Eddie Vedder intervistato da Tim Robbins
Hobo Magazine | Gennaio 2007

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Eddie Vedder intervistato da Tim Robbins

(Gennaio 2007)

Da Hobo magazine



Tim Robbins — Ciao, qui è Tim Robbins

Eddie Vedder. — Hey, buongiorno.

— Ci stanno registrando in questo momento?

— Sì, penso che ci stiano registrando, cosa non inusuale per le nostre conversazioni ( ride )

— Bene, vediamo, cominciamo dall'inizio .

— Da cinque miliardi di anni fa??

— Da cinque miliardi di anni fa. Quando la vita così come la conosciamo cominciò a esistere, che tipo di musica ascoltavi tu?

— Musica sottomarina (ride) . Per lo più molti gorgoglii. Sì, le composizioni ritmiche della terra, i suoni delle bolle che salivano sulla superficie dell'oceano…

— Sai con che tipo di forma di vita ti manifestavi a quell'epoca?

— Penso che fossi un trilobita. Penso che la maggior parte di noi lo fosse, forse. Non lo so, è che faccio questi sogni in cui vorrei avere ancora il guscio (ride)

— Anch'io ho fatto quel sogno. Una copertura protettiva sarebbe pratica in questi giorni. Quindi ti sei evoluto attraverso i milioni di anni della storia della terra, e quando sei arrivato all'incirca, diciamo al 1975/76, che tipo di musica ascoltavi ?

 

— Beh, il 1978 me lo riesco a ricordare bene perchè era l'anno in cui uscì “The Last Waltz” su The Band [Vedder si riferisce al film “L'ultimo valzer”, diretto da Martin Scorsese, che documenta l'ultimo concerto dello storico gruppo The Band, n.d.t.] . Prima di allora vivevo in una casa comune, ‘Chicago Lake Bluff Home for Boys' o qualcosa del genere. Avevano un giradischi nel seminterrato. La maggior parte dei ragazzi erano più grandi, e di diverse origini culturali, ragazzi neri, irlandesi, chiunque. C'erano molte cose della Motown, da Sly and the Family Stone fino a James Brown. Ero attratto dai Jackson 5 perchè mi potevo relazionare alla loro età – non alle loro capigliature afro – avevo l'invidia per l'afro, a quel punto. Ricordo che mio zio mi portò a vedere “The Last Waltz”, e c'era così tanto in quelle due ore di film, gente come Dylan, Neil Young, Ron Wood, Joni Mitchell, Van Morrison e Muddy Waters, quindi mi piantò dentro molti semi. C'erano tutti i tipi di piccole deviazioni nel blues ed era pieno ed emozionante. Potevi sentire l'emozione perchè era il loro ultimo concerto e, sai, Scorsese lo rese in modo grandioso. Lo vidi in un teatro praticamente vuoto a Chicago. Avevo tredici o dodici anni.

— Suonavi all'epoca?

— No, ma volevo suonare. Sto cercando di pensare alla cronologia perchè ricevetti la mia prima chitarra per Natale quando avevo dodici o tredici anni. Il mio compleanno è appena prima di Natale, così costrinsi i miei a riunire i miei regali nella forma di una chitarra elettrica. Loro pensavano che fosse meglio prendermi un' acustica per vedere se mi piaceva. Penso che fosse l'inverno dopo aver visto il film.

— Che tipo di chitarra ricevesti?

— Era una copia di una Memphis Les Paul. Risultava abbastanza goffo per un ragazzino della mia corporatura a quel tempo. Finchè l'anno successivo, all'improvviso, un giorno l'ho presa in mano e l'ho sentita come un amico. Mi andava bene, sai?

— OK, andiamo un po' avanti. Quando ti sei trasferito a San Diego?

— Beh, vediamo, facevo avanti e indietro, da ragazzo. Sono cresciuto a Chicago, mi sono trasferito a San Diego quando avevo circa 10 anni e ho vissuto lì per un po', poi sono tornato a Chicago quando avevo tipo sedici o diciassette anni. Poi mi sono di nuovo trasferito a San Diego verso la fine degli anni '80.

— Oh, quindi alla fine degli anni ‘80?

— Sì, quindi ero lì da ragazzo. Non sono riuscito a finire le scuole superiori.

— E' stato agli inizi degli anni '80 che il punk rock cominciò ad avere successo negli hinterlands. Eri consapevole di quella musica, quando cominciò?

— Penso che avessi una specie di gusto ‘mainstream' di periferia. Fu solo quando vidi “Rock 'n' Roll High School” [film del 1979 con i Ramones, n.d.t.] che ebbi il mio primo sentore che c'era un posto al mondo per i disadattati. Se ci ripenso, mi ci volle un po' prima di ascoltare i Sex Pistols. Mi ricordo di aver visto suonare Elvis Costello al Saturday Night Live e sembrava intenso e come arrabbiato. Sai com'è lui, non sembra il tipo di persona che ti può prendere a calci in culo, ma il suo atteggiamento (ride)… non vorrei ritrovarmi contro di lui.

— Quindi fino a che età sei rimasto a Chicago?

— Probabilmente ci siamo trasferiti sulla costa occidentale quando avevo circa otto o nove anni.

— No, intendo dopo .

— Oh, dopo. Beh, non fui in grado di arrivare al diploma. I miei genitori si separarono e io stavo lavorando. Vivevo con un paio di ragazzi, cercando di guadagnarmi da vivere in qualche modo, suonando in gruppi e cose così, e poi tornai a Chicago nell'82 o ‘83. Fu allora che cominciai ad andare a vedere i gruppi dal vivo, perchè avevo più accesso a questi vivendo in città. Vidi gli X per la prima volta solo allora, nel periodo di “More Fun in the New World”. Mi procurai la carta d'identità falsa di qualcuno ed era una grande cosa perchè altrimenti avrei dovuto aspettare altri tre anni prima di diventare maggiorenne e poter entrare in quei posti. Quello è stato probabilmente il mio avere più prezioso in quei tre anni.

 

— E quali altri gruppi hai visto?

— Beh, mi sembrava ogni cosa. Dai Firehose ai primi Peppers...

— Hai visto i Black Flag o i Fear, o una di queste?

— No, non ho visto nessuno di questi gruppi. Penso che se fossi cresciuto in centro, a San Diego, avrei avuto accesso a loro. Vivevo la mia vita seguendo la bibbia degli Who. Quello era come il mio fulcro principale. Ascoltavo e riascoltavo i loro dischi, ognuno di loro. Credo che finalmente li vidi dal vivo nel 1980 e questo mi cambiò abbastanza la vita.. non ho mai avuto accesso a gruppi come i Fear o i Black Flag. Una volta stavo parlando con Thurston Moore [dei Sonic Youth] a proposito di questo. Lui pensava che avessi l'età perfetta per essere uno skate punker e io gli ho detto una cosa tipo, ‘beh ai tempi indossavo una cravatta da Longs Drugs ( ride ), lavorando trenta ore a settimana, e poi tornavo a casa e ascoltavo gli Who'. Avevo la mia giacca militare e il mio skateboard, ma era il mio mezzo di trasporto. Ero più per Springsteen e per roba tipo cantautorato. Il lato punk aggressivo era come latente in me.

— Ho visto un documentario la scorsa notte, ecco perchè ti chiedo queste cose. Si intitola “American Hardcore”. E' un nuovo documentario che parla di tutti questi gruppi che c'erano a quel tempo, e mi sono reso conto di averne persi anch'io la maggior parte . Ero a Los Angeles a quel tempo, quindi ho visto gli X e i Fear e…

 

— I Germs?

