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Grazie
ad Angpo.
Non
sono il vostro fottuto messia.
Tre
settimane fa al Paramount Theatre a New York, I pearl Jam hanno fatto
quello che potrebbe essere stato il loro ultimo concerto in un prevedibile
futuro. Allan Jones era al concerto e in questa sua esclusiva intervista
parla con Eddie Vedder della morte di Kurt Cobain, della pressione di
una celebrità non voluta e di come significare troppo per troppe
persone possa distruggerti.
“Sai,” dice Vedder, la sua voce trema ed è flebile, niente più
che un sussurro, “ho sempre pensato che me ne sarei andato per primo.”
Nessuno di noi due dice nulla per un lungo periodo, c’è così
tanto silenzio che posso sentire il mio cuore battere,niente più
che un insignificante battito. Eddie guarda il pavimento, cercando dei
segreti nella pietra. Il silenzio è snervante.
“Non so perché pensassi ciò,” dice finalmente. “semplicemente
credevo che sarebbe stato così. Voglio dire, non lo conoscevo
bene – ben lontano da quello. Ma, in un certo senso, non è giusto
che io sia qui senza di lui. E’ così difficile credere che se
ne sia andato davvero. Ne parlo come se lui fosse ancora qui, sai. Non
riesco a crederci. Non ha alcun senso”
“”mi ricordo quando è stato male a roma – non avevo capito che
in realtà era un tentativo di suicidio – ero a Seattle. Ero uscito
per prendere qualcosa da mangiare ed ho letto la notizia. Che era in
coma. Ho dato i numeri. Sono andato a casa, ho fatto alcune telefonate,
cercando di capire che cazzo stesse succedendo. Poi ho cominciato a
girare come un pazzo per la casa piangendo.
“Continuavo a ripetermi. ‘non andartene, solo non andartene cazzo… non
andartene’ continuavo a pensare ‘se se ne va, sono sfottuto”
“Dov’eri quando hai saputo che si era ucciso?”
“Ero in una stanza d’albergo a Washington DC, una stanza che ho devastato”
La sua voce svanisce ancora, in un silenzio pieno di problemi. Stiamo
seduti per un po’, col tempo che passa, nessuno di noi con la fretta
di dire qualche cosa.
Fa caldo qui dentro. Sono molto stanco e stavo cominciando ad addormentarmi
un po’ quando Eddie manda una sedia a fracassarsi contro il muro, lo
colpisce con un rumore fottutamente forte che mi fa ritornare in me
di colpo.
“fanculo, fanculo tutto,” sibila con una terribile veemenza, ed io non
so che cosa stia per fare ora. “sai, tutta questa gente,” dice “tutti
in fila per dire che la sua morte era così fottutamente inevitabile
… bè, se era inevitabile per lui, allora lo sarà anche
per me, se tutto questo continua. Per questo motivo questo potrebbe
il nostro ultimo concerto di sempre per quello che mi riguarda. La morte
di Kurt ha cambiato tutto. Non so se potrò continuare a farlo.”
“Vedi, le persone come me e come lui, noi non possiamo essere noi stessi.
E’ una contraddizione. Non possiamo essere semplicemente quegli individui
che scrivono quelle canzoni. Dobbiamo rendere conto alle speranze e
alle aspettative di milioni di ragazzi. E non possiamo farlo. E al di
sopra di tutto questo ci sono I fottuti cinici media. Fanculo, fanculo
loro. Su tutta la linea, mettono in dubbio la tua onestà. Indipendentemente
da quello che dici, da quello che fai, pensano che tu lo faccia con
un secondo fine. Pensano che sia tutto un fottutto gioco. Perché
è quello a cui sono abituati. E’ quello che pensano: che sia
un fottuto gioco. Non sanno distinguere quello che è vero da
quello che non lo è. E quando arriva qualcuno che cerca di essere
vero, loro non sanno distinguere la fottuta differenza."
“così se dici ‘No, non giocherò al vostro fottuto gioco.
