Discorso di Eddie Vedder a Denver e reazioni
Aprile 2003

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Eddie Vedder Talks
Pepsi Center, Denver, CO | 1 Aprile 2003

Grazie a Wma79, Angie e Linda

(Prima di Do the Evolution): "Voglio dire una cosa prima della prossima canzone. Sappiamo cosa sta succedendo nel mondo in questi giorni. Tutti lo sappiamo. Noi sappiamo solo qualcosa, sappiamo quello che ci viene detto, sappiamo qualcosa di quello che scopriamo per conto nostro. Avete un minuto? Perché non basterà. Ho parlato con questo tizio che pilotava elicotteri in Vietnam, lui ne sa più di molta altra gente, era là, probabilmente ne sa di più di molti dei nostri governanti, che non sono mai stati laggiù. Quest'uomo si è tenuto la sua merda dentro fino ad oggi, ha vissuto questa esperienza e se la porta con sé. Gli ho chiesto, "Come ti senti per questa guerra?" e mi ha risposto… ».

(Vedder s'interrompe. Qualcuno tra il pubblico gli ha appena urlato di stare zitto. Poi riprende): «Qualcuno mi ha appena detto "stai zitto?". Non so se avete mai sentito parlare di una cosa chiamata libertà di parola. Vale la pena pensarci, perché sta scomparendo. Nell'ultimo anno in cui potevamo usarla, eravamo sicuri di come cazzo usarla e non mi scuserò. Volevo solo dirvi quello che questo tizio mi ha detto, quindi io lo dico a voi da parte sua. Ha detto, "questa guerra semplicemente mi sconvolge. Ci sono passato, ho visto quelle cose, ho visto la bruttezza, il caos, ho convissuto con quello con cui devi convivere in seguito". E dice anche che non crede che ci siamo evoluti in questi vent'anni. E mi ha nominato Carl Sagan, che ha detto che noi siamo sull'orlo dell'abisso eterno, voi ed io, tutti noi, questo paese, tutto il mondo. Tutti noi siamo sull'orlo dell'abisso eterno. Così dovremmo unirci, far sì che questa merda prenda una giusta direzione, così possiamo trasformarla in giorni migliori. It's evolution baby!».

(Dopo la canzone): «Solo per chiarire – sono preoccupato per quello che ho detto prima – noi sosteniamo le nostre truppe. Il nostro problema non è certo con qualcuno che sta facendo qualcosa che non molti di noi farebbero ora, non è per questi motivi. Così alle famiglie e alle persone che conoscono questa gente e che hanno rapporti con loro e che sono sposati con loro, mandiamo il nostro sostegno. Siamo confusi sul fatto che vogliamo farli tornare indietro salvi e questo improvvisamente diventa un non-sostegno. Noi li amiamo e li sosteniamo, vogliamo che tornino a casa. Il nostro problema è che non sono loro che decidono la nostra politica estera. Fanno solo il loro lavoro. Speriamo il meglio ed esprimiamo le nostre opinioni. Bene, questa è una canzone dell'ultimo disco. È tranquilla, è uno 'scudo'. È un'arma d'illuminazione di massa. Il titolo è Thumbing My Way».

In seguito - su Bu$hleaguer - Vedder esce indossando una giacca argentata e una maschera di Bush, che prima appoggia all'asta del microfono e poi sbatte a terra, calpestandola. Alcuni spettatori abbandonano il concerto.

 


Concert-goers head to exits after anti-Bush display

By Mark Brown
Rocky Mountain News | 3 Aprile 2003


Fan furibondi hanno lasciato il concerto dei Pearl Jam martedì, dopo che il cantante Eddie Vedder ha prima impalato una maschera del presidente Bush sull’asta del microfono e poi l’ha sbattuta sul palco.

La maggior parte dei precedenti commenti contro la guerra di Vedder durante il concerto al Pepsi Center erano stati accolti da un misto di applausi e fischi sparsi. Ma dozzine di fan arrabbiati se ne sono andati durante i bis a causa della macraba scena con la maschera di Bush, che Vedder ha indossato per Bu$hleaguer, una canzone contro Bush dall’ultimo album del gruppo, Riot Act.

“Fino a quando ha esternatole sue idee politiche in un modo positivo, appoggiando le nostre truppe e opponendosi alla politica di Bush – andava bene”, dice Keith Zimmerman di Denver.

“Ma quando prende una maschera che assomiglia alla testa di Bush e la impala ad un’asta, e poi la getta sul palco e la calpesta, è inaccettabile. Amo i Pearl Jam, ma questo va oltre i limiti. Ci siamo alzati e siamo usciti.”

Altri si sono uniti a Zimmerman, alcuni lamentandosi del testo di Bu$hleaguer, che chiama Bush “mistificatore” e dice “non è un leader / è un sostenitore del Texas.”

“Non ero certa che stesse davvero accadendo,” dice Kim Mueller. “Ci siamo guardati ed abbiamo realizzato che davvero aveva messo la testa di Bush su un’asta e la stava agitando in aria, e che poi l’ha sbattuta per terra e calpestata.”

“Era come se avesse decapitato qualcuno in un rituale primitivo e poi ne avesse impalato la testa,” dice Zimmerman.” “Fa impallidire persino le Dixie Chicks” (altro gruppo che si è schierato contro Bush, Ndt)

Le Dixie Chicks sono state oggetto di boicottaggi e ostracismo dopo aver fatto un proclama contro Bush da un palco a Londra lo scorso marzo. (Mercoledì la Marshall Tucker Band ha annunciato che avrebbe suonato a Spartanburg il primo maggio in contrapposizione all’apertura del tour americano delle Dixie Chicks nella vicina Greenville)

Vedder aveva già usato la maschera di Bush nei precedenti concerti in Australia e Giappone, ma l’apertura americana di Denver è stato il primo concerto da quando è cominciata la guerra in Iraq.

