Dai Mookie Blaylock ai Pearl Jam
Intervista a Matt Cameron | Giugno 2003

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From Mookie Blaylock to Pearl Jam: The Matt Cameron Interview
by Tim Slowikowski
PopMatters | Giugno 2003

Traduzione a cura di Angpo.

Con le radici in due gruppi classici del grunge, Matt Cameron ha un posto d’onore nella storia come forza trascinante di due dei più grandi gruppi dell’esplosione di Seattle degli anni ’90. In un certo senso Cameron è sempre stato parte dei Pearl Jam.
Originario di San Diego, Cameron ha trascorso, senza saperlo, alcuni anni a frequentare gli stessi concerti che seguiva un giovane chiamato Eddie Vedder. Nel 1990 ha anche aiutato il gruppo in formazione, conosciuto come Mookie Blaylock, a mettere insieme un demo di canzoni strumentali (conosciute poi come Alive, Once e Footstep). Tecnicamente, Matt Cameron è stato il batterista originale dei Pearl Jam, un gruppo che ha visto una certa quantità di batteristi avvicendarsi negli anni. Per quelli che tengono i conti: Matt Cameron (demo), Dave Krusen (Ten), Matt Chamberlain (tour), Dave Abbruzzese (Vs, Vitalogy), Jack Irons (No Code, Yield) e da capo con Matt Cameron (Binaural, Riot Act). Cameron è anche stato il batterista del progetto di Soundgarden e Pearl Jam chiamato Temple of the Dog. Guardando indietro ora, sembra naturale che sia finito a fare il batterista a tempo pieno dei Pearl Jam, ma a quei tempi il futuro era Supersconosciuto (Gioco di parole con Superunknown dei Soundgarden ndt)

Quando la lunga storia dei Soundgarden terminò nel 1997, Cameron si trovò senza lavoro per la prima volta dal 1986. Per coincidenza, all’inizio del 1988, Jack Irons prese la decisione di lasciare i Pearl Jam, creando un vuoto dietro la batteria proprio nell’imminenza del tour estivo. Come Cameron ha detto a Spin:”Ricevetti una telefonata inaspettata da Mr. Ed Ved. Fu un'imboscata. Ho davvero avuto un preavviso breve. Mi ha chiamato e ha detto: 'Hey, che fai quest’estate?'” Il resto è storia, con Cameron che è diventato parte integrante delle dinamiche del gruppo. Nel frattempo ha anche scritto varie canzoni per il gruppo e ha puntellato le canzoni più fragili con forza e propulsione. Il 5 giugno 2003, ho avuto una conversazione di alcune ore con Mr. Cameron prima che i Pearl Jam salissero sul palco di San Diego.

PopMatters: Ho visto che l’altra sera a Irvine, l’ex batterista dei Pearl Jam, Jack irons, ha preso il tuo posto alla batteria e tu sei passato alla chitarra. Com’è stata per te quest’esperienza?

Matt Cameron: E’ stato divertente amico. Solo molto divertente. Sono sempre pronto per queste cose, una specie di grande party. Se gli altri ci sono dentro, hey allora ci sono anch’io. Nel mio ultimo gruppo, i Soundgarden, ci sono stati un paio di batteristi che hanno preso il mio posto per un paio di cose, e per me era divertente prendermi una pausa e guardare il gruppo e dire “whoa, bello!” Qui è stato differente perché sono dovuto rimanere sul palco e suonare la chitarra. E’ sempre divertente, mi è sempre piaciuto farlo.

PM: com’è stata la transizione quando sei entrato nei Pearl Jam dopo aver suonato coi Soundgarden per così tanto tempo?

MC: Beh, non è stato molto difficile. I ragazzi mi hanno davvero fatto sentire benvenuto è non ho dovuto lottare per capire la parte musicale, anche se il mio stile era un po’ diverso da quello a cui loro erano abituati. Hanno avuto così tanti batteristi, non so nemmeno se sapevano davvero quello che cercavano. Così ho semplicemente suonato nel solito modo e poi abbiamo capito quello che funzionava meglio per il gruppo. Così ho cambiato un po’ il mio modo di suonare e penso che ora suoniamo davvero bene.

PM: infatti, è una delle cose che ho notato quando ho visto il gruppo suonare a Champaign lo scorso aprile. Sembrava che tutto girasse alla perfezione. Venendo da fuori, quali sono le canzoni che preferisci suonare dal vivo?

MC: Penso siano quelle in cui ho avuto un ruolo.

PM: come quelle di Binaural e Riot Act?

MC: Sì, sì. E’ sempre un po’ diverso quando arrivi in una situazione in cui il gruppo è già formato e la musica è stata scritta prima che tu arrivassi. Così devi suonare secondo quello schema e a volte è più piacevole sapere che sei stato parte del processo che ha creato una canzone. Dà più soddisfazione sia come musicista che come membro del gruppo.

PM: Sì, specialmente sentendo You Are dal vivo, è stato piuttosto impressionante perchè mi ricordo di averla sentita sul disco e di aver pensato:”Oh come faranno a farla dal vivo?” Com’è stato per te scrivere una canzone come quella, e poi mesi dopo, vedere Eddie Vedder cantare le parole che avevi scritto ed il gruppo suonare la musica?

