Ten Past Ten, la storia dei Pearl Jam

 

Spin Online, August 2001
Ten Past Ten
By Eric Weisbard with Jessica Letkemann, Ann Powers, Chris Norris, William Van Meter, and Will Hermes

Traduzione a cura di Angpo.


PERSONAGGI
Dave Abruzzese: Batterista 1991-1994
Jeff Ament: Bassista
Michelle Anthony: Vicepresidente esecutivo, Sony Music
Tim Blerman: Presidente del ten Club
Bono: Cantante, U2
Matt Cameron: Batterista, 1998-
Chris Cornell: Cantante, Soundgarden
Cameron Crowe: Regista
Kelly Curtis: Manager, Pearl Jam
Brett Ellason: Ingegnere del Suono, Pearl Jam
Cathy Faulkner: Direttore musicale, KISW, Seattle
Michael Goldstone: Dirigente, Epic, 1990-1996
Stone Gossard: Chitarrista
Dave Grohl: Chitarrista/cantante, Foo fighters; Ex batterista, Nirvana
Karrie Keyes: In geniere del suono
Mike McCready: Chitarrista
Brendan O’Brien: Produttore
Mark Pellington: Regista, Video di Jeremy
Jim Rose: Impresario del circo
Susan Silver: Manager, Soundgarden e Alice in Chains (nonchè moglie di Cornell)
Gloria Steinem: Scrittrice; attivista dei diritti delle donne, cofondatrice di Ms
Pete Townshend: Cantante/chitarrista, The Who
Steve Turner: Chitarrista, Mudhoney
Nancy Wilson: Cantante/chitarrista, Heart
Ten Past Ten
Di Eric Weisbard with Jessica Letkemann, Ann Powers, Chris Norris, William Van Meter, e Will Hermes.
Da Spin Online

Sono passati 10 anni da quando uscì Ten, che ha venduto 11 milioni di copie ed ha dato all’hard rock una nuova vita. In un’esclusiva retrospettiva, il gruppo ed alcuni amici ripercorrono tutta la storia, dal video censurato di “Jeremy” e le lotte interne fino alla tragedia di Roskilde e ai piani futuri. La storia orale di un gruppo che conta.

Quando Ten uscì 10 anni fa, il 27 agosto 1991, quasi nessuno se ne accorse. A differenza di Nevermind dei Nirvana, che un mese più tardi avrebbe rivoluzionato la musica più velocemente di quanto Kurt Cobain ci mettesse a levarsi i capelli dagli occhi, Ten impiego un anno pieno per scalare le classifiche. “Jeremy”, il terzo singolo, e l’unico vero video del gruppo, finalmente spalancò gli argini nell’estate del 1992.

Ed anche allora, noi non avevamo quasi idea di quello che i Pearl Jam rappresentassero. Nonostante alcuni milioni di fan da MTV e alcuni storici concerti, il gruppo non era ancora riconosciuto. Il loro baritonale, pulsante suono era indicato da alcuni come una versione aziendale, venduta del giunge, gli stessi membri del gruppo non potevano liberarsi dalla sensazione che, quando contava, loro non venivano considerati. Specialmente il loro cantante – un apparentemente timido, ma maniacalmente competitivo, surfista di San Diego che era stato perseguitato da domande sulla sua identità ben prima che chiunque cominciasse a discutere sul significato di “Alternativo”.

Eddie Vedder è cresciuto con un uomo che riteneva essere suo padre e che invece non lo era; quando lo scoprì, divento quello che il regista, e suo buon amico, Cameron Crowe chiama “un personaggio vivente di Pete Townshend”, consumato da un dolore irrisolto. Ma questo non è i Pearl jam – né lo sono i giorni del chitarrista McCready nel gruppo metal Shadow, né le esperienze formative del bassista Jeff Ament e del chitarrista Stone Gossard nel fondamentale gruppo indipendente di Seattle Green River, che portò anche ai Mudhoney. Ament e Gossard lasciarono i Green River per inseguire la gloria del rock mainstream con i Mother Love Bone, solo per vedersela sfuggire quando il cantante Andy Wood morì di un overdose di eroina appena prima dell’uscita del loro album di debutto nel 1990.

E’ la combinazione di questi elementi che segna l’inizio della storia dei Pearl jam. La voce che Eddie Vedder aggiunse ai demo strumentali che ebbe dal suo amico Jack Irons (più tardi uno dei tanti batteristi del gruppo) si confaceva perfettamente al senso di perdita che provavano Gossard e Ament. Un viaggio a Seattle per testare la combinazione, ed il risultato fu un gruppo che esplose sia dal vivo che commercialmente prima che chiunque potesse avere la possibilità di capire quali fossero gli obbiettivi. E poi una decade tumultuosa, segnata da scontri nel gruppo, un continuo tira e molla con l’industria musicale, e, dopo che ogni domanda sembrava aver trovato una risposta, un tragico concerto dove morirono nove fan.

Il gruppo, che una volta era accusato di essere grunge artificiale, ora sembra tanto organico e basato su dei principi quanto un gruppo rock possa essere, sconcertando continuamente l’industria musicale: quello che sarebbe diventato il loro singolo di maggior successo (Last Kiss) era originariamente un uscita solo per il fan club; producendo 72 album dal vivo per documentare il loro tour del 2000. Abbiamo parlato con il gruppo e con i loro contemporanei – musicisti, amici e gente dell’industria. Mischiata insieme ad alcune grandi storie c’è la risposta ad una domanda fondamentale: Perché sono i Pearl Jam, virtualmente soli tra i loro contemporanei, quelli che hanno tenuto accesa la fiamma?

1990: LA PREISTORIA

19 MARZO: Il cantante dei Mother Love Bone, Andy Wood muore di un’overdose di eroina un mese prima che l’album di debutto del gruppo, Apple, esca. I MLB si sciolgono immediatamente. SETTEMBRE: a San Diego Eddie Vedder canta su dei demo di una nascente band di Seattle, creando la prima registrazione dei Pearl Jam. OTTOBRE: Vedder va a Seattle per provare col gruppo. 22 OTTOBRE: il gruppo, chiamato temporaneamente Mookie Blaylock, fa la sua prima apparizione all’Off Ramp. NOVEMBRE/DICEMBRE: Chris COrnell e Matt Cameron dei Soundgarden e Jeff Ament, Stone Gossard, Mike McCready e Vedder dei Mookie Blaylock registrano Temple of The Dog.

KELLY CURTIS: Con i Mother Love Bone c’era questa grande aspettativa. E’ stato un anno così pazzo il 1990, perché siamo passati dal fare uscire un album, alla morte di Andy. Ed alla fine dell’anno abbiamo trovato Eddie.

STONE GOSSARD: Ho visto Mike ad un party, era completamente ubriaco e stava suonando del blues con la chitarra, era totalmente incredibile. Conoscevo Mike da molto tempo, Sin da quando ero in seconda media, ed ha subito una trasformazione; ha trovato la sua voce interiore.

McCREADY: Mi ha detto: “Vuoi suonare?”, così ci siamo messi insieme ed abbiamo cominciato a suonare al piano superiore dell’attico dei suoi genitori. Jeff suonava con altra gente in quel periodo. Gli ho detto “Dobbiamo avere Jeff, perché voi due insieme siete veramente grandi.” Jeff disse che voleva unirsi a noi. Tutte queste canzoni vennero fuori da quel periodo: Jeff aveva Jeremy, Stone Black e Alive, io ho portato Yellow Ledbetter. Matt (Cameron) ci ha aiutato suonando la batteria sui demo, sapevo che queste canzoni sarebbero state buone.

JEFF AMENT: a quel punto stavo attraversando un momento di crisi di identità; avevo messo tutto me stesso nei Mother Love Bone, avevo abbandonato la scuola solo per vedere svanire tutto così infretta. Per tutta l’estate io e Stone ci incontravamo, andavamo in mountain bike e parlavamo. Parlavamo delle nostre sofferenze. Mi disse che dovevo tirarmi un po’ su ed io che lui doveva prendere la cosa un po’ più seriamente.

MICHAEL GOLDSTONE: Ho incontrato Jack (Irons) ad una festa, lo conoscevo dal gruppo What is this?. Gli ho detto che il nuovo gruppo di Jeff e Stone aveva bisogno di un batterista e che stava cercando anche un cantante. Inizialmente si rifiutò, ma poi mandò i demo a Eddie, e poi penso che Eddie chiamò direttamente i ragazzi.

CURTIS: il momento chiave fu quando Jeff arrivo in ufficio dicendo “non ci crederai”. Tutti abbiamo detto “oh mio dio, fa paura”

McCREADY: Non mi ero mai trovato in una situazione così. E’ successo tutto in sette giorni. Avevamo lavorato sulla musica un mese prima con (il batterista originario) Dave Krusen. Quando Eddie è arrivato aveva Footstep, Alive e Black. Ed in quella settimana abbiamo fatto molte altre cose. Era molto punk. Eddie viveva nello studio di prova, scrivendo tutta la notte. Arrivavamo e trovavamo un’altra canzone. Poi è dovuto ritornare a casa. Mi ricordo di avergli dato uno strappo, alle 5 di mattina, all’aereoporto. Mi ricordo di avergli detto “Non fare tardi!”. Doveva tornare a lavorare.

EDDIE VEDDER: ho sempre avuto dei lavori del tipo, targhetta sulla camicia, riempi gli scaffali dei supermercati. E per la prima settimana di prove con il gruppo, non sarei dovuto andare al lavoro. Ci sarebbe stata solo la musica. Provavamo in una galleria d’arte, nel seminterrato. E stavamo in una specie di corridoio. Mi ricordo che quando andavo in bagno al piano di sopra, passavo per tutte queste stanze che odoravano di pittura e segatura. I ragazzi arrivavano, provavamo e poi magari andavamo a giocare un po’ a biliardo e quindi tornavamo e continuavamo a lavorare, circondati da bottiglie di Gatorade piene di pipì di quelle volte che non avevamo voglia di farci le scale per andare in bagno.

CURTIS: Eddie era un tipo timido. Era il contrario di Andy Wood, che era il tipo alla David Lee Roth.

AMENT: Nel momento in cui abbiamo cominciato a provare ed Eddie a cantare –un’ora dopo il suo arrivo a Seattle – per la prima volta ho detto “wow, questo è un gruppo che ascolterei sul mio stereo a casa.” Quello di cui Eddie scriveva era il luogo in cui ci trovavamo io e Stone. Avevamo appena perso un amico per una maledetta dipendenza, e lui riusciva a mettere in versi i nostri sentimenti. L’ho visto come un fratello. E’ questo che mi ha fatto ricominciare a fare musica. E’ come quando leggi un libro e c’è qualcosa che descrive qualcosa che tu hai provato per tutta la vita.

STONE GOSSARD: Non penso di aver apprezzato subito Eddie così come lo apprezzo ora – i suoi testi e le sue esperienze. Scrivendo insieme canzoni come Release o Even Flow in quello scantinato, ho subito capito che come cantava andava bene – Ma c’è voluto molto tempo perché io e Ed ci conoscessimo e ci capissimo. Eravamo persone diverse.

GOLDSTONE: Quel piccolo esperimento si trasformò in Ten nel giro di sei settimane. Ed venne a Seattle, tornò a casa, si trasferì qui e non tornò più indietro.

CAMERON CROWE: Amavo i Mother Love Bone, così mentre scrivevo quello che poi sarebbe diventato Singles, volevo intervistare Jeff e Stone per esplorare l’intero ambiente, quello del tipo “due o tre lavori, uno dei quali è il tuo gruppo”. Poi ci fu il terribile evento della morte di Andy. E tutti istintivamente andarono a casa di Kelly (Curtis) quella notte. Per la prima volta ho avuto la sensazione istintiva di avere una città natale – tutti che si stringevano assieme per qualcuno a cui volevano davvero bene. E’ stato un momento fondamentale per molta gente. Mi ha fatto voler fare Singles come una lettera d’amore per una comunità che mi aveva davvero colpito. Poche persone lo sanno, ma Stone appare nel mio film Say Anything… fa la parte di un taxista, e Skye lo guarda e comincia a flirtare un po’ con lui mentre sono bloccati nel traffico mentre sta andando al suo diploma.

AMENT: Non parlo proprio come Matt Dillon. Ma ho fatto un paio di migliaia di dollari prestandogli i mie vestiti. Indossavo i pantaloni corti tutto l’anno. Andavo in bici dappertutto, non avevo una macchina, così quando andavo a provare dovevo portare il basso sulla bici, così non potevo mettermi i Jeans (ma perché??). Non sono sicuro di quello che definisce cosa è grunge o cosa non lo è. Non ho mai messo camice di flanella. Sicuramente avevo un po’ di cappelli. E’ cominciato quando stavo nei Green River ed avevo una ragazza che faceva cappelli. A quei tempi non penso che assomigliassi ad una rock star, sembravo più un imbecille. In parte era funzionale ed in parte era dovuto a quello che avevo intorno.

