|
Grazie
per la traduzione ad Angpo... e ricordatevi una cosa: CORPORATE
MAGAZINES STILL SUCK!!!!!
Sin
dai primi tempi come un popolare attore alla scuola superiore e dai
suoi anni come quello che aveva i migliori contatti della scena musicale
di San Diego. Eddie vedder dei pearl jam si è reinventato come
la voce di una generazione alienata. Un’inchiesta speciale di Rolling
Stone.
“Benvenuti al party per l’uscita dell’album dei REM”, dice un compassato
Eddie vedder dal palco dello Shobox a Seattle “e al reunion tour dei
Pearl jam”. E’ il 14 settembre 1996 e i Pearl jam si stanno preparando
a lanciare il tour mondiale per il loro nuovo album, No Code. Questo
concerto di riscaldamento dovrebbe essere il posto ideale per Vedder.
Avendo a lungo espresso disprezzo per la sua fama da super rockstar.
Affronta un pubblico di solo ottocento persone nella sua città
adottiva, un pubblico da cui sono stati banditi giornalisti, PR di basso
livello, fotografi e altri servi dell’industria. E’ una folla di fedeli
scelta accuratamente, che hanno atteso a lungo per questo momento. Tranne
che per le rare date del loro tour abortito nel 95, i pearl jam non
sono stati in tour da più di due anni. La scena è stata
preparata per il loro leggendario show, il trionfale ritorno del gruppo.
Non lo immaginereste mai dallo sguardo torvo di Vedder. “Avete sentito
il nuovo disco?” chiede con la sua voce baritonale. Gli applausi sono
scarsi. “bè,” mormora Vedder “state per risentirlo” I pearl jam
entrano in “sometimes”, la fragile ballata che apre Nocode. “cercando
il mio ruolo” Canta eddie, facendo uscire le parole in un doloroso rantolo
“mi consacro, il mio piccolo io, come un libro tra i tanti sullo scaffale”
La partenza
in sordina sembra confondere il pubblico di ventenni devoti, che si
aspettando qualcosa dalla teatralità di Vedder. Ma i fan oggi
sono sfortunati. Anche quando il gruppo comincia “hail, hail” - la canzone
che si avvicina di più ai classici da inni da stadio dei pearl
jam in no code, - sembrano essere determinati nel ostacolare i momenti
coinvolgenti della canzone. Il bassista Jeff Ament, famoso per i suoi
salti volanti, rimane ancorato al suo posto su palco. Il chitarrista
Mike McCready prova alcune pose, ma quando i suoi compagni non rispondono,
anche lui affonda in un accigliato torpore. Stone Gossard, che non si
è preoccupato di togliersi gli occhiali per questo concerto,
lavora con la sua chitarra con la stessa passione di qualcuno che stia
scavando una buca. E il batterista Jack Irons tiene un ritmo stabile
anche se sottotono.
Poi c’è Vedder. Piantato sul microfono, sforna le canzoni con
una noncuranza che confina col disprezzo. “Questa è la parte
dello show che chiamiamo il jukebox umano” annuncia perima che i pearl
jam si gettino nei pezzi infiammafolla di Ten Vs e Vitalogy. Le versioni
di Evenflow alive e Whipping sembrano come il greve lavoro di una cover
band e vedder sembra saperlo. “bè” dice prima di lasciare il
palco “valeva quasi la pena di uscire di casa per questo”
Ultimamente sembra che Vedder cerchi sempre di più delle ragioni
per lasciare la casa. Mentre gli altri quattro membri dei Pearl Jam
sono regolarmente avvistati nei ristoranti e nei locali di Seattle,
gli avvistamenti di Vedder sono pochi e distanziati nel tempo. E non
solo nelle strade di Seattle. Evitando le interviste rifiutando di fare
video e facendo tour monchi per via di una guerra senza possibilità
di vittoria contro ticketmaster, ora tiene un basso profilo in città,
vivendo nella sua grande casa a West Seattle, in un enclave di case
della classe medio-alta su un pendio contornato da alberi che si affaccia
sul Pugget Sound. La casa è controllata da due guardie del corpo
che ispezionano persino il ragazzo della pizza che gli porta settimanalmente
una pizza piccola con salsicce e peperoni. Spaventato dalle minacce
di morte, inseguito dai fan che hanno scoperto l’altra sua residenza
in città (nel quartiere del municipio), il cantante si è
circondato da una manciata di rock star che non sono disposte a parlare
di lui ai giornalisti, nemmeno off-record. Nelle rare occasioni in cui
vedder parla ai reporter, usa ques’opportunita solo per lamentarsi senza
fine del peso della fama e del successo.
Pubblicamente
i Pearl jam si sono sempre descritti come una democrazia dove tutti
e cinque i membri sono d’accordo sulle decisioni da prendere. Ma una
fonte vicina al gruppo dice che Vedder è il leader indiscusso
e che, mentre nel campo artistico tutti e cinque contribuiscono, il
cantante stabilisce le crociate della band contro l’industria del rock
“Gli altri membri del gruppo guardano a lui per le decisioni” conferma
una fonte confidenziale nell’etichetta della band , la Epic. “tutti
ricevono degli imput, ma è Eddie che indica la strada” Un’altra
fonte conferma questa impressione in modo ancora più deciso,
chiamando eddie un pazzo del controllo, attorno al quale il personale
dei Pearl Jam “cammina come sulle uova”. E’ una dinamica intergruppo
che deriva non solo dallo status speciale di eddie come una delle figure
più carismatiche del rock, ma anche dal temperamento degli altri
membri del gruppo.
Musicisti
non pretenziosi, felici del loro successo dopo anni di lavoro nell’oscurità
per-pearl jam, i compagni di Vedder sono tipi affabili non certodisposti
ad agitare la barca con sopra il loro fragile cantante. Jeff Ament,
il figlio di un barbiere cresciuto in una piccola città del Montana,
vive ancora nello stesso appartamento a Seattle dove viveva prima dell’esplosione
del gruppo. Stone Gossard, un nativo di Seattle e figlio di un avvocato
locale ha fondato una piccola etichetta discografica, la Loosegroove,
che sua sorella Shelly aiuta a gestire. Mick McCready, un ragazzo del
luogo che ha cominciato a suonare in gruppi fin dalle medie, è
stato quello più vicino a cader vittima dei pericoli del mondo
del rock: E’ stato ricoverato in una clinica di Minneapolis per problemi
di alcolismo nel 94, ma secondo tutti ora è pulito e sobrio.
E’ anche comproprietario di un popolare sala da biliardo a Seattle,
il Garage. Il nuovo batterista Jack Irons è un vecchio alleato
di Vedder, è l’uomo responsabile per aver portato Vedder ai Pearl
Jam in primo luogo, è quindi improbabile che tenti di sfidare
l’autorità del cantante all’interno del gruppo.