— I Germs. E penso di aver visto i Suicidal Tendencies ad un certo punto. Ho visto i Fear, i Black Flag e Jello Biafra. Stavo realizzando la scorsa notte che ho visto un mucchio di altri gruppi, ma mi sono completamente perso i Bad Brains. Mentre ascoltavo la loro musica la scorsa notte, mi dicevo, questi ragazzi sono grandi.
Era un documentario interessante perché parlava della relazione tra la musica e la politica a quel tempo. Di come c'era una reazione e di come c'era una certa estetica. E tutti questi gruppi hanno come fissato il tono per il futuro. Nessuno li capiva allora e ovviamente non c'era alcun passaggio radiofonico, per nessuno di loro, ma non è questo il punto.

— Wow. Nomini questi gruppi e sembra che siano passati secoli da quando ho visto chiunque…

— Giusto.


— Sai, sono stato abbastanza fortunato da vedere i Pretenders e i Clash nelle loro formazioni originali. E' incredibile come, in particolare nel caso di Jello, puoi sovrapporre quello che scriveva allora a quello che sta succedendo ora. E' ancora perfettamente attuale. E' disgustoso pensare a come il tempo non sia cambiato abbastanza o che siamo tornati indietro a quei tempi.

— Sì. Non volevano ascoltare allora e non vogliono ascoltare adesso. Nessuna sorpresa. Ma ti dovrei spedire questo documentario, è abbastanza interessante. Sai, alcuni di questi ragazzi avevano tipo quattordici o quindici anni quando misero su i loro gruppi. Roba davvero formidabile.
Quindi ti ho già detto cosa ne penso del vostro nuovo disco, ma te lo ripeto: penso che sia il miglior disco che voi ragazzi abbiate mai fatto. E l'ho riascoltato la notte scorsa ed è davvero, davvero grande. Penso che dovrei chiederti di parlarmi della sua genesi e di quanto ci abbiate lavorato su. Quali sono le idee e l'estetica dietro la sua realizzazione? Come ti senti al riguardo…

 

— Per quanto riguarda la stesura dei testi, mi sono trovato a gravitare verso un punto di vista più aggressivo e quello era il momento giusto e sembrava accordarsi all'atmosfera dell'America e a come mi sentivo personalmente. I testi sono quasi del tutto basati sull'osservazione e penso che questo sia stato un metodo di approccio salutare perchè a questo punto, non vuoi aggiungerti all'inquinamento sonoro solo per rabbia e indignazione morale. D'altra parte, ho pensato che fosse completamente superfluo aggiungerci a qualsiasi tipo di arte per intrattenimento, o a qualcosa che avrebbe solo facilitato vivere di più nel diniego.

 

— Giusto.

— Mi sembrava che un posto da cui poter osservare fosse una buona zona neutrale. E molte canzoni – c'erano sei o sette versioni per ogni canzone – era come se mutassero da una cosa in un'altra. Continuavano ad andare in questi luoghi differenti. Alla fine abbiamo scritto qualcosa come ottanta canzoni per finire ad averne tredici. Doveva terminare, doveva finire, e doveva cessare oppure… non so se capita anche a te quando scrivi, ma queste cose ti occupano dello spazio prezioso nella testa e sono sempre lì e ti mangiucchiano, queste piccole zecche di ispirazione. Di solito ci mettiamo circa tre mesi a fare un disco, quindi sai che fa parte del processo. Ma quando va avanti per quattordici mesi, comincia a diventare un biglietto per la follia.

— Sì, perchè poi cominci a fare ipotesi su ipotesi oppure ad ultra analizzare qualcosa che non ha bisogno di essere ultra analizzato. Per me, la cosa migliore da fare quando scrivo una sceneggiatura è ascoltarla e poi cambiarla. In fin dei conti, come una canzone, non sai mai cosa ne uscirà finchè non la metti giù e la ascolti. Ho ragione?

— Sì. Il metodo che utilizzo coi registratori e le macchine da scrivere consiste nello scrivere, registrare e ascoltare. Mi fumo un pacchetto di sigarette, la ascolto cinquanta volte e torno indietro. Può essere la settima volta che riscrivi la canzone ma poi ti viene una frase e ti dici ‘eccola, questa è la frase', e così dopo aver lavorato su quella canzone per due mesi, all'improvviso quell'unica frase mi permette di scrivere l'intera canzone. Usando solo quella frase, la nuova frase, posso poi scrivere la canzone anche in otto minuti.

— Giusto. Ma a volte vengono fuori da sole. Non richiedono tutte dei mesi, vero?

— Ce n'erano un paio, solo una o due, che sono semplicemente venute da sole. E per me, quello è il momento in cui il registratore diventa come il mio migliore amico e la mia cassa di risonanza, perchè quando questo succede devo prendere il tutto e fissarlo molto in fretta. E' stato interessante perchè abbiamo finito un paio di settimane fa e ho avuto l'opportunità di prendermi una settimana libera e ho pensato ‘Wow, questa è la prima volta che non devo portarmi dietro la mia valigetta con il registratore'. Poi ho pensato ‘Me la porterò dietro lo stesso perchè abbiamo lavorato insieme per l'ultimo anno e mezzo ed è diventata come la mia ragazza, quindi forse dovremmo farci una vacanza insieme'. ( Tim Robbins ride ). Quando scrivo alcune canzoni… c'è una specie di luogo in cui l'arte, o la creazione dell'arte, esiste, ed è un posto che sta tra la realtà e lo spazio. A volte raggiungerlo, raggiungere quel posto esatto nell'universo per creare queste cose, richiede del tempo. E' solo una questione di trovare quel luogo da cui poi poter creare.
Penso che anche quando mixiamo il disco raggiungiamo quel luogo. Penso che sia come il luogo che visitavi da ragazzo, quando ti mettevi le cuffie, al buio, con gli occhi chiusi. C'è come una specie di fulcro che si può trovare proprio di fronte a te oppure un milione di miglia lontano o da qualche parte nel mezzo. E raggiungere quel luogo, noi lo facciamo in modo che le persone, quando ascoltano il disco, capiscano che lo abbiamo assemblato con loro in mente. Non molte persone ascoltano la musica in questo modo, e chi lo sa come questa generazione ascolta i dischi al giorno d'oggi. Si scaricano una canzone dal computer. Noi facciamo ancora dischi per gente che li ascolta dall'inizio alla fine, con gli occhi chiusi, in quel luogo.


— Giusto.

— In realtà è chiedere molto, ma se la gente lo ascolta in quel modo, beh, quello è ciò per cui è stato creato.

— Beh, è un po' lo svantaggio del progresso tecnologico dei CDs e dei computers. Rende possibile passare alla traccia successiva o saltare una traccia se non ti piacciono le prime due frasi di una canzone. Ora siamo nel mezzo di questa tecnologia che è così veloce e immediata, ma allo stesso tempo ci porta via la gioia di mettere la puntina sul solco e ascoltare il lato di un disco. Sai quando ascolti un intero album di qualcosa e non sembra davvero un album, sembra più una raccolta di canzoni, ma non un album. Sai di cosa sto parlando. Poi recentemente ho preso 'Tumbleweed Connection' [di Elton John]. Avevo ascoltato un paio di canzoni ultimamente e mi ero dimenticato di come suonasse il resto dell'album. Così l'ho messo su dall'inizio alla fine e concettualmente, esteticamente, funziona tutto insieme. E' come una storia, come una sensazione. Ne sono rimasto colpito perchè non l'avevo più ascoltato seriamente come album da quando lo comprai la prima volta, quando uscì nel 1970…

— Uno.

