Intervista a Jeff Ament | Ottobre 2009

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Q&A with Pearl Jam bassist Jeff Ament '85
Umt.Edu wen exclusive | October 2009

Montanan: Tell me your thoughts on the Missoula skate park, which you were instrumental in building.
Ament: The great thing is I get to use it, too. That project I felt I could not only bring money to it but I’ve been to more than 100 skate parks over the world, so I know the good things and bad things. The skateboard park thing, I think, was a little bit harder to get done because most of the older generations don’t understand what that is. I explain it as it’s kind of like our generation’s version of Harley Davidsons.

Montanan: How did you start playing bass guitar?
Ament: I was into music when I was really young. My friend Reggie and I were rock music fanatics. We read [rock magazines] Circus and Creem. Punk rock was largely the thing that told me I could do it. It was simple and had the kind of energy I wanted. I started playing bass fall of 1981, on the sixth floor of Jesse Hall. Part of it was I had a guitar that I brought to school and I’d taken a few lessons in high school and there was a guy who I met on my floor who was in some punk rock bands in L.A. and his family moved to Butte. He could play both bass and guitar. He had a 1977 Fender Precision bass that he traded me for my Gibson SG.

Montanan: It’s been written that in some of your early bands you pushed your bandmates hard and even lobbied to make commercially successful music, which was a notion they thought was sort of un-punk rock.
Ament: No, that’s not true. I know it’s written on Wikipedia. The thing is, I was in it a little bit more, I didn’t really have a lot of patience for just f***in’ around and doing stuff just for fun. I had a full-time job, none of those guys had full-time jobs, and I wasn’t getting my education and my rent paid for. I said, “I’m going to make a go of this in my twenties. I want to make music. I want to make records. I want to tour. I want to make the most of being in a band. I want to take it seriously.” It wasn’t about being a rock star. I’m as much or more DIY [do-it-yourself] now than I was in ’92. Pearl Jam is putting out its own record this year, and we’re 100 percent in control of every creative aspect of it.

Montanan: If you weren’t driven by a huge desire for commercial success, where did your drive come from?
Ament: That all came from my dad. He taught me that you’ve got to work your ass off in order to survive. My dad probably for my entire life was living paycheck to paycheck. He was intense, and I had to work with him a lot. I sort of despised him for a lot of it, but I have him to blame for a lot of the good things that happened to me because I have a lot of drive and am not afraid to work hard.

Montanan: You moved back to Missoula in part because of the stresses of fame in Seattle. Did you ever have any similar problems in Missoula?
Ament: The only trouble I ever had in Missoula was from people from out of town. In Montana they were respectful or didn’t give a s**t. I appreciate people not really caring that much.

Montanan: Does where you live affect your creativity?
Ament: I always say I moved back because I work best and am most creative when I’m moving at a certain pace. Sometimes that Seattle pace is too much, there’s too much buzz. Missoula has enough of a cultural life that I can go in and out of that buzz. I can go in and get my little piece of culture, listen to a record, or see a movie or see some art and get a little poke and then hole up in my room and play guitar, paint, skateboard, whatever gets me excited. I never get bored, and I think that’s partly from being raised in small town. My imagination is pretty solid. I’m still into all the same s**t I was into when I was twelve. If I’ve got a guitar or a skateboard or a basketball, there’s not a chance in hell I’m going to be bored.

 

 

 

Q&A con il bassista dei Pearl Jam, Jeff Ament (classe'85)
Esclusiva web di Umt.Edu | Ottobre 2009

Montanan: Dimmi cosa ne pensi dello skate park di Missoula, visto che hai avuto un ruolo importante nella sua costruzione.
Ament: La cosa fantastica è che ho iniziato ad usarlo anch'io. Per questo progetto sentivo che potevo non solo contribuire finanziariamente ma, poiché sono stato in più di 100 skate park in tutto il mondo, so quali sono le cose buone e quelle negative. Penso che il problema degli skateboard park, è che sono un po' difficili da realizzare perché la maggior parte delle generazioni precedenti non sanno cosa siano. Io lo spiego come se fosse la versione della Harley Davidsons della nostra generazione.

