Non un prodotto
I membri dei Pearl Jam rompono il silenzio per parlare dei cambiamenti,
delle sfide e delle motivazioni che stanno dietro la loro unione
e la realizzazione del loro ultimo lavoro, Riot Act.
di FRED MILLS
Grazie ad Alvaro.
Dove eravate nel '92? Se siete di Seattle è di certo una domanda
ridicola; tutti sanno cosa stesse accadendo in quel periodo. Lasciate
l'indagine a curiosi stranieri come me. Ora, io non ho mai messo
piede a Seattle. In effetti la mia massima esperienza con Seattle
si riduce alla visione di un oscurato cinema, durante la visione
del film Singles di Cameron Crowe, o forse del terribile strappa
lacrime con Tom Hanks e Meg Ryan. Ma nel 1992, poco dopo il debutto
dei Pearl Jam, mentre Ten scalava fino al secondo posto le classifiche
di Billboard dopo un anno esatto dalla sua pubblicazione dell'ottobre
'91, lavoravo in un negozio di dischi a Tucson, Arizona. E sono
stato testimone dell'impatto che il successo enorme del gruppo -
contemporaneo all'ascesa dei Nirvana e dei Soungarden in quello
che fu definito il suono di Seattle -- ebbe sulla coscienza musicale
statunitense.
Oggigiorno, l'immagine mentale "le brigate dei ragazzini grunge"
che al negozio usavamo per riferirsi dispregiativamente al movimento
- tutti abbigliati con le camicie di flanella pesante alla Vedder,
con shorts sotto il ginocchio e Docs nere o anfibi ai piedi - può
sembrare antiquato. Ma anche dopo che i grandi centri commerciali
hanno rimpiazzato risicati magazzini con negozi per abbigliamento
stile grunge, ho percepito che qualsiasi cosa questi ragazzi stessero
provando, era significativa e reale per loro come quando ripensavo
alla mia coscienza alla fine degli anni '60. E' stato il primo onesto
fenomeno nato da movimenti underground e cresciuto fino a far presa
sull'immaginazione dei teenager americani dai giorni di Woodstock
- ho sentito la sensazione di déjà vu. Quello e il viscerale impatto
sonoro di Ten, un classico assoluto.
Saltiamo al 2000: 6 Nov., dietro il palco al KeyArena. I Pearl Jam
hanno appena concluso il concerto finale del tour di Binaural. Per
i membri del gruppo, Eddie Vedder, Stone Gossard, Mike McCready,
Jeff Ament e Matt Cameron, sollievo a denti stretti si mescola con
la stanchezza fisica. Non è l'emozione classica della fine di un
tour. Per il gruppo è come se un'era fosse giunta a conclusione,
sia figurativamente(lo spettacolo del 22 ottobre di Las Vegas ha
segnato l'anniversario dei dieci anni dal loro primo concerto) sia
letteralmente: il 30 giugno 2002 a Roskilde(Copenhagen), ci furono
dei feriti, e delle persone morirono, e parte della stampa accusò i Pearl Jam della tragedia.
Vedder ricorda il momento più triste del gruppo dicendo,"I giorni
seguenti [Roskilde], eravamo tutti inconsolabili. Sono sicuro che
le famiglie e gli amici dovranno vivere con questo sentimento molto
più duramente di noi, ma la nostra esperienza personale fu che ci
raccogliemmo in posizione fetale di fronte a quello che era accaduto.
Pete e Roger degli Who ci chiamarono e la domanda che feci a Pete
fu, 'Cosa pensi che significhi? Perché è accaduto a noi che abbiamo
sempre lavorato per garantire la sicurezza di chi viene ai concerti?'
Perché è stata sempre la sicurezza e il rispetto delle persone la
prima cosa di cui ci siamo preoccupati. E lui mi rispose: 'Potrebbe
essere successo a te perché sei in grado di sopportarlo.'"
Comunque, non tutti erano comunque certi che avrebbero potuto superare
la tragedia.