— ‘71. Qualcosa del genere. Magari ascolti 'Burn Down the Mission' o qualche altra canzone, ma mi ero dimenticato di che effetto ebbe su di me la prima volta che lo ascoltai come un lavoro musicale, canzone dopo canzone. E c'è anche la pausa a metà. Sai, quella pausa a metà disco quando decidi se se girare lato oppure no – è come arrivare alla fine del primo atto e devi decidere se proseguire fino al secondo atto.

— Sì, sì. E' come la fine di un atto in uno spettacolo teatrale, in realtà.

— Sì. E poi il secondo atto ha un suo sentimento. Poi c'era questa cosa forte quando dicevi ‘Voglio ascoltare il primo atto di 'Tumbleweed Connection' e poi voglio ascoltare il primo atto di quest'altro album', e poi avevi tre albums diversi accatastati sul giradischi…

— E' vero (ride).

— E poi li giravi e ascoltavi i secondi atti di tre dischi diversi. Questo mi manca. Ho comprato un giradischi recentemente – mi ci è voluto un'infinità per trovarlo – sul quale li puoi accatastare e li fa scendere uno dopo l'altro.

— Già.

— Ma è così fragile ora, così sensibile, mi fa diventare matto. Devo trovare qualcuno che sappia come ricalibrarlo in modo che possa funzionare meglio.

— Mi ricordo anch'io che quando il secondo disco scendeva, ci impiegava un secondo per aggiustarsi. Sai, per aderire al disco che stava sotto (ride) . Di solito sfruttavo il mio al massimo. Non me lo dimenticherò mai perchè avevo l'abitudine di impilarne tipo sette o otto in cima. E ogni tanto due di loro scendevano. Sai, era come un jukebox a LP in realtà.


— Quindi voi ragazzi farete uscire il disco in vinile?

— Assolutamente sì.

— Bene.

— Per una qualche strana ragione il vinile al giorno d'oggi costa, sai, trenta dollari…

— Sì, trenta bigliettoni…

— Ero abbastanza giovane quando presi ‘Tumbleweed Connection', ma ‘Captain Fantastic' fu il primo disco di Elton John che ebbi. A quel punto ero solito scegliere i dischi in base al fatto che avessero la copertina apribile o no, perchè sapevo che ci sarebbe stato più artwork dentro e ‘Captain Fantastic'…

— Ohhh… vero!

— … aveva un sacco di cose. E mi sembrava che se un disco non aveva la copertina apribile, non era abbastanza buono. Sembrava una cosa da quattro soldi (ride) .

 

— Beh un'altra cosa da dire sugli albums è l'arte che hanno dentro. Possono essere un'opera d'arte. Può essere una cosa interamente concettuale con la copertina apribile che quando la apri ti fa dire ‘Oh mio Dio, guarda quello che c'è dentro'. A volte poi era così fico anche nella copertina interna. C'era davvero parecchio ingegno in queste cose. Ora con i CDs, ho così tante fottute custodie di CD vuote e non ho la minima idea di dove siano i loro CDs (ride). Non ho mai perso un album in vita mia. E' impossibile perdere un album. Puoi romperli, si rompono in modo fantastico quando odi davvero un album, sai, puoi buttarli contro il muro e vanno in frantumi. Questo è l'altro brivido che manca con un CD, non c'è modo di dimostrare in modo drammatico quanto tu lo odi (ride) . Anche con le cassette, potevi tirare fuori metri e metri di nastro. Mi ricordo una volta che stavo guidando verso il college con Frank, il mio amico Frank, e per qualche motivo stavamo ascoltando i Bread ed eravamo alla traccia otto. Mi ricordo che Frank afferrò il nastro, lo ruppe e lo gettò fuori dal finestrino! Disse, "Non voglio mai più ascoltare quella merda" (ride). Facevamo anche delle feste per distruggerli. Prendevamo tutti i dischi vecchi – sai, siccome era il 1977 ed ascoltavamo punk rock – c'era tutta questa musica che avevamo che andava distrutta.

— I dischi erano fatti per essere distrutti. Ecco da cosa deriva.

— E' vero. Non ci ho mai pensato. Ma non sto incoraggiando a distruggere l'arte, sto solo dicendo che, se per qualche motivo uno ha un album di Leo Stayer, non c'è ragione per cui debba occupare dello spazio (ride)

— E' molto difficile creare un artwork per CD che possa competere con uno per LP. Ci abbiamo provato un sacco e, sai, la dimensione conta. E' molto difficile fargli avere quella stessa aria romantica. E' diverso al giorno d'oggi.

— Un'altra cosa è anche la qualità del suono. Quest'anno, il giorno del Ringraziamento abbiamo avuto degli amici ospiti a cena e ad un certo punto ci siamo ritrovati di fronte al giradischi per circa un'ora e mezza, ad ascoltare albums dei Beatles e altri albums di quel periodo come ‘At Folsom Prison' di Johnny Cash. Stavamo semplicemente apprezzando la distribuzione stereo, che non assomigliava a niente che avessimo ascoltato da CDs negli ultimi anni. Potevamo forse essere un po' fatti ma, a prescindere da ciò, apprezzavamo il semplice starcene seduti lì ad ascoltare musica. Quanto spesso ti capita? Sai, sederti e dire, ‘Ascolta questo'. Ascolta come esce la musica dall'altoparlante a sinistra, e come dall'altoparlante a destra. Ti trovi ad una distanza equidistante tra gli altoparlanti e ascolti quello che succede. Penso che con i CDs non ci sia una giusta distribuzione del suono.

— Senza menzionare la differenza tra alti e bassi, e il calore del suono. Stavo ascoltando Klaus Nomi, che ha questa incredibile voce alta. Avevo alcuni CDs, ma c'erano un paio di dischi che dovevo ancora trovare. Me li sono fatti spedire in vinile dalla Francia e li ho messi su ed è stata un'esperienza di ascolto completamente diversa. Su CD la sua voce non aveva la stessa qualità. Il picco alto di quello che cantava era maltrattato dal suono metallico o dal suono acuto che il formato digitale crea. Penso lo avrebbe irritato sentire la sua voce su CD.

— E poi c'era tutta questa cosa relativa alle cassette mix.. ti ricordi… ci voleva un po' di tempo. Dovevi tirare fuori l'album, metterlo sul giradischi, testare la cassetta per vedere com'erano i livelli, se combaciavano con quelli della canzone precedente…


— Pausa e registra, poi fai scendere la puntina…

— Sì, fai scendere la puntina e assicurati che non salti… ci voleva del tempo. Ora ti puoi fare un Cd mix in circa 33 secondi (ride). Lo fai con il tuo Ipod e Itunes – ting ting ting ting ting – è diventato troppo semplice.

— Ora, dal momento che so che si fa così in fretta, quando accade qualcosa che allunga un processo che dovrebbe durare cinque minuti e lo fa diventare un processo di dieci minuti, mi incazzo (ride).

— Sono stato un fanatico luddista in tutti i miei montaggi. Sono riuscito a realizzare tre dei miei quattro film semplicemente tagliando la pellicola del girato. C'è questa teoria che ho sulle scelte: se puoi fare venti scelte o quattro scelte nel tempo che hai a disposizione, non è meglio farne quattro in modo che tu abbia del tempo per pensare nel mezzo delle quattro scelte? Questa è la mio teoria a riguardo, comunque… non avete registrato in analogico vero?

— Ad un certo punto tutto finisce su nastro, e poi di nuovo nel regno del digitale.

— Ma lo mettete su nastro?

— Sì. Gli hard drives del computer e quelle cose creano più tracce tra cui scegliere, ma una volta che abbiamo deciso quella definitiva, finisce su supporto fisico.

