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Intervista a Humo, Novembre 2002
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Intervista al mensile Humo, novembre 2002. Grazie mille alla grandissima Angpo!
Il mio aereo è atterrato con 7 ore di ritardo a Minneapolis, dove avevo una coincidenza per Seattle. E’ il 10 settembre e mi sono dovuto togliere le scarpe per poter salire a bordo: gli Stati Uniti sembrano essersi trasformati in una moschea. Nel bar dell’aeroporto io ed il mio collega del giornale di lingua francese “le Soir” siamo bloccati da uno studente ubriaco. Pensa che apparteniamo alla mafia ucraina e che siamo li per prenderci gioco di “quegli stupidi americani”. Mi chiede tre volte cosa ho nella borsa di plastica. Visto che insiste, gli dico:”qualcosa che non ha mai preso.” Lui forma una pistola immaginaria con l’indice ed il pollice della sua mano e me la punta alla testa. La signora dietro il banco del bar chiama immediatamente due della sicurezza che portano via lo studente. Eccoci qui, fateci divertire (Citazione da SLTS dei Nirvana ndt) Tutto quello che ho nella mia borsa di plastica è una mappa con degli articoli sui Pearl Jam, con i quali ho appuntamento. Gli articoli mi danno un’idea della testardaggine del gruppo. Hanno combattuto MTV rifiutandosi di fare video. Hanno sfidato Ticketmaster a duello, ed hanno perso in modo onorevole. Hanno fatto uscire 72(!) dischi dal vivo e hanno avuto sette (!) cd nella Top 200 di Billboard contemporaneamente. Anche la musica è rimasta ostinata. Il nuovo cd Riot Act contiene delle canzoni che hanno reminescenze del vecchio grunge, quello di prima che il produttore Butch Vig ci mettesse le mani sopra. Anche le grezze ballate sembrano dire: ascoltateci, ma non adorateci. Mi ricordo quanto Curtney love, durante uno show con le Hole al Lunatheatre a Brussels, urlò ad un fan che indossava una maglietta dei Pearl jam: “Odio i Pearl Jam. Mio marito li odiava, mia figlia li odia ed io li odio.” Ma nessuno li odiava così intensamente quanto quel giornalista che il giorno dopo il suicidio di Cobain titolò: “Perché non è stato Eddie Vedder?” Eccoci! Le interviste vengono fatte nello Studio X, il rifugio dei Pearl Jam nel centro di Seattle. Ogni giornalista prima parla con la sezione ritmica, quindi con i due chitarristi ed infine con Eddie Vedder. Faccia a faccia. Tutti riceviamo un Discman con il nuovo album incollato dentro. Per quelli che amano i numeri io ho avuto il Discman 48. Un’altra cosa: Riot Act è il primo Cd dei Pearl Jam ad uscire dopo la tragedia di Roskilde dove morirono 9 spettatori. La Battaglia di Seattle Matt Cameron viene dai Soundgarden, ma aveva suonato la batteria per i Pearl Jam già prima che si chiamassero così. Jeff Ament è sempre stato nel gruppo, ed ha anche avuto una sua band, i Three Fish, un gruppo che suonava con i djembès e faceva muscia cristiana. Humo: Jeff recentemente hai detto a proposito dei Ramones:” Dopo la morte di Joy ho sentito per la prima volta la tristezza nei suoi testi.” Jeff: Pensavo che i Ramones fossero un gruppo divertente. Ma dopo la morte di Joy ho cominciato a suonare le sue canzoni in modo acustico, ed è stato solo in quel momento che ho capito quanto erano profondi i loro testi. Alcune canzoni sono fatte di pura disperazione. Puoi sentire quanto fosse solo. Cose abbastanza pesanti. Matt: Quando suonavo con i Soundgarden eravamo tutti pazzi per I Black Sabbath. Mi ricordo perfettamente la prima volta che li ho sentiti. Avevo sette anni, e mio cugino mi fece sentire un disco che cominciava con il suono della pioggia ed una campana e che aveva una strega sulla copertina. Mi spaventò a morte. Jeff: Durante la tua giovinezza ti costruisci delle fondamenta che ti porterai dietro per il resto della tua vita. Noi ascoltavamo i Led Zeppelin ed i Black