L’autorità
di Vedder fu chiara a tutti nel 94, quando il Batterista dave Abruzzese
fu improvvisamente licenziato “Dave faceva troppo la rock star” dice
una fonte vicina al gruppo “dava interviste da copertina per le riviste
di batteria. Era felice, stava coronando il suo sogno, cosa che ha fatto
dar fuori di matto Eddie. Ho visto Eddie disegnare dei baffi sulla faccia
di Dave sulla copertina di Modern Drummer.”
Alcune fonti dicono che che la cacciata di Abruzzese era un messaggio
per gli altri membri del gruppo “Penso che, ancora una volta, questo
abbia a che fare con la personalità molto fragile di Eddie” dice
la fonte “Penso che anche gli altri si sentano come se fossero prossimi
ad andarsene”. Domandato quanto seriamente gli altri stiano pendendo
questa minaccia la fonte dice “mettiamola in questo modo: Stone ha la
sua etichetta; Mike sta lavorando ad un altro disco; Jeff ha la sua
band i Three fish.”
Sin dai primissimi tempi con I Pearl jam Vedder ha affermato che il
suo scopo era essere un tipo diverso di rockstar. Avrebbe resistito
alla tentazione del potere, della ricchezza e dell’ego. L’enfasi, disse,
deve essere sulla musica, un sentimento espresso interamente per tenersi
al passo con ethos anticommerciale, ispirato dal punk di Seattle.
Vedder Sembrava un poster già pronto per la scontenta generazione
del giunge: Un ribelle i cui testi agonizzanti e la cui voce grezza
e piena di rabbia scaturiscono da un’infanzia infelice e da un’adolescenza
alienata e solitaria. In un’ampia serie di interviste che concesse a
rolling stone nel 93 Vedder perfeziona il suo mito di star riluttante
- uno che ha lasciato le superiori che diventa surfista, la cui ascesa
dagli umili inizi è avvenuta quasi contro la sua volontà.
Anche questo, si incastra per ferramente con la dottrina del giunge,
che ha respinto il carrierismo e l’ambizione delle ruffiane band metal
di capelloni degli anni 80.
Ma a
detta di quelli che conoscevano Vedder prima che diventasse famoso,
il successo del cantante difficilmente può essere stato casuale.
“Sapeva esattamente cosa fare, “ dice un amico dei giorni precedenti
i Pearl Jam. “non è una piccola anima sperduta che scrive grandi
canzoni” Secondo molti racconti, la scalata di Vedder fu uno sforzo
concreto aiutato dal suo talento per l’auto-invenzione e per l’auto-drammatizzazione,
dal suo incessante sforzo per essere ascoltato e dalla sua ferrea volontà
nel controllare la sua immagine pubblica. “E’ un maestro nel manipolare
le situazioni e la gente attorno a lui, “ dice una fonte all’Epic “ed
è un maestro nel manipolare la sua immagine.”
La sua
imagine – e la sua identità – è spesso nascosta dalla
bizzarra situazione dei suoi genitori. Nasce come Edward Louis Severson
III nel 64, a Evanston Illinois, figlio di un padre musicista che divorzia
da sua moglie prima che Vedder compia due anni, cresce credendo che
il suo padrigno sia il suo padre naturale e che gli altri tre figli
della madre, avuti con il nuovo marito, siano suoi veri fratelli. Vedder,
per le prime due decadi della sua vita, era conosciuto come Eddie Mueller.
In un’intervista al Los Angeles Times otto giorni dopo che il suicidio
di Kurt CObain era stato scoperto, Vedder parla della sua natura depressa,
descrivendo come da ragazzo, il pensiero del suicidio lo avesse visitato
“spesso come il pranzo… ero completamente solo – tranne che per la musica.”
Evitando persino di nominare la sua scuola superiore o di parlare dei
suoi compagni, disse “Non mi trattavano bene.”
“Era molto popolare” ricorda Annette Szymanski-Gomez, un amica che era
un anno avanti a Vedder. “era un tipo estroverso. Avrebbe fatto qualsiasi
cosa per essere carino con tutti.” Un’altra compagna di scuola aggiunge
“Era così gentile con tutti, trovava sempre un momento per chiacchierare.
E’ per questo che non capisco tutte queste storie sull’essere miserabile.
Per me non lo era affatto! Ed era così carino.” “Tutte le ragazze
avevano una cotta per lui,” dice un alto amico che accarezza il ricordo
di tutti i divertimenti da ragazzi con il piccolo Eddie Mueller, com’era
affezionatamente soprannominato per via della sua scarsa statura. “Giocavamo
a football ci arrampicavamo in questo edificio abbandonato. Mi ricordo
che andavo a casa sua e lui suonava la chitarra col suo migliore amico.”
I Mueller vivevano in un solido quartiere della classe media a Encinitas,
un sobborgo di San Diego. “Era una bella casa” dice un amico “a due
piani. Avevano un piano. Non era per nulla un infanzia piena di privazioni
Mi ricordo che c’era una foto molto carina di Eddie da bambino. Aveva
circa tre anni, sua madre diceva che era apparso in qualche spot televisivo”
Questo precoce incontro con lo show biz sarebbe stato solo l’inizio
della carriera di attore giovanile. Anche se si sapeva che era un musicista
la sua identità principale alla San Dieguito High era di essere
la star del teatro della scuola. Cominciò come attore nel coro
di Little Mary Sunshine. Passò presto a ruoli principali ed apparve
in Bye Bye Birdie, ButrerfIies Are Free, Ourward Bound, and The World
of Carl Sandburg.Nel suo ultimo anno, Mueller fu votato come il più
talentuoso grazie alla sua abilità come attore.
“Era un attore fantastico, davvero eccezionali” dice un suo compagno
dei corsi di recitazione “il suo idolo era Dustin Hoffman” Nel suo terzo
anno ebbe una parte in una recita scolastica con Liz Gumble, una studentessa
un anno indietro a lui. I due cominciarono ad uscire insieme nel marzo
dell’81 e divennero, a detta di tutti, inseparabili. Quando la Grumble
partì con la famiglia per una breve vacanza, Mueller espresse
la sua tristezza nel suo tipico modo teatrale “Portò la sua sciarpa
attorno al collo tutti I giorni sino a che lei non tornò a casa” dice un compagno di classe.
Mueller trovò un amico nel suo insegnante di teatro, Clayton
Liggett. L’insegnante divenne un mentore ed un surrogato del padre per
Mueller, che, dicono gli amici, non andava d’accordo con il patrigno.