— Penso che alla fine ammetterò di dover montare coi computer il prossimo film che faccio, solo perchè sembra che fino ad un certo punto uno ha ragione, ma poi dopo un certo punto diventa solo un matto ( ride ). Un po' come girare con la carrozza e il cavallo e venire sorpassato…

— Beh, diventa poco sicuro, davvero.

— Esattamente

— Per il cavallo.

(ride) Dunque vediamo, oh yeah, World Wide Suicide, Life Wasted, Marker in the Sand e Parachutes… questo fenomenale album è pieno di grandi canzoni. Ma prima di tutto, World Wide Suicide, so che la cosa potrebbe non piacerti, ma potrebbe essere una hit. Lo dico solo perché voglio che venga messo per iscritto.
Ora, tutte le canzoni – parlavi di come tu non volessi unirti al coro di negatività riguardo a cosa sta passando il mondo in questo momento – non penso che alcuna di loro sia negativa. Ma c'è una rabbia dentro. Penso che sia molto diverso dalla negatività ed è una cosa positiva. Come dicevi tu, si tratta di osservazioni sul mondo che ti circonda e di riflessioni. Ma hanno tutte, beh la maggior parte di loro, hanno un reale coinvolgimento in quello che sta succedendo. Non in un modo diretto, non con riferimenti specifici a politici o a nomi, ma di certo sono visivamente connesse a quello che sta succedendo e penso che molte persone lo capiranno e reagiranno. E' incasinato. Quando dico questo, parlo di osservare dove ci troviamo ora in questo mondo, la nostra posizione in questo mondo, la nostra responsabilità nei confronti di questo mondo, e come ci adattiamo ad esso. Come ci adattiamo a questa violenza, a questa confusione, a questo patriottismo, a questa rabbia… penso che tutto ciò sia riflesso in queste canzoni. Ecco perché lo percepisco come un album, penso. E' qualcosa che ha un inizio, un centro e una fine. E lungo tutto il suo svolgimento non è nichilista, cosa molto importante. Ha un tono di speranza, anche se le cose sono andate a farsi fottere, c'è dentro dell' ottimismo. Una sfida più che dell'ottimismo. Tutto è andato a puttane ma non ne farò parte. Seguirò la mia strada.


— Penso sia stato parte del percorso. Non era una cosa consapevole nemmeno nella fase in cui abbiamo fissato l'ordine delle canzoni, ma è successo questo, comincia parlando del mondo fuori e dell'atmosfera in cui stiamo vivendo. In un certo modo è molto simile a quello che è vivere negli Stati Uniti in questi giorni. E' come andare in un bar e anche se non fumi, quando torni a casa sei ricoperto del fumo che c'era nel club. Sai che hai addosso questa porcheria, questo residuo su di te, e questo è ciò che si prova a vivere negli Stati Uniti in questi giorni. Per il semplice fatto di vivere qui, torni a casa con questo residuo di guerra addosso. L'energia mentale di essere un paese in guerra. Quindi il disco è come se cominciasse occupandosi di questo, tipo 'cosa c'è sulla mia pelle? Me lo posso lavare via? E' nei miei polmoni?'. E verso la fine del disco è più rivolto verso l'interiorità, verso il fare un qualche tipo di ricerca del proprio essere in mezzo a tutto questo. Quindi all'inizio è come se cominciasse proiettandosi verso l'esterno, e arrivato alla fine, all'improvviso ti trovi a fare i conti con l'interiorità. E penso che questo non sia solo simbolico, ma è ciò che davvero accade nella vita di ogni giorno di un Americano. Dai quotidiani alla mattina fino a quando tu e la tua famiglia non andate a letto la notte. Dopo cose come le ultime elezioni, ti veniva voglia di avvicinarti alla tua interiorità e fare i conti con te stesso perchè sentivi che non importava quali tentativi erano stati fatti per influenzare qualche cambiamento positivo, per diffondere un qualche tipo di pensiero progressista e per provare ad educare e ad attivare gli altri, perchè alla fine… c'erano i risultati frustranti delle ultime elezioni. Allora sembrava fosse arrivata l'ora di guardarsi dentro per vedere cosa potevamo fare con la nostra stessa vita e per quelli vicino a noi. Dove potevi sentire davvero di poter portare un cambiamento.

— E in definitiva è stato così incredibilmente frustrante avere questa consapevolezza nelle nostre teste, derivata da varie e legittime fonti, che anche se abbiamo perso le elezioni, non le abbiamo perse. L'idea che ora in America ci sia una tolleranza per le elezioni rubate... quando John Conyers, un deputato del senato degli Stati Uniti, scrive un libro in cui racconta come i voti dell'Ohio siano stati rubati, un libro basato sulle sue scoperte in seguito alle udienze e alle indagini che ha fatto, e questo libro non è recensito da nessun giornale negli Stati Uniti, cominci a realizzare che non solo non c'è alcuna ammissione di scorrettezza, ma che c'è una volontaria negligenza. E quando vivi in un mondo così e realizzi che non puoi fidarti dei giornali per comprendere la realtà, devi aggrapparti a te stesso e a quello che sai essere la verità…

— E fare il tuo personale dovere in modo diligente.

— Sì, e non sentirti come se dovessi essere legittimato da una maggioranza. Devi seguire il tuo personale percorso e penso che questa sia una cosa che sempre più persone stanno realizzando. Comincia a riflettersi in questi sondaggi che vengono fatti. Cioè, c'è una situazione per cui abbiamo un presidente che non piace al 65% della gente, a cui la gente si oppone davvero. E abbiamo un vice-presidente a cui l'88% della gente si oppone. Ha un tasso di approvazione tipo del 12% (ride).
Ho nella mia testa questo sconvolgente parallelo tra l'America di oggi e la vecchia Unione Sovietica. Sai, tutto, dai Gulags alla gente detenuta senza processo fino ai mezzi di informazione sponsorizzati dallo stato che ti vendono totalmente una guerra basata su bugie (ride). Mi spiace, non so. Di cos'altro ci occupiamo ora? E' strano parlare così con te…


— E' abbastanza riservato! (Tim Robbins ride) Cioè, rispetto al solito, non che abbiamo mai detto nulla di indelicato…


— Oh, penso che lo abbiamo fatto.


— E' che ci andiamo giù pesante in quasi tutte queste cose.

— Beh, sono canadesi. Possono gestirlo..

— Sai, è stato interessante andare in tour in Canada [questa volta] perchè non abbiamo fatto avanti e indietro tra i confini [tra USA e Canada] come facciamo di solito quando facciamo dei concerti lassù. Siamo rimasti lassù e abbiamo fatto questo tour lineare del Canada, e dopo circa due settimane ho capito quale grande differenza fosse essere in un paese che non era in guerra. Sai, ci si fa l'abitudine, così come uno si abitua a camminare con un bastone. Ci abituiamo a queste orribili notizie che ci arrivano ogni giorno. Pensiamo a dei modi per vivere le nostre vite. Era così interessante, la differenza. L'aria sembrava diversa. Il modo in cui le persone comunicavano, il modo in cui reagivano l'uno all'altro e l'uno con l'altro. Stavano passando attraverso determinati problemi, questo e quello politicamente, ma sembrava libertà. Sembrava la libertà che noi avevamo ma di cui ci siamo dimenticati.