"Quando ancora non eravamo sicuri di cosa fosse accaduto o di come
fosse accaduto, credo che tutti noi abbiamo pensato, 'potrebbe essere
l'evento decisivo,'" osserva lo storico manager del gruppo Kelly
Curtis. "Tornammo a casa dall'Europa, e circa un mese dopo capimmo
che non avremmo dovuto dire addio alla crew e a tutto questo. Così
il giorno prima che il tour ripartisse in America, facemmo una grande
cena con tutte le persone che erano presenti a Roskilde. Tantissima
gente che non avevo più visto da allora. E credo che in qualche
modo questo ci riunì tutti. Anche il pubblico era molto più rispettoso
come se avevano compreso la situazione. Durante i primi due concerti
eravamo molto preoccupati per i ragazzi. Ma vennero insieme e credo
che il pubblico ne fosse in qualche modo la ragione. Se ho pensato
che si stesse per arrivare allo scioglimento del gruppo? Probabilmente
ne ebbi la sensazione subito dopo Roskilde, Ma poi…" La voce di
Curtis trema per un secondo, poi aggiunge velocemente, "Sapete,
questo gruppo ne ha passate tante insieme."
"Pensavo agli U2," dice McCready, "a quanta stampa ha scritto per
il loro ultimo disco, e come , se avessimo fatto anche solo un decimo
di quello che avevano fatto loro, questo avrebbe potuto aiutarci
a tornare un po' nelle attenzioni del pubblico. Non penso che come
gruppo diremmo mai [a differenza degli U2], 'vogliamo essere il
gruppo rock più grande del mondo.' Ma vogliamo essere un gruppo
davvero buono. Anche perché sentiamo di aver fatto davvero un buon
lavoro con il disco. Siamo entusiasti di parlarne. E così questa
volta abbiamo deciso di fare qualcosa in più," aggiunge ridendo,
"rispetto ai nostri standard!"
McCready sta spiegando la ritrovata disponibilità dei Pearl Jam
per la stampa. Sebbene una settimana di interviste a Seattle con
la stampa internazionale e un'altra settimana a New York con le
testate americane non produca lo stesso clamore, dice, dei blitz
ininterrotti di Bruce Springsteen sui media della scorsa estate,
paragonata ai precedenti lanci degli album dei Pearl Jam, è decisamente
senza precedenti.
D'accordo con McCready, Ament aggiunge, "Gli U2 ci direbbero, 'forza
ragazzi dovete tornare con noi sulla cresta dell'onda, far rinascere
il rock'n'roll… ' ma non so se sentiamo la stessa cosa, se ci sentiamo
così responsabili rispetto alla musica. Ma il clima giusto delle
cose rende questo un buon momento per comunicare con le persone-sebbene
sia convinto che abbiamo più responsabilità verso noi stessi e la
qualità del modo in cui suoniamo della buona musica… quella specie
di palla di energia in comune tra noi e il pubblico."
Comunque le aspettative per il settimo album da studio dei Pearl
Jam, Riot Act, sono ancora alte. Senza contare i 72 dischi live
e il DVD concerto, questo è il loro primo lavoro negli ultimi due
anni. Stone Gossard osserva:"Quando sei mentalmente coinvolto da
un disco, hai l'impulso di dire 'Ok, possiamo affrontare la stampa.'
Sebbene in generale, evitando tonnellate di articoli e restando
attaccati alle nostre armi come band, penso che siamo riusciti a
guadagnare un pochino di rispetto in più da certe persone diversamente
avrebbero potuto fregarsene di noi. Abbiamo imparato a bilanciare
il tempo che passi fuori con i media e quello che usi per fare musica
con i tuoi amici. E anche un po' delle tue priorità personali. Tutto
questo aiuta molto. "
LE PRIORITA' PERSONALI hanno occupato gran parte del 2001 e 2002
per i componenti dei Pearl Jam. Vedder ha praticato così tanto surf
nel Pacifico da diventare residente onorario delle Hawaii, apparendo
tra l'altro frequentemente nei concerti del popster neozelandese
Neil Finn e facendo numerosi concerti da solista accompagnato con
l'ukulele. McCready è stato in tour con il suo progetto parallelo,
i Rockfords. Ha anche lavorato alla colonna sonora di Vanilla Sky
con Heart's Nancy Wilson. Gossard ha realizzato un disco da solista,
Bayleaf, è stato in tour, ha registrato un disco con i Brad e ha
suonato il basso nel disco solista in arrivo di Steve Turner dei
Mudhoney. Il batterista Cameron ha speso un sacco di tempo come
turnista(le cose più rilevanti con Chad Kroeger dei Nickelback sulla
canzone "Hero" tema del film Spider-man) è stato anche in tour con
Wellwater Cospiracy. E mentre i Three Fish di Ament è scomparso
da qualche tempo, il bassista ha recentemente registrato con Doug
Pinnick dei King's X.
