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LA
VITA E’ UNA RIVOLTA COI PEARL JAM
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Articolo
originale da Pulse "LIFE'S A RIOT WITH PEARL JAM". Grazie
mille ad Angpo per la tradzuione. LA VITA E’ UNA RIVOLTA COI PEARL JAM Alla
cerimonia di introduzione dei Ramones nella Rock and Roll Hall of Fame
lo scorso marzo, il pubblico vide un ceffo con un giubbotto da motociclista
ed un taglio alla moicana salire sul palco per un coinvolgente tributo
di 17 minuti alle leggende del punk. Questo MC(maestro di cerimonia)
poteva davvero essere, come annunciato, il famigerato primo ringhiatore
per i Pearl Jam, l’elusivo, recluso Eddie Vedder? Infatti lo era. Ma
non si era rasato la testa solo per l’occasione. Anche se c’è solo un leggero venticello prodotto da un ventilatore portatile nella stanza di registrazione nello studio dei Pearl Jam nel Cascade District di Seattle, Vedder si accende una sigaretta usando un trucco “che ho imparato sull’isola – e’ come le accendono laggiù.” Sollevando la sua maglietta degli Who con gli avambracci, nasconde la testa nel buco e accende. Aspirando soddisfatto si passa le dita nel suo nuovo taglio corto, che, a parte per una leggera protuberanza al centro sembra vedinre direttamente da “lasciatelo al castoro. “Come Eddie Haskell!” diche Vedder imitando Hasell: “e devo dire, che hai un bellissimo aspetto oggi. Ma si, sto maturando, questo potrebbe essere lo stesso taglio che avrò quando diventerò nonno. Il mio look da nonno” L’impegnato Vedder rimane comunque seduto abbastanza per parlare di Riot Act, il nuovo disco dei Pearl Jam per la Epic. Ma la scoperta di questo nuovo materiale deve essere effettuata attraverso le acque di quell’esotico ritiro sull’isola. Un luogo dove la fama non è importante, dove Vedder può suonare il suo Ukulele per tutta la notte e di giorno coltivare quell’hobby che gli ha cambiato la vita, il surf. O “un collegamento reale con la natura” come dice lui. Con o senza il suo amico professionista Kelly Slater, il nativo di Chicago, che vieve a Seattle, Vedder ha preso le onde alle Hawaii, California, Australia, Nuova Zelanda, e più recentemente a Tahiti, dove ha assistito al campionato del mondo dei professionisti lo scorso maggio. “ma non ho cavalcato le onede più gradi che chiamano Teahupo-O” confessa “sono delle creatrici di vedove, così ho provato con un’altra onda che è un poì la versione ridotta di quelle, ed è stato già più che sufficiente” Ci sono state alcune sfide alla morte nell’acqua salata. Un paio d’anni fa, una canoa che Vedder aveva affittato alla Hawaii si capovolse e se ne andò per proprio conto dopo essersi raddrizzata, abbandonando Vedder ed altri due alla deriva in pieno oceano pacifico. Come delle noci di cocco saremmo probabilmente finiti a Tahiti. Ma siamo stati salvati dall’unico peschereccio che era in giro, perché avevamo delle palette e fummo in grado di agitarle sopra l’acqua. Tornammo a terra ed io non ci pensai molto fino a quando presi un’altra barca e realizzai quanto al largo eravamo. Mi venne la nausea. Parecchi Hawaiani mi dissero che avrei dovuto tornare a casa e fare qualche altro concerto di beneficenza, perché avevo consumato tutto il mio Karma.”
Sul tavolino da caffè davanti a Vedder c’è una vecchia macchina da scrivere Smith-Corona degli anni ’30, con inserito un foglio di carta bianco, pronta a partire. E ogni tanto, si ferma per battere qualche idea, un mucchio di fogli con queste casuali idee è accumulato di fianco alla macchina. In questo modo sono stati composti la maggior parte dei testi di Riot Act, spiega Vedder. Come la poetica coppia di versi nella sommessa ballata “Thumbing my Way”. "Oh, the rusted signs we ignore throughout our lives/ Choosing the shiny ones instead." (oh tutti quelle insegne arrugginiti che abbiamo ignorato nella nostra vita/scegliendo invece quelle luccicanti). “Voglio dire, per esempio, come usare un computer invece di una macchina da scrivere. E mi sono ritrovato con parecchie pagine, tutte scritte a macchina attorno a me” E’ da dove Vedder ha tirato fuori le parole contro George W. Bush che mormora/declama sul riff pungente di Gossard in “Bushleaguer”. Per questo convinto seguace di nader, non c’era neppure da pensarci per menar colpi a Dubya, “ed è divertente,” aggiunge, “E’ una canzone divertente. Ed è interessante che questa canzone è molto melodica, ma ogni cosa che provavo a cantare suonava troppo carina.” Così ha optato per il parlato. E il suo foglio di osservazioni? “l’ho tirato fuori l’ultimo giorno della prima sessione, che è durata due o tre settimane, perché volevo mettere qualcosa sulla musica di Gossard. E colpiva abbastanza, ma se avessi pensato che sarebbe finita sul disco mi sarei potuto censurare un pochino.” Prodotto dal gruppo e da Adam Kasper, e mixato dal veterano Brendan O’brien, Riot Act è lo sforzo più organico di Vedder e soci, un disco che sembra essere stato registrato dal vivo in una stanza, e molto spesso lo è stato. Il batterista Cameron, il cui stile potente spinge il progetto a rotta di collo, ha contribuito all’inno da party punk “Get Right” e, aiutato da vedder, all’ode al vero amore “You Are.” Ament ha composto la processionale “Help Help” e la blues, anti-media “Ghost”, e con Vedder la ancora più blues “1/2 full”. Gossard ha aggiunto il tranquillo ritmo acustico di “all or Noone” che chiude il disco. Ma sta anche inseguendo una doppia carriera, pubblicando il suo primo album solista, Bayleaf, ed il secondo CD col suo gruppo Brad. Vedder
ha composto i testi di 12 delle 15 canzoni di Riot Act, e la musica
di sei, il disco si adatta alla sua visione. La saltellante “I am Mine”,
la cadenziata militarmente “Can’t keep” e il crescendo di “Love boat
captain” toccano temi come la morte, il dolce aldilà e la mera
brevità della vita. Vedder ammette di essere stato circondato
dalla morte durante le registrazioni. La tragedia del World Trade Center
l’ha colpito profondamente, da qui la sua partecipazione al tributo
agli eroi a settembre (“Volevo davvero suonare ‘Gimme some truth’ ma
alla fine abbiamo deciso di partecipare al processo del dolore invece”)
. Poi c’è stata la perdita di cari amici, come Layne (degli AIC)
e anche John Entwistle è stato un grosso colpo per me, uno shock.