Sabbath. E ce ne rendiamo conto ora meglio di quanto avessimo mai fatto. Humo: Qualche volta penso di Riot Act: volevano catturare lo spirito del primo grunge, prima che diventasse moda. Matt: mmm, Penso solo che non abbiamo mai suonato molto in quel modo. Studiavamo le canzoni e poi le registravamo. Se erano registrate bene eravamo soddisfatti. Quando hai 17 anni vuoi ancora fare la musica per mostrarla. Ora io voglio solo servire la canzone. Non voglio più prendere deviazioni, provo a fare tutto nel modo più diretto possibile. Humo: Invecchiando si tende ad evitare le Hitparades sempre più, ma ultimamente in un negozio ho sentito “Dancing barefoot” di Patty Smith in una versione house. Quand’è stata l’ultima volta che vi siete confrontati con questo tipo di blasfemità musicali? Matt: Ogni volta che sento una canzone Rolling Stones in una pubblicità penso: ”Lasciatelo fare a Moby”. Le canzoni degli Stones andrebbero protette come i monumenti. Jeff: E così dovrebbe essere per le canzoni degli Who. Ho letto recentemente un’intervista con Pete Townshend che diceva: “Le canzoni sono mie, e le vendo a chi mi pare”. Ma non penso che lui abbia il diritto di fare questo. Noi abbiamo suonato “Baba O’Reilly” per la prima volta cinque anni fa; era come se fossimo di nuovo seduti nelle nostre stanze da ragazzi. Ma ora non posso più suonare quella canzone perché la sento sempre nelle pubblicità. Gli Who non sono più sacri, ed è un gran peccato. Humo: Quello che per gli Who è stato “Quadrophenia” per voi è stato “Singles”, sfortunatamente. Ma quando usci “Quadrophenia” gli ultimi Mods e Rockers erano spariti da secoli, mentre “Singles” è uscito al picco della vostra fama. Jeff: una correzione: puoi dire quello che vuoi di “Singles” ma è stato fatto prima che esplodessimo. Ma preferirei che filmassero un concerto. Il rock è il rock. I film sono film. Matt: A tutti noi è piaciuto molto il documentario “Hype”. Potresti dire che la scena musicale di Seattle non era molto diversa da quella di Austin, di Boston o di Minneapolis: queste città non erano nient’altro che puntini sulla mappa del rock mondiale. Ma poi è arrivato Kurt, il nostro personale “ritratto di un giovane artista”, ed improvvisamente tutti gli occhi furono puntati su Seattle. Humo: Qual è il tributo a Kurt Cobain che vi è piaciuto di più? Jeff: “Sleeps with Angels” di Neil Young. Ed ovviamente la stessa musica dei Nirvana. Mi piace particolarmente “Bleach”. La grezza forza dei demo. Matt: Penso che “You know your right” sia grandiosa. Farà andare la gente fuori di testa. Operazione “Non Imprigionateci” Humo: I Pearl Jam sono
un gruppo con dei principi: avete combattuto con Ticketmaster, vi siete
rifiutati di fare video, avete organizzato un progetto “salvate il vinile”… Jeff: E’ stata una battaglia, l’operazione “Non Imprigionateci”. Se la gente comincia a fare delle regole che noi dobbiamo seguire ci irrigidiamo. Qualcuno ci può chiamare ingenui, ma io questo non lo capisco molto: Il rock non è sempre stato ribellione? La Battaglia contro Ticketmaster, che abusava della sua posizione di monopolista, è stata la più frustrante secondo me. Il gruppo non era insieme: non eravamo in grado di formare un fronte unito per difenderci. Quanto Stone Gossard ed io eravamo in tribunale non sapevamo neppure dove si trovasse Eddie. Era tutto molto confuso. Volevamo fare concerti in arene e festival che Ticketmaster non controllasse, ma ha funzionato solo alcune volte. Humo: Peter Buck dei REM a detto a proposito di questo: “Non distruggerò il mio gruppo solo perché il mondo non è perfetto.” Jeff: Ovviamente aveva ragione. E noi avremmo dovuto saperlo. Erano dolori di crescita, e noi abbiamo imparato da quelli. Ma ogni tanto penso: “se non avessimo fatto nulla forse non saremo più insieme.” Ora penso meno a Ticketmaster in termini di bianco o nero, ma la gente ora è certamente più consapevole di dove vadano a finire i loro soldi. Ed in nostri fans ci hanno sempre dato molto supporto. Nei pochi concerti che abbiamo organizzato noi, gli spettatori sono dovuti stare in coda per un’ora sotto la pioggia perché il sistema della biglietteria era crollato, e nonostante questo hanno continuato ad amarci. (Ride) Humo: Quale testo di Eddie Vedder vi piace di più in Riot Act? Jeff (senza esitazioni):