Così quando a Febbraio scorso è venuto il momento di ricominciare
le prove con il nuovo materiale del gruppo, le vacanze avevano purificato
il palato musicale di ognuno di loro. Le sessioni con il produttore
Adam Kasper(Soundgarden, Foo Fighters, Queens of the Stone Age)
sono andate rapidamente. Cameron osserva, "Penso che abbiamo iniziato
questo lavoro abbastanza preparati e focalizzati su quello che volevamo
ottenere. Adam è un ragazzo speciale, e ci ha aiutati molto-il clima
era molto rilassato. Siamo andati come fulmini, registrando ogni
cosa in circa 4 settimane. Potete ascoltarle come dal vivo, il suono
di una band che suona insieme in una stanza-cosa che non capita
di sentire spesso di questi tempi. "
In effetti Riot Act è incredibilmente fluido e spazia enormemente
da un punto di vista compositivo, focalizzato e caricato anche tematicamente.
Oltre all'approccio fortemente democratico dei testi abbracciato
da Pearl Jam(qualcosa che si era cominciata a intravedere negli
ultimi due album del gruppo), la presenza del tastierista Kenneth
"Boom" Gaspar, conosciuto da Vedder alle Hawaii, ha dato un tono
di freschezza alle registrazioni. Le stesse melodie sono al tempo
stesso rappresentative degli stati d'animo più diversi del gruppo,
Beatleggianti passaggio pop di un minuto, mentre la successive è
un funk psichedelico dagli effetti pesanti, quindi un soul dagli
occhi tristi molto profondo, i suoni più classici dai tempi di Ten
e Vs.
Dalla estrema satira politica degli scuri Vedder e Gossard in "BushLeaguer"
al vigoroso blues-rock di vecchia scuola di Ament in "1/2 Full"
fino all'inno esistenziale stile Who di Vedder di "I Am Mine", l'album
sente a volte incredibilmente un ritorno al 1992. E a dispetto delle
ricorrenti immagini di perdita, morte e lotta con i tumulti personali,
l'album alla fine si mostra trionfante, ribelle e non capriccioso
o indeciso.
"Un aspetto dell'essere a proprio agio come artista e permettere
a se stessi di sperimentare dei momenti di meditazione su alcuni
problemi del mondo," riflette Gossard. "In questo modo hai sentimenti
significativi sulla perdita e il dolore che si attraversa alla morte
di amici e familiari. E quelle sono potenti immagini che si presentano
quando stai cercando di scrivere su argomenti così forti e profondi.
Allora sì, ci sono alcune parole pesanti, e sì, trovo il disco abbastanza
ribelle sotto molti aspetti: 'I Am Mine,' 'Can't Keep'-sono canzoni
sulla possibilità di guardare la morte in faccia e dire,'Non mi
fai paura!'"
Aggiunge Vedder, "Credo, ad esser sincero, che quando la musica
viene fuori in questo modo, in realtà soddisfi noi stessi in qualche
modo, mi capisci? E se c'è una prospettiva di luce alla fine del
tunnel, potrebbe essere per ricordarlo al gruppo in un momento successivo.
Qualche volta scriviamo cose piene di speranza, quando ci sentiamo
così, e questo ci serve per i momenti in cui non abbiamo speranza.