Voglio andarmene.. non farò questo, non farò quello..’
loro continuano a pensare che tu sia parte del gioco. Non possono proprio
accettare che tu non ne voglia far parte, che tu non ne sei mai stato
parte. Pensano sempre che sia una posa. Qualche tipo di fottuta posa.
E questo rende le cose così difficili per qualcuno che cerca
solo di essere onesto. Così che si fottano”
Eddie si ferma per prendere fiato, e puoi sentire la stanchezza e qualcosa
che si avvicina all’isteria uscire da lui ad ondate. Infatti cominci
a pensare se non si sia calmato quando arriva una seconda ondata.
“E c’è un'altra cosa.” Urla improvvisamente, mentre io mi ritraggo.
“non abbiamo mai parlato di questo, ma è come se tu dicessi che
anche se eravamo persone molto differenti, probabilmente avevamo molto
in commune. Avevamo delle storie simili, si, cose che erano successe
alle nostre famiglie e merda… penso che sia qualcosa che ci esce fuori
quando scriviamo le nostre canzoni, sicuramente. Ci sono delle similitudini
ogni tanto. Ma quello che ci rendeva più simili era il modo in
cui la gente rispondeva a quello che scrivevamo e cantavamo, quell’intensa
identificazione.”
“e penso che forse è stato un shock per entrambi sapere che così
tante persone siano passate attraverso le stesse esperienze. Voglio
dire, capivano in modo così completo quello di cui parlavamo.
E noi pensavamo di essere gli unici che avevano dovuto fare i conti
con quella merda. Perché noi in realtà abbiamo scritto
quelle canzoni per noi stessi. Poi all’improvviso, c’è tutta
quest’altra gente che si riconosce in quelle canzoni e di colpo diventi
il portavoce di una sfottuta generazione. Riesci a crederci!!!” urla.
“un… portavoce … per una… generazione,” prosegue, e tu non sei sicuro
se lui pensi che questo sia triste, terribile o troppo divertente per
parlarne.
“voglio dirti,” dice, più calmo ora, ma solo di poco, “che quando
uscì il nostro primo disco, sono rimasto sconvolto da quanta
gente si riconosceva in quegli argomenti. Una cosa come Alive, così tanta gente a fatto i conti con la morte grazie a quella canzone. Nello
stesso modo in cui la gente ha affrontato la morte di un amore con Black
ed il suicidio con Jeremy. Il tipo di lettere che mi sono arrivate su
queste canzoni, alcune erano davvero spaventose”
“E’ semplicemente e fottutamente strano. Scrivi una canzone su quella
merda ed improvvisamente diventi il portavoce di una sfottuta generazione,”
ride, ed è una risata amara, che spaventa, niente di divertente
“Pensaci amico,” dice “Qualunque generazione che scelga Kurt o me come
suo portavoce…- deve essere davvero una generazione rovinata, non cerdi?
Voglio dire, quella generazione deve essere davvero fottuta amico, davvero
fottutamente fottuta..”
Siamo nel backstage del Paramount Theatre, seduti in un piccolo, oscuro
spogliatoio, da qualche parte nella vasta oscentità del complesso
sportive del Madison Square garden. In un paio d’ore, i Pearl jam si
esibiranno nell’ultimo concerto della prima parte del loro tour americano,
Nove giorni prima, Kurt cobain era stato trovato a Seattle con la testa
maciullata.
“Non so come abbiamo fatto a superare l’ultima settimana,” Dice Eddie
trascinando una sedia di metallo attraverso questa cella bianca. Potremmo
essere pazienti in un qualche tipo di istituto che aspettano di sottoporsi
a qualche trattamento spiacevole.
“E’ stato così fottutamente difficile amico” dice stancamente
“così difficile. Non volevo continuare questo tour per un numero
di ragioni, tra cui la morte di Kurt. Ma abbiamo deciso di farci forza,
di tirare avanti in quest’ultima settimana e poi di dimenticarcene per
un po’”
La sua voce è polverosa e stanca, esaurita, quasi andata. È
un ringhio da quattro del mattino con sigarette e whiskey. E ascoltandolo,
puoi sentire il suo umore oscillare incerto tra stanchezza e violenza.
