Grazie mille ad Angpo!
“Ho letto di quel ristorante sulla luna. Ne sai qualcosa? Il cibo
è ok, davvero non è male ma non c’è atmosfera”
Eddie Vedder racconta una barzelletta. Non è la migliore mai sentita,
ma nonostante tutto è una barzelletta. Non è così importante cosa
viene raccontato, quanto chi lo racconta. La voce popolare dice
che il leggendario, intenso cantante dei Pearl Jam non fa cose buffe.
Rabbia, si, gravità, certamente. Ma umorismo?
Questo è un uomo con una reputazione di persona piuttosto seria.
“Serio?” dice, “ahhh sto cercando di pensare ad una risposta divertente,
ma non ci riesco, così in effetti la risposta è si sono serio (ride).
Sai, dipende, direi di no, ma con una faccia onesta. Penso che a
questo riguardo Seattle sia davvero un buon posto. Ci controlliamo
a vicenda. Se fai un video un po’ fantasioso quando incontri gli
amici ti senti come se indossassi un tutù rosa.
Nell’anonimo magazzino nel centro di Seattle che serve come sala
prove e deposito, si sono riuniti i cinque membri dei Pearl Jam
per discutere del loro settimo album Riot Act. Entrando da una porta
laterale c’è un pezzo di cartone appeso ad un muro con “Parking
Nazi Letters” scritto col pennarello nero che suggerisce che anche
questo gruppo è qualche volta costretto ad aiutare l’economia locale
contro il proprio volere. Le assi del pavimento sono parzialmente
coperte da dei tappeti, lo spazio centrale è occupato da una batteria
di fronte ad un muro di chitarre e tracolle che aspettano di essere
riunite. Più in là c’è una piccola cucina dove Jeff Ament sta preparando
un thè. Oggi il bassista indossa degli shorts di marca sformati
e calze dell’NBA, ma non il suo familiare cappello. In un angolo,
diviso da scaffali e scaffali di equipaggiamento – metri e metri
di cavo accuratamente arrotolato, pedaliere, pile di amplificatori,
canestri ed un tavolo da ping-pong piegato – C’è il logo del loro
primo album del 1991, Ten. Anche se un paio di lettere mancanti
hanno ridotto questa preziosa reliquia del rock in “ARL JAM”.
Eddie Vedder è seduto su un divano nella stanza senza finestre dove
ogni tanto scrive i testi delle canzoni e sbriga la corrispondenza
– una lettera appena finita a Pete Townshend degli Who è piegata
accanto a lui. La sua macchina da scrivere e un pacchetto mezzo
vuoto di sigarette “American spirit” giacciono sul basso tavolino
di fronte a lui, una chitarra acustica è sul pavimento. La sua stretta
di mano è ferma, ed è accompagnata da un sorriso di benvenuto e
da alcune educate chiacchiere. “Di solito qui assomiglia molto di
più a Londra di quanto sia stato negli ultimi due giorni” dice riferito
al brillante sole che splende fuori. La voce di Vedder ha un tono
basso ed è calda, il suo discorso è punteggiato da “yeah” quando
ha bisogno di tempo per pensare. La prima cosa che noti del trentasettenne
cantante sono i suoi capelli, l’acconciatura alle spalle da surfista,
recentemente ridotta ad un taglio alla moicana, ha ora lasciato
il posto ad un accurato taglio corto. “Beh con l’ultimo taglio di
capelli me la sono proprio cercata. Mi sono garantito un’ispezione
accurata su ogni aeroplano che ho preso. Ho anche pensato che potesse
dar adito a interpretazioni politiche …”
D:In che senso?
“Durante le interviste potrei dire qualcosa che un ragazzo vorrebbe
far sapere al padre: “cosa ne pensi di questo tizio?” ed il padre
non ascolterebbe, reagirebbe solo al ridicolo taglio di capelli.”
D: Così questo è il tuo look “Salve genitori”?
“È solo qualcosa di un po’ più conservatore (ride)”
D: Ti vede ancora come qualcuno che può esercitare questo tipo di
influenza?
“Beh è abbastanza semplice diventare modesto. Io non sono altro
che un padrone di un cane con una macchina da scrivere ed una chitarra,
niente di più. E’ salutare. Intendo, cos’altro posso fare? Non sarebbe
paralizzante pensare (batte sulla macchina da scrivere): “come reagiranno
a questo e devo dire quello?”
D: I Pearl Jam sembrano avere superato Seattle
“Più che superato siamo sopravvissuti a Seattle”
D: Giusto. Parlando di Seattle ora alla maggior parte della gente
viene in mente “Frasier” (sit-com americana NDT)
“Lo so. E pensare che una volta eravamo una tale forza.”