McCready: Mi piaceva davvero Stenie Ray Vaughn, così hey, provavo ad assomigliargli. Almeno ero uscito dalla mia fase da triglia (non ho idea di che vogliia dire ndt) . Eddie aveva questa cosa punk. Indossava quello che capitava e continua a farlo. Jeff e Stone si vestivano in un certo modo, era il loro cliché, qull’aspetto sarcastico da “Suona come se fossi in uno stadio anche se hai di fronte 30 persone”.

GOSSARD: per molto tempo io e Jeff avremmo voluto essere nell’epoca degli Aerosmith, o di Iggy Pop o di David Bowie. Ma c’era qualcosa a Seattle che aggiungeva un elemento diverso, una specie di approccio garage.

CROWE: Eddie era terribilmente timido. Era strano perché era come se lui quasi non ci fosse. Ma non potevi togliergli gli occhi di dosso. C’era questo tipo seduto lontano da te, con le mani sulle cosce che guardava in basso, e tu volevi avvicinarti e fargli sapere che non doveva per forza essere così timido. Era, ed è tuttora, un ascoltatore fenomenale. Quando si parla di qualcosa che ha importanza per lui, il mondo intero scompare. Le ore volano. La prima volta che l’ho incontrato abbiamo parlato soprattutto di Pete Townshwnd. Conosceva ogni particolare. Ricordo chiaramente di aver pensato che Townshend avrebbe potuto scrivere di questo ragazzo come di un suo personaggio. Era un personaggio di Pete vivente.

CHRIS CORNELL: Ho incontrato Eddie la prima volta in una sala d’attesa fuori dal nostro spazio prove comune, il primo giorno che era arrivato a Seattle. Era molto tranquillo e molto timido e non aveva molto da dire. Era sotto molta pressione, una persona da sola lontana da casa in una stanza piena di persone che avevano un sacco di esperienza nei gruppi. Se ne stava sulle sue, cantando e facendo le sue cose.

VEDDER: eravamo entrambi dei cantanti. Quando sono arrivato, mi ha subito dato la mano, una cosa che è così importante per me che è quasi indefinibile. La prima volta che suonammo venne in questo piccolo locale e mi disse che ero davvero bravo e che era contento che fossi li e che fossi quello che ero, o qualcosa di davvero carino, ma mentre diceva queste cose non si era accorto che era sotto una luce nera, i suoi denti e i suoi occhi brillavano. La ricordo come la mia prima conversazione con satana.

GOSSARD: avevamo fatto un disco con Chris Cornell che si chiamava Temple of the Dog. Lo ascolto ancora e penso che sia la cosa migliore in cui sia mai stato coinvolto. Qualunque sia stata la combinazione di persone, non sono mai stato in una situazione in cui tutto era così facile. Da allora ho quasi sempre cercato una situazione simile. La prima cosa che abbiamo fatto ha stabilito un limite davvero alto, il modo in cui i nostri due gruppi si completavano. E c’erano un gruppo di canzoni che Chris scrisse direttamente col cuore. Scrisse queste canzoni senza alcun preconcetto su quello che avrebbero dovuto essere. E’ questo il vero tesoro. Nel campo dello scrivere musica, essere consci di quello che si sta facendo è la cosa peggiore.

CORNELL: Ho scritto Say Hello to Heaven e Reach Down e le ho registrate da solo a casa. Il mio pensiero iniziale fu che le potevo registrare con gli ex membri dei Mother Love Bone come tributo ad Andy. Poi ho ricevuto una telefonata da Jeff in cui diceva che pensava che le canzoni fossero fantastiche e che voleva fare un album intero. Quando abbiamo cominciato a provare le canzoni, ho tirato fuori Hunger Strike e pensavo che avrebbe potuto essere solo un riempitivo, non la sentivo come una vera canzone. Eddie stava seduto là aspettando le prove dei Mookie mentre io stavo facendo le parti vocali, e in maniera umile, ma con coraggio, si è avvicinato al microfono ed ha cominciato a cantare le parti basse per me, perché aveva visto che per me erano piuttosto dure. Abbiamo fatto un paio di cori con lui che faceva questo ed improvvisamente la lampadina si è accesa nella mia testa, la voce di questo tizio è incredibile per le parti basse. La storia si è scritta da sola dopo di questo, Hunger Strike è diventato il singolo. Penso che Temple sia stato il primo album intero che McCready abbia mai registrato. Dovevi quasi urlargli dietro per fargli capire che nell’assolo di cinque minuti e mezzo di Reach Down non avrebbe coperto nessuno, che quel tempo era tutto suo. Ha cominciato a registrare quello che sarebbe diventato l’assolo, a metà era così preso che quando gli sono cadute le cuffie non se n’è neppure accorto ed è andato avanti a suonare senza sentire la canzone.

SUSAN SILVER: I Mookie fecero il loro primo concerto all’Off Ramp. Un bar per motocicliste. E’ lo stesso club in cui Cameron ha ripreso i Soundgarden per Singles. Tutti erano nervosi, ansiosi di vedere la fenice rinascere. Cera un rapporto così forte tra di loro. Anche se il concerto all’Off Ramp era stato fantastico ed il pubblico voleva che Jeff e Stone avessero successo, quando hanno aperto per gli Alice in Chains il 22 dicembre al Moore Theatre, c’era ancora molta tristezza per Andy. Era una persona così speciale, un tale personaggio, così oltraggioso e senza paura – la faccia bianca ed i vestiti luccicanti. Quella è stata la prima volta che molti fan videro Eddie, e la sensazione che avvertivo dal pubblico era “chi è questo? È abbastanza bravo per prendere il posto di Andy?” Sembrò che il pubblico lo avesse accettato con tutto il cuore.

CROWE: Al Moore Theatre, la prima canzone che fecero fu Release, e mi ricordo che ho guardato Nancy (Wilson, la moglie di Crowe) e ci dicevamo “E questo sarebbe il ragazzo timido? Oh mio dio” presto era appeso alle travi. E’ stata la fine di Eddie come persona terribilmente timida.

1991 DESTINATI A VOLARE

MARZO: Il gruppo adotta il nome Pearl Jam. 16 APRILE: Esce Temple of the dog. 25 MAGGIO: Dave Krusen è licenziato. 2 AGOSTO: Esce il singolo Alive. 23 Agosto Dave Abruzzese suona il primo concerto col gruppo. 27 AGOSTO: Esce Ten. OTTOBRE-DICEMBRE Tour con RHCP, Smashing Pumpkins e Nirvana.

CORNELL: Stone e Jeff erano nei Green River, ed tra I Green River ed i Soundgarden c’è sempre stata una amichevole rivalità. Ho parlato con Johnny Ramone di com’era la scena di New York da cui i Ramones provenivano, e lui era molto sorpreso di come andassero d’accordo i Pearl Jam ed i Soundgarden, perché diceva che nella scena di New York i gruppi non erano molto amichevoli gli uni con gli altri.

NANCY WILSON: Fu una serata davvero bella quando tutta quella gente venne a casa mia, una fattoria vicino a Seattle. Vennero Kelly e la maggior parte dei Pearl Jam, dei Soundgarden e degli Alice in Chains. Tirammo fuori le chitarre e suonammo. Fu una di quelle sere che non dimenticherai mai, come andare in campeggio insieme. Alcuni erano alterati chimicamente e stavano dando lo champagne ai miei cavalli, quando mi sono svegliata la mattina dopo. Eddie e Beth (Liebling) sembravano piccoli eschimesi nei loro sacchi a pelo.

AMENT: La prima volta che ho parlato di Pearl Jam (Come nome del gruppo) è stato quando Ed, Stone ed io stavamo guardano i Sonic Youth suonare con i Crazy Horse. A metà dei Crazy Horse mi sono girato verso Stone ed ho detto: “Che ne pensi di Pearl Jam?”. Un paio d’anni più tardi, la prima volta che abbiamo suonato al Bridge School, ho visto la grossa Chevy nera del ’55 di Neil (Young) e la targa era PEARL 10. Pensavo di stare sognando. Ho chiesto a Neil da quanto aveva quella targa e lui disse 15 anni.

KELLY CURTIS: Jeff e Stone non erano liberi dal loro contratto con la Polygram. Ma ora noi non avevamo nessun contatto con la Polygram che ci ingorava. Così facemmo un piano. Assumemmo l’avvocato che aveva negoziato il contratto per la Polygram perché ci aiutasse ad uscirne. Questo dopo aver provato per sei mesi a farci dare i soldi dalla Polygram.

MICHAEL GOLDSTONE: Il gruppo combattè duramente per liberarsi dal contratto. Kelly ed il gruppo si incontrarono con Rick Dobbis per dirgli che non volevamo uscirne per ricominciare da capo. E lui benevolmente diede loro la libertà. Quindi Kelly venne in centro ad un ristorante di chinatown per far sapere a me e a Michele Anthony (della Sony Music) com’era andata. Era lì con Stone e Jeff ad aspettarci quando improvvisamente Dobbis entra nel ristorante. Allora fecero finta di aver appena finito di mangiare e corsero fuori dove ci presero mentre stavamo uscendo dal taxi, così scappammo tutti di corsa dal centro. Piccola città: così tanti ristoranti vero? E’ stato come in A Hard Day’s Night. Quando Eddie stava già cantando con i Mookie, nulla era stato ancora concluso, almeno dal punto di vista legale, e mi trovavo nel più complete panico. Ma riuscirono a liberarsi. Penso che ci fossero delle persone che volevano bloccarli con la Polygram. Sono sicuro che non ricordano la cosa con molto piacere.

McCREADY: Registrando Ten, avremmo fatto Even Flow almeno 30 volte. Yellow Ledbetter (la B side di Jeremy) venne probabilmente al secondo take; quando abbiamo fatto quella canzone, Ed la azzeccò subito. Ma Ten è stato soprattutto di Stone e Jeff, io ed Ed eravamo solo passeggeri quella volta.

AMMENT: Mi piacerebbe moltissimo remixare Ten. Ed sicuramente sarebbe d’accordo. Tre, quattro anni fa ho preso una cassetta e c’erano i mixaggi rozzi di Garden e Once, ed erano grandi. Non sarebbe come cambiarlo, solo togliere un po’ di eco.

DAVE GROHL: La prima cosa che ricordo dei Pearl jam è stato quando ho sentito Alive alla radio quando vivevo a Seattle. Mi sono dipinto i Mountain o qualche serio ritorno agli anni ’70. La musica mi sembrava rock classico, così mi ero fatto l’idea che il cantante fosse qualche tipo barbuto e con una giacca di pelle, grasso, torturato e spaventoso.

STEVE TURNER: Stone era, ed è tuttora, un tipo così divertente e sarcastico nella metà degli anni ’80. Continuavo a pensare, spero che Stone diventi una star così potrò vederlo intervistato su MTV, perché è così fottutamente divertente.

GOSSARD: Pensavamo che il metal fosse abbastanza ridicolo a quel punto, ma sapevamo anche che era un’area da cui potevamo attingere qualche fan. Headbangers Ball (trasmissione sul metal di MTV) e la rivista Rip, tutte quelle cose lì. Fai qualunque cosa per far in modo che le cose si muovano. Facemmo un video di Even flow che non è mai uscito, sono molto sensibile al riguardo perché fu una mia idea. Venne fuori una cosa totalmente grezza, un sacco di grossi riflettori su una cima, assolutamente comico a vederlo ora. Forse ad un certo punto, saremmo in grado di ridere di noi stessi così tanto da farlo vedere.

CURTIS: La gente non sapeva chi fossero. Ma una volta che la gente li aveva visti dal vivo si accendeva una lampadina. Durante il primo tour sapevi che stava succedendo e non potevi fare nulla per fermarlo. Suonare nel Midwest e vendere tutti i biglietti in posti da 500 persone. Eddie poteva dire che voleva parlare con Brett, il tipo dell’audio, e glie lo trascinavano davanti. Non avevo mai visto una reazione simile dalla gente prima.

GOLDSTONE: Il gruppo fece un lavoro così incredibile aprendo per i Chili Peppers che gli spalancò le porte delle radio. Guarda quanto tempo c’è voluto perché il disco esplodesse, è esattamente come loro avrebbero voluto che fosse – non farlo ingoiare a tutti nei primi 5 minuti. La gente è arrivata a scoprire i Pearl Jam da sola: il ragazzino portava tutti i suoi amici, e la volta dopo venivano tutti.

MATT CAMERON: Eddie scriveva molto a tutti in quel primo periodo. Ricevevo delle cartoline con su dei piccoli disegni quando era in tour. Una volta si è intrufolato in una sala da ballo chiusa, che doveva essere abbattuta, e sulla cartolina c’era una grossa freccia che puntava al centro della pista con scritto “io sono qui”. Era pronto a tutto.

CATHY FAULKNER: i primi tempi, scommettevamo sempre su cosa Eddie sarebbe salito per tuffarsi.