“mi ricordo che quando Eddie andava a scuola veniva spesso a casa nostra
per parlare a Clayton di cose personali, “ ha detto la vedova di Ligget
al San Diego Union Tribune nel 1995. “non so se Eddie stesse cercando
una figura paterna. Ma so che aveva bisogno di qualcuno con cui parlare
e Clayton c’era sempre per lui”
Una dei vecchi compagni di scuola suggerisce che Vedder sta “abbellendo”
il suo passato per entrare nel personaggo che sta sviluppando, quello
di portavoce dell’alienata e disfunzionale Generazione X “non credo
che lui stia mentendo” dice in difesa di Vedder “Penso che la gente
con capisca che tu non devi essere questo personaggio così miserabile
nella vita reale, è un’arte, l’abilità di diventare il
personaggio che canta queste canzoni torturate”
Ma se gli anni di scuola di Eddie Mueller furono meno drammatici di
quanto ha affermato il cantante, non c’è dubbio che subì
un grosso colpo emotivo nel suo quarto anno quando Liz Gumble lo lasciò.
Gli amici ricordano che Vedder era inconsolabile dopo la rottura “le
cose crollarono per lui nell’ultimo anno,” dice un amico “lascio le
produzioni teatrali, e qualcun altro dovette prendere il suo posto,
cos’ so che fu davvero una cosa grave, perché lui prendeva il
teatro davvero seriamente” Mueller lasciò la San Dieguito High
poco prima del diploma e torno nell’area di Chicago per stare con la
sua famiglia. E prese coumque l’equivalente di un diploma. E’ stato
in quel periodo che il piccolo Eddie Mueller, forse per un atto di indipendenza
dal suo patrigno, prese il nome da ragazza della madre e divenne Eddie
Vedder.
Anche
se la musica dei Pearl jam è strettamente associate alla scena
di Seattle e all’esplosione del Grunge nei primi anni 90 che aiutò
il gruppo a scalare le classifiche, le radici musicali e le ambizioni
di cariera di Eddie vedder nascono nell’idilliaca comunità della
spiaggia di La Mesa (california), un sobborgo di San Diego dove si trasferì nel 1984 dopo due anni trascorsi nel MidWest.
In quel periodo le aspirazioni teatrali di vedder furono sostituite
dall’ambizione di diventare un cantante ed un compositore. Infanzia
come fan delle opere rock degli Who, Vedder divenne una presenza costante
ai concerti rock di San Diego, accompagnato da un registratore, collezionò
un gran numero di bootleg. Facendo lavori umili, come la guardia di
sicurezza degli alberghi e benzinaio, scrisse un gran numero di canzoni
mentre faceva il turno di notte ma non rese pubblico il suo talento
fino al tardo 1986, quando rispose ad un annuncio sul San Diego Reader.
Un gruppo rock influenzato dal Duran Duran, i Bad Radio, stava cercando
un cantante che li aiutasse a andare nella direzione più alternativa
dei Love e dei Rockets. Vedder spedì un nastro fatto a mano che
includeva una cover della metadibonda Atlantic City di Springsteen.
All’audizione dal vivo, Vedder canto numerose cover, tra cui Paint it
Black degli Stones. Dei tre cantanti che si erano presentati quel giorno
“uno non era male” dice Valery Saifudinov, che dirigeva lo studio di
prova ed era presente all’audizione. “Ma Eddie aveva qualcosa dentro,
una certa energia. Tutti furono d’accordo che Eddie fosse la scelta
giusta” Solo dopo che Eddie finì l’audizione i suoi compagni
seppero che aveva un mazzo di canzoni già pronte. “Eravamo increduli” dice il bassista Dave Silva
Una demo delle prove del 89 rivela che il gruppo stava cercando di nescolare
del blando, orecchiabile rock con I groove funky dei red RHCP. Vedder
cantava in un registro più alto e più sottile di quello
di oggi – almeno fino all’ultima canzone, una versione di “better man”
che sarebbe poi apparsa su Vitalogy e sarebbe diventata uno dei maggiori
successi radiofonici dei Pearl Jam. Qui, le capacità vocali di
Vedder emergevano in tutta la loro potenza: pieno di testosterone, lo
stile da baritono alla Davide Clayton-Thomas che sarebbe divenuto la
sua firma. Passandosi costantemente la mano tra i lunghi capelli, facendo
smorfie, sbattendo l’asta del microfono sul pavimento, Vedder portò tutta la sua esperienza teatrale sul palco.
“Eddie è stempre stato grande sul palco,” dice il suo amico di
San Diego Mike Aitken, i cui genitori ospitarono Eddie per 4 anni e
mezzo “Ero ai concerti e la gente diceva ‘Wow guarda quello’, la musica
gli poteva piacere o meno, ma tutti dicevano “whoa, quel tipo è grande”
Se Vedder
era il punto focale della band sul palco, lo era anche fuori. Anche
se assunto semplicemente come cantante, diventò presto il direttore
delle operazioni, diventando non soltanto il principale compositore
dei Bad radio ma anche il loro manager, organizzatore e promotore. Fotocopiava
elaborati volantini pubblicitari datti a mano e creava l’artwork per
i demo del gruppo, che spediva alle radio locali- Dice Marco Collins
uno dei DJ di San Diego che prendeva le chiamate di Vedder “era quello
che cercava i concerti, era quello che spingeva.”
Vedder era, a detta di tutti, un promotore instancabile “Eddie promuoveva
continuamente quel gruppo cercando di farlo diventare qualcosa” dice
Il promoter dei Club di San Diego Tim Hall
Steve Saint, un veterano della scena della città, ricorda gli
sforzi di Vedder: “il 90% della gente nei gruppi da garage se ne stanno
lì. Aspettando di essere scoperti, aspettando che qualche agente
discografico bussi alla loro porta. Eddie non aveva questo atteggiamento.
Cercava costantemente di portare il suo gruppo in qualche posto dove
potesse essere visto” Un’altra fonte nella scena musicale di San Diego
dice semplicemente “era il miglior costruttore di contatti (traduzine
che fa schifo lo so ) nel business.
La principale base delle operazioni di Vedder era il Bacchanal, un locale
dove suonavano gruppi alternativi in crescita (E che sarà più
tardi immortalato in Mankind). Vedder era una presenza costante con
i suoi short verdi ed anfibi “Caricava l’equipaggiamento gratis solo
per poter incontrare gli RHCP o questo e quell’altro” dice Saintl L’allora
manager del Bacchanal Billy Buhrkuhl ricorda: “Faceva il roadie. Dava
una mano sul palco, attaccava i francobolli. Sapeva di volere entrare
nel mondo della musica ed era concentrato su quello che voleva ottenere…
Mi chiedeva informazioni sui contratti, su quale fosse il modo migliore
per firmare con una casa discografica, come trovare un agente” “Vedder
vedeva tutto” conferma un altro della scena di San Diego.