Sembra così stanco da non poter parlare e nello stesso tempo
pronto per qualche genere di azione, una dichiarazione fisica, che a
dispetto del peso della suo dolore e della confusione causati dagli
eventi degli ultimi giorni, e dell’impatto che hanno avuto sul suo fragile
io, che non ha ancora abbandonato la lotta.
E osservando I cambi d’umore di Eddie, dalla dolorosa introspezione
all’improvvisa esplosione di livida ed impaziente rabbia. È come
osservare un tuono prendere forma nei cieli estivi. Un momento sta sussurrando
sommessamente, il seguente sta urlando e bestemmiando. Un momento è
ancorato saldamente alla sedia, piccolo, accartocciato, ripiegato su
se stesso, ritirato, sempre più distante, il seguente la scintilla
è esplosa e le cose volano per la stanza. Descrivere il suo umore
come volatile sarebbe usare un eufemismo.
Ti aspettavi qualcosa del genere, ovviamente. Appena ti rendevi conto
della notizia del suicidio di Kurt Cobain, cominciavi a pensare a Eddie
e a come avrebbe potuto reagire. Erano stati creati per essere nemici,
arcirivali, era un dramma conveniente, le due più grandi nuove
star del rock americano coinvolte in un conflitto non conciliabile.
Ma avevi incontrato Eddie un anno fa a Londra e credevi genuinamente
che fosse al disopra di queste piccolezze, anche se non potevi parlare
per Kurt, che avrebbe potuto benissimo credere a tutte le cose terribili
che aveva detto dei Pearl Jam. Sentivi che kurt poteva essere piuttosto
implacabile.
“Sono state dette un sacco di cose, ma nessuna significa davvero niente.”
Dice ora Eddie, ripensandoci. “E mi piace pensare che avrebbe potuto
aver cambiato idea su alcune delle cose che ha detto, sai… Voglio dire,
c’è una persona che entrambi conoscevamo, che mi ha detto che
Kurt chiedeva spesso di me, come se si sforzassero di capirmi, questa
persona che ci conosceva entrambi. E pensavo che fosse bello. Mi ha
fatto sentire bene, sai. Perchè venivano scritte così tante stronzate su di noi. E abbiamo parlato, abbiamo parlato un paio
di volte. Ed una di queste volte mi ha detto apertamente, praticamente
un intero paragrafo sul rispetto che aveva per quello che avevo fatto,
e che aveva capito che erano cose oneste.
“questo,” si ricorda improvvisamente, “era successo agli MTV Awards.
C’era Tears of Heaven (canzone di clapton ndt) in sottofondo, stavamo
ballando un lento insieme. Mi ricordo di essere andato a fare surf il
giorno seguente e di ricordare quando fosse stato bello quel momento
e di aver pensato ‘cazzo amico se solo non fossimo stati così
spaventati l’un l’altro…’ Perché siamo passati attraverso a così tanta della stessa merda. Se solo avessimo parlato, forse ci saremmo
potuti aiutare.
Infatti
lo scorso dicembre Melody Maker provò a mettere insieme Eddie
e Kurt. Avevamo in mente di fare una copertina sul natale. Cominciò
un po’ come uno scherzo. Immaginatevi la nostra sorpresa quando, la
gente con cui avevamo parlato di rispose che, nonostante la presunta
animosità tra i due, prima Eddie poi Kurt si erano detti d’accordo,
solo per poi avere un altro fraintendimento a causa di un articolo di
Time Magazine di cui ora ci sembra persino troppo triviale parlare.
A quel tempo i Pearl Jam ed i Nirvana dovevano suonare in uno spettacolo
di MTV, filmato al Pier 48 a Seattle, che sarebbe andato in onda la
notte di capodanno. C’erano anche i Breeders e i Cypres Hill, e avrebbe
dovuto essere la pubblica riconciliazione tra Pearl jam e Nirvana dopo
la loro lunga lite.