— Esattamente. E poter dire qual cavolo che ti passa per la testa. Questo è proprio il nocciolo del discorso che stiamo facendo. Non è questa la libertà? Anche quando le persone dicono cose che non ti piacciono, sai, è un loro diritto. E noi in questo momento abbiamo un'idea così pre-confezionata e pre-fabbricata di democrazia e di libertà, che fa paura. Ma mi chiedo cosa ci vorrà per scuoterci e riportarci all'idea che noi abbiamo una voce e la responsabilità di usare quella voce per [eleggere] un governo che si suppone si controllato dalle persone.

— Beh, anche questo è interessante. Se tu guardi alla nostra storia recente… esito a formulare un'ipotesi partendo da un evento o una situazione molto delicata, ma l'11 Settembre è stato usato come leva per la paura. E' stato usato come arma per sviare il paese in modo che potessero realizzare alcuni grossi piani neo-conservatori che bollivano in pentola da decenni. E ancora, se torni indietro con la mente e pensi a quelle 2 o 3,000 vite che sono andate perse, e poi alla quantità di benevolenza che avevamo… quando tu dici "Cosa ci vorrebbe per portare un cambiamento?", beh lì c'era un'opportunità, e quelle vite, se dovessero essere viste come un qualche tipo di, dio mi perdoni, sacrificio… avevamo il mondo dalla nostra parte. E quello che i nostri leaders avrebbero potuto fare con quel tipo di energia… mi ricordo di averti sentito parlare di come non solo sentivamo la simpatia e la compassione della gente di tutto il mondo e di paesi diversi, e di come abbiamo avuto consolazione da loro, ma anche di come tutto questo ci ha uniti ai nostri vicini. Non è stata solo un'opportunità sprecata, è stata un'opportunità che hanno usato per qualcos'altro. 3,000 persone. Le loro vite sono andate perse e poi il tutto si è evoluto in una situazione in cui le vite di 100,000 iracheni sono andate perse. E sai quante perdite per gli Stati Uniti, 25,000 feriti e 2,500 morti. Tutti si ricordano sempre [l'11 Settembre] come l'inizio del terrore, ma non si ricordano che è stata un' adunata incredibilmente positiva non solo dei nostri compatrioti, ma anche del mondo.

 

— Beh, siamo nella merda fino al collo ora. E il segnale che ci siamo dentro molto più a fondo di quello che, credo, nè io nè tu possiamo nemmeno immaginare è che i networks ora stanno veramente riportando qualcosa. E il fatto che questi stessi networks fossero dei così grandi sostenitori di questa impresa, e il fatto che ora devono tornare sui loro passi e ammettere alcune cose, è un segnale di qualcosa di molto peggio. Penso che la verità sia molto peggio di quello che stanno finalmente cominciando ad ammettere. E solo il tempo potrà dire a cosa questo ci porterà. Ma il risultato finale è che c'è un'enorme quantità di gente a Washington che sta cercando disperatamente di aggrapparsi a quello che è rimasto della Repubblica. E queste persone non sono democratici [fazione politica opposta ai repubblicani di George W.Bush]. E' gente della CIA, gente dell' FBI, diplomatici di lungo corso, gente di lungo corso del dipartimento di stato, che hanno visto cosa è successo, cosa è successo davvero, e stanno soffiando il fischietto più forte che possono, facendo trapelare più documenti che possono e stanno provando disperatamente a salvare la Repubblica. Perché lo stanno facendo? Perché siamo davvero a rischio ora. Quello che succedo con questo tipo di potere senza controllo è che il presidente ammette di aver spiato la gente, che il presidente dice di essere al di sopra della legge e al di sopra della costituzione, e che c'è un senato che è reclutante a perseguirlo o anche solo a rimproverarlo per aver infranto la legge. E se poi confronti quella situazione con quello che ha fatto Clinton, mentire su un pompino, non è nemmeno comparabile. Uno minaccia un matrimonio e l'altro minaccia seriamente il futuro della Repubblica. Ho solo paura di cosa succederà se sarà intrapreso il prossimo passo, che storicamente è qualche tipo di legge marziale o qualcosa del genere. E non penso sia eccessivamente paranoico perchè credo che manchi solo un grosso orribile evento prima che questo si realizzi.
Ma sai una cosa? Si fottano loro e si fottano le loro idee e i loro piani perché l'unico modo in cui saranno in grado di farlo è se diamo loro il potere di farlo. L'unico modo per cui questo possa accadere è forzando la gente a calci e urla. Quindi dico che sono senza importanza e sono dei pezzi di merda, e non hanno idea di cosa siano la libertà e la democrazia, quindi che si fottano.
Sai, quelli del giornale [HoBO magazine] volevano che ti chiedessi delle cose che non ti ho chiesto. Volevo solo dirtelo (ride). Perchè abbiamo già parlato di quelle cose, e conosco le risposte, e francamente sono noiose (ride )… sto solo scherzando.

— Tutta quella parte su ‘dove sono cresciuto', era una di quelle cose?

— No, no, no, quello te l'ho chiesto io perché immaginavo che…


— Ok, perchè ho pensato che fosse noiosa. Scusa.

— Sì, penso che chiunque stia trascrivendo questa conversazione dovrebbe cominciare da dopo. Penso che la prima parte sui trilobiti fosse buona…

— Sì, quella era buona.

— E poi penso che se vanno avanti di qualche anno… ma non ti ho chiesto nulla sulla Ticketmaster o sui video musicali o quel genere di cose. Beh, fanculo, abbiamo fatto abbastanza. A chiunque stia trascrivendo quest'intervista, dovrai essere fottutamente esausto ormai.

— Sì, ma si starà dicendo 'Qua devo resistere perché potrebbero risolvere tutta questa cosa, potrebbero risolvere i problemi del mondo, continuerò.'

— Lei o lui si sarà annoiato molto durante tutta la sezione politica. Ora lei o lui sta sperando che diciamo qualcosa di divertente, buffo o che parliamo di sesso o di qualcosa del genere. Locali di spogliarello, comportamenti deviati, tendenze alcoliche, svenimenti per terra, niente di cui dobbiamo parlare perchè non è mai successo. Beh, almeno, non negli ultimi due giorni (ride).
Ad ogni modo, ci sono un paio di cose di cui ti voglio parlare, ma non durante questa telefonata.


— Va bene, allora ti richiamo.

— Grande.

— OK Tim. Arrivederci Canada.

 

 

 

 

 

Eddie Vedder - Interview by Tim Robbins

(January 2007)

Hobo magazine



Tim Robbins — Hi, it's Tim Robbins.

Eddie Vedder. — Hey, good morning.

— Are we being taped right now?

— I think we're being taped, not unusual for our conversations (laughs).

— Well, let's see, let's start at the beginning.

— Five million years ago?

— Five billion years ago. When life as we know it came into existence, what kind of music were you listening to?

— Underwater music (laughs). Mostly a lot of gurgling. Yeah, the rhythmic patterns of the earth, the sounds of bubbles popping at the surface of the ocean…

— Do you know what kind of life form you were manifested as at that time?

— I believe it was a trilobite. I think most of us perhaps were. I don't know, I just have these dreams where I kind of wish I still had the shell (laughs).

— I've had that dream too. The protective covering would be handy these days. So you have evolved through the millions of years of earth's history, and when we got around to, let's say 1975/76, what kind of music were you listening to?

— Well, 1978 I can remember because it was the year of the Last Waltz by The Band. Back earlier than that I lived in a group home, Chicago Lake Bluff Home for Boys or something. They had a record player in the basement. Most the kids were older, and of different cultural origins, black kids, Irish kids, whomever. There was a lot of Motown, from Sly and the Family Stone to James Brown. I was attracted to Jackson 5 because I could relate to their age – not their afros – I had afro envy at that point. I remember my uncle took me to see The Last Waltz, and there was so much within that two-hour film, people like Dylan, Neil Young, Ron Wood, Joni Mitchell, Van Morrison and Muddy Waters, so it planted a lot of seeds. There were all kinds of little detours into blues and it was packed and emotional. You could feel the emotion because it was their last concert and, you know, Scorsese did it so it looked great. I saw it in a kind of empty theatre in Chicago. I was thirteen or twelve.