Stando nel backstage Vedder “vedeva ogni singola rock star che passava
per San Diego” dice un’altra fonte. L’abilità di vedder nell’ingraziarsi
con i grossi nomi era leggendaria. Joe Strummer dei clash era una delle
tante rock star che Vedder affascinò. Passo una notte a bere
birra e a fumare con il chitarrista. In un’altra occasione Vedder e
Silva andarono a Los Angeles per vedere il gruppo dell’ex batterista
dei Police Steward Copeland suonare in un locale
Alcune Rock star però erano immuni al fascino di Vedder. L’amico
surfista John Von Passenheim ricorda la notte in cui I Bad Radio aprirono
per gli adorati alternative Lemonhead “fu presentato a Evan Dando e
disse ‘guarda I volantini che ho fatto per lo show’ Evan lo guardò
disse ‘oh’ lo lasciò cadere per terra e se ne andò.” Ma
erano cose rare. “Vedder aveva una personalità per cui non ti
sentivi minimamente minacciato da lui” dice Nick Wagner, un altro amico
di vecchia data di San Diego. “Prendeva semplicemente un amplificatore
ed intanto cominciava una conversazione”
Anche la sua vita sentimentale combaciapa perfettamente con le sue ambizione
musicali, la sua ragazza (ora moglie) Bet Liebling, un prodotto dell’esclusivo
North shore di Chicago, aveva dei buoni agganci con l’industria. Mentre
frequentava i corsi della San Diego State University organizzava concerti
al campus e nei weekend andava a Los Angeles, dove faceva un stage alla
Virgin Record. Vedder e Liebling aiutarono a promuovere Red Tape, un
raduno di gothic-rock settimanale che si teneva al Winter’s, un ritrovo
della San Diego State University. “Avevano una visione completa del
mondo della musica.” Ricorda Jay Thomas, un ex capo di Liebling “Prendevano
i gruppi, li pagavano, andavano in giro a vendere i loro sevizi… sapevano
esattamente quello che succedeva.” “Tra lei e Eddie” dice un veterano
dei Club di San Diego “conoscevano tutti”
Uno
dei più stretti confidenti di Eddie era il capo dello studio
di prova, Saifundinov. Negli anni ’60 era stato il leader di un suo
gruppo rock in russia “Parlavamo per ore dopo le prove” dice Saifundinov,
che Vedder elenca come suo mentore nelle note di copertina dei demo
dei Bad radio. “Gli raccontavo dell’Europa, di libri, musica, cultura.
Gli donavo unpo’ di senso dell’umorismo. Era davvero interessato. Sapeva
che avo fondato il primo gruppo rock in Russia. Provavamo una reciproca
simpatia per l’un l’altro. Ero 18 o 19 anni più vecchio di lui,
ma non sembrava” Secondo Saifundinov le origini delle posizioni anti
rock star di ora possono essere ritrovate in certe lunghe chiacchierate
dopo le prove “Gli dicevo ‘prima di tutto sei un musicista, sei un compositore.
E’ questo quello che conta. Qualunque idiota può mettersi un
salame nei pantaloni e mettersi in posa. O diventare uno stronzo perché ha molti soldi”
Nel frattempo Vedder lavorava duramente per far diventare i Bad radio
un gruppo con una coscienza sociale. Portò il gruppo ad una fila
di concerti di beneficenza, tra cui per Amnesty international e per
una raccolta fondi per le foreste. E vedder aveva una canzone per tutte
le occasioni “Le sue canzoni contenevano sempre uno spaccato di vita,
che fosse un senzatetto o una situazione di razzismo” dice Saint “cosi
quando si presentava l’occasione, Vedder aveva sempre una canzone adatta”
La videocassetta di un concerto dei Bad Radio ad uno di questi show,
mostra Vedder che annuncia dal palco “Eccone una che mi piace. Parla
dei senzatetto”
Vedder non limitava il suo attivismo al palco del Bacchanal. Durante
una riunione del consiglio comunale sulle case per i poveri, si sedette
nel cortile con la sua chitarra acustica e cantò l’inno sociale,
allora molto in voga, di Tracy Chapman “Talkin’ bout a revolution” In
un’altra occasione, Lie e Liebling Parlarono ad un senzatetto che espresse
il desiderio di ritornare nel suo nativo midwest. La coppia pagò
un pasto all’uomo. Lo portò nell’appartamento di Liebling. gli
fece fare una doccia, gli comperò un biglietto d’autobus e quindi
lo misero su un Grayhound diretto verso casa. Liebling documento l’intera
trasformazione con una Polaroid, Vedder in seguito portò le foto
alla sala prove e orgogliosamente le mostrò a Saifundinov. Il
bassista dei Bad radio, Silva si ricorda che Vedder tenne persino una
delle foto di fronte a lui mentre registravano uno dei demo, come ispirazione.
Secondo alcuni, lo zelo attivista di Vedder scavò un solco tra
lui ed il resto del gruppo. “Eddie era così incazzato” sice Pierce
Flynn, un surfista amico di Vedder “voleva che suonassero alcuni concerti
di beneficenza e il gruppo voleva andare da altre parti“ ma Silva dice
che non era tanto il fatto che loro si opponessero all’attivismo di
Vedder, quanto il fatto che lui li tenesse all’oscuro: “Non ci lasciava
avvicinare abbastanza per poter decidere se volevamo essere parte di
ciò. Diceva semplicemente ‘Faremo questo concerto i beneficenza’
Il giorno del ringraziamento comperava tutto quel cibo e dava da mangiare
ai senzatetto. Ce lo diceva dopo, e noi dicevamo ‘Oh mio dio, avremmo
aiutato se l’avessimo saputo’ non ci lasciava conoscere quello che aveva
in testa” e c’erano anche altri problemi tra il gruppo ed il suo cantante.
“Eravamo a livelli differenti” ammette Silva “Ci aveva già ampiamente
sorpassato in termini di dedicare completamente la sua vita alla musica”
Nel tardo 89, tre anni dopo aver risposto all’annuncio dei bad radio
sul San Diego reader, Vedder invitò Saifundinov al concerto dei
Bad radio al Bacchanal “dopo facemmo una festa,” ricorda Saifundinov.
“Eddie si sedette con me e mi disse ‘sto per lasciare il gruppo’ Io
dissi ‘Perché? Che succede?’ e lui ‘Devo continuare a muovermi,
sto cercando di andare e fare delle cose’”
La fermata successiva di vedder fu Los Angeles Liebling aveva trovato
un lavoro nel dipartimento della pubblicità della Virgin Record
dove Vedder divenne parte dell’arredamento. Trasferendosi a LA vedder
era riuscito a posizionarsi nell’epicentro del mondo musicale della
costa occidentale. Ironicamente, il suo destino – e quello del futuro
della musica rock degli anni novanta – stava prendendo forma parecchie
centinaia di miglia più a nord, a Seattle.