Il giorno prima del concerto, i Pearl Jam annunciarono che si sarebbero
ritirati. La ragione ufficiale era che Eddie fosse senza voce, che fosse
esaurito. Parlando ne backstage con il fotografo di MM Steve Gullick
Stone Gossard, che era andato Pier 48 per suonare con i Cypress hill,
disse che Eddie era ‘molto ammalato’
C’erano delle persone che inevitabilmente, dubitarono di questo. “Ero
davvero fottutamente ammalato amico” dice ora Eddie. “E questa è
la verità. Avevamo appena finito un tour, quindi suonammo altre
tre volte a Seattle e riuscivo a malapena a stare in piedi. La pressione
era intensa. Avevano allineato gente in carrozzella perché la
salutassi e tutto questo genere di cose. Cose come queste ti tolgono
talmente tanta energia che non te ne rimane più”
“Ma riuscii a superarlo, e poi sai come succede. Te ne torni a casa
e lasci cadere tutte le difese. Come abbassare la guardia in un incontro
di boxe quando mancano 30 secondi alla fine del round e ti arriva un
colpo quando meno te lo aspetti. Ed io mi sono preso un gran brutto
colpo in faccia. Ero davvero sfottuto. E poi quelli chiamano e dicono
‘bè pensi di riuscire a star meglio per giovedì? Puoi
fare questo? Puoi fare quello? Puoi suonare? Ed io mi sentivo di merda
ed avrei cantato di merda e sapevano che ci sarebbe stata un mucchio
di gente li per vedereci. se avessimo suonato avremmo fatto schifo.
Molta gente ha pensato che vi foste ritirati perché non volevate
apparire insieme ai nirvana, che la tua mancata apparizione fosse un
grosso vaffanculo, che fosse semplicemente petulante.
“E questa è stata la cosa peggiore, “ dice Eddie esasperato “Stare
a casa fottutamente ammalato, sudando e rabbrividendo, guardando le
ore che passavano prima dello spettacolo e pensare ’Sono sfottuto, completamente
fottuto’, e poi vedere tutto andare anche peggio perché c’erano
tutti questi pettegolezzi che giravano su dove fossi e perché
non fossi lì. E c’era gente che diceva che ci saremmo ritirati
perché volevamo essere il primo nome in cartellone. Stronzate,
non c’era nessun problema. Avremmo suonato per primi, secondi o fottuti
terzi, in qualunque fottuta posizione, lo sai. Non c’era nessun problema
con l’ordine. Ed ero davvero contento di suonare con loro. Ho anche
pensato di scrivere a loro un biglietto dicendo ‘scusate amici, sono
ammalato’, ma i pettegolezzi erano divertenti da ascoltare. uno diceva
che ero a fare surf alle Hwaii, Un altro che ero entrato e vedendo tutte
quelle luci e telecamere e avevo detto “wow, fanculo sta merda, io me
ne vado.’ E questo” dice sorridendo “sarebbe stato quello più
vicino al vero. Voglio dire, alla fine ero ammalato. Ma dopo mi è
sembrato che se avessimo dovuto davvero suonare insieme, sarebbe stato
meglio farlo per qualcosa di più importante che per uno speciale
di MTV”
C’è una cosa, che parlando di come la rivalità tra Nirvana
e Pearl jam avesse fatto schierare la gente, che Eddie ricorda e che
gli ha dato davvero fastidio.
Quando Kurt entrò in coma a Roma, una rivista di seattle, un
foglio che circolava nei locali, aveva un articolo intitolato “PERCHE'
NON E' SUCCESSO A EDDIE VEDDER?”. Questo è esattamente quello
che Courtney Love ha detto a Select dico ad Eddie. Mi guarda assolutamente
stupito “Oh,” dice, mentre il fiato lo abbandona “E’ carino. Davvero
carino. Mi fa sentire davvero bene. Mi domando perché non me
l’abbia detto quando le ho telefonato la scorsa notte e le ho offerto
tutto l’aiuto od il supporto che potevo darle…”
Stiamo seduti in uno dei nostri normali silenzi.