— Where you playing at that point?

— I wasn't but I wanted to play. I'm trying to think of the time line here because I got my first guitar at Christmas when I was twelve or thirteen. My birthday's right next to Christmas, so I lobbied my folks to put my gifts together in the form of an electric guitar. They thought they should give me an acoustic to see if I liked it. I think that was the winter after I saw that film.

— What kind of guitar did you get?

— It was a Memphis Les Paul copy. It felt pretty unwieldy for a kid my size at the time. It wasn't until probably the year after that all of the sudden I picked it up one day and it felt like a friend. It fit, ya know?

— OK, so let's fast forward a little bit. When did you move to San Diego?

— Well, let's see, I was back and forth as a kid. I grew up in Chicago, moved to San Diego when I was ten or something and then lived there for a while and then moved back to Chicago when I was like, sixteen or seventeen. I then moved back to San Diego in the late 80s or something.

— Oh, so the late 80s?

— Yeah, so I was there as a kid. Didn't make it through high school.

— It was in the early 80s that punk rock started to hit the hinterlands. Were you aware of that music when it started?

— I think I had kind of a suburban mainstream taste. It wasn't until I saw Rock 'n' Roll High School that I got my first taste there was a place for misfits to go. Looking back, it took a while to hear the Sex Pistols. I remember hearing Elvis Costello on Saturday Night Live and he seemed intense and kind of angry. You know the looks of him, he doesn't look like the kind of guy that could kick your ass, but his attitude (laughs)… I wouldn't want to take him on.

— So you were in Chicago until you were how old?

— We probably moved out to the West Coast when I was about eight or nine.

— No, I mean later.

— Oh, later. Well I wasn't able to pull off the graduation thing. My parents split up and I was kinda working. I lived with a couple of guys, eking out some kind of existence, being in bands and stuff, and then moved back to Chicago in 82 or 83. It was then that I really started seeing bands because I had more access to bands being in the city. I didn't see X for the first time until about then, around More Fun in the New World. I got someone's fake I.D. and that was the greatest thing because it would have been three more years until I would have been able to get into these places. That was probably my most valuable possession for those three years.

— And what other bands did you see?

— Well it just seemed like everything. From Firehose to early Peppers...

— Did you see Black Flag or Fear, or any of those?

— No I didn't see any of those bands. I think in San Diego if I'd been growing up downtown I would've had access to them. I lived my life by the bible of The Who. That was kind of my main focus. I just listened to those records over and over, every one of them. I think I finally saw them in 1980 and that pretty much changed my life..I never had access to bands like Fear or Black Flag. I was talking to Thurston Moore [of Sonic Youth] once about it. He just thought I was the perfect age to be a skate punk and I was like, well, I was wearing a clip-on tie at Longs Drugs (laughs), working thirty hours a week, and then going home and listening to The Who. I had my army jacket and my skateboard, but that was my transportation. I was more into Springsteen and storytelling kind of stuff. The aggressive punk thing was kind of latent for me.

— I just saw this documentary last night, that's why I'm asking about this stuff. It's called American Hardcore. It's this new documentary about all these bands that were around at that time, and I realized I'd missed most of them too. I was in L.A. at the time so I saw X and Fear and…

— The Germs?

— The Germs. And I think I saw Suicidal Tendencies at one point. I saw Fear, Black Flag and Jello Biafra. I was realizing last night that I saw a bunch of others, but I completely missed the Bad Brains. Listening to their music last night I was like, these guys are great.
It was an interesting documentary because it talked about the relationship between the music and the politics at the time. How there was a reaction to it and how there was a certain aesthetic to it. And all these bands kind of set the tone for the future. No one understood them and of course there was no radio play at all, for any of them, but that's not the point.

— Wow. You mention those bands and it seems like ages since then I've seen everybody.

— Right.

— You know I was lucky enough to see the Pretenders and the Clash with the original members. It's incredible that, with Jello in particular, how you can overlap what he was writing then and put it against what's happening now. It's still a perfect fit. It's disgusting to think that time hasn't changed enough or that we've fallen back into these kinds of times.

— Yeah. They didn't want to hear it then and they don't want to hear it now. No surprise there. But I should send you this documentary, it's pretty interesting. You know some of these kids were like fourteen and fifteen when they were starting their bands. It's just really amazing stuff.
So I've told you what I think of the new album, but I'll say it again: I think it's the best album you guys have done. And I listened to it again last night and it's really, really great. I guess I should ask you about the genesis of it and how long you've been working on it. What are the ideas and aesthetic behind it? How you feel about it...


— As far as writing to the music, I was just gravitating to the more aggressive and that had momentum and seemed to match the atmosphere of America and how I was feeling personally. The lyrics were mostly kind of observational and I think that was a healthy way to approach it because at this point, you don't want to add to the noise pollution out of just anger and moral outrage. On the other side, I thought it would be completely superfluous to add to any kind of art for entertainment, or something that would just facilitate living in more denial.

— Right.

— It seemed an observational place was a good neutral zone. And for a lot of the songs – there were six or seven versions for each song – it kind of mutated from one thing to another. It kept going to these different places. In the end we wrote like eighty songs to come up with thirteen. It had to end, it had to finish, and it had to stop or else… I don't know if you find when you write, these things, they take up valuable space in your brain and they're always there and they're pecking at you, these little ticks of lyrical inspiration. Usually a record takes us three months or something, so you know that's part of the process. But when it continues on for fourteen months, it starts to become a ticket to insanity.

— Yeah, because then you start second and third guessing or maybe over analyzing something that doesn't need to be over analyzed. For me, the best thing when I write a script is to hear it and then change it. Ultimately, like a song, until you put it down and hear it, you're not going to know what it is. Am I right?

— Yeah. The way I do it with tape machines and typewriters is I write it, I record it, and I listen to it. I smoke a pack of cigarettes, listen to it fifty times and go back. It could be the seventh time you've wrote the thing but then you get a line and you go, 'that's it, that's the line', and now after working on that song for two months, all of the sudden that one line enables me to write the whole song. Using only the one line, the new line, I can then write the song in like eight minutes.

— Right. But sometimes they just come too. They don't all take months, do they?

— There was a couple, only one or two, that just came. And for me, that's where the tape machine becomes kind of my best friend and sounding board because when that comes I have to get it down and I have to scribe it in concrete real quick. It was interesting because we finished a couple weeks ago and I had a chance to take a week off and I thought 'Wow, this is the first time I don't have to take my little briefcase with the tape recorder with'. Then I thought ' I'm going to bring it anyway because we've been working together for the last year and a half, and it felt like my girlfriend, so maybe we should just go have a vacation together'. (Tim Robbins laughs). When I write some songs… there's some kind of place where art exists, or the creation of art exists, and it's somewhere between reality and space. Sometimes getting there takes some time, getting into that right place in the universe to make this stuff. It's just a question of finding that place to create from.
I think even when we mix the record we're getting into that place. It's like the place you used to visit when you were a kid with headphones on, in the dark, with closed eyes. There is a kind of focus that's either ten feet in front of your head or a million miles away or somewhere in between. And getting to that place, we do that so when the people, when they listen to it, we've put it together with them in mind. Not many people hear music that way, and who knows how this generation listens to records these days. They pull one song off a computer. We're still making records for people who listen to it all the way through, eyes closed, in that space.