GROHL: Non mi ero fermato a vederli suonare fino al concerto di San Diego, dove Eddie salì su un fottuto traliccio delle luci. Giuro su dio che sarà stato a 80 metri d’altezza. E’ stata una delle cose più paurose che abbia mai visto nella mia vita. Ho visto gente tagliarsi, ho visto gente cagare, ho visto gente picchiata sul palco, ho visto gente rompersi le ossa, rompersi la schiena. Onestamente ero terrorizzato. Avevo davvero paura che si ammazzasse.

VEDDER: A San Diego suonavamo con i Nirvana ed i Chili Peppers. Mi sono arrampicato su uno di quei tralicci a cui puoi aggrapparti. Arrivato in cima ho pensato:”Bene, ed ora come scendo?” o rinunciavo facendo la figura dell’idiota o mi buttavo. Così ho deciso di provare, ed era ridicolmente alto, qualcosa tipo 30 metri, qualcosa di mortale. Pensavo che c’era mia madre lì, e non volevo che mi vedesse morire. Così in qualche modo sono riuscito a tornare sul palco, ho finito la canzone, sono andato sul lato del palco ed ho vomitato. Sapevo che era davvero stupido, oltre il ridicolo. Ma, per essere onesti, Suonavamo prima dei Nirvana. Dovevi far qualcosa. Il nostro primo disco era buono, ma il loro primo era meglio.

McCREADY: mi ricordo che dopo lo spettacolo dell’ultimo dell’anno del 1991, qualcuno corse sul bus dicendo che i nirvana erano appena raggiunto il numero uno. Mi ricordo che pensai “Wow, adesso si comincia.” Ha cambiato qualcosa. Avevamo qualche cosa da dimostrare – che il nostro gruppo fosse così buono come io pensavo che fosse.

1992: PERCHE’ ANDARE A CASA?

18 LUGLIO: Comincia il Lollapalooza con Ministry, Pearl Jam, Soundgarden, Red Hot Chili Peppers, e the Jim Rose Circus (un collettivo di persone a cui piaceva sollevare pesi con I propri genitali, farsi colpire nello stomaco ecc.) 22 LUGLIO: esce il singolo di Jeremy. 18 SETTEMBRE: esce Singles di Cameron Crowe, vagamente basato sulla scena rock di Seattle.

JIM ROSE: la competizione “Bevi la bile” cominciò con Chris Cornell dei Soundgarden. Nel nostro spettacolo, uno dei membri del mio circo –ed era uno diverso ogni giorno, perché nessuno poteva farlo due volte di fila – si infilava un sondino attraverso il naso con un tubo di due metri e attraverso quello gli pompavamo nello stomaco birra, maionese e Ketchup. Poi aspiravamo il tutto, il risultato veniva chiamato birra di bile. Una delle prime tappe del Lollapalooza, Chris venne e lo bevve. Il giorno seguente arrivò Eddie e fece lo stesso. Nei due giorni seguenti Al Jourgensen dei Ministry lo fece. Cominciò a dire a Eddie e Chris che lui ne aveva bevuto più di loro. Bè Chris rinunciò, ma Eddie ogni giorno si beveve questa roba. Alla fine del tour Eddie disse “Ne ho bevuto 2 litri più di te Al, Ho vinto”

VEDDER: Cercavo solo attenzione penso. In ogni città c’erano vecchi amici o parenti di mia moglie, e dovevo impressionarli tutti.

MICHELLE ANTHONY: Mi ricordo la tappa di Jones Beach, ero con Kelly a guardare Ed scalare quest’enorme ponteggio. Lui guardò giù e sembrava che ci fosse dell’acqua da un lato, solo che noi sapevamo che l’acqua era alta solo 15 centimetri. E tutti e due ad urlare “oh no, per favore non lasciatelo tuffarsi” C’erano sempre questi momenti limite.

McCREADY: ad un concerto del Lollapalooza, Ed perse l’autobus. Mi ricordo che ero nel panico pensando “oggi non suoneremo!.” Era ad una stazione di servizio e si fece dare un passaggio da un tir. Corse attraverso il pubblico mentre stavamo cominciando a fare un set dei Temple of the Dog. Suonammo Hunger Strike e Reach Down e poi salì sul palco e facemmo il nostro concerto.

CROWE: I Pearl Jam si riunivano in cerchio prima di salire sul palco e prima di uno dei loro concerti al Lollapalooza, Eddie mi trascinò nel cerchio. Ho messo questa scena in Almost Famous, anche se era ambientato circa 20 anni prima.

CORNELL: C’era un secondo palco al Lollapalooza, così Eddie ed io lavorammo su un set acustico e ottenemmo un po’ di spazio sul secondo palco a metà pomeriggio. Prendemmo un cart del golf e attraversammo la folla per raggiungere il palco, era come coi Beatles. Cerano almeno 100 persone che inseguivano il cart urlando e correndo. E’ stata la prima volta che ho capito davvero quello che stava succedendo con questo gruppo.

BRETT ELIASON: Una delle ultime volte che Ed si buttò tra il pubblico fu al Loolapaluza in Ontario. La gente stava cercando letteralmente di farlo a pezzi. Era insanguinato, la maglietta strappata, qualcuno l’aveva preso per i capelli.

CURTISS; Quando Jeremy ebbe successo e la suonarono agli MTV VMA (l’amministratore delegato della Sony Music) Mottola al party del dopo spettacolo disse “Dovete fare uscire Black” ed il gruppo diceva: “No è abbastanza, questo è stato grosso abbastanza.”

GOLDSTONE: Black era un argomento scabroso; un sacco di gente della Sony voleva davvero che fosse il singolo seguente.

CURTIS: Abbiamo rifiutato inaugurazioni, speciali TV, tour negli stadi, qualunque tipo di merchandising a cui tu possa pensare. Ho ricevuto una telefonata da Calvin Klein che voleva Eddie per un suo spot. Ho imparato a dire No davvero bene. Ero orgoglioso del gruppo, orgoglioso delle loro prese di posizione. Cominciavamo ad usare il potere per delle cose più politiche e di beneficenza.

McCREADY: E’ stato in quel periodo che Eddie ha preso il comando. Una dittatura benevola: questa è la teoria. Jeff e Stone a fare le cose da un angolo, ma con Eddie era tutto un tirarsi indietro.
AMENT; Mark Eitzel (dell’American Music Club) ci disse “ho visto il video di Jeremy e l’ho odiato. E’ stato scioccante, avevamo appena incontrato questo tipo. Ci disse “avevo un’idea completamente diversa della canzone, e questo ha mandato a puttane tutto.” Ed io ero d’accordo con lui.
MARK PELLINGTON: probabilmente la frustrazione maggiore che abbia mai avuto è che la fine del video di Jeremy e spesso mailinterpretata, come se lui avesse sparato ai suoi compagni di classe. L’idea era: e’ il suo sangue su di loro, e loro sono paralizzati da quello che hanno visto. Avrei ricevuto telefonate anni dopo, al tempo della Colombine. Penso che il video abbia rappresentato qualcosa che c’è sempre stato e che ci sarà sempre. Subirai sempre la pressione da parte dei tuoi simili, avrai sempre la rabbia giovanile, avrai sempre famiglie disfunzionali.

RICK KIRM: Ho il video non tagliato di Jeremy. Era troppo esplicito. Il ragazzo che si metteva la pistola in bocca, mi da ancora i brividi quando lo guardo. Come potete immaginare il gruppo non voleva cambiarlo. Pensavano che quella fosse la loro dichiarazione. Ho avuto un paio di discussioni al telefono con Eddie del tipo “qualche ragazzino potrebbe pensare che è figo mettersi una pistola in bocca”. Ma non è stata un’esperienza piacevole, né per me né per loro. Nel mio ufficio ho un poster del loro primo disco, una foto della figlia di Kelly quando aveva 3 anni, sta giocando con una pistola. E’ firmato da tutti, e c’è una nota di Eddie che dice “La pistola che non ci hai lasciato mostrare. E grazie a te penso che hai mostrato troppo.” Che voleva dire che la combinazione dell’aver compromesso la loro visione artistica per farli diventare così popolari. E’ stata la fine dei video per i Pearl Jam.

CROWE: Singles era pronto da un anno prima che uscisse. Ma tutto il successo del cosiddetto suono di Seattle ha fatto in modo che raggiungesse le sale. La Warner Bros disse:” se puoi fare in modo che gli Alice in Chains, i Soundgarden ed i Pearl Jam suonino ad una festa di MTV che noi possiamo usare per pubblicizzare il film, lo faremo uscire.” Così ho dolorosamente dovetti provare e parlare ai gruppi per farglielo fare. I Pearl Jam dissero che l’avrebbero fatto come un favore nei miei riguardi. Così ci fu la registrazione e fu…. Un disastro. Il pubblico era composto soprattutto da dirigenti dello studio e dai loro figli che volevano vedere il Seattle sound.

KRIM: Eddie stava con un gruppo dei suoi amici surfisti di San Diego. Ricordo un principio di rissa sul palco. Eddie urlava agli uomini della sicurezza. Dovettero fermare tutto. Dovemmo trascinare via Eddie prima che lo arrestassero.

CROWE: Stavano suonando delle cover, e qualcuno finì in una rissa, anche Cornell e penso anche Kim Thayil dei Soundgarden. Mi ricordo Eddie urlare. “Cazzo, che cazzo sta succedento?” Ed I dirigenti trascinare I loro figli fuori. Stavo vedendo tutto il lavoro fatto per far uscire il film, finire nel cesso. Ma Singles usci lo stesso, ed il concerto fu trasmesso due volte, pesantemente tagliato. Per chiunque l’abbia registrato è davvero una cosa da collezione. Più tardi facemmo delle magliette per commemorare la festa: davanti c’era scritto Festa per la prima di Singles” e sul retro “Nessuno è morto”
GROHL: Noi arrivavamo da un punto di vista punk. Ed anche i Pearl Jam avrebbero potuto. Ma noi ce lo caricavamo sulle spalle un po’ più di loro. Kurt (Cobain) aveva fatto sapere la sua opinione “Come è possibile considerare i Pearl Jam alternativi?” Perché la loro musica aveva assoli di chitarra e cose così. Era abbastanza ridicolo. E la cosa mi sembrava così divertente perché pensavo che Kurt ed Eddie avrebbero potuto andare davvero d’accordo.”
GOSSARD: Quando Jeff ed io eravamo alla Sub Pop, lasciammo nella nostra scia una spaccatura. E questa spaccatura fu ciò a cui si attacco Kurt, e fu percepita dai media come una grossa linea di divisione. Mi ricordo che mi sentivo accecato da questo, perché quando avevo sentito il suo disco, lo trovai così buono e così immediato che volevo a tutti i costi che a lui piacesse il nostro gruppo.. Questo ha esasperato tutti. Lui si è cristallizzato nella sua opinione negativa del gruppo. Penso che tutti noi non sapessimo se meritare tutta la pubblicità di quello che stava succedendo. Perché proprio io? Conosco 100 grandi chitarristi. Che cosa sto facendo di così diverso? Ci sono stati un sacco di giochi mentali che sono cominciati quando abbiamo cominciato a vendere. E poi, dall’altra parte, Mi ricordo guardare indietro a me stesso e pensare a come mi sentivo destinato a qualcosa. Avevo raggiunto il mio sogno, così mi sentivo come se avessi una qualche missione. Era davvero una mistura di questi due tipi di estremismo: Sentirsi benedetti da una parte, e dall’altra odiarmi per aver fatto qualcosa che i miei amici non erano stati in grado di fare.

AMENT: se una ragazza ti lascia la odi. Mark Arm era molto amareggiato con noi perché avevamo lasciato i Green River. Poi ho sentito quello che diceva di noi. E’ quello che ha fatto iniziare tutta la faccenda del “Stone e Jeff in particolare sono dei carrieristi”. Questo deriva dal fatto che, nei Green River, ero l’unico che lavorava. Gli altri avevano fondi fiduciari, o aiuto finanziario dai genitori. Ero l’unico che era affamato e voleva qualcosa che gli pagasse l’affitto. Con Kurt Cobain è stato tutto un malinteso. Forse ero quello che nessuno avrebbe tirato fuori dai guai se a 30 anni avessi lavorato ancora in un ristorante. Stavo ripagando i debiti di studio. Quelle cose che Mark, o Kurt hanno detto all’inizio hanno fatto piuttosto male. Ero dipinto come se da bambino avessi deciso che sarei stato una rock star. E certamente non era così. Ho fatto parecchi tentativi di parlare con Kurt, ma lui abbassava la testa e se ne andava. Sono sicuro che molto di questo derivi dalle continue domande che gli facevano su di noi. A noi chiedevano spessissimo di loro, e dopo un po’ ne hai piene le tasche.

KRIM: Mi ricordo che agli MTV awards del 92 Eddie e Kurt fecero pace. Me li ricordo sotto il palco abbracciati. Clapton stava suonando Tears in Heaven penso, e loro si abbracciarono sotto il palco. Un momento magico.