“Non conosco davvero nessuna di queste persone.” Dice. “Non conosco
Courtney, non le avevo mai parlato prima. Ma qualcuno mi ha detto che
avrei dovuto chiamarla ed io ho pensato che forse dovevo. Voglio dire
tutta questa merda che vola da una parte all’altra e la stampa che la
mette tra virgolette facendo di tutto ciò un affare più
grosso di quello che realmente è, e quando tutto è stato
detto e fatto, ci sono i sentimenti che provo per queste persone. E
a quelle che sono vive ho bisogno di far sapere cosa provo.
Lo scorso ottobre i pearl jam fecerò uscire Vs, il seguito di
Ten, che era nelle classifiche di Billboard da più di due anni,
e che aveva venduto, solo in america, più di cinque milioni di
copie. Molta gente dubitava che potessero ripetere lo stesso successo.
VS
vendette la straordinaria cifra di 1,2 milioni in America durantei primi
cinque giorni (950.378 in sette giorni secondo soundscam ma va bene
lo stesso) , sbriciolando il precedente record detenuto da Use your
illusion II dei GN’R con 777.000 copie. Nella sua prima settimana in
Utero dei nirvana vendette meno di di 200.000 copie. Questo ha fatto
di Vs l’album venduto più velocemente della storia in USA.
I pearl Jam fanno parte della storia ormai, e ti domandi come Eddie
possa reagire al fatto che Vs verrà probabilmente ricordato non
come un grande disco ma come un fatto statistico. Speri ancora che lo
accetti e che magari sia contento del successo. Questo risulta essere
un pio desiderio.
Il 19 novembre, due settimane dopo l’inizio del tour americano, Eddie
venne arrestato a New Orleans con l’accusa di ubriachezza molesta dopo
una rissa in un bar. Circa alle quattro del mattino, dopo il primo dei
tre concerti, tutti esauriti, alla Lake Front Arena, Eddie stava bevendo
in un bar in Decataur Street nel quartiere francese della città
con i membri della band di supporto (Urge OverKill) e Jack McDowall,
il lanciatore dei Chicago White Sox, la squadra di baseball della città degli Urge.
Eddie si trovò coinvolto in un alterco con un cittadino locale,
James Gorman, dopo un franco scambio di opinioni. Secondo l’accusa Eddie
sputò in faccia a Gorman. Scoppiò una rissa, il cui rumore
giunse fin sulla strada. Nel caos che seguì, Eddie fu accusato
di aver fatto perdere i sensi a Gorman, mentre McDowall fu messo al
tappeto da un buttafuori del vicino Nightclub Blue Crystal. Quando arrivò
la polizia arrestò Eddie. “Ed io non ho fatto un cazzo!” esplode
Eddie quando gli parlo dell’ncidente. “Quello che è successo”
dice “è che a New Orleans, qualcuno ha fatto qualcosa che non
mi è piaciuto ed io gli ho sputato in faccia. Ed ora c’è
una denuncia da 3 milioni di dollari. Queste sono sfottute stronzate.
Era come se avessi pensato ‘lascerei perdere questo tizio se non fossi
nessuno?’ e la risposta è stata ‘No col cazzo che lo farei’”
Cercando di capire la storia chiedo a Eddie se sta parlando di James
Gorman “Non so il suo sfottuto nome,” dice eddie abbastanza incazzato
da farmi rimpiangere di averglielo chiesto. Allora cos’è successo?
“devo aver parlato a qualcosa come due dozzine di persone quella sera
in quel bar, ed I nomi di almeno 20 di questi sono finiti sul mio tovagliolo
più uno che è finito sulla lista degli ospiti del nostro
concerto successivo. E per quello che mi ricordo ho parlato con questo
tizio per un po’.
“sai” dice improvvisamente interrompendosi “non dovrei neppure parlare
di questo perchè siamo ancora in causa. Ma chi se ne fotte. Chi
se ne fotte. Non ho fatto stronzate. Ero con Blackie e Ed degli Urge.
Ho parlato con questo tizio per un po’ e poi abbiamo provato ad andarcene.
