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Pearl
Jam: Fuori dal loro Inferno
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Tratto
da Out of its shell Traduzione a cura di Acrobat.
Fuori dal loro inferno Per i fans questo è quello che c’è da aspettarsi dai Pearl Jam: un nuovo bellissimo disco, un lungo tour a seguire, con biglietti mantenuti a prezzi ragionevoli. La verità
è che questo è l’inizio di una nuova era per la band di
Seattle. Nessuno è mai stato in questa posizione prima – non qualcuno con così tanto potere commerciale comunque – quindi i Pearl Jam si stanno dirigendo verso un territorio inesplorato. Con una base di fan intensamente leale, una risurrezione creativa e un futuro aperto, la band diventerà libera quest’anno: nessuna casa discografica, nessun legame. L’inizio del tour americano al Pepsi Center martedì è veramente l’inizio di una liberazione. La maggor parte delle band a questo punto si sono consumate: hanno finito la benzina oppure hanno perso l’entusiasmo ed i fans. “penso veramente che stiamo entrando in una nuova era. Scriviamo le regole e andiamo avanti”, dice il bassista Jeff Ament. “alla fine significherà più musica. Quella è la cosa più imporatante”. E l’esaurimento non è dietro l’angolo. “Più di tutto voglio bene a questi ragazzi in quanto amici. Dopo un po’ di tempo iniziano a mancarmi. Non so se loro sentano la stessa cosa verso di me, ma è la bellezza di invecchiare un po’. Tutti questi viaggi d’ego che ognuno si fa...quella roba è un po’ sparita”, dice Ament dal suo nascondiglio a Missoula, Montana, il suo stato natale. Prince si è separato dalla Warner Records negli anno ’90, ma il suo comportamento in seguito è stato così eccentrico da alienare la maggior parte dei suoi fans. Sebbene sia stato efficace nel rilasciare i suoi dischi, la sua eredità di tour cancellati e uscite cancellate lo ha lasciato con una reputazione in crisi. I Pearl Jam non affronteranno niente del genere. Sanno cosa stanno facendo. Dal mantenere i prezzi dei concerti bassi alla battaglia con la Ticketmaster alla registrazione dei loro concerti, i Pearl Jam hanno sempre saputo cosa fare della loro attività. “Siamo abbastanza in controllo della cosa, sfortunatamente”, dice Ament con una risata rassegnata. “La cosa grandiosa adesso è che siamo fuori dal contratto. Pubblicheremo un album di B-side, ma tecnicamente non siamo più sotto contratto. È un momento piuttosto eccitante per avere quel tipo di libertà.” Quel disco di rarità sarà un doppio con circa 25-40 canzoni, dice Ament, ma dopo la band sarà libera, in un momento in cui è ancora vitale, ancora scrive hits, e con una base di fan che non se ne andrà. Scrutando i loro idoli È impressionante per ogni band, ma ormai è più di dieci anni che i Pearl Jam – Ament, il cantante Eddie Vedder, i chitarristi Mike McReady e Stone Gossard ed il batterista semi-nuovo Matt Cameron – sono comparsi sulle scene dell’allora vivacissima Seattle. Si può descrivere la band tramite le hits che sono passate per radio - , Better Man, Black, Daughter, Alive – canzoni che sarebbero bastate per la carriera di qualsiasi band. Ma i Pearl Jam hanno canzoni ancora migliorli sotto la superficie - Nothingman, Not For You, Yellow Ledbetter, Wishlist, Given to Fly, la provocatoria Indifference. Lungo il percorso, hanno gemmato cattive imitazioni come i Creed, ma sono anche riusciti a guardare da vicino i loro idoli, le collaborazioni con Neil Young, gli Who ed altri, come il recente lavoro con l’ex chitarrista degli Smiths Johnny Marr (“che figata, Johnny è un grande”). “La persona con cui volevamo veramente suonare avrebbe dovuto essere in tour con noi” dice Ament tristemente, ma un attacco di cuore a dicembre a messo fine alla cosa. “Joe Strummer. È un dolore immenso. Eravamo devastati. Erano degli eccentrici. Stava per uscire un loro disco. È stato abbastanza tragico.” Il tour comincia qui Il tour inizierà martedì a Denver perchè volevano una città ragionevolmente vicina via auto da Seattle, dove c’è la loro attrezzatura. Sono stati vagliati diversi itinerari. “Il primo nome che