GROHL: Si una specie di fottuto summit. Era così ridicolo, era tutto stato gonfiato all’inverosimile, mi ricordo loro due sorridere e abbracciarsi (Sarcasticamente) e all’improvviso Seattle era a posto!

CURTIS: C’è una storia divertente- Bè Eddie è riuscito a riderci sopra dopo – Dopo essere stato in casa per mesi, dice penso che andrò a fare i regali di natale- arriva a Pioneer Square ed immediatamente 400 fan lo circondano.

VEDDER: Ero già spaventato a lasciare la mia casa, e finalmente ce l’ho fatta, 3 giorni prima di natale, salgo sulla mia vecchia Plymouth e vado. Non ero uscito di casa probabilmente per una settimana, mi ero davvero isolato. Esco ed improvvisamente c’è della gente sul tetto della mia macchina, provo ad uscire per comperare un paio di cose e mi ritrovo della gente sul tetto della macchina. Vengo parcheggiato, posso solo stare lì seduto con della gente che mi urla in faccia. Finalmente riesco ad uscire e comincio a correre. Mi nascondo dietro una mappa. Corro su per la strada e mi nascondo dietro un lampione.

CURTIS: E si scopre che era finito dentro il set di un video degli Alice in Chains.

1993-1994: LASCIATELO SANGUINARE
19 OTTOBRE: Esce Vs; vende 950.378 copie nella prima settimana, un record che durerà per 5 anni. 8 APRILE 1994: Kurt Cobain Viene trovato morto a Seattle. 30 GIUGNO 1994: Gossard e Ament testimoniano di fronte al sottocomitato congressuale che investiga su possibili pratiche anticoncorrenziali di Ticketmaster. AGOSTO 1994 Dave Abruzzese è licenziato. 6 DICEMBRE 1994: Jack Irons, amico di vecchia data di Vedder, si unisce al gruppo.
VEDER: Il secondo disco è quello che mi è piaciuto meno fare. Non abbiamo registrato a Seattle ed era come essere in tour. Non mi sentivo a mio agio nel posto dove eravamo proprio perché era molto comodo. Non mi è piaciuto per nulla.
AMENT: Registrando Vs, c’era molta pressione su Eddie. Pensavo che stavamo suonando così bene come gruppo che si sarebbe risolto tutto. Verso la fine è diventato tutto piuttosto intenso. Faceva fatica a finire le canzoni, la pressione, il non stare bene in un posto così bello. Abbiamo provato a farlo diventare il più scomodo possibile per lui. Dormiva nella fottuta sauna.
BRENDAN O’BRIEN: C’è una grande canzone che abbiamo registrato per Vs, Better man, che è finita su Vitalogy. In una delle prime prove l’hanno suonata ed io ho detto “ragazzi questa canzone sarà un successo.” Eddie disse solo “uhhhh.” Ho capito immediatamente di aver detto la cosa sbagliata. L’abbiamo tagliata da Vs, voleva darla a Greenpeace per un disco di beneficenza, l’idea era che il gruppo l’avrebbe suonata e qualche altro cantante l’avrebbe cantata. Mi ricordo di aver detto all’ingegnere del suono, nick, “Questa è una delle loro migliori canzoni e vogliono regalarla! Non può succedere!” L’abbiamo registrata e non voglio dire che non ce l’abbiamo messa tutta, ma alla fine non suonava molto bene. Potrei aver sabotato quella versione ma non ammetterò di averlo fatto. Nel disco seguente la registrammo ancora due volte prima che diventasse confortabile per Eddie, perché era una grandissima canzone pop.

GOSSARD: Ed stava provando a smontare la nostra formula sin dall’inizio; ha capito subito che diventare ancora più grossi non ci avrebbe necessariamente resi più felici. La canzone, che tu pensavi sarebbe stata veramente grande per il disco, non sarebbe necessariamente stata quella che lui preferiva. Sarebbe stato qualche riff di terza mano o una canzone sciocca: all’improvviso quella sarebbe stata la canzone su cui lui voleva lavorare. Guardandomi indietro ora, posso apprezzarlo. Sono venuto in questo gruppo scrivendo la maggioranza delle canzoni, ed avendo il controllo musicale. Ma se avessi auto il comando per tutto il tempo, a quest’ora il mio stile sarebbe diventato noioso.

DAVE ABRUZZESE: Pensavo che fosse ridicolo. Mi piaceva come avevamo cominciato, mi piaceva l’idea di andare a suonare per 10 dollari a concerto e di vendere le magliette e di fare tutte queste cose mantenendo la nostra integrità. Ma, sai, non devi sacrificare la fottuta musica che fai. Quando sono stato cacciato pensavo che fosse un incontro con Stone per parlare circa una collaborazione con Daniel Lanosi (produttore degli U2). Pensavo:”dovremmo lavorare con qualcuno che porti questo gruppo da qualche parte e che ci lasci essere magici, invece che trascinare i piedi e fare solo uscire qualche disco. Potevamo vende un pezzo di merda incelofanato e ne avremmo venduti due milioni prima che qualcuno si accorgesse dell’odore. Allora facciamo qualcosa di fantastico.”

VEDDER: Dico che Stone è il mio arcirivale nel gruppo, soprattutto perché fa la parte dell’avvocato del diavolo. Puoi avere la migliore idea del mondo, che è assolutamente incontestabile, e lui salta fuori con qualcosa e ti spiega perché non possiamo proprio farla. Ma è una cosa davvero positiva. Qualcuno deve farlo, e lui lo fa.

AMENT: La foto della pecora sulla copertina di Vs è stata fatta in una fattoria ad Hamilton, nel Montana. Quella foto è almeno semi rappresentativa di come ci sentivamo in quel momento. Per dirla come la direbbe Prince, eravamo schiavi.

TIM BIERMAN: ad Halloween ero giù a San Francisco, quando Kelly mi disse che I ragazzi avevano venduto un milione di copie in una settimana, e che nessuno aveva mai fatto una cosa del genere. Invece che scambiarsi il cinque, avevano tutti la testa bassa. Invece che una situazione esaltante era diventata scomoda. La cosa bella è che praticamente tutti nel gruppo la pensavano nella stessa maniera riguardo a questo. Erano tutti sconvolti, non era solo una persona, era una vera confusione di emozioni.

VEDDER: forse non ero pronto a ricevere tutta quell’attenzione. Penso anche che non ero pronto alle cose pratiche, o agli affari legali. Non avevo mai saputo che qualcuno poteva metterti sulla copertina di una rivista senza chiedertelo. Potevano vendere le riviste e fare soldi e tu non avevi diritti sulla tua faccia.

WILSON: Eddie chiese molti consigli a Bono. Dopo i concerti vedevi Bono e Eddie in un angolo immersi in una conversazione. Uscivano insieme, andavano dove stava Bono, bevevano vino e parlavano del industria musicale e ci litigavano anche un po’ su.

BONO: Sembra che io faccia sempre la parte di quello che li sgridava per non voler essere rock star. Penso che mi sopportassero con grazia. Chiunque con la testa a posto avrebbe fatto quello che hanno fatto i Pearl Jam, in pratica come riuscire ad avere una vita e a mantenere la tua dignità.

PETE TOWNSHEND: Ho incontrato Eddie al mio concerto a Berkeley (California) nel 1993. L’ho riconosciuto tra il pubblico, ma sembrava confuso, un po’ perso. Dopo ho trascorso un ora con lui. La parte che stavo recitando avrebbe potuto essere ironica – la vecchia star bruciata che tenta di passare la propria “saggezza” agli artisti più giovani. Non mi ricordo quello che gli dissi. Probabilmente qualcosa sull’accettare semplicemente quello che chiaramente era, una nuova rock star. Penso che forse vedeva le regole rock della sua vita essere riscritte, e non gli piacevano.

CROWE: Eddie di solito aveva un registratore DAT nascosto. Elvis Costello venne nel backstage per congratularsi con i Pearl Jam ed incontrare Eddie, e lui aveva il DAT che registrava nascosto sotto la sua giacca, perché voleva salvare in qualche modo queste esperienze. Questo per dire che tipo di fan era.

FAULKNER: Ogni volta che il gruppo veniva in studio per un intervista, era veramente dura riuscire a tenere Mike e Eddie nello studio, perché erano dei grandi fan dei vinili ed io nel mio ufficio avevo una grande collezione di vinili. Così ogni volta che c’era la pubblicità mi giravo e non li vedevo più. Non so se furto è la parola giusta, ma certamente hanno incrementato la loro collezione di vinili. Avrebbero passato ore nel mio ufficio, impazzendo per un 12 pollici di Lou Reed o per un mix di una canzone di Pete Townshend. E dopo di che facevano “compere”. Eddie fu l’unico a lasciarmi un biglietto di ringraziamento. Scarabocchiò a matita su un blocco notes: “grazie per tutti i vinili, in un anno in cui ogni giorno è stato come natale.” Era l’anno di Vs.

ROSE: Ricevetti una telefonata da Eddie; diceva:”è il cinquantesimo compleanno di Roger Daltrey, ho una torta per lui, perché non vieni con me?” Così siamo andati e c’erano tutti: Alice Cooper, Lou Reed, Townshend, Sinéad O’Connor. Ci incontrammo al Carnegie Hall, Demmo la torta a Roger, e poi Eddie andò nel suo camerino, mi passò una sedia di metallo e disse:”fai il primo lancio.” Mi guardai attorno, e c’erano questi meravigliosi candelieri e specchi e faretti dorati. Ed io avevo bevuto. Quando finimmo, non era rimasto nulla. Anche il bagno era stato devastato. Solo un tubo che eruttava acqua sull pavimento.
VEDDER: Penso di aver lanciato una bottiglia di vino contro uno specchio che esplose. Ad un certo punto mi tagliai la mano e cominciai a scrivere col sangue: “Spero di morire prima di diventare vecchio”. Che era molto bello. Ricevemmo un conto di 25.000$ dalla Carnegie Hall. Al massimo doveva essere di duemila, uno specchio, un paio di lampadine ed un quadro. Parlammo con loro. Ci dissero anche che non avrebbero mai più ospitato gruppi rock. Cosa che è solo giusta.

TOWNSHEND: ne sentii parlare solo dopo, nessuno pensava che fosse stata una cosa fatta particolarmente bene. Dopo tutto è solo un fottuto surfista!

GOSSARD: Fu il periodo più di successo e più snervante allo stesso tempo. Stavo andando fuori di testa. Il gruppo non aveva mai avuto così tanto successo, ma non potevamo stare tutti nella stessa stanza. Tutto era così drammatico e enorme.

McCREADY: Stabilimmo una regola dei 10 minuti nel periodo di Vs-Vitalogy, perché dopo i concerti analizzandoli, litigavamo come pazzi. Era una cosa del tipo, godiamocela. Poi sediamoci lontani in modo da non picchiarci.

STEVE TURNER: I media stavano cercando di far apparire Pearl Jam e Nirvana come totalmente opposti, di far sembrare i Nirvana come quelli veri, ed i Pearl Jam come il gruppo costruito per i ragazzini che guardavano la televisione. Anche Cobain lo diceva. La cosa che ci colpì di più fu che il tour coi Nirvana, per noi (I Mudhoney) fu terribile. Perché era davvero male organizzato e tutti erano infelici, quelli della crew venivano licenziati a destra e a manca, ci dissero che non potevamo avere birra nel backstage perché stavano cercando di fare un tour astemio. Così pensavamo, merda se il tour coi Nirvana è stato così, cosa diavolo potrà essere quello coi Pearl Jam? Ma lo facemmo lo stesso e immediatamente capimmo che c’era un atmosfera molto migliore. Eravamo assolutamente pazzi dei Nirvana, ma cristo, con loro era stato un periodo così terribile, tutto faceva schifo. E non doveva essere così. Bastava guardare I Pearl Jam. La crew era fatta da gente allegra e gentile, molti di loro sono ancora oggi coi Pearl Jam, sin dal primo giorno. E’ stato davvero piacevole, davvero divertente. Cerano degli skateboard, mi ricordo andarci in giro per il backstage con Jeff, ha davvero cambiato la mia percezione della cosa. Sembrava come se loro avessero lavorato per essere li così non facevano finta che non era quello che volevano. E inoltre non si comportavano come delle stupidissime rock star.

VEDDER: Mi ricordo di aver devastato la mia stanza d’albergo quando seppi che Kurt era morto. Suonammo quella notte (vicino a Washington DC) e me ne dispaccio ancora. Ian MacKaye (dei Fugazi) era con me, e mi offrì ospitalità per la notte. Così andai su per prendere la mia valigia, ma non avevo la chiave, così dovetti salire con quello della manutenzione per poter entrare nella stanza. Quando aprì la porta, lo guardai e gli dissi “Devi capire quello che è successo oggi”

O’BRIEN: Vitalogy fu un po’ tirato. Per essere educato.. c’era qualche segno di implosione.

McCREADY: Brendan ci raccontava delle storie su Jerry Lewis. Uscimmo cun una frase per quello: Lewisismo, che vuol dire parlare bene di se stessi. Aveva più a che fare coi nostri ego al tempo. Fu certamente una buona strategia quella di brendan.