Ma questo tizio non la piantava. Doveva dirne ancora una. Doveva chiarire
ancora qualche altro punto. E Blackie ha detto ‘Senti amico, mollala,
stiamo andandocene…’ e il tipo ‘no,no. Devo dire ancora una cosa. Dobbiamo
parlare…’ ed alla fine l’ho sbattuto contro il muro,” dice con la voce
che diventa un empatico sussurro, “ e io… gli ho… sputato… in faccia.
Grande fottuto affare. Comunque, poi è scoppiato l’inferno. Ma
non ho mai tirato un pugno. Grazie a dio. Perchè chi lo sa?...
Avrei potuto avergli fatto davvero male. Perchè quando ho capito
che un mio amico si era fatto male. Era caduto sul parafango di una
Jeep sulla strada. Così questo tipo, un mio amico rispettato
e pieno di talento che giace sull’asfalto senza conoscenza per colpa
di questo piccolo cazzone che continua a dirmi ‘Non sei il mio messia,
non sei il mio messia…’ ed io a ripetergli ‘E’ quello che sto tentando
di spiegarti amico. E’ quello che sto tentando di spiegarti. Non sono
il tuo sfottuto messia’”
“queste
sono le stronzate che succedono. Anche la scorsa notte, dopo che avevamo
suonato al ‘Saturday Night live’ c’è stato quest’incidente. Qualcosa
che mi ha violato. Qualcosa che non potevo controllare è successo
ed improvvisamente ci ritroviamo in questa storia, e dico ‘Gesù
fottuto cristo, dopo tutto le fottute cose che faccio, c’è ancora
qualcuno che non è contento. Che vuole di più’”
“sai ci ho pensato a lungo ed ho deciso di non dare nulla di più.
Come qualche giorno fa, c’era questo ragazzo che voleva fare delle foto
con me ed io non me la sentivo. C’era qualcosa che non andava. E lui
‘Dai, dai fammi fare una foto con te. Voglio avere una foto con te’
Ed io ‘Scusa amico, non posso farlo. Me la passo davvero male in questi
giorni. Abbiamo appena perso Kurt tre giorni fa ed io sono sconvolto”
“E lui proprio non ascoltava e continuava ‘Te lo devo dire amico, Kurt
ha fatto una foto con me…’
ed io ho detto ‘si e guarda ora dov’è finito, guarda che cazzo
gli è preso’ voglio dire che stava facendo quel ragazzo? Collezionava
le nostre sfottute teste? E sai quel ragazzo, la settimana prossima
farà lo stesso con Bon fottuto Jovi o con qualcun altro.
“Sai di che cosa ho davvero bisogno ora?” mi chiede improvvisamente.
“Ho bisogno di sapere cosa la gente vuole da me. Ci sono tutte queste
contraddizioni su quello che vuole la gente. E alla fine vuole troppo.
Vuole che tu sia un leader. Vuole che tu sia una vittima. Vuole la tua
sfottuta anima. Vuole tutto. E qualcuno di loro non la smette, è
instancabile. E perchè dovrebbe fregarmene qualcosa? Non me ne
dovrebbe fregare nulla amico. Dovrei essere forte abbastanza da dire
‘non mi importa un cazzo, fottetevi tutti, non vi do un cazzo, a voi
fottuti bastardi”
“e allora sarei veramente il portavoce di una generazione. Perché
è pieno di gente qui fuori che continua a dire ‘fanculo questa
merda sfottuta. Fottiti’ Sono ignoranti e sono felici che non glie ne
freghi un cazzo di nulla. Vedo un mucchio di gente qui fuori amico che
è più che sfottuta. Così forse dovrei preoccuparmi
un po’ meno di loro, visto che loro non si preoccupano di me.”