Montanan: Come hai iniziato a suonare il basso?
Ament: Ero preso dalla musica quando ero ancora molto giovane. Io e il mio amico Reggie eravamo fanatici della musica rock. Leggevamo Circus e Creem [riviste rock]. Il punk rock è stato decisamente quello che mi ha fatto capire che potevo farlo. Era facile e aveva quel tipo di energia che volevo. Ho iniziato a suonare il basso nell'autunno del 1981, al sesto piano del Jesse Hall. In parte è stato perché avevo una chitarra che avevo portato a scuola e avevo preso alcune lezioni al liceo e c'era un ragazzo che avevo conosciuto al mio piano, che aveva suonato in diverse punk rock band a L.A. e la sua famiglia si era trasferita a Butte. Lui suonava sia il basso che la chitarra. Aveva un basso Fender Precision del 1977 che ha scambiato con la mia Gibson SG.

Montanan: Si è scritto che in alcune delle tue prime band tu facevi pressione sui tuoi compagni per fare musica di successo commerciale, che era una cosa che loro consideravano non-punk rock.
Ament: No, non è vero. So che è scritto su Wikipedia. La realtà è che io ero un po' più coinvolto, non avevo la pazienza di stare solo a cazzeggiare e fare le cose solo per divertimento. Avevo un lavoro a tempo pieno, nessuno di quei ragazzi ce l'aveva, e nessuno mi pagava gli studi e l'affitto. Dicevo "Farò successo a vent'anni. Voglio fare musica. Voglio fare dischi. Voglio fare tour. Voglio fare il massimo per far parte di una band. Voglio prenderla seriamente." Non c'entrava niente l'essere una rock star. Io sono più o meno "do-it-yourself" ora di quanto non lo fossi nel '92. Come Pearl Jam quest'anno facciamo uscire il nuovo album da soli, e abbiamo il controllo totale di ogni aspetto creativo.

Montanan: Se non eri spinto da un enorme desiderio di successo commerciale, allora cosa ti spingeva?
Ament: Derivava tutto da mio padre. Mi ha insegnato che bisogna lavorare duro per sopravvivere. Mio padre ha vissuto probabilmente per tutta la vita mettendo insieme stipendio su stipendio. Era una persona intensa, e io dovevo lavorare tanto con lui. L'ho quasi disprezzato per tante cose, ma devo considerarlo responsabile per un sacco di cose buone che mi sono successe e grazie a lui ho tanta grinta e non mi spaventa la fatica.

Montanan: Sei tornato a Missoula in parte a causa dello stress del successo a Seattle. Hai mai avuto problemi del genere a Missoula?
Ament: L'unico problema che ho mai avuto a Missoula riguardava gente di fuori città. In Montana le persone sono rispettose oppure se ne fregano. Apprezzo le persone che non mostrano così tanto interesse.

Montanan: Il posto in cui vivi influenza la tua creatività?
Ament: Dico sempre che sono tornato qui perché lavoro meglio e sono più creativo quando mi muovo ad una certa andatura. A volte il ritmo di Seattle è troppo veloce, si è iper stimolati. Missoula ha una vita culturale sufficiente per cui posso stare dentro e fuori quel tipo di stimoli. Posso prendermi il mio pezzetto di cultura, ascoltare un disco, o vedere un film o vedere qualche altra forma di arte e poi rifugiarmi nella mia stanza e suonare la chitarra, dipingere, fare skateboard, qualsiasi cosa mi diverta. Io non mi annoio mai, e credo che questo derivi in parte dal fatto di essere cresciuto in una piccola città. La mia immaginazione è piuttosto solida. Mi interessano ancora tutte le stesse cose che mi interessavano quando avevo 12 anni. Se ho una chitarra o uno skateboard o un pallone da basket, non c'è proprio possibilità che io mi annoi.

 

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