GOSSARD: Vitalogy fu il primo disco in cui Eddie fu quello che prendeva le decisioni finali. E’ stato un disco molto difficile da fare per me, perché avevo ceduto un sacco di controllo.

AMENT: Per i primi due dischi, io e Ed potevamo parlare. Per il primo anno e mezzo di tour dividevamo la stanza, così riuscimmo a conoscerci abbastanza bene. Stavamo improvvisando su Release, e lui cominciò a cantare questa cosa, e dopo aver finito mi disse “ti devo parlare” e mi lasciò fare da solo, dicendomi tutto quello che era successo tra lui ed il padre. Fu un momento importante. Ma in Vitalogy la comunicazione era al minimo. Ed io risposi come ho sempre risposto: abbassai la testa e suonai. Nel primo disco Ed rivelava queste sue cose personali molto di più di quanto abbia fatto nei due o tre album seguenti. Ci sono canzoni su Vs e Vitalogy di cui non avevo idea da dove provenissero. Divento quasi un gioco, un puzzle. Come essere un fan all’interno del tuo stesso gruppo.

ABRUZZESE: Stone era il ponte che univa tutti gli altri. Quando smise di impersonare questo ruolo, la musica cambiò, ed il gruppo diventò meno comunicativo, più un luogo di sussurri.

JEFF AMENT: Vitalogy, Ed portò quel libro, e noi dicemmo “sarà una grande copertina”. Cercammo davvero di farlo come un libro, in modo che si aprisse orizzontalmente. Il che fece incazzare i negozi di dischi, perché dovevano tenerli impilati per il lungo. Da Vs in poi abbiamo sempre cercato di fare qualcosa di un po’ più unico. Finì che ci costò 50 centesimi per copia. A quei tempi avevamo delle teste così dure. Non so se lo rifarei: dare alla casa discografica 50 centesimi del mio dollaero e mezzo!!!

ANTHONY: Eddie si portava in giro quel libro; un libro di medicina fai da te degli anni ’20. Cosa fare per stare meglio. Lo amava. Pensavamo “grande: un libro di dominio pubblico (senza copyright). Nessun problema.” Lo mandammo al nostro dipartimento legale e saltò fuori che c’erano due diverse versioni di Vitalogy, una delle quali aveva il copyright. Ora avevano, nella stanza di guerra, le due diverse versioni, le parti che il gruppo voleva usare e gli avvocati che le leggevano tutte e tre.

GOSSARD: E Mike stava cominciando a combattere con le sue dipendenze: Alcol e cocaina.

CURTIS: Mike non era proprio un buon bevitore. Faceva cose stupide: togliersi i vestiti, svenire, pisciare negli angoli.

GOSSARD: Mike si prendeva queste sbronze terribili ed era ridotto ad uno straccio per tutto il giorno seguente. Era conscio di quello che stava succedendo. Mike è sempre stato straordinariamente onesto e duro nei confronti di se stesso. Ma alla fine di Vitalogy, avemmo qualche giorno di vacanza ed affrontammo il problema. Io e Jeff ci eravamo già passati con Andy, così sin dal primo giorno sapevamo che c’era la possibilità che Mike l’avrebbe fatto. Ma forzarlo non sarebbe servito a nulla; mike doveva capirlo da solo.

McCREADY: Caddi in pieno in quello che pensavo essere la vita da rock star e tutte le stronzate che l’accompagnano. E’ stato certamente un periodo selvaggio. Fortunatamente non sono finito come un cliché rock. Eravamo nel pieno del vortice dell’essere diventati così grandi. Ma negli anni, Eddie, Stone, e Jeff mi hanno salvato. Loro e l’aver mantenuto i contatti con i miei genitori.

GOSSARD: La faccenda di Ticketmaster saltò fuori in un periodo perfetto per poterci far dire, sapete non faremo tour. Fu perfetto per noi trovarci invischiati in questa storia.

AMENT: L’intera faccenda fu uno scherzo. Il dipartimento di giustizia ci usò per avere pubblicità. Io e Stone passammo una settimana con questo tizio, John Hoyt, Ci preparò con delle difficili domande che si supponeva ci avrebbero fatto, e alla fine nessuno ce le fece. Mi ha fatto diventare molto più cinico riguardo a come vanno le cose nel nostro governo.

VEDDER: Alla fine uscì un comunicato stampa che diceva più o meno:”Il dipartimento della giustizia ha terminato le sue indagini su Ticketmaster, non ci saranno ulteriori indagini.” Questo dopo un anno di lotta. E’ stato davvero incredibile esserci cos’ vicini e poi essere schiacciati da un’enorme società.

O’BRIEN: qualunque fosse la ragione Dave Abruzzese e Eddie non andavano d’accordo.

ABRUZZESE: C’era un tempo in cui eravamo amici. E poi all’improvviso non lo conoscevo più. Ma capisco – merda, me la facevo sotto ed avevo attacchi di panico in pubblico, non posso nemmeno provare a cominciare a capire che inferno stava passando lui.

CURTIS: C’era una certamente una differenza nelle loro filosofie. La politica, L’aborto, le armi da fuoco, il rispetto per le donne, e tutte queste cose. Le responsabilità di essere membri dei Pearl Jam e quale messaggio mandare.

AMENT: Dave era un tipo diverso di sicuro. C’erano un sacco di cose su cui non la pensavo come lui. Si trovava meglio ad essere una rock star che il resto di noi. Feste, ragazze, macchine. Non so se eravamo nella stessa dimensione. Anche musicalmente, quando gli dicevi “Voglio che assomigli ai Buzzcocks”, non penso che capisse davvero cosa intendevi. Era un tecnico, mentre noi suonavamo tutti per il sentimento, o per aver visto dei gruppi.

GOSSARD: era il modo in cui funzionavano le politiche all’interno del nostro gruppo: toccava a me dire “Hey, ci abbiamo provato, non funziona, facciamo qualcos’altro.” Ad un livello superficiale, era uno scontro politico: per una qualche ragione la sua capacità di comunicare con Ed e Jeff era scemata. Certamente non penso che sia stata solo colpa di Dave se questo è successo.

ABRUZZESE: Stone si comportò da uomo, ed era un buon amico, spero un giorno di avere la possibilità di dirgli quanto ho apprezzato questo. Mi ero semplicemente inacidito. Non ero davvero d’accordo con quello che stava succedendo. Non ero d’accordo con la faccenda di Ticketmaster e cose del genere. Ma non do la colpa a nessuno ne ho cattivi sentimenti. Mentirei se dicessi che non sono stato furioso e ferito per molto tempo. Ma ora vorrei solo che ci fosse stata più musica dal gruppo di cui facevo parte.

GOSSARD: Jack entro nel gruppo mentre terminavamo Vitalogy. Jack portò una ventata di aria fresca, era un uomo di famiglia. Tutti diventarono immediatamente amici con lui. Era lì semplicemente per suonare la batteria e darci una mano.

1885: SPINGIMI, TIRAMI

8 GENNAIO: I Pearl jam conducono Self-Pollution, Quattro ore e mezza di trasmissione radio che comprendono esecuzioni dal vivo ed interviste con, tra gli altri, Pearl Jam, Soundgarden, Mudhoney, membri dei Nirvana e degli Alice in Chains. FEBBRAIO: il gruppo registra Mirror Ball con Neil Young. 21 Febbraio: Comincia il tour in Asia e nel Pacifico meridionale. 12 APRILE: Eddie Vedder comincia un tour con Mike Watt e Dave Grohl. 16 GIUGNO: Comincia il tour in luoghi alternativi (senza Ticketmaster) a Camper, Wyoming. 24 GIUGNO: Dopo essere stato ricoverato per avvelenamento da cibo, Vedder crolla a metà di un concerto al Golden gate Park di San Francisco. Il resto del tour viene cancellato.

TURNER: Il primo show radiofonico pirata dei Pearl Jam fu in quel luogo per le prove che avevano, era una casa diroccata sul bordo di una piccola strada. La casa era così conciata che pareva condannata. Fu una festa punk. Con attrezzature di trasmissione da un milione di dollari. C’era un po’ di gente fuori, gli amici più vicini, la gente della scena di Seattle era lì. Fu davvero divertente. Vorrei che ci fossero più cose del genere, dove sia possibile vedere tutta quelle persone su base regolare.

GLORIA STEINEM: Ho incontrato i Pearl Jam la prima volta perché si stavano esibendo con Neil Young per il ventiduesimo anniversario della causa Roe contro Wade (la causa che liberalizzò l’aborto in USA) al concerto annuale che Voters for Choice organizza a Washington DC. Quando l’aspetto delle interruzioni di gravidanza in stadio avanzato emerse come cruciale, loro chiesero degli incontri in modo da poter davvero capire il problema. Maureen Brittel di Voter for Choice, che è stata una delle donne che hanno convinto Clinton a porre il veto sulla legislazione che avrebbe reso fuori legge gli aborti in stato avanzato, venne, e c’era l’intero gruppo ad ascoltarla. Vuol dire che ci tenevano davvero. Da allora siamo diventati amici. E, ovviamente, i miei nipoti mi tributano una stima che non avevo mai avuto prima.

O’BRIEN: Ricevetti una telefonata da Kelly. Disse: “non essere sorpreso, ma in un ora ti chiamerà Neil Young e voglio che tu produca un disco con lui.” Chiamò e mi disse “Puoi essere qui domani o dopodomani?” Abbiamo fatto Mirror Ball in una settimana e mezza. Eddie non c’è stato molto.

VEDDER: Penso che fossi in un periodo in cui avevo qualche problema coi cacciatori, e uscire di casa non era esattamente semplice. Inoltre non avevamo molto tempo libero, e mi ero riproposto di staccare per un po’.

GOSSARD: Il fatto che Neil Young pensasse che fossimo un gruppo con cui sarebbe stato bello fare un disco, venne in un momento in cui ne avevamo davvero bisogno. Probabilmente gli spiaceva per noi. Ci fece sentire a nostro agio. Lui non prende la sua carriera così seriamente da lasciarsi scappare certe occasioni. Improvvisamente il nostro gruppo sembrò troppo serio.

GROHL: Io e la mia ragazza ci prendemmo una vacanza in Australia. Così sono passato nel backstage dei Pearl Jam per salutarli, e Jack Irons, che al tempo suonava con loro la batteria mi chiese di sostituirlo per qualche canzone perchè aveva problemi al tunnel carpiale e ai polsi. Era difficile dire di no ad un fratello nel momento del bisogno. All’inizio ero terrorizzato perché era un anno che non suonavo la batteria di fronte a qualcuno. Inoltre, non avevo mai visto una folla reagire in quel modo. Faceva fottutamente paura. La gente era fuori controllo. Erano così eccitati nel vedere i Pearl Jam che sembrava che i ragazzini si riversassero sul palco. Non vado ai concerti dei fottuti N’Sync, ma immagino che probabilmente sono così.

AMENT: Manila fu un esperienza talmente folle. Il posto teneva 8.000 persone e ce n’erano 10.000, e altra gente fuori. Era un posto all’aperto recintato. Cosi la gente formava queste specie di scale umane cercando di arrampicarsi e vedere. La polizia arrivò con i cannoni ad acqua, innaffiando tutti lontano dal muro. E anche dentro, Essere in una parte completamente diversa del mondo e vedere tutto il pubblico cantare le canzoni insieme a te. Questi sono i concerti dove devo suonare con la mia testa per tutto il tempo. C’è una forza completamente diversa che ti spinge a suonare.

GROHL: Per chiunque come me, o Krist (Novoselic, il bassista dei Nirvana) o Eddie, che può essere diventato in qualche modo disilluso, spossato o insensibile, stare con Mike Watt (Minutemen) nello studio solo per un giorno, rinnova l’eccitazione. Ha cominciato a parlare di mettere su un tour insieme. Voleva avere Eddie a suonare la chitarra ed io la batteria, mentre lui avrebbe suonato il basso. Per tre persone che avevano così bisogno di una cosa del genere fu eccezionale. Eddie ed il gruppo di sua moglie (Hovercraft) avevano questo van che avevano dipinto con le bomboltette d’argento – sembrava il distintivo di un poliziotto, una così cattiva idea. E noi avevamo questo Van Dodge rosso che chiamavamo Big Red Delicious. Avevamo tutti i CB, e attraverso molte conversazioni sul CB guidando nel mezzo del nulla ho capito che Eddie era un figlio di puttana maledettamente divertente. Penso che in quel momento, Eddie molte cose fossero uscite di prospettiva. Quel tour lo rimise molto insieme. Suonammo tre concerti a sera per 12 giorni di fila, con 10 ore di guida da un posto all’altro.

VEDDER: Fu veramente grande fino a metà, poi non riuscivo più a gestirlo. C’era gente che ci tirava monete a Chicago – fan dei Minuteman che non volevano vedere gruppi rock compromessi sullo stesso palco insieme a Watt. Ed io ero frustrato. Pensavo “vi appoggio, è anche il mio eroe.” Cristo, capivo il perché. Avrei potuto essere uno di quelli che tirava le monetine.