Poco più di un mese fa, Kurt Cobain ha posto fine a quella che
era diventata una terribile angoscia con un colpo di fucile che gli
ha spazzato via la faccia. Avresti pensato che sarebbe stata un’occasione
per nulla di più complicato delle lacrime e del dolore. Ma per
alcune persone è stata un’opportunità per una maligna
condiscendenza, un questionabile voglia moralizzatrice e per qualcosa
che si avvicina alla beffarda indifferenza. Per questa gente, Kurt era
un debole, patetico, piccolo stronzetto che ha portato la sua codardia
al limite estremo. C’erano persone per le quali Kurt non era nulla di
più di un irritante poveretto che, avendo avuto successo, non
faceva altro che lamentarsi per questo. Sto pensando in particolare
a Chrissie Hynde e all’imbarazzante e mortificante intervista con la
vecchia cara vecchietta un po’ suonata sul NME la settimana dopo la
morte di Kurt, che per la sua mera grossolanità era praticamente
imbattibile.
“Quando la gente capirà il semplice fottuto fatto che non è
il successo il fottuto problema. E’ uno stramaledetto onore che la gente
ami la nostra musica e compri i nostri dischi e venga ai nostri concerti.
E’ quello che succede quando un mucchio di persone comincia a pensare
che tu possa cambiare le loro vite o salvare le loro vite o qualunque
cosa e creano queste impossibili fottute aspettative, è questo
che alla fine comincia a distruggerti. E’ questo il problema. Se questo
è il successo, fanculo io ci rinuncio. Il problema è che
il successo a qualunque livello, è difficile da gestire per la
maggior parte dei musicisti. Perché? Perché tu non hai
mai creduto che avresti avuto davvero successo. Voglio dire, ho incontrato
davvero pochi musicisti che erano convinti che avrebbero avuto successo
su larga scala. Almeno molto pochi di quelli che mi piacciono. Se pensavano
di essere destinati al successo allora probabilmente erano dei sfottuti
bastardi di cui non me ne fotteva nulla. Così quando inaspettatamente
hai più successo di quello che ti saresti mai immaginato, può
essere qualcosa con cui fai davvero fatica a venire a patti. Ed io penso
che Kurt abbia dovuto affrontare davvero tanta merda. E’ come per Mike,
il nostro chitarrista, si sta davvero fottendo. Si sta fottendo troppo,
facendo stupide merdate ed io sono fottutamente preoccupato per lui”
“il fatto è che noi non siamo Madonna. Non mi da fastidio menzionarla
perché lei è un buon esempio e dovrebbe essere orgogliosa
del fatto che io l’abbia persino nominata. Lei è qualcuno che
riesce a manipolare i media, qualcuno che ha un nuovo look ed un nuovo
tema conduttore per ogni nuovo spettacolo. Orchestra questo tipo di
anticipazioni e ci gioca sopra. ‘”che cosa farà adesso? Dove
andrà dopo?’ Lei ama l’attenzione. E guarda cosa deve fare. Devono
scioccare la gente e spogliarsi e fare qualunque cosa. E mi spiace,
ma è noioso, ma mi annoia a morte. Non ho bisogno di questo tipo
di attenzione. E non penso che sia giusto da parte di qualcuno criticare
Kurt o me o chiunque altro per non voler avere nessun ruolo in questo.
Perché questo non è il motivo per cui abbiamo ci siamo
finiti dentro. Ci siamo finiti dentro perché volevamo essere
in un gruppo, suonare della musica, fare dei dischi. Fine della sfottuta
storia.”
Eddie è stato tranquillo nell’ultimo paio di minuti. Così
sai che ha qualcos’altro in testa. “il fatto è che tu penseresti
che il tuo ego diventi enorme, a suonare daventi a tutta quella gente,
con tutta quella gente che canta le tue canzoni. Il fatto è che
tu non hai mai pensato di essere così bravo. Non ti senti di
meritare tutto questo tipo di attenzione o adulazione. E così finisci, invece di avere un grande ego, che ti senti come se non valessi
nulla. Non puoi reggere il processo di glorificazione e questo ti fa
sentire piccolo, ti fa sentire davvero di merda”
“riceviamo migliaia di lettere la settimana da gente che vuole un qualche
tipo di aiuto. Delle persone mi hanno mandato delle lettere dicendo
che si sarebbero suicidate, ed io allora le ho chiamate, e alcuni di
loro amico, proprio non si poteva aiutarli. Ma ti ritrovi in una posizione
in cui cominci a pensare che ci deve essere qualcosa che tu possa fare.