Intendo dire, che dovendo cantare davanti alla gente , questo ti
ricorda la tua personale… filosofia di vita-qualcosa che hai pensato
in un giorno positivo e che in quel momento ti viene ricordato."
TRE DECENNI FA, ci fu l'esplosione ormonale del popolo di Woodstock,
la moda dei capelli lunghi, e la musica che sfidò lo status-quo
venne alimentata in larga parte dagli accorti media interessati
a sfruttare una commercializzabile cultura giovanile. E' discutibile
che-nonostante l'alchimia di talentuosi autori di livello superiore,
musicali huevos e un pubblico di ascoltatori-l'ascesa dei Pearl
Jam non avrebbe potuto portarli così in alto o così lontano senza
l'attenzione che i media comunque hanno dedicato loro.
Dal numero di Rolling Stone del 31 ott. 1991. Articolo della giornalista
Kim Neely(futura biografa dei Pearl Jam): "Le canzoni di Ten esplorano
l'enorme profondità della realtà di ogni giorno; loro ci accerchiano
con un misticismo e un senso della terra che comunica un'abbagliante
gamma di emozioni… A dispetto dei tristi argomenti spesso trattati,
sono stranamente positivi. Ten è il tipo di album che ti spinge
sopra una montagna per urlare."
Iperbolico, sì; affrettato, no; utile come strumento di vendita,
certamente. Eppure se tu credi alle persone che compongono i Pearl
Jam, non c'è mai stata promozione pubblicitaria, marketing, o ricerca
delle classifiche. Questa è probabilmente una buona posizione da
assumere, dal momento che secondo i numeri recentemente pubblicati
su USA Today, le vendite dei Pearl Jam sono generalmente calata
di album in album: 8.9 milioni di copie di Ten; 5.8 milioni per
Vs. nel 1993; 4.6 milioni per Vitalogy nel 1994; 1.4 milioni di
No Code nel 1996; Yield rimase stabilmente a 1.5 milioni nel 1998
e quindi Binaural scese a 714.000.
I cinici seduti in poltrona consapevoli che il contratto dei Pearl
Jam con la Epic si conclude dopo Riot Act potrebbero chiedere se
la band si sta dando così da fare, visto il clima del business discografico
in cui la forza di contrattazione deriva quasi esclusivamente da
uno degli ultimi conteggi di SoundScan.
Secondo il manager Curtis, comunque, l'obiettivo a lungo termine
semplicemente ha a che fare con la sopravvivenza. Sperabilmente,
con vite, amicizie e integrità ancora intatte.
"Quando una band ottiene il vero success, non so dire quali siano
le percentuali, ma scommetto che se guardate indietro, scoprirete
che sopravvivere al successo è davvero una cosa difficile," dice
Curtis. "Hai della gente che sta lottando, vivendo insieme, aumenta
il numero dei demo-e tutto a un tratto devi cominciare a parlare
di avvocati, contratti e divisione dei diritti di pubblicazione.
Soldi, alcuni li usano in modo auto le sionistico. E' in gioco l'ego.
Ottenere il successo è abbastanza difficile. Superare quel primo
traguardo è ancora più difficile, una cosa completamente diversa.
Quando ce l'hai fatta, è già una cosa davvero fortunata. Noi ci
siamo riusciti.
"E penso -- con la durata dell'attenzione della gente - sebbene
abbiamo frustrato i nostri fan non producendo video o concedendo
spazio alla stampa e alla TV, abbiamo aiutato il gruppo a restare
unito. E avremmo potuto farlo, tutti i promo televisivi, le sponsorizzazioni,
tutta quella roba per la grana. Ma loro hanno detto no a tutto questo…
e riguardo alla nostra casa discografica, non siamo mai stati in
cerca del grosso anticipo e tutto il resto. Abbiamo solo preteso
più controllo e proprietà dei nostri master. Se si affronterà il
discorso sul nuovo contratto, non c'è ragione per cui non possa
finire restando ancora con Sony. "
Riot Act arriverà nei negozi la prossima settimana, e con l'eccezione
dell'essere pronti ad apparizioni fugaci su The Late Show With David
Letterman (nov. 14 e 15), i Pearl Jam sembrano assolutamente disinteressati
al percorso consono degli album. Sono orgogliosi della musica che
hanno registrato, che hanno doverosamente seguito con una serie
di interviste(hanno anche girato un video per 'I Am Mine' in Settembre
al Chop Suey, diretto da James Frost). Ora è fuori dal loro controllo,
in ogni caso. Parteciperanno ad un grande concerto di beneficenza
l'8 dicembre al KeyArena, ma il tour di Riot Act non inizierà prima
della prossima primavera. Due mesi di tempo per rilassarsi.