Cinque anni prima, circa al tempo in cui Vedder si unì ai Bad
Radio, la scena di Seattle esisteva solo come una manciata di gruppi
che suonavano di fronte a poche persone nei magazzini o nel retro dei
locali. Tra questi gruppi cerano i Green River, che comprendevano due
del gruppo base che avrebbe fondato i Pearl Jam: il chitarrista Stone
Gossard ed il bassista Jeff Ament. I Green River erano un improbabile
miscuglio di musicisti: Ament e Gossard non facevano mistero delle loro
aspirazioni commerciali, il cantante Mark Arm, in seguito con i Mudhoney,
non faceva mistero del suo disprezzo per la musica mainstream “Eravamo
cinque persone differenti che suonavano cinque cose diverse,” ricorda
Arm “per un po’ ha funzionato, ma poi no.”
Quando smise di funzionare, Gossard e Ament se ne andarono e formarono
i Mother Love Bone, un gruppo glam il cui suono doveva molto alla musica
orecchiabile del rock di LA: Secondo alcuni, la mancanza di credibilità
che ha funestato i primi anni dei Pearl Jam, può essere ricondotta
a quel periodo. “Mark Arm se ne andò e fondò la band figa
(Mudhoney)” dice un membro di vecchia data dell’industria musicale di
Seattle “Stone e Jeff formarono quella non alla moda” Gli MLB firmarono
con la Polygram record, diventando uno dei primi gruppi di Seattle della
loro generazione a firmare con una Major. Ma nel marzo del 90 pochi
mesi prima che l’album di debutto del gruppo uscisse, il cantante Andrei
Wood morì di un’overdose accidentale di eroina alla vigilia di
un tour.
Gossard e Ament si mossero rapidamente per formare un nuovo gruppo,
reclutando il chitarrista Mike McCready, che suonava fin da ragazzino
negli Shadow. Come i suoi nuovi compagni, McCready ha le sue radici
nel rock commerciale degli ultimi anni ’80.Si era trasferito a LA con
gli Shadow in cerca di successo. Dopo un anno di stenti in città,
dove aveva lavorato come commesso in un negozio di dischi, il gruppo
ritornò, senza aver firmato un contratto, a Seattle, ed in breve
tempo si sciolse. McCready, disilluso aveva abbandonato la chitarra,
si era tagliato i capelli e aveva applicato a se stesso gli insegnamenti
del ex governatore ultraconservatore dell’Arizona Barry Goldwater. Ma
dopo aver ricominciato a suonare la chitarra in un nuovo gruppo, McCready
fu visto da Gossard che impressionato dall’esplosivo lavoro del chitarrista,
gli chiese di unisrsi alla suo gruppo ancora senza nome.
Con il batterista dei Soundgarden Matt Camion, i proto Pearl Jam registrarono
una manciata di pezzi strumentali costruiti attorno ai riff di Gossard,
ma mancava un cantante. Per riempire questo vuoto, il gruppo si rivolse
al ex batterista dei RHCP, Jack Irons che suggerì loro un cantante
che i RHCP avevano conosciuto a San Diego: un tipo affabile che lavorava
al Bacchanal mentre cantava per la sua band, i Bad Radio. Iron si disse
d’accordo a far pervenire i demo di Gossard al suo amico di San Diego.
Vedder ha detto che scrivere I testi e le linee melodiche per I demo
di Gossars segnò una svolta sia dal punto di vista creativo che
personale. “Cominciai ad affrontare alcuni problemi che in precedenza
mi ero rifiutato di affrontare” Ha detto vedder a Rolling Stone nel
91. “era grande musica – mi tirava fuori delle cose che non erano mai
uscite” Le cose che non aveva mai affrontato erano eventi che risalivano
ai primi anni ’80, il giorno in cui sua madre gli rivelò che
l’uomo che lui conosceva come un lontano amico di famiglia era in realtà
il suo padre biologico – un uomo che Vedder ricordava vagamente essere
stato ricoverato in ospedale per la sclerosi multipla che era morto
quando Vedder aveva 13 anni” Vedder disse che mentre ascoltava la traccia
di Gossard per una canzone intitolata “Dollar Shoer” senti venire alla
luce emozioni a lungo sepolte. Più tardi, mentre faceva surf,
Le parole gli vennero fuori “figlio, lei disse/devo raccontarti una
piccola storia/quello che tu pensavi essere tuo padre/non era niente
tranne che un…/metre tu eri seduto/a casa da solo a 13 anni/ il tuo
vero padre stava morendo…mi spiace che tu non l’abbia visto/ma sono
felice che abbiamo parlato” Vedder corse all’appartamento di Liebling,
dove cantò sulla musica, intitolò la canzone Alive e spedì il nastro, con altre due canzoni, indietro a Seattle.
Mentre i singoli membri dei Pearl Jam erano veterani delle loro rispettive
scene musicali, il gruppo, formato nel tardo 1990, dava la sensazione
di qualcosa fatto la sera prima, almeno a Seattle.
Prima di volare da San Diego per il suo primo incontro faccia a faccia
con i futuri membri dei Pearl Jam, Vedder gli chiese solo di non perdere
tempo. Non lo persero. Dall’aeroporto, i membri del gruppo andarono
direttamente alla sala prove. In cinque giorni, scrissero 11 canzoni.
Il sesto giorno il gruppo fece il primo concerto in un locale di Seattle,
dandosi il nome di Mookie Blaylock, dall’allora playmaker dei New Jersey
nets. “mi ricordo solo di aver sentito di questo incredibilmente intenso
cantante” dice Kim Warnick, cantante e bassista dei Fastbacks e regina
incontrastata della scena underground di Seattle.” Il gruppo era sui
blocchi di partenza ma Warnick ricorda che I Mookie Blaylock (Che cambiarono
il nome in Pearl jam, dopo che il giocatore di basket si era lamentato)
non erano popolari tra l’elite giunge di Seattle. “Fin dall’inizio”
dice, “erano definiti dal loro pubblico, che non era punk. Erano i finti
rocchettari dei sobborghi. Non li aiutava neppure il fatto che il gruppom
completo con un contratto con una Major, era capitanato da un cantante
che era stato importato da fuori la scena di Seattle dove così
tanti avevano atteso a lungo nell’oscurità.
Ma Vedder, con uno schema che aveva già adottao a Seattle, si
mosse per ingraziarsi la scena di Seattle. Dopo un concerto dei Fastback
alla RKCNDY, si avvicinò a Warnick e la sommerse di complimenti.
