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Intervista
a Mike McCready, Australian Guitar Magazine, Gennaio 2003
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Grazie mille, per la traduzione, a Acrobat! Non importa quello che pensiate dei Pearl Jam, non c’è dubbio del lavoro etico della band. Nei dodici anni di storia del gruppo, la band di Seattle ha realizzato 7 album da studio e innumerevoli live albums. Il chitarrista Mike McReady si è trovato con Australian Guitar per parlare dell’ultimo album dei PJ, Riot Act. Dopo più di una decade insieme (a parte la politica da porte girevoli che riguarda il seggiolino del batterista), si ha la sensazione che i PJ sono finalmente a proprio agio con quello che la band significa. C’è anche un video di I am Mine, il primo dopo il famoso Jeremy dal loro primo album, Ten. Come sono cambiati i tempi. Se
ripensiamo agli eccitanti giorni dei primi anni ’90, l’immagine dei
PJ era quella dei capelloni in pantaloncini corti e scarponcini. Mike
McReady suonava i suoi infuocati assoli alla Hendrix su una Strat e
Stone Gossard lo accompagnava con i suoi riff con la sua Les Paul. La
band era sicuramente condotta da Gossard e dal suo amico bassista Jeff
Ament, date un’occhiata ai credits delle canzoni di Ten. Arriviamo all’anno
2003, e le cose sono cambiate sotto tanti aspetti – i capelli di tutti
se ne sono andati, ogni membro della band contribuisce al processo di
scrittura delle canzoni e la band è un sistema molto più
democratico. Ma in un caso di processo circolare, McReady è tornato
a suonare assoli Gossard a tenere il ritmo. E così dovrebbe essere,
secondo l’ora sobrio McReady. Mentre
i PJ hanno prodotto un flusso costante di album da studio durante la
loro carriera, la pausa che ogni componente del gruppo si è preso
l’uno dall’altro prima di registrare Riot Act è stata la più
lunga in 10 anni. E per il risultato che ha avuto, è stata una
pausa molto attesa. McReady
ride. “molto meglio di come facevamo in passato, questo è sicuro.
Tutti agiamo leggermente in maniera diversa in studio – per esempio
Stone è un lavoratore molto più metodico di me in studio.
Magari ha qualcosa in testa e ci lavora fino a che arriva al punto in
cui ne è soddisfatto. Io d’altra parte, beh, diciamo che se non
ottengo niente nelle prime 2-3 prove, allora non otterrò mai
niente. Mi piace catturare la spontaneità e la vitalità che ottieni dalle prime due prove. Non mi piace pensare troppo a come
suono. Per me deve essere una cosa veramente naturale. “Sì, ho usato più o meno sempre la mia Strat del ’59 su ogni traccia. Beh, sulla maggior parte comunque. Su un paio avevo bisogno di un suono più corposo, così ho usato la mia Les Paul del ’59, e su Thumbing My Way ho usato un modello Gretsch Chet Atkins, che è molto bella da suonare. Per quella canzone cercavamo un’atmosfera un po’ country, così io ho suonato una Gretsch, Eddie una vecchia Martin acustica e Stone una National Reso-Electric. Per quanto riguarda gli ampli, ho usato un solo amp per tutto il disco, ed è un combo fatto da Sal Trentino, il tizio che cura i notri ampli. È un combo da 30w con 2 casse da 12” e suona così bene. È come un Twin, ma ha anche un po’ i toni del Marshall. Me ne porterò un paio anche in tour.” Il
secondo singolo da Riot Actsarà probabilmente Save You (aaaahhh,
ecco! NdA), scritta per la maggior parte da McReady. Costruita attorno
a un ritrmo incalzante, la canzone parte a tutta forza e non rallenta. La
prossima visita in Australia dei PJ sarà il terzo viaggio della
band e a quanto pare i ragazzi sono a dir poco impazienti di arrivare. La
conversazione si è poi addentrata nella musica australiana e
nelle sue opinioni sui movimenti odierni.
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