ho visto sul programma è stato Colorado Springs. Ho detto OK, se questo è il modo in cui volete iniziare il tour..., è non so come la cosa è magicamente cambiata. Qualcuno nella stanza dei bottoni ha cambiato verso il Pepsi Center, dice Amento con una risata. La band ha sempre avuto feeling con queste zone, nonostante un incidente a Boulder che ha provocato una citazione temporanea per Vedder dopo che il cantante è rimasto coinvolto in una rissa con membri della security causata dal problema della distanza del pubblico (molto anni ’90). Le accuse alla fine sono state ritirate. C’era un po’ di preoccupazione circa andare in tour durante la guerra, ma non abbastanza da spaventare la band. “Per noi è fantastico andare là fuori. Possiamo raccontare le storie che ci hanno raccontato Michael Moore e altri” dice Ament. “Possiamo anche sentire i punti di vista degli altri, anche di persone che sono a favore della guerra. In situazioni come questa, comunicare è la cosa più importante”. La band ha appena concluso il tour in Australia e Giappone, dove le tensioni si sono fatte forti almeno quanto qui. “In Australia hanno un primo ministro, John Howard che è pro-Bush, con il 90 percento della popolazione contraria.” Dice. “Tre milioni di persone su 11 milioni di abitanti”. Le set list cambiavano radicalmente ogni notte, con la band pronta ad alternare almeno 60 canzoni ogni notte, provandole ad ogni soundcheck. “L’obiettivo di breve termine è cercare di suonare un po’ di tutto. Per la fine del tour vorremmo aver suonato ogni canzone (dei Pearl Jam) almeno una volta”, dice Ament. “Rende le cose interessanti ai soundcheck: ‘proviamo Hard to Imagine, non l’abbiamo suonata per due anni’ : cose così”. Alcune colonne – tra cui le hits Corduroy, Balck e Daughter – sono state in scaletta praticamente ogni notte. Sono canzoni infiamma-pubblico, ma non sono lì per quello. “sono differenti per diverse ragioni. Daughet ha una vita sua alla fine; è un supporto perchè Ed possa dire quello che si sente, o per una nostra jam. Black è un’occasione per noi per sederci e guardare Mike sounare. Cambia il suo solo ogni notte. È una figata per noi.” Tutti sono coinvolti La band lavora ancora in quasi-democrazia, dove ognuno può provare a scrivere canzoni, arrangiarle, collaborare all’artwork, alle magliette, a qualsiasi cosa. Ament collabora con l’artwork di ogni album, arrivando a scattare la copertina del nuovo album, Riot Act, e la maggior parte dell’interno. La band è sempre stata molto collaborativa; Ament è co-autore di alcune delle migliori canzoni dei Pearl Jam, come Jeremy, Corduroy, Daughter e Nothingman. Ma la band lasciava la maggior parte dei testi a Vedder, pensando che fosse così che lui voleva. Hanno cambiato durante le registrazioni di No Code nel 1996. “Fino al punto che Ed rimaneva un mese chiuso per finire i testi”, dice Ament. “fino al punto in cui lui ha detto ‘ragazzi, non ce la faccio più. Non posso più fare tutto da solo.’ Penso che tutti abbiamo pensato ‘OK, dal prossimo disco tutti arrivano con delle canzoni.’ E così è stato. E con grande merito di Ed, lui ci ha incoraggiato. È stato un passo enorme per la band, ha permesso a tutti di essere ancor più motivati nelle registazioni dei nuovi dischi.” La band entra in studio con un po’ di canzoni che sembrano perfette per i Pearl Jam, ed altre che sembrano totalmente inadatte. “spesso sono le canzoni verso cui tutti sono attratti, quelle al di là di quelli che definiresti i confini dei Pearl Jam”, dice Ament. “Help help è un buon esempio. You Are, che è una canzone di Matt, è un qualcosa di basato su un riff di chitarra suonato attraverso una drum machine. Io mi esalto ogni volta che andiamo fuori dai confini”. Sul primo album della band, Ten, ci sono canzoni come Oceans e Release. “questo è fino a dove vogliamo estenderci ora. Quelle canzoni devono essere dove sono, rappresentano una meta da raggiungere”. L’affronto dei biglietti Per molti, i Pearl Jam saranno sempre sinonimo di Ticketmaster, dato che la band ha portato in giudizio quello che riteneva essere un monopolio sui biglietti