria. Ma era la più divertente, più rivoluzionaria comicità che io avessi visto da tanto tempo. Mi sedevo a guardarlo e cadevo giù dal divano. … Sono andato sul set a trovare lui e Bod Odenkirk – ho ancora le foto. Ma ero nervoso, perché i comici mi innervosiscono. Adoro i comici. Il pupazzo era lo sketch di Mr. Pickles. Era una gara di ventriloqui? (ride) Io avevo il mio Mr. Pickles e lo mettevo sull’amplificatore. Oh! Lo buttavamo giù. Durante l’ultimo concerto l’abbiamo impiccato. Me lo ricordo. Io non ho avuto niente a che fare con l’impiccagione di Mr. Pickles. Non ho fatto niente. (ride) Ce l’ho ancora da qualche parte.

Anche le Sleater-Kinney hanno aperto per i PJ nel 2006 a Portland e sono state a lungo in tour con la band nel 2003 e nel 2005 prima di dividersi
Mi è dispiaciuto. Sono rimasto scioccato. Hanno avuto un periodo davvero buono con il loro ultimo disco. Stavano iniziando ad arrivare ad un certo livello. Mi piaceva Carrie (Brownstein) – adoro tutte loro. Sono diventate parte del nostro piccolo mondo. E’ successo qualcosa. Probabilmente è il gruppo con il quale ci siamo più divertiti tra tutti quelli che hanno suonato con noi on the road. Perché sono proprio forti, divertenti e vere.

I PJ hanno un catalogo di canzoni inedite, in particolare quelle che si vedono in una foto di Lost Dogs con delle bobine sulle quali appaiono pezzi che non sono mai stati suonati dal vivo né pubblicati ufficialmente
Sai cosa? Sono un po’ meno di ciò che c’era in Lost Dogs. In Lost Dogs ce n’erano forse 25 – non so esattamente. Ce ne sono probabilmente – bè, potrebbero essere 30 o 40. Sai, non lo so.

Si dice che siano stati registrati 30 o 40 pezzi per “Pearl Jam” (avocado)
Sì. C’è un pezzo che si chiama “Rise and Fall”, scritto da Ed, che non è finito nel disco. Sì, ce ne sono un altro paio. Di questa session ce ne sono altri 10. E considerando tutte le session del passato, dovremmo arrivare a 30-40. Alcuni sono completati, alcuni sono solo delle cazzate, alcuni sono “work in progress” e altri non ce l’hanno mai fatta a finire in un disco. Tipo “Bene, abbiamo una strofa e un ritornello e una strofa e un ritornello”. Ma poi le lasciamo nel dimenticatoio perché non riescono ad avere la scintilla giusta per accendere il fuoco. “Black, Red, Yellow” era così all’inizio, poi è riuscita a venir fuori ed effettivamente suonava bene. C’è altra roba. C’è molta altra roba. Non facciamo che prendere tutti quei nastri e metterli in un posto chiuso ermeticamente (ride) – ma questo succedeva quando eravamo nella vecchia casa di Kelly, nello scantinato. E’ una lunga storia. Ma ora abbiamo un nuovo caveau; ci siamo spostati da lì. … Ma c’è un sacco di roba. C’è una tonnellata di diverse cose. Inoltre, registriamo ogni singolo concerto, e ci sono spesso delle jam lì dentro. Penso che vedrete venir fuori della roba interessante, creativa. Non per vantarci, ma alcune idee davvero creative, attraverso il fan club, Kelly e noi stessi.

L’apertura del caveau
Sì. Qualcosa del genere. Quando finiremo il tour avremo tempo per concentrarci su questo. Vedrete nuove cose che verranno fuori. Nuovi artwork che non avete mai visto prima. Jeff ha migliaia di foto. E non so se ci farà mai niente, ma dovrebbe – sono tutte grandiose. Ne stava facendo anche oggi al soundcheck. Ti dirò: fa foto continuamente. Ha documentato ogni cosa, fin dal primo giorno. Probabilmente da quando suonavamo con Matt Cameron per registrare il primo demo.

I PJ hanno documentato la loro storia dagli inizi della band e tutti voi giocate un ruolo chiave in questo processo
E’ una questione di controllo. (ride) Come band vogliamo avere la privacy ed il controllo dell’immagine, quanto più possible. E’ sempre stata una cosa importante per Jeff e Stone, già dai tempi dei Green River. Ad esempio, quando erano nei Mother Love Bone e fecero il disco Apple, Lance fece le foto e Jeff disegnò la mela.

Una cosa divertente: quando i Soundgarden suonarono “Big Bottom”. Gli Spinal Tap lasciarono le loro cose a Seattle l’ultima volta che suonarono lì (ride). Così quella roba era nel magazzino in West Seattle. Era il periodo in cui eravamo agli inizi; forse anche prima del disco, quando stavamo ancora provando. Sì, perché Jeff non c’era – non so se aveva già suonato con me e Stone. Comunque, i Soundgarden suonavano alla Key Arena, credo fosse per il Bumbershoot. Durante “Big Bottom” uno dei corni si era staccato dal teschio. Così Jeff si è preso un po’ di tempo e lo ha ricostruito. E quando i Soundgarden hanno suonato “Big Bottom”, l’hanno usato. … Non so come sono finito a raccontarti questa storia. (ride)


Quanto feedback fornisce la band in termini di mixaggio per i suoi bootleg ufficiali
Ascoltiamo i bootleg e diciamo “Bè, forse vogliamo sentire un po’ di più il pubblico nello show in Argentina” e cose preliminari. Ma poi li lasciamo andare come sono. … Li ascoltiamo più che altro per il pubblico. Le cose che vengono prese in considerazione, stranamente, sono quelle che suonano come Alive dei Kiss. E’ questo ciò che vogliamo. E’ la musica con cui siamo cresciuti. Il suono live degli anni ’70; è questo che vogliamo catturare in qualche modo.

Il testo e la musica di “Inside Job”
… Avevamo la musica e pensavamo “Questa cosa potrebbe essere mostruosa”. E’ il pezzo che ho sempre voluto scrivere da qualche parte nella mia mente e quando alla fine ho sentito Ed cantare il testo, sono rimasto scioccato; ero davvero emozionato. E probabilmente ho ampliato il testo (da una newsletter del 10 Club). Eravamo a San Paolo in Brasile e non sono uscito quel giorno. Pensavo “Devo scrivere qualcosa per questo”. Così ho preso la mia chitarra acustica e ho avuto l’idea: ho bisogno di essere aperto spiritualmente verso la mia interiorità per trovare soluzioni per la mia vita. … Riguarda anche l’essere orientato ad una soluzione positiva a qualsiasi cosa succeda nella vita … una malattia fisica o spirituale. Prima di tutto deve venire da dentro di te. In parte deriva anche da un film, “What the Bleep Do We Know!?”. Riguarda l’intenzione. Qual è l’oggetto del mio processo di pensiero? Il mio pensiero è orientato alla soluzione e quindi la soluzione arriverà? Oppure sto pensando in negativo?

 

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