ELIASON: Il Self-Pollution sembrava una radio pirata. Questo diede a Eddie l’idea di usare un van per trasmettere durante il tour americano del 1995. Fino ad un certo livello di emissione, puoi farlo senza bisogno di avere una licenza. Durante i concerti io li trasmettevo, dopo, spesso Eddie veniva sul van e parlava del concerto fino a quando era ora di andare. Molto spesso raggiungeva la tappa seguente col van. Penso che sentisse il bisogno di essere punk: di tornare alle radici. Il resto del gruppo volava. Ragazzi, non avreste voluto avvicinarvi a quel van. Era chiaro che della gente ci aveva vissuto dentro.

VEDDER: Avevo appena fatto il tour con Watt in un van, e sentivo che il nuovo tour avrebbe attratto un certo tipo di attenzione, la gente era piuttosto eccitata. Non volevo collegarmi a un certo tipo di pubblicità. In quel modo avevo la possibilità di mantenere i piedi per terra e di mantenere un basso profilo per quanto possibile. Viaggiare con il van era il modo che avevo scelto per fare queste cose. Funzionò per un po’. Ma poi mi stancavo troppo.

AMENT: Avevamo la testa così dura per il tour del 1995. Dovevamo dimostrare che potevamo fare un tour da soli, e la cosa ci ha quasi distrutto, distrutto la nostra carriera. Creare tutto lo spettacolo dalle fondamenta, in ogni posto in cui andavamo.

ELIASON: dio li benedica per averci provato, ma alla gente non interessava. Volevano solo vederli suonare. Quella fu la prima volta che si sentirono colpiti alle spalle dai fan, che era qualcosa a cui non erano abituati. Il peggio lo toccammo al Golden gate. Il gruppo era davvero arrabbiato. Non molti avevano davvero capito quanto fosse malato Ed.

VEDDER: Tutto il casino del Golden gate Park fu causato da del cibo avariato. Fu davvero, davvero brutto. Ripensandoci ora non sembra così intenso come in realtà è stato, ma fu orribile. Non mi sentivo umano, e ripensandoci avrei dovuto finire in qualche modo quel concerto, ed il fatto che Neil Young fosse li probabilmente mi ha fatto pensare che potevo in qualche modo andarmene. Non mi sentivo per nulla bene, era come se dovessi vomitare tutto. Era una situazione in cui non puoi lavorare. Ma penso che ora probabilmente finirei il concerto.

CURTIS: Temevamo che ci sarebbe stata una rivolta. Neil usci e li calmò. Dopo quel concerto Neil disse” sapete una cosa, se non vi sentite a posto andate a casa. Ed il gruppo si guardo e disse “sai una cosa, vogliiamo andare a casa”. E così facemmo.

KARRIE KEYES: Ripensandoci sono sorpresa che ce l’abbiano fatta ad andare avanti. Dopo il tour del ’95, si presero un periodo di pausa.

ROSE: Ok ritorniamo al wrestling travestito messicano. Nel 95 Eddie si presento ad un spettacolo, indossava una maschera da wrestling, e diede a me e a quelli del mio circo delle maschere. Nessuno poteva riconoscere Eddie, così lui poteva camminare tra il pubblico e fare questi fottuti incontri di wrestling. Abbiamo pensato: “Wow, facciamo del wrestling una parte dello spettacolo. E che succederebbe se cambiassimo le regole? Cosa succederebbe se indossassimo dei falli artificiali? E che succederebbe se chi riesce ad infilarlo in bocca all’avversario per il conteggio, vincesse? E questo è il wrestling travestito messicano. Così dal ’96 al ’98 abbiamo fatto uno spettacolo di wrestling con il Jim Rose circus come apertura. E visto che avevo detto alla gente che Eddie mi aveva aiutato ad avere quell’idea, tutti decisero che Billy Martinez "The Barrio Bottom", sotto la maschera era Eddie. In ogni città in cui andavamo cerano centinaia di ragazzini che mi chiedevano “Eddie è davvero Billy Martinez?” Non sapevano neppure cosa bottom volesse dire nella cultura gay. Incontrai Eddie un anno dopo – Avevo davvero timore di incontrarlo perché sapevo che era finito tutto sui giornali – ma lui semplicemente sorrise e disse “mi è stato chiesto del lottatore messicano travestito 100 volte quest’anno.” Mi guardò e alzo gli occhi.

1996-1999: FLUSSO COSTANTE

27 AGOSTO 1996: Esce No Code. 14 SETTEMBRE 1996: Un tour americano ed europeo senza Ticketmaster parte, proseguirà fino a novembre. 3 FEBBRAIO 1998: Esce Yield. APRILE 1998 Jack Irons lascia; Arriva Matt Cameron (ex Soundgarden). 20 GIUGNO 1998: Il primo tour completo nei palazzetti Usa parte da Missoula e continua fino a settembre. 4 AGOSTO 1998: Esce Single Video Theory. 24 NOVEMBRE 1998: Esce Live on two Legs. 23 DICEMBRE 1998: Esce Last Kiss per il fan club; le radio di tutto il paese cominciano a trasmetterlo. 8 GiuGNO 1999: Last Kiss esce come singolo commerciale. Raggiunge la seconda posizione nella classifica di Billboard, più in alto di qualunque altro singolo dei Pearl Jam.

O’BRIEN: Con No Code le cose furono un po’ più rilassate. Fu davvero un disco di transizione. Passammo un bel periodo facendolo. Jack si era appena unito al gruppo. Jack era un vero professionista ed un assassino della batteria. Con lui tutti diedero il meglio musicalmente.

GOSSARD: Non importa quello che fai, ma avrai un momento in cui la gente comincia a perdere interesse in te. Puoi continuare a fare il tutto esaurito nei concerti, il che guarisce un po’ le ferite al tuo ego. Ma c’era comunque la sensazione di non fare le cose nel modo in cui le masse se le aspettavano. Ma è solo col senno di poi che sembra giusto. Allora, ne soffrivo. Non ne parlavamo. Parlare di che? Di come fare perchè piacessimo ancora alla gente?

AMENT: Non sono stato supercoinvolto in No Code a nessun livello. Ho scoperto dopo 3 giorni di sessioni che stavamo davvero registrando. Avevo lavorato davvero duramente, avevo fatto i demo di un bel po’ di canzoni, e fortunatamente in quel momento stavo lavorando sul disco dei Three Fish. Se non ci Fossero stati i Three Fish probabilmente avrei raggiunto il limite di rottura.

McCREADY: Sono sicuro che Jeff fosse incazzato, ma dipendeva più dal fatto di suonare divisi, perché se avessimo suonato insieme non avremmo combinato nulla. Eravamo tutti incazzati gli uni con gli altri.

O’BRIEN: E’ stato davvero un disco di transizione. Lo ascolti e vedi che ci sono davvero cose fuori dal comune. Off he goes è una delle loro canzoni che preferisco.

VEDDER: Off he goes in effetti è sul mio essere un amico di merda. Arrivo, tutto va benissimo ed improvvisamente sparisco… Mi ricordo anche di aver detto che avrei dovuto scrivere una ninnananna e, quello stesso giorno, avevo scritto una ninnananna, è Around the bend. E’ stata una specie di esercizio di scrittura. Poi ho pensato: “bè non puoi davvero scrivere una ninnananna perché è troppo dolce.” Così solo cambiando qualche parola l’ho resa che se la senti in un modo è una ninnananna come quella che un padre canterebbe al figlio, essenzialmente una canzone per Jack Irons da cantare al figlio, se la senti in un altro modo potrebbe essere un serial killer che ha appena mangiato meta di suo… vedi, ha un lato cattivo.

GOSSARD: C’era una divisione tra Jack, il nostro amico e Jack che tentava di avere una famiglia e di riuscire a conciliare le sue cure mediche. C’era anche molto stress associato al fatto che stavamo tentando di fare un tour quando l’eccitazione di essere parte del gruppo stava svanendo. Ticketmaster, per quanto monopolista possa essere, è molto efficiente così noi non potevamo suonare nei posti in cui avremmo voluto. Per vederci i fan dovevano fare i salti mortali. Facemmo di tutto per prenotare quei posti e per fare in modo che fossero sicuri.

KEYS: Nei loro tour c’è sempre stata una vibrazione diversa da quella dei normali tour rock; il gruppo aveva obbiettivi diversi, ideali diversi, e generalmente trattavano le donne con molto più rispetto della maggior parte degli altri gruppi. La vibrazione non era mai prendere droghe, bere e vedere quante donne riuscivi a farti. Tutti gli altri ci chiamavano il tour vietato ai maggiori. Arrivavamo in città e l’organizzatore pensava che ci sarebbe stato qualche grossa festa e tutti dicevano “Quando? Sto andando a dormire”

AMENT: Durante quel periodo nero ci furono un sacco di lotte di potere. Ma Yield fu un disco davvero divertente da fare. E questo fu dovuto soprattutto al fatto che Eddie si tirò un po’ da parte, lavorammo su tutte le nostre canzoni prima di lavorare sulle sue. Fu una cosa enorme.

O’BREIN: Mi ricordo che ci su uno sforzo concertato per mettere davvero insieme le canzoni migliori e più accessibili che potessero.

McCREADY: Uscivamo molto, io ed Eddie, parlando di politica vita, surf, musica. Mi ricordo di avergli detto che avremmo dovuto essere molto consapevoli dei poteri che c’erano, perché era critico per la nostra sopravvivenza. Dovevamo andare in giro e suonare, e divertirci, all’interno di questa struttura capitalistica. Per appoggiare ancora quelle cause, ma attraverso i canali ufficiali.

VEDDER: Yield è stato grande perché la musica nasceva così velocemente che era impossibile stargli dietro coi testi, e i testi che gli altri hanno scritto sono qualcosa che sono davvero orgoglioso e felice di cantare.

CURTIS: E poi Jack se ne andò. Era un ragazzo che tutti avevano voluto nel gruppo e che, almeno inizialmente, aveva avuto un grande impatto su tutti. Ma entrare nel mondo dei Pearl Jam è qualcosa che ti travolge. E lui non riusciva più a continuare.

ELIASON: Facemmo le Hawaii e l’Australia con Jack. Quando tornammo Jack non riusciva più a continuare. Prese quella decisione più o meno da solo. Può essere davvero un grande batterista ma aveva difficoltà a tirare fuori tutta quell’energia necessaria per dei concerti così lunghi. Non so se pensasse che avremmo fermato le cose per lui.

VEDDER: Ho parlato con Jack solo recentemente, per la prima volta dopo un certo periodo. Penso che la sua decisione di non essere più nel gruppo mi abbia fatto davvero male.

MATT CAMERON: Ho ricevuto dal nulla una telefonata da Mr. Ed Ved, Stoney e Kelly. Mi avevano teso un imboscata. Non ho avuto quasi preavviso. Mi ha chiamato e mi ha detto:”Hey, che fai quest’estate?”

CURTIS: Matt disse: “Sicuro, lo farò” ed il cambiamento fu davvero buono. L’isteria cominciò a svanire. Fu il primo tour senza drammi nella nostra vita.

CAMERON: Lavorare con loro è davvero fantastico. Possono fare il tutto esaurito in qualunque posto al mondo. Sono davvero in un campionato a parte. Possono fare dei tour davvero comodamente, ma riescono a mantenerli abbastanza piccoli nello stesso tempo. Punk rock da stadio: è il modo in cui approcciano la cosa.

SILVER: In Texas, un Dennis Rodman (Giocatore dei Detroit pistons e poi dei Chicago bulls dell’NBA) molto molto ubriaco, si rifiutò di lasciare il palco qualunque cosa loro facessero o per quanto fermamente glie lo chiedessero. Andava dietro a Stone e cominciava a toccargli la chitarra mentre suonava, o gli andava di fronte e gli diceva quanto fossero incredibili. Alla fine riuscirono a farlo sedere di fronte alla batteria, e stette lì per una canzone, sembrava un bambino messo in castigo; Quindi si è guardato dietro ed ha capito che non conosceva affatto il batterista. Ed ha passato, quello che ha me è sembrata un’eternità, a rivolgersi a Matt con cose del tipo: “Chi sei? Fammi vedere quello che sai fare.”

KEYES: Una delle feste di fine tour più divertenti fu quella del ’98. Affittarono un locale e fecero una festa disco. Tutti erano in costume. Ed probabilmente aveva il miglior costume, un grandioso vestito anni ’70 con una parrucca afro. Intepretò quella parte quella notte.

CAMERON: Fine del tour, Eddie dice “Hey amico, vuoi unirti a noi?” Io ho detto “Fammici pensare un po’” Così ho detto “Farò il disco e faro un tour, se ti fa bene in questo modo.” Non sono entrato nel gruppo a lunga scadenza.

GOSSARD: Last Kiss è uno dei miei momenti preferiti nella storia del gruppo.