Il giorno seguente, Warnick ricevette una lettera, con la firma che
luccicava, da Vedder e Liebling. Vedder, da allora, a fatto aprire ai
Fastbacks parecchi concerti dei Pearl Jam (compreso questo tour mondiale),
e Warnick è diventata uno dei più grandi difensori di
Vedder “Lui è davvero reale” dice di Vedder “quando ti parla,
è come se tu fossi l’unica persona nella stanza, ti si avvicina,
aggrotta le sopracilia ed è davvero intenso”
Vedder fu altrettanto intenso, anche se meno accomodante, nei suoi primi
incontri con i dirigenti della Epic “Quando l’ho incontrato per la prima
volta, c’era qualcosa di diverso in lui” dice una fonte che ha incontrato
Vedder all’etichetta “era tremendamente enigmatico e carismatico” Nel
primo incontro Eddie parlò poco e tenne gli occhi fissi sulle
sue gambe.” Diede l’impressione di una persona “ingénue circa
l’industria”, secondo uno dei confidenti di lunga data di Vedder alla
Epic, che si è mostrato sorpreso nell’apprendere del passato
di Vedder a San Diego. “se siamo stati ingannati” dice la fonte “Io
lo sono stato come tutti gli altri”
L’album
di debutto dei Pearl Jam, Ten, che uscì nel agosto del 91, registrò
appena un impulso nelle classifiche. Un mese più tardi, I nirvana
uscirono con Nevermind, e per il gennaio 1992, l’album aveva raggiunto
il primo posto nelle classifiche, aprendo la strada all’era della musica
alternativa. I Pearl Jam furono presto raccolti nella mania di tutto
ciò che proveniva da Seattle. Mentre i Nirvana stavano reinventando
il Punk per gli anni novanta, stavano infondendo nel rock da radio degli
anni 70 il loro tocco personale, toccanti i temi del divorzio, alienazione
e rabbia – tutti portati da un cantante che sembrava rappresentare in
pieno le paure e la rabbia esplosiva provate da milioni di giovano.
In breve sia MTV che le radio trasmettevano Alive continuamente.
Fin dall’inizio I Pearl Jam furono perseguitati dagli scettici che li
vedevano come poco di più di una versione addomesticata, adatta
ad MTV dei genuinamente anarchici e pericolosi Nirvana. Tra quelli che
dubitavano in modo più aperto dei Pearl Jam c’era Kurt Cobain
dei Nirvana, che definì i Pearl Jam “come una fusione di musica
alternativa, aziendale e cock-rock” e si indignava per il paragone con
quel gruppo “Vorrei che la mia associazione con quel gruppo fosse cancellata”
disse cobain a RS nel 92, quando sia i nirvana che I pearl Jam divennero
entrambi gli strilloni dell’esplosione giunge di Seattle.
Vedder, forse per reazione a questo scetticismo, sembro determinato
a provare la sua buona fede alternativa. Sin dal 1992 creò una
serie di promozioni “alternative” per mantenere una connessione diretta
con i fan dei Pearl jam: una serie di concerti non pubblicizzati solo
per i membri del Fan Club, concerti trasmessi dalle radio in modo gratuito,
gli album in vinile disponibili una settimana prima dei CD e delle cassette,
e prezzi modici per i concerti. Nel documentario Hype! Che descrive
la crescita commerciale della scena musicale di Seattle, Vedder assume
il ruolo del portavoce del Giunge, la voce dell’ethos punk della città
:” Se con tutta l’influenza che questa parte del paese e la sua scena
musicale hanno…se non si fa nulla con esse…se finalmente arriviamo in
prima fila e non ne dovesse uscire nulla, sarebbe ua tragedia” (questo
pezzo è citato anche da No Logo)
Per
Vedder, cambiare l’industria, voleva dire posizionare se stesso e il
suo gruppo contro di essa. Evitando i mezzi convenzionali del marketing
di massa, mise al bando, una cosa senza precedenti, i video e restrinse
drasticamente l’accesso alla stampa. Ha sempre affermato che queste
mosse rischiose dal punto di vista commerciale erano state fatte per
prevenire una sovraesposizione. Ma altri suggeriscono che le crociate
di Vedder vengono direttamente dalla sua testa per poter mantenere un
rigido controllo su tutti gli aspetti dell’imagine dei Pearl Jam, esattamente
come aveva fatto coi Bad radio.
Vedder divenne furibondo, per esempio, quando Una rivista di musica
per ragazzi pubblicò delle sue foto scattate un anno prima. Una
delle tante piccole indegnità che avrebbero portato al bando
della stampa. Si indigno quando MTV mise in rotazione perpetua Jeremy
privando la canzone della sua carica emotiva, un fattore che ha contribuito
alla messa al bando dei video. Quest’anno Vedder sembra sospettoso di
qualunque sforzo promozionale, anche il più innocente. Prima
della recente esibizione dei Pearl Jam al Late Show di Letterman, Vedder
telefono' personalmente al conduttore, chiedendo che la loro apparizione
non fosse pubblicizzata in modo eccessivo sulla rete.
Per una generazione sospettosa della pubblicità le proibizioni
di Vedder agirono come la definitiva tattica di promozione anti commerciale.
Nel 1993 il Secondo album dei Pearl Jam, Vs, infranse il recod di vendite
in una singola settimana, vendendo 950.000 copie nella sua prima settimana
e vendendo 5,4 milioni di copie in totale secondo recordscan. Nel 94
uscì Vitalogy, che vendette l’impressionante numero di 877.000
copie nella settimana del debutto prima di raggiungere per cinque volte
il disco di platino e facendo diventare COrduroy e Betterman elementi
fondamentali della programmazione radiofonica.
Poi venne ticketmaster.
Forse spinto dal successo nel riscrivere le regole del successo, Vedder
potrebbe aver creduto di ssere in grato di cambiare le regole dell’industra
dei concerti.
Oggi la battaglia con Ticketmaster rappresenta la più pubblica
sconfitta del gruppo – ed un esempio del fallimento di Vedder per aver
voluto troppo. Il seme della discordia con Ticketmaster su piantato
fin dal 1992, quando i pearl jam fecero un concerto per beneficenza
a Seattle e chiesero al gigante dei biglietti di donare in carità
un dollaro dei diritti che l’agenzia carica sul prezzo di ogni singolo
biglietto. L’agenzia acconsentì e poi aggiunse un dollaro al
prezzo di ogni biglietto. Secondo una fonte, vedder divenne furioso
per questo tradimento personale e cominciò a parlare incessantemente
di ticketmaster.
Per il tour di supporto a Vitalogy nel 1994, il gruppo cercò
di procedere senza ticketmaster, ma non trovò posti che non avessero
un accordo di esclusiva con ticketmaster. Il tour fu cancellato e la
battaglia dei pearl jam contro ticketmaster si spostò ad un livello
più elevato. “credevano realmente che la distribuzione dei biglietti
in questo paese fosse diventata un monopolio e che i concerti erano
tenuti in ostaggio da ticketmaster” dice Peter Scheniedermeier, cofondatore
della ETM enterainment Network, la compagnia scelta dai Pearl Jam per
il loro tour del 9. “pensavano di avere il dover di combattere per i
loro fan”
E lottarono. Nel maggio del 94 il gruppo favorì un indagine del
dipartimento della giustizia contro ticketmaster per posizione monopolista.