“the sorrow grows bigger when the sorrow's denied, Humo: Sarete presto in tour. Siete ancora eccitati come nel 1992? Jeff: Penso che due ore e mezzo di spettacolo sia il massimo possibile, ma ora abbiamo 15 canzoni in più (Ride). Devo veramente sforzarmi per suonare così tanto. Quando posso vado a fare surf durante il tour. Oppure a visitare un museo. E’ tutto nell’imparare come misurare le dosi. Matt: Esattamente. Non abbiamo più 23 anni. Lingua lunga Quando i due chitarristi si siedono di fronte a noi, sono o stanchi (Mike McCready) o fuori (Stone Gossard). Humo: Mike, nel bagno c’è una foto del tuo primo gruppo: i Rocjfords. Il tuo taglio di capelli ci ha fatto temere per il peggio. Mike (alzandosi): Hey, un po’ di rispetto per favore. Non solo adoravo le prime band di capelloni: ero un fan dei Kiss! Quando avevo undici anni prendevo già lezioni di chitarra per essere capace di suonare le loro canzoni. Sfortunatamente la mia lingua non era lunga abbastanza. Stone: Non poteva permettersi di avere un’operazione. E poi non aveva abbastanza peli sul petto. Humo: Stone, come hai cominciato? Stone: Non ero un esperto di musica per nulla, ma ho cominciato ad ascoltare il punk un po’ prima degli altri. Ho cercato di entrare in qualunque tipo di gruppo leccando i piedi a tutti. (Ride) Avrei fatto qualunque cosa per poter esibirmi. A scuola, un sacco di gente suonava la chitarra, ed erano tutti molto più bravi di me. Io non sapevo suonare, ma trovavo questo divertente, e, come si è dimostrato vero più tardi, era così che doveva essere. Specialmente quando ho scoperto i Ramones (Ride). Mike: Non mi sono mai piaciuti i Ramones. Humo: Jeff Ament dice che i testi di Joey sono “profondi”. Stone: Digli di lasciare Joey in pace (Ride) Humo: Vi farò la stessa domanda che ho fatto a Jeff: quale battaglia vi ha dato più soddisfazioni? Mike: per me è stata la lotta per liberarmi della dipendenza dell’alcol. Stone: Non sono mai stato capace di prendere la cosa seriamente, almeno non seriamente come Eddie. Humo: Qual è il testo di Riot Act che vi tocca più profondamente? Stone. In “Green disease” Ed canta: “Liek weeds… with big leaves, stealing light from what’s beneath”. Siamo tutti un po’ come degli alberi che rubano la luce ai cespugli che stanno sotto. Siamo fatti così. Mike: “Thumbing my way” è la canzone più triste dell’album. E’ qualcosa da cantare quando sei completamente depresso, mentre passeggi nella natura. Stone: Tutti i testi di Riot Act sono molto personali. In ogni canzone Ed canta usando la prima persona. Viene davvero da lui personalemnte. Mike: E’ vero. Io sono passato dal Metal al Blues. Quello a cui guardo ora è BB King e lui mi dice: “Rallenta amico”; e “non devi fare tutto da solo”. Humo: Qual è la peggior canzone Rock di tutti i tempi? Stone: : "we built this city on rock-'n-roll" Mike: Sono d’accordo Humo: Qual è l’immagine di Seattle che vi è rimasta più impressa? Stone: Mi ricordo un momento fantastico del film “Hype!”. Due della Sub Pop (prima etichetta di Soundgarden Nirvana Green River ecc) indicano la skyline di Seattle e dicono: ”Prima del grunge non c’era nulla qui, e guardate adesso!.” Dice tutto. Una preghiera per Roskilde I Pearl Jam senza Eddie
Vedder sono come ….. mmm i Nirvana senza kurt Cobain. Vedder è rimasto
l’unico membro del gruppo che continua a rifiutare interviste televisive.