Undici anni dopo Ten, l’atmosfera attorno ai Pearl Jam è molto rilassata,
un contrasto stridente con l’introspezione provocata dalla frenesia
dei media nei giorni del grunge. Anche se l’influenza dei gruppi
di Seattle non può essere misurata solo con le vendite – Ten ha
venduto più di 11 milioni di copie, superando Nevermind dei Nirvana
di un milione – si può dire che l’attrazione dei Pearl Jam è diventata
più selettiva, principalmente per loro scelta.
A partire dal loro secondo album, Vs del 1993, che nella prima settimana
vendette poco meno di un milione di copie – raggiungendo poi il
traguardo dei sette milioni – il gruppo ha abbandonato la rabbia
da stadio in favore di un atteggiamento più sperimentale che soddisfa
sia loro che quelli che hanno continuato a seguire la loro evoluzione.
“Abbiamo fatto abbastanza bene” dice Vedder. “Siamo riusciti ad
arrivare ad un livello che ci soddisfa, dove possiamo controllare
le cose, dove siamo ancora eccitati da quello che facciamo”
“La musica è andata in determinate direzioni, e la gente può identificarsi
o meno con un determinato disco che abbiamo fatto” dice il chitarrista
Stone Gossard. “non penso che nessuno di noi cambierebbe nulla nei
dischi che abbiamo fatto”
D: Allora chi pensate che siano i vostri fan ora?
“Non ci pensiamo molto. Abbiamo fatto un disco e siamo felici che
alla gente piaccia, ma in termini di definire chi sia questa gente..
Io non ne ho idea”
“Penso che vada dai 16 ai 50 o 60 anni” aggiunge il chitarrista
Mike McCready. “almeno questo è quello che vedo quando guardo il
pubblico ai concerti”
Come il suo predecessore, Riot Act sembra fatto per coccolare il
loro pubblico più fedele, mentre rimane indifferente ai non convertiti.
Seguirà un tour – probabilmente tutto esaurito – e dopo due anni,
un nuovo album. E’ una routine che si ripete da Vitalogy ( con 5
milioni di copie vendute l’ultimo grande successo commerciale del
gruppo; da allora le vendite si sono attestate intorno al milione).
Con l’eccezione dei Mudhoney, tutti i gruppi contemporanei ai Pearl
Jam si sono o auto-distrutti oppure si sono sciolti ed hanno preso
altre strade – L’ex batterista dei Soundgarden, Matt Cameron suona
col gruppo fin dal 2000 con Binaural. Sempre più i Pearl Jam sembrano
occupare lo stesso spazio del loro eroe ed amico Neil Young – Sempre
pronti alla sfida sui dischi, un grande successo dal vivo, abbastanza
sicuri finanziariamente da potersi permettere di ignorare le pressioni
esterne, anche se molto attenti a quelle interne. “L’unica pressione
che sentiamo è quella al nostro interno” conferma Ament. “se qualcuno
ha scritto una canzone tu desideri solo avere la tua parte della
canzone per farla nel modo migliore. Ogni volta che torniamo in
studio a suonare vogliamo impressionarci l’un l’altro, far vedere
all’amico che abbiamo lavorato duro, così la pressione esterna… non sappiamo neppure che esista”
Similmente anche il livello di attenzione su Vedder è diminuito,
così come le occasionali frizioni all’interno del gruppo.
“Penso che questo abbia a che fare col fatto di prendere le cose
un po’ meno seriamente e di essere diventati tutti un po’ meno paranoici”
dice Ament “Siamo riusciti a superare tutto parlandone. La cosa
più strana era quando non ne parlavamo, ognuno partiva per la sua
piccola tangente… la storia di un tipico gruppo rock, ed anche la
storia di una tipica relazione. Se non riesci a comunicare la merda
comincia a volare. Fortunatamente, abbiamo cominciato a parlare
prima che ce ne fosse troppa in giro”
Quando bisogna prendere decisioni per il gruppo, Vedder ha ancora
l’ultima parola.
“Ci sediamo in una stanza e cominciamo a tirar fuori delle idee”
Spiega Gossard. “Alla fine, Eddie ha molta influenza sulle decisioni
da prendere. Il fatto che si trovi a proprio agio con un’idea, ha
un grosso peso – Ed è giusto che sia così, lui è la forza centrale
della musica del gruppo, e c’è sempre una grossa pressione sul cantante”
“E’ il cantante” dice semplicemente McCready. “Lo accettiamo e ci
va bene così”
Vedder però non la vede nello stesso modo.