Mentree rano Ament e Gossard a testimoniare davanti al congresso, quelli
vicini al gruppo non avevano mai avuto dubbi del fatto che dietro alla
controversia ci fosse Vedder. Infatti quado poi la band cercò
un distributore alternativo per i biglietti, Vedder era l’unico mebro
del gruppo presente agli incontri con la ETM. Con la piccola e senza
esperienza ETM al timone, i pearl jam andarono avanti con un tour estivo
nel 95, aprendo il vaso di pandora dei problemi burocratici, logistici,
di sicurezza e climatici. Il tour comincio ad andare male fin dal primo
giorno, la data di apertura del 16 giugno, a Boise in Idaho, dovette
essere cancellata- il luogo, di proprietà pubblica, necessitava
dell’approvazione del governo per poter utilizzare un sistema di biglietti
alternativo- e fu spostata a Camper. alla seconda data a Salt lake City
– dove la band era costretta a suonare in un posto all’aperto e fuori
mano – una pioggia gelida si abbattè sul palco prima ancora che
la band ci salisse. Il concerto fu cancellato e 12 fan rimandati a casa.
Il disastro si abbattè anche a casa di Vedder a San Diego, dove
i Pearl jam dovevano suonare al Del Mar Fairgrounds nello stesso momento
in cui c’era l’annuale festival della contea. Dei poliziotti troppo
zelanti, temendo che i fan del rock travolgessero i visitatori della
fiera ottennero che le due date venissero cancellate. Dopo una settimana
di continue litigate circa i luoghi dei concerti, il manager dei Pearl
jam Kelly Courtis annunciò che il gruppo, se costretto, avrebbe
fatto un tour con ticketmaster. “E’ tempo che il gruppo torni a fare
quello che sanno fare meglio” ragionava Curtis “fare musica e suonare
per i loro fan” Ma pochi giorni dopo, un impassibile Vedder chiamò
una radio di San Diego e sconfesso il proprio manager “se si dimostreràò
impossibile fare tour senza ticketmaster” disse “allora ce ne torneremo
a casa e faremo degli album”
La lotta stava richiedendo un pedaggio a Vedder. Il 24 giugno il cantante
andò all’ospedale sofferente di problemi di digestione. Lo stesso
pomeriggio affrontò una folla di 54.000 persone al Golden Gate
Park a San Francisco. Ce la fece per 7 canzoni, poi si fermò
per annunciare: “ho appena trascorso le peggiori 24 ore della mia vita”
e con questo scese dal palco e non tornò indietro. In seguito
vedder in privato avrebbe incolpato la sua malattia ad un avvelenamento
da cibo per un panino al tonno avariato – una scusa che non spiegava
la cancellazione di tutte le date rimanenti. La maggior parte delle
date fu recuperata entro l’anno, ma ormai il danno era stato fatto.
Le reazioni nella stampa per la cancellazione del tour furono dure,
specialmente nelle città lasciate senza concerto a causa della
cancellazione. “Per un gruppo che urla così forte in favore dei
propri fan” si legge su una colonna dell Austin American-Statesman “I
pearl Jam ne hanno sicuramente lasciati un bel mucchio al freddo, compresi
i 25.000 che avevano affrontato numerosi problemi per procurarsi un
biglietto. La reputazione dei Pearl Jam è stata danneggiata,
la mistica del gruppo infranta”
“ovviamente
Eddie è ossessionato dai cattivi del business” aggiunge il manager
di un altro gruppo multiplatino. “Ma a quanti dei tuoi fan glie ne frega
davvero qualcosa? Alla maggioranza di loro non importa. Non glie ne
frega nulla se è il luogo X Y o Z o quale sia la compagnia dei
biglietti. Vogliono sentirti suonare della buona musica.” Anche gli
alleati dei Pearl jam nella lotta con ticketmaster abbandonarono la
crociata di Vedder. I rem che avevano appoggiato la lotta dei pearl
Jam nel 94, firmarono con ticketmaster per il tour mondiale del 95.
“Non mi piace ticketmaster, ma anche non deciderò di non fare
un tour” ha ditto il chitarrista dei rem al Chicago Tribume. “non distruggerò
il mio gruppo solo perché la società va nel modo in cui
mi piacerebbe andasse. Il colpo finale ai pearl Jam arrivò il
5 luglio 1995 quando l’investigazione dell’antitrust contro ticketmaster
fu lasciata cadere senza clamore. Vedder non ha mai commentato pubblicamente
la sconfitta. Ma i sitomi di una nuova disillusione sono visibili. Il
febbraio scorso i Pearl jam hanno fatto la loro prima apparizione televisiva
in due anni alla cerimonia dei Grammy. Vedder, abbandonato il costume
giunge fatto di magliette strappate, shorts e camice di flanella, è
apparso alla cerimonia con in soprabito al ginocchio di pelle nera e
occhiali da sole. Dopo aver visto la prima statuetta della serata, per
la miglior performance di Hard Rock, il cantante non ha usato quell’opportunità
per ringraziare i fan rimasti fedeli al gruppo ma per mormorare che
quell’onore “non significa nulla”. Potrebbe essere stato un maldestro
tentativo di attaccare la natura competitiva di quei premi. Ma ad alcuni
spettatori è sembrato il comportamento stereotipato di una rock
star.
Tra
quelli che si sentirono in questo modo ci furono I suoi vecchi amici
delle superiori. “Mi arrabbio quando lo vedo a queste premiazioni” dice
uno dei vecchi compagni di recitazione “e vedo che immagine orribile
si è cucito addosso” “Non so che cosa gli sia accaduto” dice
un altro compagno di scuola “sepra uno dei va hallen”. Il manager del
Bacchanal Billy Buhrkhr l’ha guardato anche lui quella sera e non riconosceva
il cantante che aveva conosciuto a San Diego. “Se l’aveste conosciuto
10 anni fa, non potreste credere che abbia detto quelle cose. Ai vecchi
tempi Eddie era grato per tutti e tutto”
Evidentemente
I vecchi amici di Eddie non sono stati gli unici scontenti della sua
performance quella sera o delle crociate senza fine dei Pearl Jam contro
la loro stessa popolarità. La scarsa pazienza dei fan per il
profilo quasi invisibile del gruppo sta cominciando a incidere sulle
vendite. Uscito lo scorso settembre, No code ha debuttato al primo posto
ma entro due mesi era già uscito dalla top 20, un destino ignominioso
per un gruppo i cui tre album precedenti erano stati tra i dischi più
venduti del decennio. E’ anche un destino ironico per un disco che è
il lavoro migliore e più maturo della band fino a questo momento.
– una raccolta di brani di una varietà accecante, che variano
da canti di ispirazione buddista al glam-punk fino a ballate umorali.