E’ l’unico con una stanza separata qui nello studio, l’unico che brucia
incenso, e ha un grosso telo con il simbolo dell’Ohm appeso dietro di
lui. Durante l’intervista ha di fronte una vecchia macchina da scrivere
(nel caso dovesse pensare qualcosa di geniale). Ma certamente non è
così senza senso dell’umorismo, paranoico e impacciato come qualche
volta viene descritto. Ne avevamo già avuto un assaggio quando leggemmo
una delle sue barzellette in una vecchia intervista: Humo: Gli altri membri del gruppo hanno suonato al Pukkelpop festival a Hasselt con Neil Young, e Matt Cameron ha suonato là con i Soundgarden, ma tu non sei mai stato in Belgio: Eddie: Non ce l’ho mai fatta. Per due volte. ( I Pearl Jam dovevano suonare al Festival di Wercher due volte, ma cancellarono le date nel 1992 a causa dei problemi di voce di Eddie e nel 2000 per la tragedia di Roskilde.) Ma ho una notizia per te. Proveremo a cominciare il Tour europeo dal Belgio. Non è molto ma è già qualcosa. Humo: E’ molto gentile da parte tua! Sull’album “Ballhog or Tugboat” del guru del grunge Mike Watt hai cantato “The kids should defend themselves against the seventies” (I ragazzi devono difendersi dagli anni ’70). Cosa volevi dire? Eddie_ Me l’ha fatto
cantare Mike Watt. Penso che volesse dire che i ragazzi avrebbero dovuto
evitare il rock da stadio. E lo stesso avrebbero dovuto fare i Pearl
Jam (ride). Mike viene da un mondo diverso, un mondo fatto di piccoli
locali, biglietti economici, 45 concerti in 46 giorni. La scuola del
“devi guardagnarti gli applausi ogni giorno,” si può dire. In quel mondo
prendi le scale invece dell’ascensore. Humo: Nella nuova “love
boat captain” canti: “ lost nine friends... two years Eddie: Avrei anche potuto nascondere il messaggio, ma ho pensato: Perché non dirlo in lettere maiuscole? E’ davvero una bella sensazione quando la suoniamo. Penso a Roskilde ogni giorno, così potevo anche essere chiaro. Quella canzone è come una preghiera. Patrioti ciechi Nel vostro maggior successo, Alive, parlavi di tuo padre, di quello che hai scoperto non essere il tuo vero padre da ragazzo. Anche quei versi erano molto diretti. Eddie: E’ vero. Ma la
differenza maggiore era: quando ho scritto quei versi pensavo che nessuno
avrebbe mai ascoltato quel maledetto demo. Il gruppo aveva scritto la
musica a Seattle ed io scrissi il testo a San Diego dove vivevo allora.
Cantai alcune canzoni, una delle quali era Alive, e ho spedito indietro
il nastro. Humo: cos’è che ti attrae così tanto del surf? Nell’acqua mi sento
in contatto con il mondo. Fare surf è un’esperienza molto spirituale:
le onde che arrivano da 2000 chilometri, hanno fatto tutta quella strada
per infrangersi sulla costa …. E tu sei sopra. Humo: Vedi anche la vita ed i Pearl jam come una surfata? Eddie: forse lo faccio.
E’ stata una cavalcata piuttosto lunga. Canto gli oceani ogni tanto,
e non è una coincidenza. Humo: Non hai mai preso il tuo successo come garantito. Ti sei anche nascosto per un certo tempo – di questo parla la “in hiding”. Come guardi ora a quei tempi? Eddie: E’ stato un periodo molto difficile. Quando incontravo qualcuno, prima di tutto dovevo capire se le sue intenzioni erano oneste, mi sentivo come un poliziotto. E questo non è salutare, non puoi continuare a farlo. E’ per questo che ho mollato.