Così ora forse sono ancora più torturato, perché
mi sento come se dovessi fare qualcosa di più. Ma non posso aiutare
tutti e se tu dici ‘Bè, aiuterò questa persona, ma non
c’è nulla che possa fare in questo momento per quell’altra’ è
anche peggio, perché allora cominci a comportarti come dio. Perché
ci sono sempre più persone che meritano d’erssere aiutate di
quante tu ne possa aiutare”
“E’ lo stesso discorso con le organizzazioni. Riceviamo costantemente
lettere che ci chiedono di fare questo o quello. E sono tutte buone
cause. Ma non li lascio nemmeno più avvicinare, perché
se mi svuotano, non mi rimarrà nulla. E delle persone mi hanno
avvertito di questo mi hanno detto ‘Non mettere a repentaglio quello
che stai facendo musicalmente. Dalla tua musica tutti possono tirare
fuori qualcosa, e non ti dovrebbe essere richiesto di fare nient’altro.
Se metti tutto quello che hai nella musica aiuterai più persone
di quelle che puoi immaginare”
“Ed ho capito che queste persone probabilmente hanno ragione. Perché
se ti perdi in queste situazioni e circostanze individuali, se ti lasci
trascinare troppo dentro, rischi di perdere il controllo della tua vita
e di quello che stai facendo. E allora si che diventeresti inutile almeno
per quello che riguarda il fare musica ed alla fine tu questo devi proteggerlo.
Tutte queste grida d’aiuto, è facile sentirle ed è facile
entrarci. Ma è quasi impossibile fare qualcosa. E questo può
essere fottutamente difficile d’accettare, ma è la triste sfottuta
verità”
Lasciatemi dire che Eddie mi ha raccontato di una lettera particolare.
Era da un ragazzino di 13 anni che si chiamava Michael e riguardava
sua madre. Questa donna, abbandonata dal marito che l’aveva lasciata
sola a crescere tre figli, puliva i bagni, distribuiva le lettere, qualunque
cosa per farle guadagnare abbastanza soldi per poter entrare in un college.
Alla fine prese un diploma. Poi ebbe un incidente, si distrusse un anca,
non poteva camminare, non poteva lavorare. Il giorno di san valentino
dell’anno scorso, provò a suicidarsi. Eddie fu toccato da questa
lettera, si interessò, provò a dare quella che lui descrive
come una risposta utile.
La mattina dopo l’intervista, mi svegliai nella mia camera d’albergo
e trovai una busta infilata sotto la porta. Era di Eddie, una nota e
la lettera che la madre di Michael gli aveva mandato per ringraziarlo
per tutto quello che aveva fatto per lei. La lessi durante la colazione.
Ti chiedi, come fai a convivere con cose come questa, uno dei tanti
piccoli sconvolgimenti della vita, e le responsabilità che ti
assumi quando, come Eddie, ti impegni così a fondo. E sei felice
che probabilmente non lo scoprirai mai. Perché con un'altra lettera
come questa daresti i numeri, nessun dubbio su questo.
L’intervista stava scemando quando arrivò Steve Gullicj. Gli
era stato detto che poteva fare foto solo durante la prima canzone,
senza flash e da un angolo lontano del palco.
“Stronzate”
Dice Eddie “fai quante foto vuoi, da dove vuoi, per quanto tempo vuoi,
e se qualcuno ti dice qualcosa digli di venire a parlare con me” Steve
chiede se può fare un paio di foto nello spogliatoio. Eddie dice
di si e va a prendere la chitarra.
“Andiamo lì” dice, cammina verso la doccia e la apre. Poi prende
il mio accendino e comincia a bruciare il tappo della bottiglia di vino
che ha appena finito e comincia a dipingersi la faccia, disegnando cerchi
neri attorno agli occhi e sulla sua fronte. “questo ti farà sembrare
così strano” gli dice Gullick
“Lasciami essere strano quanto mi piace,” dice Eddie “E’ la mia fottuta
vita.
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