a metà degli anni ’90. hanno imparato la lezione – in primo luogo che aver ragione non significa necessariamente che vincerai. Infatti la band suonerà in un evento promosso da Clear Channel in un’arena chiamata Pepsi Center con biglietti venduti da Ticketmaster. Ma furono infastiditi quando arrivarono a suonare nelle arene e scoprirono che non solo dovevano usare la Ticketmaster, ma che la compagnia cercava di minare i loro sforzi di mantenere i prezzi bassi. “quando successe la cosa con la Ticketmaster, quello che cercammo di dire fu ‘aspettate un attimo: questi tizi mangiano una fetta della torta grande come la nostra.’ Cercavamo di tenere i prezzi bassi per scoprire che facevamo 4 dollari su ogni biglietto venduto – ecco quello che ci arrivava dei 20 dollari. Abbiamo pensato ‘questo non è giusto’. Era la nostra vita: eravamo 5 ragazzi che mettevano anima e cuore in qualcosa per guadagnare 4 dollari, esattamente la stessa cifra di questi tizi che stampano semplicemente i biglietti. Non riuscivamo a credere alla faccia tosta di un’azieda che ci diceva ‘andate al diavolo, abbiamo accordi con ogni stadio nel paese’. Abbiamo detto: questo sembra un monopolio, ed è illegale in questo paese”. “sembra un”, ecco le parole chiavi per la band. Dopo essere arrivati fino a Capitol Hill, la causa della band – e di altri artisti che si erano coalizzati attorno a loro – è stata archiviata dal Dipartime nto di Giustizia, che ha deciso di non proseguire nell’inchiesta. “siamo andati avanti il più possibile, finchè le nostre tasche non ci hanno più permesso di prendere altri avvocati.”, dice Ament. “alla fine siamo riusciti ad informare molte persone”. E come prezzo da pagare la battaglia ha tenuto i Pearl Jam lontani dai palchi per un po’, e ha fatto sì che suonassero in posti sperduti dove la Ticketmaster non aveva accordi. La band ha ostinatamente contibuato a scegliere arene in mezzo al nulla per rimanere fuori dalla portata della Ticketmaste, e questo dice Ament è costato un po’ di fans. “quando gli crei troppi problemi, loro dicono ‘chissenefrega, andrò a vedere gli U2’. Siamo arrivati ad un punto in cui abbiamo iniziato a dar loro ascolto. “non solo stavamo rendendo tutto duro per noi stessi, ma anche per i nostri fans e la nostra crew. Oragnizzavamo concerti dal nulla. Li rendevamo poco sicuri. Stavamo per suicidarci con questo orgoglio di non scendere a patti con il diavolo”. Capirono che la Ticketmaster li teneva in pugno: se volevi suonare non c’era scelta. Hanno comunque mantenuto prezzi più bassi di almeno 35$ rispetto ad altri artisti come Dave Matthews, Bruce Springsteen e Bob Dylan. Nonostante ciò, con tutte le maggiorazioni della Ticketmaster non si scende sotto i 47.95$ a biglietto. Alle loro condizioni Quella lunga battaglia ha fatto sì che ora affrontino questo periodo di libertà con gli occhi aperti. “Non esiste che noi entriamo nel business della distribuzione o cose simili”, dice Ament. “vogliamo lavorare con un’etichetta che sia eccitata dalla tecnologia e voglia lavorare con la tecnologia – download via internet, cose del genere. Ecco cosa sta incasinando tutto, nessuno sa come affrontare questa cosa”. “Credo che anzichè combatterla c’è un modo per aggirarla”, dice Ament. “ Possiamo mettere cd live nelle mani delle persone entro 3 giorni dal concerto. Per me tutte quelle preoccupazioni sull’avere la musica su internet prima di poterla vendere sono ridicole”. Infatti il ritardo dell’industria discografica nel pubblicare i dischi “è stato sempre una frustazione. Finisci il tuo disco dopodichè passano 3 mesi per la registrazione, l’artwork e tutte le altre cose. A volte questo toglie un po’ d’entusiasmo – finiamo il disco e diciamo ‘ragazzi, non vedo l’ora di suonare queste canzoni dal vivo’, e ci dicono che sarebbe meglio iniziare il tour 6 settimane dopo l’uscita del disco, ed io penso che sono tutte sciocchezze. Non vediamo l’ora di fare il prossimo disco alle nostre condizioni e seguire il nostro istinto in merito a quanto in fretta vogliamo iniziare a suonarlo”.
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