Eddie: (ride) Si. Non volevo perdere con Al. E ancora oggi non so cosa mi era preso. Erano periodi strani. Saltavo dai balconi. Humo: ti ho visto tuffarti nella folla da un traliccio al PinkPop (festival che si tiene in Olanda ndt) Eddie: Oh quello è stato solo l’inizio. Sono diventato molto peggio dopo. Mi sentivo invincibile. Avevamo molto successo, ma in un modo che non mi soddisfaceva completamente. Volevo sentire di più. Dolore probabilmente. Ora so che allora avevo paura di vivere. In più era impossibile continuare a tuffarsi. La folla vuole vedere il sangue, vogliono tagliarti un braccio e farlo roteare. Questo è un problema per un artista. Se fai quattro concerti così ti ritrovi senza arti (Ride). Humo: Ti sei mai visto nei panni di Zach de la Rocha, il capo propaganda dei RATM, o essere un cantante ed un musicista è abbastanza per te? Eddie: Domanda difficile. Ho lavorato per Ralph Nader, che era il terzo candidato alla presidenza dopo Bush e Gore due anni fa. Nessuno si ricorda di lui, perché è uno dei pochi politici americani che non sono burattini dell’industria petrolifera. Mi è sempre piaciuto parlare di lui nelle interviste – se solo il resto del mondo sapesse che non tutti gli americani sono patrioti ciechi. Humo: Visto che l’ha menzionato, in che tipo di paese vivi? Eddie: In un paese dove puoi comperare bandiere americane ventiquattr’ore al giorno – anche se poi sono state fatte in Cina (ride). Sono tempi strani ed è un paese bizzarro. Penso che noi americani dovremmo cominciare a scusarci col resto del mondo. Coraggio e sacrificio Humo: Una volta hai detto a Chris Cornell dei Soundgarden che non potevi sentire i tuoi dischi quando eri fuori. Ci hai provato con Riot Act? Eddie: no e penso ancora di non poterlo fare. Posso farlo se sono sbronzo. Ultimamente mi sono sbronzato a casa di un amico, ho messo su “Bugs”, la peggior canzone che abbia mai fatto. Piangevo ridendo. Humo: Che atto di resistenza ha dato più risultati per i Pearl Jam?. E non puoi rispondermi con “siamo riusciti a rimanere insieme”. Eddie (lungo silenzio) e la mia risposta è: non sempre le nostre azioni sono state giuste. E anche: che siamo riusciti a continuare a vendere dischi. Qualche volta penso che abbiamo creato coi nostri fans un legame di fiducia. Fanno striscioni che dicono “Per favore non fate video”. Che sono piuttosto diversi da quelli che ha Bon Jovi: lui ha “Scopami Jon”. Abbiamo davvero bisogno del supporto del pubblico, perché facciamo delle cose che in genere i gruppi non fanno. Il pubblico ci da la sensazione di star facendo la cosa giusta. Tutto questo suona molto più pretenzioso di quanto sia in realtà. Vogliamo solo continuare a fare le nostre cose. Humo: Qual è l’incontro più importante che hai fatto in questi undici anni nei Pearl jam? Eddie: Quando ho incontrato Howard Zinn, un professore di storia. In breve quello che dice è questo: gli esseri umani tendono a pensare che tutto è fissato per sempre, ma la storia ci dice che sbagliamo. Per esempio. Una dittatura, considerata invincibile, può cadere in brevissimo periodo. Per questo secondo Zinn non è ingenuo o romanticamente senza speranza sperare che le cose possano andare meglio, anche in questi momenti bui. La storia umana è fatta di crudeltà, ma anche di coraggio e sacrificio. Il futuro è adesso, perché il futuro è una serie infinita di adesso. Humo: Qual è la canzone
più triste di Riot Act? Humo: nel 1979 11 persone furono schiacciate durante un concerto degli Who a Cincinnati. Ti è di qualche conforto sapere che quello che è successo a loro ed a voi è successo perché i fans volevano vedervi a tutti i costi? Mi spiego: non penso che incontri questo tipo amore incondizionato per Mariah Carey. Eddie: E’ curioso che citi questo esempio: Pete Townshend e Roger Daltrey mi chiamarono il giorno stesso di Roskilde. Altri musicisti mi hanno chiamato, ma quella che ricordo meglio è la reazione di Pete. Stavo combattendo col concetto di Karma quel giorno, cercavo di capire perché fosse successo proprio a noi, tra tutti, noi che abbiamo sempre preso tutte le precauzioni per fare in modo che non accadesse una cosa simile. Pete mi disse: “forse è accaduto a voi perché voi siete in grado di assorbirlo. Pensa se fosse successo agli Oasis” Di fronte all’entrata dello Studio X, c’è una bella Plymouth Fury rossa, una macchina che ha bisogno di molte attenzioni. Possa durare ancora a lungo, pensiamo mentre ci incamminiamo verso il tramonto.
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