“tutti noi abbiamo molte idee ed abbiamo capito che è meglio se
scegliamo le nostre battaglie, siano esse gli arrangiamenti piuttosto
che l’artwork.” Afferma.
“La comunicazione è molto migliorata, tutti abbiamo imparato che
è meglio capire come suonare con lo scopo finale di suonare per
la canzone che non per il proprio ego.”
D: Comunque tu hai l’ultima parola, anche se…
“con i testi forse, ma probabilmente è l’unico caso. E comunque
accetto sempre suggerimenti”
D: Diresti che sei una persona che si impone?
“(lunga pausa) … beh…. (usando una voce severa) preferirei che tu
non mi facessi questa domanda”
D: Ok scusami. Dovremmo passare ad un altro argomento?
Ridacchia, felice di avermi ingannato.
D: Ok mi hai fregato. Hai mai pensato all’analisi?
“Il Gruppo? Penso che siano grandi! Davvero, ho abbastanza amici
intelligenti e mi sento bene a parlare con loro di tutto”
D: Questo non è un atteggiamento molto americano….
“Lo so, ma è più economico e posso anche bere. E’ normale farsi
un cocktail durante la terapia? Sarebbe una grande idea, comunque
fa bene sapere che c’è.”
D: Pensi che la gente sia cauta con te?
“Alcuni dovrebbero. Non è una cattiva reputazione da avere. Non
ti piace essere scocciato dovunque. Non mi da fastidio se qualcuno
viene da me una volta, ma alcune persone continuano a tornare.”
D: E all’interno del gruppo?
“Beh spero di no. Siamo abbastanza bravi a comunicare”
D: Guardandoti indietro, come ti sembra di esserti comportato?
“Abbastanza bene. L’unico grande rimpianto ha a che fare con la
cosa peggiore che ci sia capitata, Roskilde (il festival danese
dove nove persone sono morte a causa della spinta delle 50.000 persone
che assistevano al concerto il 30 giugno 2000). Non ci sentiamo
responsabili delle sicurezza quella notte, ma ci sentiamo responsabili
di aver chiesto alla gente di venirci a vedere in Danimarca partecipando
a quel festival, di non aver suonato in posti più piccoli. Abbiamo
accettato di suonare in quattro o cinque festival in Europa – per
essere onesti – per coprire parte dei costi del tour. In questo
modo saremmo potuti tornare a casa con un po’ di soldi. Un genere
quando si tratta di soldi diciamo di no, non lasciamo che siano
un fattore. In questo caso non l’abbiamo fatto ed è la cosa che
rimpiango.”
Anche se molto è stato fatto per aggiungere pressione su Vedder,
sia come icona che come portavoce – costantemente indicato dalla
stampa, nei primi anni del gruppo, come portavoce dei bambini di
famiglie distrutte e con un seguito, largamente immaginato, di frequentatori
di caffè socialmente impegnati – E’ stato Mike McCready a soccombere
prima, e a sconfiggere dopo, la familiare tentazione chimica disponibile
alle Rockstar con milioni di dischi venduti.
“Sono pulito e sobrio ora,” dice con sincera dignità. “Lo sono da
due anni e otto mesi. Vado avanti un giorno alla volta, faccio quello
che devo fare e questo è il mio obbiettivo principale. Ogni cosa
è migliore ora perché mi prendo cura di me stesso. Nel passato la
mia vita è stata un inferno che mi ero creato con le mie mani: droghe,
bere e qualunque cosa. Ora non è più così. Mi fa apprezzare la vita
in generale. Così ora la cosa più importante nella mia vita è restare
pulito e sobrio. Deve essere così perché altrimenti tutto mi crollerebbe
addosso. Nell’ultimo disco ero abbastanza eccitato nel suonare quelle
canzoni, ma non eccitato come con queste. Quando abbiamo fatto l’ultimo
disco ero abbastanza sfottuto.
Riot Act è l’ultimo disco con questo contratto, anche se certamente
ci saranno nuovi dischi quando tutte le opzioni saranno considerate,
le negoziazioni risolte, e vari problemi di percentuali sistemati.