Non è stato possibile rintracciare il manager dei Pearl Jam, Kelly Curtis, per un commento. Il gruppo di Seattle suonerà a Oklahoma City stasera.

Prima di Do the Evolution, Vedder ha raccontato di un veterano della guerra del Vietnam che gli ha espresso pesanti riserve sulla guerra in Iraq. Il cantante si è molto arrabbiato quando qualcuno nel pubblico gli ha urlato “Stai zitto!”

“Qualcuno ha detto ‘Stai zitto’? non so se hai mai sentito parlare di questa cosa chiamata libertà di parola, amico. Vale la pena di pensarci, perché sta scomparendo,” ha detto Vedder. “Nell’ultimo anno in cui è ancora possibile usarla, noi la useremo e io certo non mi scuserò”

Più avanti durante il concerto ha aggiunto: “Solo per chiarire... noi appoggiamo le nostre truppe. Non ce l’abbiamo sicuramente con con qualcuno che è laggiù a fare qualcosa che non molti di noi farebbero in questo momento, e sicuramente non per queste ragioni.”

“Diamo il nostro appoggio alle famiglie e a quelli che conoscono quei ragazzi e ai loro parenti e a quelli che sono sposati con quei ragazzi. Siamo solamente confusi, da quando volerli riporta a casa sani e salvi è improvvisamente diventato mancanza di sostegno? Vogliamo loro bene, li appoggiamo. Non sono loro che fanno la nostra politica estera… Speriamo il meglio e urliamo le nostre opinioni.”

Quindi Vedder ha indossato la maschera di Bush e una luccicante giacca argentata. Si è tolto la maschera, l’ha messa sull’asta del microfono e poi l’ha sbattuta a terra.

 

 

 

Former grunge darlings still draw a packed house
By Matt Sebastian
Boulder Daily Camera | 2 Aprile 2003

Traduzione a cura di Angpo

Ad un certo punto, alla metà degli anni ’90, i Pearl Jam voltarono la schiena alla scena alternativa che avevano contribuito a creare, per trasformarsi in una versione più dura dei Grateful Dead. Rinunciando alla celebrità di MTV e alle enormi vendite di dischi, il gruppo levigò i propri concerti dal vivo, suonando un set diverso ogni sera, e pubblicando più dischi dal vivo in un anno di quanti i Dead abbiano fatto in tutta la loro vita.

La dedizione maniacale alle performance dal vivo non poteva non essere riconosciuta martedì sera in un Pepsi Center strapieno, dove i Pearl Jam si sono esibiti in un solido set di due ore che ha segnato l’apertura (americana) del tour di Riot Act. L’età, non sorprendentemente, ha fatto maturare i Pearl Jam, trasformando il gruppo in una versione più gentile – anche se ancora potente – della band che esplose sulla scena musicale una dozzina d’anni fa.

Il frontman Eddie Vedder, avendo sciolto i legami con l’epoca del grunge, non si arrampica più sui tralicci, invece si concentra sempre di più sul suonare la chitarra, dando in effetti un contributo musicale, mentre prima era indossata più come un ornamento.

Anche il gruppo sembra meno incline a lanciarsi in lunghe jam, incanalando invece la propria potenza in rock muscolari come Hail Hail e Corduroy. Il chitarrista Micke McCready si lascia andare solo poche volte, specialmente su Even Flow, con un assolo così lungo che Vedder ha il tempo di prendersi una pausa per una sigaretta.

Questo comunque non scoraggia il pubblico, che risponde a piena voce e in modo fervente alle nuove canzoni di Riot Act quasi quanto ai vecchi successi come Black, Go e alle emozionanti cover di Victoria Williams (Crazy Mary) e di Neil Young (Rockin’ in the Free World).

Prevedibilmente, Vedder fa parecchi commenti contro la guerra, guadagnandosi parecchi applausi e qualche fischio. In modo più evidente, esce nei bis indossando una giacca argentata e una maschera di George Bush, trascinando il gruppo nell’offensiva Bu$hleaguer.

Il filo conduttore della notte, comunque, è stato l’amore, introdotto fin dall’inizio e ripetuto da Vedder sia nei commenti che nelle canzoni per tutto il concerto. Il gruppo ha aperto con Love Boat Captain, il suo omaggio ai nove fan morti durante un festival europeo alcuni anni fa.

“Non è mai stato detto abbastanza,” canta Vedder con la sua severa voce baritonale, prendendo liberamente a prestito dai Beatles, “l’amore è tutto quello di cui hai bisogno / Tutto quello di cui hai bisogno è l’amore”.

Il gruppo di supporto, le Sleater-Kinney, ha occupato il palco, davanti ad una piccola e per la maggior parte disinteressata folla, con un vigoroso set di indie rock penetrante, melodico e qualche volta pop, che Vedder ha ripreso da un lato del palco.

“Faremo finta di suonare al Bluebird e che voi vi siate distanziati,“ ha detto la chitarrista Carrie Brownstein. “E’ dove suoniamo di solito a Denver”

Anche se non abituate al grande spazio, il trio di Portland si è comunque acceso in una serie di canzoni dal loro acclamato album del 2002 (One Beat), terminando con una lunga esecuzione di “Call the Doctor” che si è trasformata in “Dig Me Out”, una canzone che lo stesso Vedder ha ripreso durante la canzone di chiusura dei Pearl Jam, Porch.

 

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