VEDDER: Avevo trovato una copia della versione di Last Kiss di Frank Wilson end the Cavaliers quel giorno e l’avevo imparata. Suonavamo in un piccolo locale a Seattle, ed io e Matt la facemmo alla fine della serata.

GOSSARD: Brett la registrò dopo, spendemmo circa 1.500 $ mixando il singolo a casa, ed è stato il nostro più grande successo. La stessa versione che facemmo al soundcheck. Cercando di farla sembrare una canzone degli anni ’50. L’interpretazione di Ed è sentimentale e bella, e non è ironica, furba o sarcastica.

TIM BIERMAN Non facciamo nulla per il Ten Club che sia incredibile, però non sempre è roba di scarto. Il Singolo di natale è il loro regalo ai fan e sono sempre state due canzoni non pubblicate su un 45 giri.

CURTIS: C’era questa pressione da parte dell’etichetta perché lo facessimo uscire commercialmente. Ci venne quest’idea: lo potete far uscire, ma dovrete dare in beneficenza tutti i soldi.

VEDDER: Anche Jeremy è una canzone sulla morte di un teenager. Siamo davvero bravi con i Teenager morti.

GOSSARD: In questo momento Binaural è un po’ la mia pecora nera. Alla gente piace, ma non necessariamente li trasporta. Possiamo fare un disco migliore di questo. Mi piacerebbe tornare indietro e fare qualche canzone più spontanea.

McCREADY su Binaural: Avevo dei problemi personali. Stavo affrontando le mie cose. E’ stato un periodo duro. Ne ero fuori. Ma in quel periodo stavo prendendo delle droghe prescritte dal medico. E ci sono ricascato, a causa del dolore.

VEDDER: Spero che sappia che almeno con noi quattro e con la gente con cui lavoriamo, ha un terreno solido. E che la gente gli vuole bene, non solo la gente che gli vuole bene perché suona la chitarra, ma la gente che gli vuole bene davvero.

O’BRIEN: Abbiamo fatto 4 album insieme, cinque contando quello con Niel Young. Per una qualche ragione hanno deciso di fare un disco da soli. Era giunto il momento. Non c’era nessuna follia in quello. Mike mi chiamò, fu davvero gentile. Tipico Mike McCready: “stai bene? Va tutto Bene?.” Ma quando lo finirono, immagino che non gli piacesse molto come suonava. Non lo so davvero. Mi chiamarono e dissero:“Puoi darci una mano?”

CAMERON: Furono davvero adamantini riguardo al fatto che portassi delle canzoni per Binaural. Portai quattro o cinque canzoni, e a Ed piacque molto quella che diventò Evacuation. Voleva scrivere il testo per quella. Cambiò un po’ l’arrangiamento, le strofe ed il ritornello. Aveva davvero un’idea chiara di che tipo di canzone volesse.

VEDDER: E’ brutto quando hai il blocco dello scrittore nello studio e hai tre canzoni senza parole e solo 4 giorni ancora. E’ quello che ci è successo con l’ultimo disco. E la cosa peggiore era che si trattava di canzoni che avevo scritto io. Avevo scritto la musica per Insignificance e Grievance. Non ero contento di quello che avevo scritto così continuai a lavorarci sopra, a cancellare e a stare su di notte, suonando melodie al piano per renderle perfette. Ed alla fine funzionò. Questo provoca l’inferno in una relazione, è tutto quello che ti dirò.

2000: I DADI DI DIO

16 MAGGIO: Esce Binaural. 23 MAGGIO: I Pearl Jam cominciano il tour europeo a Lisbona. 30 GIUGNO: nove fan muoiono schiacciati durante il concerto dei Pearl jam al festival di Roskilde in Danimarca. 3 AGOSTO: Il gruppo comincia il tour americano a Virginia Beach. 26 SETTEMBRE: Escono 25 album dal vivo (il tour europeo)

VEDDER: Non ho mai parlato con nessuno di Roskilde. E’ la peggior esperienza che abbia mai avuto, sto ancora tentando di venirne a capo. Appena prima di salire sul palco quella sera avevamo ricevuto una telefonata. Chris Cornell e sua moglie Susan avevano appena avuto una figlia. Anche uno dei tecnici del suono era andato via il giorno prima perché stava per avere un bambino. Mi veniva da piangere, ero così felice. Salimmo sul palco con quei due nomi in testa. E 45 minuti dopo tutto era cambiato.

CURTIS: Penso che se ci fossimo sentiti in qualche modo responsabili, non avrebbero suonato mai più. Ci sono un sacco di esempi nella carriera dei Pearl Jam, in cui hanno interrotto il concerto quando succedeva qualcosa tra il pubblico.

GOSSARD: Bè, in quel concerto, le barriere erano a 30 metri, era buio e pioveva. Avevano venduto birra per tutto il giorno. La gente cadeva e noi non ne avevamo idea.

CURTIS: La ragione per cui è morta della gente è che nessuno riusciva a capire quello che stava succedendo. Era il caos. Molta stampa danese ha sostenuto che noi incitavamo la gente a pogare. Non è successo durante la parte più agitata del concerto, è successo durante Daughter.

GOSSARD: Eravamo parte di un evento che era disorganizzato a tutti i livelli. Mi sentivo come se avessi assistito ad un incidente d’auto. Ma ad un altro livello, eravamo coinvolti. Avevamo suonato li, ed era successo. Non puoi essere lì e non sentirti in qualche modo responsabile. E’ semplicemente impossibile. Tutti abbiamo passato due giorni in un albergo in Danimarca a piangere e a cercare di capire cosa stesse succedendo.

VEDDER: L’intensità di quello che quell’evento a causato sembrava surreale, e invece tu volevi che fosse reale. Così ti sedevi cercavi di capire e lo ridigerivi. Vuoi continuare a rendere omaggio alla gente che era la, o alla gente che è morta e alle loro famiglie. Omaggio alle persone che ci tengono a te. Un amico del ragazzo australiano, Anthony Hurley chiese se avrei potuto scrivere qualcosa per il funerale. Questa è stata semplicemente la cosa più difficile che abbia mai fatto – non sapendo davvero cosa fosse appropriato, non sapendo cosa provassero gli amici e la famiglia; forse ero l’ultima persona al mondo da cui volevano sentire qualcosa. Ma significò molto per loro, e mi ha molto aiutato. Penso che abbia aiutato anche gli altri. Hurley aveva tre fratelli più giovani, e ci hanno detto che lui teneva davvero molto al nostro gruppo, ed è per quello che era davanti. E che stava facendo qualcosa che amava nei suoi ultimi minuti. Sua sorella ed un suo amico – che era con Anthony quella sera – vennero a Seattle per i nostri ultimi due concerti. E fu bellissimo trascorrere un po’ di tempo con loro. E’ stato davvero importante.

AMENT: Alcuni di noi pensarono che forse era meglio cancellare il tour americano. Io sentivo che se l’avessimo cancellato da che cosa saremmo fuggiti? Ci ha fatto fare i conti con quello che era successo ogni giorno, e questa è stata la cosa più positiva che potessimo fare. I concerti erano con tutti i posti seduti, il che ci ha reso le cose molto più facili. All’inizio era dura guardare il pubblico. Un paio di ragazzi che ho visto a Roskilde si sono stampati nella mia mente. Qualche volta, quando guardo la folla, non posso fare a meno di vedere quelle facce.

KEYES: il tour americano fu grande. Tutti avevano bisogno di completarlo, e di non avere nessun problema riguardo nessuna cosa: biglietti, concerti cancellati, o dio non volesse, qualunque orribile incidente.

AMENT: Il concerto di Las Vegas fu piuttosto intenso. Quel pomeriggio fu la prima volta che suonammo Crown of Thorns dei Mother Love Bone. Kelly e Susan Silver ed i miei genitori erano lì, tutta la mia famiglia, e all’improvviso, suonando quella canzone, per la prima volta ho davvero riflettuto su quello che avevamo passato e su che razza di viaggio era stato. Ed è stato un momento totalmente positivo, mi sentivo benedetto, felice di star suonando ancora.

FAULKNER: Ogni ritorno a casa del gruppo si trasforma in un evento speciale per le organizzazioni caritatevoli con cui lavorano. Lo fanno sembrare così facile. Ogni giorno passo di fianco al parco per gli skateboard che hanno aiutato a costruire con dei concerti di beneficenza. Parte dell’accordo con le radio locali è che loro facciano pubblicità alle organizzazioni che noi scegliamo per raccogliere fondi. Facciamo un giorno di servizio alla mensa locale, abbiamo gente che lavora per avere i biglietti, è stato il tema principale dei nostri concerti di beneficenza del 2000 a casa. E’ stato un grande modo per far capire al pubblico quanto è facile partecipare.

WILSON: Li ho visti a Seattle. L’ultimo concerto del tour. E’ stato incredibile. Tutte quelle incredibili versioni, versioni diverse delle canzoni, arrangiamenti diversi, lunge improvvisazioni. Praticamente tutte le persone del pubblico cantarono ogni singola parola di ogni singola canzone. Ed ogni volta che Eddie guardava la nostra sezione, tutte le braccia si alzavano. Dopo, sono andato nel backstage e Eddie venne verso di me e stava provando tutti i sentimenti possibili, perché era la fine dell’intero tour, “il tour della vita e della morte.” Dissi “Mi sono emozionato così tanto durante il concerto. E’ stato forse il miglior concerto che abbia mai visto.” Gli sono venute le lacrime agli occhi ed ha detto “si, lo so” e mi ha abbracciato forte. Ha voluto dire così tanto per me che quella notte sia stata così bella.

CURTIS: Degli album dal vivo ne parlavamo da anni, ma era una cosa proibitiva. Abbiamo sempre registrato i nostri concerti, ed ora il nostro ingegnere del suono ci ha detto che può essere fatto economicamente.

ELIASON: Per il tour europeo mi diedero due settimane per mixare 25 concerti. In ore uomo, ci sono volute 15 ore per ogni concerto. Il mio assistente si trasferì qui e facevano “Cambio, tocca a te.” Uno dormiva mentre l’altro lavorava. Ma ne è valsa la pena. Abbiamo avuto 14 dischi nella top 200! Nessuno ha mai fatto una cosa del genere.

BIERMAN: La gente ha cominciato a collezionare i concerti, ed il gruppo lo sapeva, cosa che li spingeva a continuare a cambiare scaletta, che faceva impazzire i fan. Dirty Frank, la B side di Jeremy era stata fatta in un concerto del tour, ed il bootleg di quella data subì un impennata nelle vendite a causa di quella traccia. La gente conosceva la scaletta, sapeva quali cose erano rare.

ELIASON: Non ci sono piani per il vecchio materiale, ma se ne sta discutendo. Dei fan mi hanno avvicinato per dei concerti su cui non riescono a mettere le mano. Eravamo a Zurigo nel febbraio del 1992, in un piccolo caffè. Così ci siamo fatti prestare delle chitarre e il gruppo ha fatto un concerto incredibile. Fu votato il miglior concerto in Svizzera quell’anno. I fan pregano per quel concerto perché non si trova.

2001: IL PRESENTE

27 FEBBRAIO: altri 23 album dal vivo escono (la prima parte del tour americano). 27 MARZO: altri 24 album dal vivo escono (la seconda parte del tour americano). 1 MAGGIO: il DVD Touring Band 2000 esce.

CURTIS: Il prossimo album sarà l’ultimo previsto dal contratto. Per quello che pensiamo ora, non rifirmeremo con una Major.

GOSSARD: Abbiamo giocato in piccolo. Ed è stato grande

GOLDSTONE: come qualunque altro grande gruppo, ci sono alti e bassi. Se continueranno a fare quello che vogliono, saranno uno di quei gruppi che stanno sulla cresta dell’onda per 20 anni. E non è una cosa facile da raggiungere.

BONO: Sono un fan dell’organizzazione dei Pearl Jam, o di come si voglia chiamare la cultura che sta attorno al gruppo. Sono come i greateful Dead. Abbiamo pensato spesso al modo di intendere l’industra della West Coast. Devo dire, non so per quanto a lungo gli U2 avranno l’energia di rimanere nel mainstream. Ed il modello dei Pearl Jam è qualcosa di cui bisogna essere davvero orgogliosi. Esistono solo grazie a se stessi. Non dipendono dai media, non dipendono dalle radio.

GOSSARD: Se assomigliamo ai Greatul Dead, questo sarebbe il massimo. Un gruppo che crede nel proprio piccolo strano mondo e con della gente che li ama per questo.

TOWNSHEND: Quello che colpisce è che i Pearl Jam sono veri e della giusta dimensione. Sono in qualche modo riusciti a conservare un rapporto con il loro pubblico. Hanno anche guardato ed imparato molto. Non si sono fermati solo perché il processo creativo diventava difficile, o perché una tragedia li ha colpiti.