E Dee Dee Ramone, anche quello è stato uno shock. E’ quasi incredibile
che noi si possa essere così fiduciosi senza essere pietrificati
perennemente dalla morte.
Ora il suonoo dei pearl Jam è così copiato, le radio pop sono intasate da imitatori meno intelligenti. Mad TV recentemente ha trasmesso uno sketch dove l’attore Michael MacDonald – Vestito come Eddie Vedder – appare improvvisamente sul set di un video dei Creed/Calling massacrando i suoi imitatori (la gag continua con Ray Charles che appaere per sostenere che è la sua voce che tutti imitano) Il gruppo ha lasciato il segno in altri modi. Alcuni giovani musicisti come Pete Yorn e Julian Casablancas degli Strokes, affermano che i Pearl Jam hanno auto una grande influenza su di loro. WE mi sento piuttosto onorato di questo” dice McCready, in una chiacchierata separata nel deposito. “Mi sorprendo sempre quando scopro chi sono quelli a cui piacciamo. Ho sentito una cover di Black fatta dagli Staind e mi sembrava bella. Mi ha fatto sentire bene – abbiamo davvero avuto qualche influenza nelle loro vite.”
“Volevamo davvero catturare il suono di un gruppo che suona in una stanza,” conferma Cameron. “E’ una cosa che non si sente spesso su molti dischi Rock. Ma è sempre divertente, come ascoltatore scoprire queli strani romuri mentre sta suonando la chitarra – solo per ascoltare l’atmosfera nella sala dove è stata registrata.” E, aggiunge Ament, non dimenticare il nuovo sfacciato profilo politico dei Pearl Jam. “prima, le nostre idee politiche erano più dietro le quinte, ma siamo sempre stati piuttosto attivi. Ma volevamo usare questo disco come un forum per lanciare un paio di idee, di come le cose stiano andando sotto la maschera della “Guerra al terrore” – abbiamo un presidente ed un vicepresidente con un sacco di connessioni con l’industria petrolifera, e si scopre che tutti i nostri problemi sono con nazioni che hanno petrolio. Così Bushleaguer è un modo umoristico, molto diretto per dire cosa pensiamo del nostro leader. Il nostro leader senza paura.”
Ancora una volta Vedder si tuffa nella sua maglietta ed accende un'altra sigaretta. E lo sguardo lontano nei suoi occhi dice che preferirebbe stare per tuffarsi nelle acque nel paradiso della sua isola segreta. Ma, concede, non è esattamente l’eden. In un negozio lo scorso natale, “questa piccola filippina mi ha accusato di aver rubato circa 12 dollari in orecchini. La cosa mi ha fatto incazzare, perché ero appena andato in banca, e anche se avevo un costume da bagno sbrindellato, avevo due carte di credito e un fascio di soldi. Così gli ho tirati fuori e ho detto, ‘guardi signora, non devo rubare nulla, vede?’ poi sono andato dal padrone del negozio e ho detto ‘non so se si ricorda di me, ma ho comperato un paio di Ukulele qui quattro anni fa, veramente belli” Il proprietario che aveva una foto vecchia di quattro anni con lui e Vedder appesa dietro la cassa, ripulì il nome dei pearl jam. “ha detto alla signora ‘no! Lo conosciamo! E’ in un gruppo’ allora lei mi ha guardato e mi ha detto ‘Se sei così famoso perché hai una camicia così brutta?’ Proprio non le andavo a genio a quella signora” Più tardi questo colpì Vedder il moicano! “e quando ci ripenso, è ancora spiacevole, essere accusato di qualcosa del genere solo per il tuo aspetto. Ma ho anche capito che ogni tanto è un’esperienza salutare, il pregiudizio. Specialmente come Bianco, e per giunta americano” Anche nel tropicale pacifico del sud, conclude “fa bene subire dei pregiudizi, fa bene ricordarsi cosa vuol dire”
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