— Right.

— It's a lot to ask really, but if people do listen to it like that, then that's what it was created for.

— Well, it's kind of the downside of technological advancement of CDs and computers. It makes it possible to skip ahead to a track or skip a track if you don't like the first couple lines. We're in this technology now that's so quick and immediate, but at the same time it's taken the joy out of putting that needle on the groove and listening to a side on an album. You know when you hear an entire album of something and it doesn't really feel like an album, it feels like a collection of songs, but not an album. You know what I mean. Then recently I got [Elton John's] 'Tumbleweed Connection'. I'd heard a couple songs off it lately and I had forgotten what the rest of the album sounds like. So I put it on from beginning to end and conceptually, aesthetically, it works all together. It's like a story, like a feeling. I was struck by it because I seriously hadn't listened to it as an album since I first had it, when it came out in 1970…

— One

— 71. Something like that. You'd hear 'Burn Down the Mission' or some other song, but I'd forgotten what an affect it had had on me when I first heard it as a piece of music, song after song. And there's the break in the middle too. You know that break in the middle where you decide – it's come to the end of the first act and you have to decide whether you're going to go on to the second act – whether or not to turn the album over .

— Yeah, yeah. It's like an intermission in a play really.

— Yeah. And then the second act has its own feeling. Then there was that cool thing when you go 'I want to hear the first act of 'Tumbleweed Connection' and then I want to hear the first act of this other album', and then you got three albums stacked up on the turntable…

— That's right (laughs).

— So then you turn them around and you get the second acts of three different things. I miss that. I bought this record player recently – it took me forever to find it – where you actually can stack them and it goes down one by one.

— Yep.

— But it's so fragile now, it's so sensitive, it's driving me crazy. I gotta get someone in that knows how to recalibrate it so that it can work better.

— I remember too that when the second record dropped it would take a second to catch up. You know to adhere to the bottom record (laughs ). I used to max mine out. I'll never forget because I used to fit like seven or eight on top. And every once in a while two of them would drop down. You know, it was like a long played jukebox really.

— So are you guys putting it out on vinyl?

— Absolutely

— Good.

— For some reason vinyl nowadays costs, you know, thirty dollars.

— Yeah, thirty bucks…

— I was pretty young when I got Tumbleweed Connection, but Captain Fantastic was the first Elton John I had got. At that point I used to choose records by if they were gatefolds or not, because I knew it'd have more artwork and Captain Fantastic…

— Ohhh… right!

— … had tons of stuff. And I felt like, if it didn't have a gatefold, it's not going to be as good. It just seemed kind of cheap ( laughs ).

 

— Well the other thing about albums is the art on them. They can be a work of art. It can be an entire conceptual thing with the gatefold where you open it up and you're like 'Oh my god, look at that in there'. Then sometimes it'd be so cool and it'd be on the sleeve too. Really a lot of thought put into it. Now with the CDs, I have got so many empty fucking CD cases and I have no idea where the CDs are (laughs). I've never in my life lost an album. It's impossible to lose an album. You can break them, they break fantastically when you really hate an album, you know, chuck 'em up against the wall and they shatter to pieces. That's the other thrill that you're really missing with a CD, you really don't have a dramatic demonstration of how much you hate it ( laughs ). Even with tapes, you could pull miles and miles of spooling out of it. I remember driving to college with Frank, my friend Frank, and for some reason Bread was playing and it was an eight track. I remember Frank grabbed it and broke it and threw it out the window! He said, "I don't ever want to hear that shit again!" ( laughs ). We used to have breaking parties too. We would take all the old – you know because it was 1977 and we were into punk rock – there was all this music we had that had to be broken.

— Records were made to be broken. That's where that comes from.

— That's right. I never thought about that. So I'm not encouraging destruction of art, I'm just saying that, if for some reason there's a Leo Sayer album in there, and there's no reason why it should be taking up space ( laughs ) …

— It's very difficult to create artwork that can compete with an LP on a CD. We tried it a lot and, you know, size matters. It's very hard to make it have that same romantic feel. It's just different these days.

— The other thing is the sound quality too. At Thanksgiving this year we had some friends over for dinner and at one point we found ourselves in front of the record player for about an hour and a half, just listening to Beatles albums and albums from that period like Johnny Cash's At Folsom Prison. We were just appreciating the stereo distribution that was unlike anything we've heard on CDs for the past few years. We might have been a little bit stoned, but regardless, we appreciated actually sitting there listening to music. How often do you do that? You know, you just sit down and say, 'Listen to this'. Listen to the way that's in the left speaker, that's in the right speaker. You're at an equidistant distance between the speakers listening to what was happening. I think CDs don't really get the distribution right.

— Not to mention the difference between the highs and lows, and the warmth. I was listening to Klaus Nomi, who's got this incredibly kind of high voice. I had some CDs, but there were a couple of albums that I still had to find. I got them sent to me from France on vinyl and I put them on and it was a completely different listening experience. On CD his voice didn't have the same quality. The high end of what he was doing was abused by the tinny sound or the sharp sound that the digital format created. I think it would have upset him to hear it played on CD.

— And then there's the whole thing about mix tapes. Do you remember… it would take a while. You'd have to pick the album out, you'd have to put it on, you'd have to test the cassette to see what the levels are, if they were matching the previous song…

— Pause and record, then drop the needle down…

— Yes, drop the needle down and make sure it's not blown out… it took a while. Now, you can make a mix CD in about 33 seconds ( laughs ). You do it with your Ipod and Itunes – ting ting ting ting ting – it's become too easy.

— Now, since I know it's supposed to happen so quick, when something happens that takes it from a five minute process to a ten minute process, I'm pissed ( laughs ).

— I've been a freaking luddite on all of my editing. I've managed to do three of my four films with just cutting actual film. There is this theory I have about choices: If you can make twenty choices or four choices in the time that you have, isn't it better to make four so you have thinking time between the four choices? That's my theory about it anyway… you didn't record analogue did you?

— At some point everything ends up on tape, and then back in to the digital realm.

— But you do put in on tape?

— Yeah. The computer hard drives and things kind of create more tracks for options, but once we decide on what it is, it goes to the real thing.

— I think I'm finally going to admit that I have to edit on computers the next film I do, just because it seems like there's a point of being right, and then at some point you're just a fool ( laughs ). Like when you're still in the horse and buggy and getting passed by…

— Well, it becomes unsafe, really.

— Exactly

— For the horse.

(laughs) Let's see here, oh yeah, World Wide Suicide, Life Wasted, Marker in the Sand and Parachutes… the freaking album is full of great songs. But first of all, World Wide Suicide, I know you might not like this, but it might be a hit. I just want to say that in print.
Now all of the songs – you talked about not wanting to join a chorus of negativity regarding what the world is going through right now – I don't think any of them are negative. But there is an anger in them. I think that is a lot different from negativity and is a positive thing. As you said, they are observations of the world around you and reflections. But they all have, well most of them, have a real involvement in what's going on. Not in a direct way, not in specific references to politicians or by name, but certainly they're visually connected to what's going on and I think a lot of people will understand that and respond to that. This is fucked up. When I say this, it's about observing where we are right now in this world, our position in this world, our responsibility in this world, and how we fit into it. How we fit into this violence, this confusion, this patriotism, this anger… I think it's all reflected in these songs. I think that's why I feel it is an album. It is something that has a beginning, a middle and an end. And throughout all of that it's not nihilistic, which I think is really important. And it does have a hopeful tone to it, even though things are fucked up, there's an optimism in it. A defiance more so than an optimism. It's fucked up but I'm not going to be a part of it. I'm going to take my own path.