MC: Oh è stato grandioso. Ci si sono tuffati dentro. Non erano per nulla spaventati. Tecnicamente è qualcosa che non penso che avessero mai provato a fare, ed è diversa da qualunque altra canzone che abbia scritto. Penso che eravamo tutti nella stassa situazione quand’è stato il momento di trasformare la canzone per farla dal vivo. C’è voluta un po’ di programmazione da parte mia, e un po’ di prove, ma non è stato per nulla faticoso. Sono stato davvero sorpreso per come è stato facile.

PM: Visto che il gruppo sta pubblicando bootleg di ogni concerto, mi chiedevo quali, secondo te, sono state le serate migliori.

MC: Abbiamo fatto alcuni concerti molto buoni nella prima parte del tour. Quando eravamo con le Sleater-Kinney penso che eravamo davvero in forma. Non mi ricordo dei concerti particolari a dire il vero. Non ho ascoltato i bootleg quindi non so davvero dare una risposta (ride). Per me ha più a che fare con l’esperienza dal vivo e cerco di ricordala dalla mia prospettiva sul palco. Qualche volta quando senti le registrazioni dei concerti, queste non riescono davvero a catturare quello che stavi provando. Così penso che sia una cosa più per i fan.

PM: A proposito delle Sleater-Kinney, penso che uno dei concerti che è piaciuto di più è stato quello di Nashville dove le Sleater-Kinney e Steve Earle si sono uniti a voi per le cover di Fortunate Son e Rockin’ in the free world.

MC: Si, e’ stato davvero divertente.

PM: Com’è stato le Sleater-Kinney, Sparta e Idlewild? Hai avuto la possibilità di vedere i loro concerti prima del vostro?

MC: Beh, provo sempre a guardare le Sleater-Kinney perché suono il tamburo in una delle loro canzoni, così devo esserci per forza (ride). Ma sono state il mio gruppo di supporto preferito di tutti quelli con cui sono andato in tour. La maggior parte delle volte abbiamo dei gruppi di supporto interessanti, come i Cheap Trick che hanno aperto per noi alcune volte. Così penso di avere due preferiti.

PM: Quali sono i gruppi che preferisci vedere dal vivo?

MC: Dei gruppi di oggi, cerco sempre di andare a vedere I QOTSA quando vengono in città. Gli Eleven (il vecchio gruppo di Jack irons). Vediamo, chi altro? Ho sentito che i Magic Band sono in tour, mi piacerebbe vederli. Ogni volta che Elvin Jones viene a Seattle cerco di andarci. Direi che è tutto. Non ci sono nuovi gruppi che mi interessano davvero oltre questi. Se PJ Harvey venisse andrei sicuramente a vederla.

PM: Niente di davvero eccitante nella scena musicale ora?

MC: Rock nuovo? Nah, a parte i Queens no. Penso che annoino. Non so, mi sembra di vedere un vuoto generazionale, non mi piace proprio l’emo-core o il computer-grunge o roba del genere.

PM: Venendo sia dai Pearl Jam che dai Soundgarden, cosa pensi sentendo dei gruppi che dieci anni dopo copiano entrambi i gruppi e neppure molto bene?

MC: Oh, non lo so. Penso di averne sentito uno, quando, hu… vediamo qual è quel gruppo australiano?

PM: Silverchair?

MC: Sì, sì (ride). Quando li ho sentiti ho pensato: “Wow!” Erano piuttosto bravi. Penso che fosse una cosa carina. Sai, comunque, voglio dire con i Soundgarden sono sicuro che tutti dicessero che eravamo delle copie dei Led Zeppelin, così davvero non ha importanza.

PM: Quando vi ho visti a Chicago, mi è sembrato che, per una qualche ragione, aveste dato ancora più del massimo. C’è qualcosa di particolare con Chicago o con qualche altra città oppure è stata semplicemente un'altra data del tour?

MC: No, è una destinazione chiave del rock americano. Come tutte le grandi città dell’est, è sempre molto eccitante suonare lì, lo è sempre stato. Suonare a Chicago mi carica sempre di più che suonare a Duluth o in posti del genere. Per la storia e perché la gente che viene ai concerti ne sa molto di più rispetto ad altre città. E’ una scena musicale fantastica e con alcuni grandi gruppi e grandi musicisti. Eddie è di Chicago. Io ho molti amici lì. Cerchi sempre di suonare bene nella tua città natale. Come oggi a San Diego, è la mia città così ci saranno molti amici e voglio fare il miglior concerto possibile.

PM: Tu e Eddie non avete un po’ di storia comune a San Diego?

MC: Sì, non ci conoscevamo, ma siamo andati agli stessi concerti e siamo davvero felici di essere qui oggi.

PM: I Pearl Jam sono un grande gruppo, ma possono anche essere la miglior cover band esistente. Quali sono le cover che preferisci?

MC: Mi è piaciuto suonare Driven to Tears dei Police, è stato davvero divertente. Abbiamo fatto alcune cover dei Ramones come I Believe in Miracles. Abbiamo suonato con Johnny Ramone “The KKK took my love away" ed è stato grande. Ce ne sono molte, il gruppo non ha paura di fare cover, è una delle cose che amo. Ce n’è un’altra chiamata Timeless Melody dei La’s che abbiamo suonato qualche tempo fa. E’ una bella canzone che mi è sempre piaciuto suonare. Non penso ne faremo delle altre, e queste sono le mie preferite.

PM: per ultimo, mi chiedevo quali fossero i tuoi rituali pre concerto. Come ti prepari per il concerto?

MC: Cerco solo di essere sicuro di aver mangiato abbastanza e bevuto abbastanza acqua, tutto qui.

 

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