Nonostante
questo I pearl Jam non hanno mostrato segni di voler provare ad incrementare
le vendite del cd: Il gruppo continua a rifiutarsi di fare video e rifiuta
virtualmente tutte le richeste di interviste- Quando il tour arrivò
nel tardo settembre a Randall’s Island a New York, Vedder reiterò
la sua volontà di boicottare la stampa. Avendo avuto notizia
degli sforzi investigativi di ROlling Stone per far luce sul suo nebuloso
passato per Pearl Jam. Il cantante si è interrotto a metà
della canzone “who you are” per fare un annuncio mirato “Io so chi sono
davvero” ha detto dal palco. “E’ una lunga storia e non entrerà in una pietra rotolante”
L’obbiettivo
dichiarato di Vedder nel combattere l’industria del rock era di mantenere
l’enfasi sulla musica. In “Off he goes” da no code canta che “niente
è cambiato tranne le stronzate che ci circondano”, ma alla vigilia
del nuovo tour, che su insistenza di Vedder contiene solo 12 apparizioni,
le “stronzate circonstanti” sembrano avere finalmente eclissato la musica.
Dice uno dello staff della Epic “nessun gruppo è più grande
del sistema stesso, e i consumatori li stanno punendo. Se fai solo 12
date allora hai bisogno di fare video per ricordare al paese come sei
fatto.”
Il disincanto verso il modus operandi dei Pearl Jam non è confinato
alla stampa ed al pubblico. Due settimane prima del lancio del tour,
il bassista Jeff Ament ha confidato ad un amico che temeva il nuovo
tour: “mi sono divertito così tanto di più in viaggio
con i three fish” Il chitarrista Gossard è stato ancora più
deciso. Dopo aver promesso di contattare un comune amico quando il tour
raggiungerà l’Europa a metà autunno, Gossard ha aggiunto
afflitto “se per allora saremo ancora insieme”
Che
Vedder possa lasciare il gruppo, dicono le fonti, è una minaccia
sempre presente che incombe sui Pearl jam e sul loro management. Domandato
in un intervista del 94 se Vedder fosse tentato di fuggire, il manager
Curtis disse “Credo che ci pensi ogni giorno” “Stavo davvero spingendo
Eddie per fargli fare qualcosa che non voleva fare” dice una fonte che
ha lavorato col gruppo “mi è stato detto: non spingerlo oltre
il limite o se ne andrà” E questa è un’eventualità
che nessuno associato coi Pearl Jam vuole contemplare “I pearl Jam senza
Eddie Vedder” dice la fonte “sono i mother love bone con un cantante
morto”
Ci sono
delle prove che suggeriscono che Vedder stia ricercando le sue origini
rivisitando il suo passato pre Pearl Jam e riallacciando vecchi rapporti.
Nel 1995 arrivo inaspettato al funerale del suo vecchio insegnante di
teatro, Clayton Ligget. Dopo la funzione raggiunste parecchi vecchi
compagni alla casa del suo ex insegnante, dove parlarono fino alle 10
di sera e più tardi piombò inaspettato dai vecchi amici
del basket a San Diego che trovano essere Vedder ancora uguale all’amico
dei vecchi tempi. “Voleva solo andare al campo fare qualche tiro e bere
qualche birra” dice uno “era così strano, perché era come
se non se ne fosse mai andato”
Apparentemente Vedder, la pensa diversamente “quando esco con della
gente che mi è mancata” ha detto ad un reporterin una lunga intervista
“e con cui ero amica prima, cerco di condividere quei momenti che eravamo
soliti avere… mi sento come se fossi un bambino mangiato dai dingo … mi sento in conflitto”
Intrappolato
dalla sua celebrità, alienato dal suo passato, l’unico posto
dove Vedder non sembra essere in conflitto è sul palco di fronte
a migliaia di fan adoranti. E il 16 settembre 1996, due giorni dopo
il concerto di apertura allo showbox di Seattle, ed il gruppo sta suonando
il primo grosso concerto alla keyArena di Seattle, un luogo controllato
da Ticketmaster dove la band ha accettato di suonare alla condizione
che i proventi andassero in beneficenza. Grazie al bizantino sistema
“alternativo” dei Pearl jam, la folla ha passato un’ora fuori dal palazzotto
mentre tutti i 16.000 biglietti passavano sotto uno scanner di codici
a barre-.
Dentro
le cose non vanno molto meglio. Lavorando metodicamente sui loro strumenti,
con le teste abbassate, zagolano senza gioia attraverso la setlist mentre
Vedder , al centro di un riflettore sotto una struttura circolare a
forma di corona di spine circondato da fasci di luce colorati, estende
ripetutamente le sue braccia in una posa da cristo crocifisso.
E’ chiaro che il pubblico non vuole altro che ascoltare i vecchi successi.
Ma Vedder sembra determinato nel voler deludere i propri fan, togliendo
energia allo spettacolo con discorsi seri tra una canzone e l’altra.
“Non abbiamo usato un promoter “ annuncia “odio dirlo, ma abbiamo fatto
tutto da soli”. Presto la musica sembra essere solo poco di più
che un paravento per i discorsi di Vedder, i fan sono poco più
che ricettivi alle polemiche di Vedder. Continua così fino a
concerto avanzato, quando i Pearl jam entrano in Alive. Quando le linee
di chitarra di Gossard e McCready si uniscono ed il cantante si getta
nel coro inneggiante alla vita, un ragazzo con una camicia di flanella
arriva al bordo del palco. Vedder strappa il ragazzo dalle grinfie della
sicurezza e lo porta sul palco, dove il fan si affloscia seduto e poi
rotola sulla schiena. Vedder si inginocchia e dedica la canzone al fan.
“Tu sei ancora vivo” canta Vedder aggiustando il testo della sua canzone
più famosa, in un gesto di inclusione che sembra rappresentare
al meglio quello che Vedder ha sempre detto essere la musica dei Pearl
Jam. Il gruppo raggiunge le marce alte mentre i fan saltano al ritmo
della batteria. Vedder urla quando il ragazzo si lancia dal bordo del
palco e lui stesso si tuffa tra il pubblico. La folla rumoreggia e per
la prima volta da oltre un anno, Vedder ed il gruppo stanno suonando
in perfetta sincronia, violentemente, scambiandosi sorrisi stupiti.
Reazione
di Courtney Love all' articolo:
"Aspettate
un momento… mi state dicendo che Eddie Vedder si merita questo brutale
stupro a mezzo stampa perchè:
1. Non
ha voluto parlare con voi
2. Si è schierato contro una grossa impresa quando tutti gli
altri gli avevano detto di non farlo
3. Voleva essere in un gruppo
A me
sembra più Abramo Lincoln. E sullo stesso argomento, grazie per
il vostro illuminante pezzo sulla crisi delle madri nel mondo del rock.
Mi ero dimenticata che i musicisti maschi non procreano.
LE RIVISTE
AZIENDALI CONTINUANO A FARE SCHIFO (si riferisce alla maglietta che
Kurt aveva indossato con su scritto CORPORATE MAGAZINES SUCK! - n.d.angpo)".
|