Per ora comunque il gruppo rimane una preoccupazione di una grande
etichetta, e così, il risultato è protetto dalle tipiche scoccianti
misure di sicurezza di una grande etichetta. Al vicino Edgewater
inn – famoso per essere stato l’albergo preferito dei Beatles, noto
per i presunti giochi dei Led Zeppelin con una groupie ed un pesce
rosso – e’ disponibile per un breve ascolto con un Discman numerato,
il nuovo album. Il pulsante di espulsione è bloccato con niente
di più tecnologico che dell’attaccatutto. anche se questo impedisce
l’ascolto di Riot Act al giusto volume e per il giusto tempo, la
paura che il disco circoli per internet è comprensibile. Comunque
anche il foglio coi testi deve essere restituito prima di lasciare
il magazzino del gruppo. Misure estreme, particolarmente per un
gruppo che nel passato si è sempre contraddistinto per l’atteggiamento
anti-industria.
“Alcuni elementi sono contraddittori.” Dice Gossard. “Mi trovo un
po’ a disagio con queste misure, ma anche noi siamo un’impresa,
e per quanto amiamo suonare e stare insieme dobbiamo anche vendere
qualche disco. Penso che al gruppo vada bene che il disco circoli
per il minor numero di mani prima che venga pubblicato – basta una
sola persona che dica ‘chi se ne frega, mettiamolo su internet e
vediamo cosa succede.’. Così proviamo a mantenere il controllo.
Nel futuro, se si dimostrerà impossibile farlo, forse il gruppo
farà soldi solo andando in tour e lascerà andare la musica …. Non
si sa mai, forse abbracceremo questa filosofia, ma per ora non l’abbiamo
ancora fatto.”
Anche se non si sa ancora con chi firmerà – o rifirmerà – il gruppo,
è certo che continuerà a fare dischi.
“dobbiamo trovarci e fare dischi, questa volta è stata ancora più
divertente che in passato, e siamo rimasti amici.” Dice Gossard.
Compagni fin dall’adolescenza, che si divertono ancora a giocare
a tennis insieme quando non sono impegnati col gruppo (“Stone sta
vincendo di più ultimamente” dice McCready, “ma facciamo schifo
entrambi”). Matt Cameron è occupato dalla propria famiglia, anche
se ama andare in moto quando ne ha l’occasione. E ad Ament piace
“praticamente ogni sport”.
Eddie Vedder, nel frattempo, si dedica al suo eterno amore per il
surf, viaggiando alla Hawaii. Compresa una sessione recente con
il campione del mondo Kelly Slater sulle notoriamente brutali onde
della Waimea Bay nell’isola di O‘ahu.
“E’ stato intenso,” dice il cantante, “le creste erano alte circa
10 metri, ma non sono mai stato così vicino a vedere Hendrix vivo.
Ho guardato le foto di queste onde da quando ero un bambino, ma
esserci di fianco e sentirle è stato piuttosto eccitante.”
D:Allora com’è andata?
“Ne ho quasi presa una alla fine. Sarà per la prossima volta. Kelly
le prendeva tutte – non me ne ha lasciata nessuna! Mi ha chiesto
se ne volevo prendere una, ho cominciato ad inseguirla, ma, nonostante
tutti i vantaggi, parcheggi per andicappati e così via, ho deciso
di lasciarla andare.”
D:La vita sembra molto più tranquilla ora per te. Non ti mancano
mai i primi tempi, quando milioni di fans guardavano a te per avere
risposte?
“No. Mi spiego, egoisticamente, che cosa me ne viene?”
D: Fa vendere dischi
“Fa vendere dischi, ma in certi momenti. Solo col successo del primo
disco, anche monetariamente, abbiamo fatto più soldi di quanti avremmo
mai sognato di farne in una vita intera.”
D: Così davvero non ti manca quella febbre di 10 anni fa?
“No”
D: Non ci credo
“Mmmm Come posso dimostrarti che è vero?”
D: Va bene. Lo trovo difficile da credere
“Si, ho una Plymouth del ’64 fuori. Ce l’ho da 10 anni. E’ un po’
conciata. E’ l’unica macchina che ho a parte il mio vecchio camioncino.”
D: Niente Porche?
“(Ride) No. Non me la sono ancora fatta”
D: Perché no? Perché non godersi i soldi?
E’ per questo che ho la Plymouth. E’ una cabrio, tolgo il tetto
nelle rare giornate di sole a Seattle. Guido fino a casa e nessuno
mi riconoscerà.
D: Se non ti fermi ai semafori…
“No, no! Posso fermarmi a i semafori, ci sono dei ragazzini di 10-15
anni che passano davanti alla macchina e vedono solo un vecchietto
con una vecchia macchina. Ai tempi facevo la stessa strada e c’era
gente che rischiava la pelle cercando affiancarsi alla macchina
per gridarmi qualcosa. Pensavo, ‘se non stai attento ci lascerai
le penne finendo nel culo di quel camion”. Queste situazioni di
panico proprio non mi mancano.