CORNELL: Meglio di quasi qualunque altro gruppo nella storia che ha avuto un tale enorme successo, sono riusciti a gestirlo in maniera davvero eloquente. Penso che questo sia di grande esempio per gli altri musicisti: Puoi davvero controllare il riflettore dei media. Penso che siano rimasti vitali. I dischi che fanno non necessariamente piacciono a tutti quei fan di Ten, ma piacciono ad un mucchio di gente. Hanno venduto milioni di dischi senza dover fare video e senza dover fare quelle campagne stampa eccessive per ogni disco.

VEDDER: Mi piace com’è uscito il DVD, è molto organico. Era gente che lavorava già per noi nel tour, e che quando iniziava il concerto, smettevano di fare quello che stavano facendo e prendevano una telecamera.

CURTIS: In un certo senso abbiamo appena fatto 28 video, ma alla maniera dei Pearl Jam.

AMENT: Penso che noi non sappiano ancora quello che succederà, ma siamo molto più rilassati. Abbiamo appena fatto una bella corsa di 10 anni.

GOSSARD: individualmente, ogni persona in questo gruppo ha dentro di se molta musica, e decideremo come gruppo quello che sarà del prossimo album. Non so proprio mai quello che succederà. Spero in una specie di risorgimento. Voglio solo entrare in una stanza insieme e improvvisare un po’. Vedere dove Ed ci porterà.

VEDDER: I'm writing on ukulele a lot [lately]. It's an interesting instrument, 'cause it's four strings, and the fewer strings, the more melody, I'm finding. And it's also about the smallest instrument you can play. So I'm just shrinking. As for the future, right now I have the luxury of not thinking about it at all. At the moment everyone is getting to figure out things about themselves. After everything that's happened, it's just really good that we're not trying to do what we usually do right now. That would just be unbearable. But I have a feeling that recording again is going to be a very similar thing. It's going to be the same kind of practice place, and the same kind of walking around, plugging in. And Stone's gonna plug in first and play really loud while the rest of us are trying to talk and say hello. We're gonna yell out, "Does anybody have a tape recorder?" And then they're gonna find a ghetto blaster from the back room, and then we'll play some songs, and we're gonna learn a couple of them, and then I'm gonna go home and drink beer.

VEDDER: Sto scrivendo molto con l’ukulele ultimamente. E’ uno strumento interessante. Perché ha solo 4 corde, e meno sono le corde, più melodie trovo. Inoltre è praticamente lo strumento più piccolo che puoi suonare. Così ora sto solo fuggendo. Per quanto riguarda il futuro, in questo momento ho il lusso di non pensarci per nulla. In questo momento tutti stanno cercando dic apire delle cose riguardo se stessi. Dopo tutto quello che è accaduto, è davvero bello che non si stia cercando di fare quello che facciamo di solito. Sarebbe semplicemente insopportabile. Ma ho la sensazione che registrare un nuovo disco sarà uguale. Sarà nella stessa sala prove, lo stesso modo di gironzolare attorno, di infilare le spine. E Stone sarà il primo ad attaccare la chitarra e a suonare ad alto volume mentre il resto di noi prova a parlare a a salutare. Urleremo: “Qualcuno ha un registratore?” e qualcuno troverà un grosso registratore nella stanza sul retro e suoneremo qualche canzone, e ne impareremo un paio e poi io andrò a casa e mi farò una birra.
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I LEGAMI TRA I PEARL JAM E LO SPORT
Lo stereotipo vuole che le rock star diventino rock star perchè facevano così schifo negli sport che dovevano trovare un altro metodo per impressionare la gente (OK le ragazze). Ma i Pearl Jam, che originariamente si chiamavano Mookie Blaylock, dal playmaker della NBA, hanno fatto tutti i tipi di sport. “Il primo anno giocavamo a ping pong nel backstage, ed avevamo anche una classifica” dice Jeff Ament “abbiamo giocato per un mese, dando a tutti un punteggio, e facendo accoppiamenti tra il più forte ed il più debole. Un vero torneo.”
Ament, un ex giocatore di basket al College, che nel 1994 fece da spalla a Billy Packer per commentare le Final Four del college, aggancio i Pearl Jam a tennis Rodman dopo aver intervistato il rimbalzista tatuato per la rivista Slam. Rodman direvenne un frequentatore assiduo dei Pearl Jam. “Fa certamente la vita della rock star, molto più di noi” dice Ament. Ho versato per terra un sacco di cocktail solo per fargli credere che c’ero anch’io. Ho passato molto tempo con lui quando i Sonics hanno giocato le finali con i Bulls, per spomparlo, per farlo giocare male. L’ho fatto per la squadra.”
Rodman's ties to the group cooled after he drunkenly commandeered the stage in Texas in 1998 and refused to leave. As Susan Silver remembers, "He would go behind Stone and start strumming on the guitar while Stone was playing or just walk in front of Stone and talk about how incredible each guy was. They finally got him a stool and set him in front of the drum kit, leering at Matt from right in front like, 'I don't know you, who are you, show me what you got, prove it.'" (When reached for comment recently, Rodman was completely incomprehensible, then hung up.)
Stone ha il suo fan personale, la star del tennis Pete Sampras, che ha giocato con il componente più preppy del gruppo. “Per la quantità di tennis che Stone gioca, che non deve essere molta visto il poco tempo che ha, colpisce la palla piuttosto bene” dice diplomaticamente Sampras. “un ragazzo coi piedi molto per terra, non ha nessuno degli atteggiamenti che si vedono quando guardi Behind the Music”
Gossard e Ament fanno anche viaggi regolari in Alaska per fare dello snowboard. “atterrare con l’elicottero in posti pazzeschi” dice Ament. “Onestamente è l’unica cosa che abbia fatto che si avvicina ai livelli di suonare di fronte a 20.000 persone che cantano le tue canzoni. Lo snowboard è lo Skateboard per gli anziani.” Non che Ament l’abbia abbandonato del tutto: “Recentemente siamo andati qualche volta anche con lo skateboard” dice Steve Turner dei Mudhoney. “Ma poi un mio amico si è rotto il braccio, io mi sono fatto male ad un ginocchio e Jeff si è rotto un dito, così abbiamo smesso.”

L’amore per il surf di Eddie Vedder è leggendario: è stato visto recentemente con l’ex campione mondiale Kelly Slater in Australia, dove i Pearl Jam amano sounare, perché possono fare surf tutto il giorno e suonare la sera. McCready gioca a tennis e a Basket. “è abile” dice ament. “Solo non ha la spinta che abbiamo tutti noi. Può essere che non sia così competitivo.” In quella categoria Vedder regna sovrano “Sono un buon giocatore di flipper” dice Jim Rose “ed avevamo scommesso che gli avrei fatto il culo. Non c’era nessuna possibilità al mondo che qualcuno con l’abilità di Eddie potesse battermi. Ha colpito la pallina quando non avrebbe dovuto, ma è finita esattamente dove doveva finire. E mi ha battuto.” Ament ha subito la stessa esperienza:”L’ultima volta che abbiamo giocato a basket Ed mi ha battuto, e da allora non vuole più giocare. Vole rimanere imbattuto. E’ un tipo competitivo. Qualunque cosa faccia ce la mette tutta.”

LA CASSETTA DEFINITIVA DEI PEARL JAM
C’è un sacco di roba dei Pearl Jam in giro, i 72 concerti dal vivo, i sei album in studio, un live convenzionale, e innumerevoli singoli. Ma qualche volta non c’è niente di meglio di una buona vecchia cassetta.
La maggior parte delle versioni di queste canzoni sono disponibili sul mercato. Mentre solo un paio sono disponibili attraverso le registrazioni dei fan. Ora tutto quello di cui avete bisogno è una cassetta da 90 minuti.

Intro: "The Color Red" - da Yield, 1998
1. "Sleight of Hand" - from the 6/16/2000 Spodek; Katowice Poland official bootleg
2. "Corduroy" - from Vitalogy, 1994
3. "Do The Evolution" (live 7/13/98 in L.A.) from Live on Two Legs, 1998
4. "Black Red Yellow" - B-side of import "Hail Hail" single,
5. "Lukin" - from No Code, 1996
6. "Not For You" - (live 1/8/95) from the Hype! soundtrack, 1996
7. "MFC" - from Yield, 1998
8. "Romanza/Better Man/(Save It For Later)" - from the 10/7/2000
9. "Long Road" - from the Merkin Ball single, 1995, with Neil Young
10. "Breath" - from the Singles soundtrack, 1992
11. "Daughter/(Better To Not Be Sane)" - live 4/17/94 at the Paramount Theater, NYC
12. "Black" - (live 9/7/98; Virginia Beach, VA) from Live On Two Legs, 1998
13. "Even Flow" (alt. studio version) b-side of the import "Alive" single, 1991
14. "Soldier of Love" - (live 9/98) from the 1998 Pearl Jam fan club single
15. "Angel" - from the 1993 Pearl Jam fan club single
16. "Insignificance" - from Binaural, 2000
17. "Immortality" - from Vitalogy, 1994
18. "Indifference" - (live 4/3/94; Atlanta) from pt. 3 of the import Dissident ep, 1994
19. "Hard To Imagine" - (studio, 1993)
20. "Blood/(Fame)" - live 10/2/96 Hartford, CT
21. "Leaving Here" - from the benefit album Home Alive,
22. "Porch" - from the 3/17/95 JJJ radio broadcast from Melbourne,
23. "Baba O'Riley" from the 10/9/2000 Chicago official bootleg
Outro: "Master/Slave" - uncredited Ten hidden track.


TUFFARSI PER LE PERLE – I CONCERTI ESSENZIALI
THE OFF RAMP, SEATTLE, OCTOBER 22, 1990 Ed il settimo giorno fecero il loro primo concerto. Un Eddie Vedder Diverso è ancorato al suo posto, ma la sua voce baritonale esplode nelle canzoni che sarebbero diventate Ten. Un fan ficino ad uno che stava riprendendo chiede con prescienza: “Wow! Chi cazzo è quel tipo?”
COW PALACE, SAN FRANCISCO, DECEMBER 31, 1991. Come competono iPearl Jam quando devono aprire per i Nirvana e per i Chili Peppers? Ament salta contro un amplificatore, e vedder esegue un tuffo a volo d’angelo tra il pubblico, tornando sul palco senza scarpe.
MTV UNPLUGGED, MARCH 16, 1992 I Pearl Jam perfezionarono la loro capacità acustica in un piccolo concerto a Zurigo il mese precendete, ma L’unplugged lo cattura meglio. Con vedder su uno sgabello con PRO-CHOICE scritto sul suo braccio e McCready che randella le sue corde, questa versione di Porch è una delle migliori
ALPINE VALLEY, EAST TROY, WISCONSIN, AUGUST 29 1992 La Quintessenza dei vecchi Pearl Jam: Ament che salta, le pose di Gossard, Un vedder dagli occhi spiritati che interrompe il concerto per salire sul tetto dell’anfiteatro, da dove si lancia tra il pubblico con una corda che penzola da un palo.
MTV VIDEO MUSIC AWARDS, SEPTEMBER 3, 1993 Un mese prima dell’uscita di Vs, un non annunciate Neil Young fa da spalla per una cover della sua Rockin’ in a free world.
SATURDAY NIGHT LIVE , APRIL 16, 1994 Un gruppo sconvolto, scosso, incanala la propria tristezza per la morte di Kurt Cobain avvenuta la settimana precedente. Passano i titoli di coda con Vedder che porta le mani alla K scritta sulla sua maglietta.
SOLDIER FIELD, CHICAGO, JULY 11, 1995 47.000 fan gridano “Ticketmaster fa schifo” senza che gli venga chiesto. Uno dei pochi concerti dopo la cancellazione del tour senza ticketmaster. Queste 3 ore e più comprendono cover pazze improvvisazione e praticamente tutto il catalogo dei Pearl Jam.
RANDALL'S ISLAND, NEW YORK CITY SEPTEMBER 29, 1996 Tour senza Ticketmaster 2.0, E qui I Pearl Jam si confrontano con l’art.rock. Durante una versione da 11 minuti di Porch, Vedder si annerisce gli occhi con un tappo bruciato, si copre gli occhi con del nastro adesivo e fa partire il suo famoso soliloquio “voi siete qualcosa”
MADISON SQUARE GARDEN, NEW YORK CITY SEPTEMBER 11, 1998 Migliaia di cartelli che chiedono Breath sono alzati. I pearl Jam la suonano per la prima volta dopo anni, e 20 persone si alzano in piedi sulle sedie cantandola. Duetta con Ben Harper in una strappalacrime Indifference, e Vedder si arrampica sul filo del microfono che aveva lanciato sui supporti delle luci durante Alive
KEY ARENA, SEATTLE, NOVEMBER 6, Dopo Roskilde il gruppo trova la forza di non annullarre il tour americano. Questo è il loro emozionante ritorno a casa e trionfante finale. Gli amici arrivano da tutto il mondo, le lacrime scorrono, ed il gruppo fa magie fino all’una e mezza di notte. Il concerto dei Pearl jam più toccante dell’intero decennio. Punto.