— I think it was part of the journey. It wasn't conscious even in the sequencing part as far as putting the songs in order, but it just happened this way where it begins kind of talking about the outside world and the atmosphere that we're living in. In a way it's a lot like living in the United States these days. It's like going to a bar and even if you don't smoke, you come home and you're just covered in the smoke from the club. You know you got this dirt, this residue on you, and that's what it feels like living in the United States these days. Just by living here, you come home with this residue of being at war. The psychic energy of being a country at war. So it kind of starts out dealing with that, like 'what is this on my skin? And can I wash it off? And is it in my lungs?' And then by the end of the record it's more talking about the inside, doing some kind of inventory of self amongst all this. So at the beginning it kind of starts on the outward, and by the end, all of the sudden you're dealing with the inside. And I think that's not just symbolic, but it is what really happens in the day in the life of an American. From the morning papers to putting yourself and your family to bed at night. After things like the last election, it made you want to draw inwards and deal with yourself because you felt like no matter what attempts were made in influencing some positive change, spreading some kind of progressive thinking and trying to educate and activate others, in the end… the frustrating results of the last election. Then it seemed like it was time to look inside and see what you could do with your own life and those close to you. Where you actually felt like you could affect change.

— And ultimately it was so incredibly frustrating to have this knowledge in our skulls from various and legitimate sources, that even though the elections were lost, they weren't lost. The idea that there is now a tolerance in America for stealing elections... when John Conyers, a congressman from the United States Senate, writes a book about how Ohio was stolen, a book based on his findings from hearings and the investigations that he's done, and the book is not reviewed in one newspaper in the United States, you start to realize that not only is there not an admission of any impropriety, but there is a willful neglect. And when you're living in a world like that, and you realize that you can't rely on your newspapers for your grasp on reality, you have to hold on to yourself and you have to hold on to what you know is true…

— And do your own kind of due diligence

— Yeah, and not feel that you have to be legitimized by a majority. You have to follow your own path and I think that's something that more and more people are coming to realize. It's starting to reflect itself in these polls that are being taken. I mean we have a situation where we have a president that 65% of people don't like and really object to. And we have a vice-president that 88% of people object to. He's got an approval rating of something like 12% (laughs).
I've been having this unsettling parallel in my head between America now and the old Soviet Union. You know, everything from Gulags to people held without trial to a state sponsored media that effectively sells a war based on lies (laughs) . I'm sorry. I don't know. What else are we going to cover here? It's weird talking to you like this…

— It's pretty reserved! (Tim Robbins laughs) I mean, compared to the usual, not that we've ever said anything off colour…

— Oh, I think we have.

— We kind of get pretty down and dirty in most of this stuff.

— Well, it's Canada. They can handle it.

— You know, it was interesting touring Canada [this time] because we didn't hop scotch between borders like we usually do when we play shows up there. We just stayed up there and did this linear tour of Canada, and after about two weeks I realized what a huge difference it was to be in a country that wasn't at war. We get use to it, you know, like we get used to walking with a limp. We get used to this horrible news coming at us everyday. We just kind of figure out ways to live our lives. It was so interesting, the difference. The air felt different. The way people communicated, the way they reacted to each other and with each other. They were going through certain problems, this and that politically, but it just felt like freedom. It felt like the freedom that we forgot that we had.

— Exactly. And to be able to say whatever the hell's on your mind. That's really the core of what we're talking about here. Isn't that freedom? Even when people say stuff that you don't like, you know, it's their right. And we're now in such a pre-packaged, pre-fabricated idea of democracy and freedom, it is just scary. But I wonder what it will take to shock us back into the idea that we do have a voice and a responsibility to use that voice [to elect] a government that's supposed to be controlled by the people.

— Well, it's interesting too. You look at our recent history – I hesitate trying to create a hypothetical out of a very sensitive situation or event – but 9-11 has been used as a hot button for fear. It has been used as a tool to sway the country so that they can pull off some intense neo-conservative plans that had been in the fire for decades. And yet, if you go back and think of those 2 or 3,000 lives being lost, and then the amount of goodwill that we had… when you say "What would it take to affect change?", there was an opportunity there, and those lives, if they had to be looked at as some kind of, god forbid, sacrifice, we had the world on our side. And what our leaders could've done with that kind of energy…I remember you talking about how not only did we feel sympathy and compassion from people across the globe and different countries, and how we got comfort from them, but how it connected us to our neighbors. Not only was that a missed opportunity, it was an opportunity that they used for something else. 3,000 people. Their lives were lost and then it evolved into a situation where 100,000 Iraqis' lives were lost. And you know how many casualties for the States, 25,000 injured and 2,500 dead. Everyone always remembers it as the beginning of fear, but they don't remember that it was an incredibly positive coming together of not only our compatriots, but also the world.

 

— Well, we're into shit in a major way right now. And the indication that we're in it a lot deeper than I think either of us can even imagine is that the networks are now actually reporting some stuff. And the fact that they were such major supporters of this enterprise, and the fact that they now have to back track and admit some stuff, is an indication of something far worse. I think that the truth is much worse than they're finally starting to admit. And where that goes, only time will tell. But the bottom line is that there's a tremendous amount of people in Washington that are trying desperately to hold on to whatever's left of the Republic. And those people are not democrats. It's people in the CIA, people in the FBI, lifelong diplomats, lifelong state department people, that have seen what has happened, truly happened, and are blowing the whistle as much as they can, and leaking documents as much as they can, and are trying desperately to save the Republic. Why are they doing that? Because we're at real risk right now. What happens with this kind of unfettered power is the president admitting that he wiretapped people, the President saying that he's above the law and above the constitution, and a senate that is unwilling to prosecute him or even censure him for breaking the law. And then you put that situation up against what Clinton did, lying about a blowjob, it's not even comparable. One threatens a marriage and the other seriously threatens the future of the Republic. I just fear what happens if the next step is taken, which is historically, some kind of marshal law or something like that. And I don't think that's overly paranoid because I think that we're one major horrible event away from that happening.
But you know what? Fuck them and fuck their ideas and their plans because the only way they're going to be able to do that is if we give them the power to do that. The only way that's going to happen is by forcing people kicking and screaming. So I say they're inconsequential and they're pieces of dirt, and they have no idea what freedom and democracy is, so fuck 'em.
You know, they [HoBO magazine] wanted me to ask you about certain things that I haven't asked you. I just wanted to tell you that (laughs). Because I've already talked to you about them, and I know the answers, and quite frankly they're boring (laughs)… I'm just kidding.


— That whole, 'where did I grow up thing', was that one of them?

— No, no, no, that was me because I figured…

— Ok, because I thought that was boring. Sorry.

— Yeah, I think whoever is transcribing this should start later. I thought the first part was good about the trilobites…

— Yeah. That's good.

— And then I think if they skip forward a few years… but there was no Ticketmaster or music videos or that kind of stuff. Well, fuck it, we've done enough. Whoever's transcribing this, you must be fucking exhausted by now.

— Yeah, but he's like 'I gotta hang in there because they might figure this whole thing out, they might solve the world's problems, I'm going to stick with this'.

— She or he was really bored in the whole political section. Now she or he is hoping we'll say something entertaining, funny, or talk about sex or something like that. Strip clubs, deviant behavior, alcoholic tendencies, passing out on floors, none of which we have to talk about because that's never happened. Well, at least, for the last couple of days (laughs).
Anyways, there's a couple of things I want to talk to you about, but not on this phone call.

— Alright, so I will call you back.

— Cool.

— OK Tim. Bye Canada.

 

 

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