E d'altra parte, in fin dei conti, questi sono solo dettagli. Ripensando
ai miei giorni nel negozio di dischi e ricordando quei ragazzi in
camicioni di flanella, shorts e scarponi per cui la musica - e i
Pearl Jam in particolare - era una parte essenziale e integrante
delle loro vite, mi chiedo se per i Pearl Jam ci sia stata un'esperienza
analoga che spieghi l'origine della colla che li ha tenuti insieme.
Ricordando un periodo di parecchi anni fa quando ha cominciato a
sentirsi sopraffatto, non solo dalle aspettative dei fan, ma anche
dalla pressione esercitata sul principale compositore dei testi
dei Pearl Jam, Vedder ammette che le cose possono diventare poco
invidiabili. "Improvvisamente perdi la scintilla e non è più divertente.
Se sei in una band, e fai i tuoi dischi e non ti diverti, allora
deve esserci un modo per tornare indietro," dice.
"Così adesso la gente viene con idée complete, parole, canzoni complete,
noi le mettiamo solo insieme nella pentola comune, e ce ne è più
che a sufficienza per andare avanti mantenendo un certo livello.
Se ci si fida dei gusti altrui, penso sia una buona cosa. E anche
gli istinti. L'istinto con cui ognuno affronta la propria parte.
Perché una volta che porti una canzone dentro al gruppo, devi lasciarla
andare. E' un modo per imparare ad accettare i cambiamenti," aggiunge
ridendo. "E' questo, e anche che noi cambiamo batterista ogni quattro
anni!"
"Tutti noi siamo appassionati di musica a cui piace suonare," concorda
Gossard. "Credo che ognuno in questa band sia fidanzato con la vita;
ci muoviamo tutti al nostro ritmo personale, eppure allo stesso
ritmo, stiamo vivendo attivamente. Nessuno di noi sta seduto a casa
a guardare la TV per ore. Così credo come essere umano, se solo
rimani fresco nel tuo lungo impegno con tutti gli altri - tipo 'questa
è casa, questo è il posto a cui voglio tornare, questo mi fa stare
bene' - avendo questo in testa, quando poi davvero ritorni, sei
già caricato per fare musica e avviene tutto naturalmente. La salute
e la felicità in questa band è palpabile - già soltanto il rispetto
e il senso di sicurezza che il gruppo trasmette. Ognuno di noi è cosciente di questo."
"Se ci fosse un momento in cui ricominciando tutti fossero annoiati
e non coinvolti, forse si potrebbe tentare un paio di volte ancora,
ma se non funzionasse, beh, sarebbe il momento di darci un taglio,"
dice Ament. " "Ma negli ultimi tre dischi, per me, non è come stringere
i denti e tirare avanti, come può essere stato quando non comunicavamo
molto bene, nei momenti in cui nessuno esprimeva ciò che voleva
e quali fossero le sue vere necessità. Avendo superata quella fase
e avendo raggiunto un punto in cui sappiamo parlare tra di noi senza
incappare in pesanti discussioni o drammi, beh questo va considerato
un dono. Questo è il bello di essere cresciuti.
"E sai una cosa? Ancora adesso ci sono gli Stones, gli Who, Neil
Young e Bob Dylan - tutti loro hanno riscritto le regole del rock'n'roll,"
dice entusiasmandosi. "Si può stare assieme per lungo tempo e farlo
nel modo giusto. Puoi farlo con onestà."