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Intervista
ai Pearl Jam, 31 marzo 2003
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Intervista ai PJ del 31 marzo 2003. Traduzione a cura di Acrobat. Nel 1993 Eddie Vedder adornava la copertina di Time Magazine, una figura riluttante nel panorama del grunge di Seattle. Dieci anni, sette album in studio e un mucchio di bootleg più tardi, i Pearl Jam hanno sconfitto la proverbiale tempesta di scioglimenti, musica banale e band riciclate da un solo singolo che erano solo veicoli per un movimento, un suono, un momento o una data. Invece, Eddie Vedder, Mike McCready, Stone Gossard, Jeff Ament e il (più recente) batterista Matt Cameron hanno trasceso il movimento che hanno capeggiato, diventando pionieri di un rock revisionista. Anzichè mantenere il tono, lo stile e l’energia del primo album, i Pearl Jam hanno cambiato strada, sperimentato e sono cresciuti come musicisti, a volte con l’appoggio della critica, a volte no – e a volte con loro stesso dispiacere. “abbiamo ostinatamente cercato di estendere la nostra creatività, a volte con nostro stesso danno, altre volte in maniera grandiosa”, dice il chitarrista Mike McReady. “vuoi sempre migliorarti come artista e espandere i tuoi orizzonti musicali in qualsiasi modo, registrando qualcosa in maniera originale oppure guardando una canzone da un’angolazione differente anzichè fare la stessa cosa ancora e ancora perchè sarà sicuramente una hit. Questo perchè non sai mai come sarà una canzone di successo. Le band non lo sanno, e neanche le industrie discografiche. Cerchi di migliorarti come artista. Musicalmente, questo suona come una cosa nuova e la nostra produzione ne è un esempio.” Nonostante l’aver ampliato i confini del loro status di rock band, l’assalto della popolarità ha quasi spaccato la band. Voci di uno scioglimento si fecero insistenti a metà degli anni ’90, con la possibilità di un allontanamento di Vedder sempre presente. “ci sono state delle volte in viaggio, in cui lui era su un furgone e noi su un aereo verso il ’95-96”, dice McReady, “quindi abbiamo dovuto metterci attorno ad un tavolo e dire, cazzo, vogliamo ancora essere una band e tu vuoi ancora farne parte?” McReady cita la pressione su Vedder come uno dei principali problemi che la band ha dovuto fronteggiare, ma una vicinanza sia come membri della band che come amici ha permesso ai Pearl Jam di andare avanti a lavorare insieme. “era come esaurito”, dice McReady dello spesso timido frontman dei Pearl Jam. “a volte prendevamo strade separate, la band e lui. Ci sono stati momenti così. Devi solo passarci attraverso. Devi aprire linee di comunicazione. Devi dare voce ai tuoi risentimenti e alle tue preoccupazioni altrimenti ti distruggi”. La band si è ritirata dalle luci dei riflettori, rifiutando di fare video e focalizzandosi su ciò che sembrava secondario in una cultura figlia di MTV: la musica. Sono stati etichettati come anticonformisti, guadagnandosi lodi e critiche, ma questa mossa ha rappresentato una dichiarazione di quelle che sono i propri ideali e suoni caratteristici, dando alla musica una connotazione di realtà. “individualmente siamo simili”, dice McReady della popolarità derivante dal successo dei Pearl Jam. “non andiamo alle feste di Hollywood e non facciamo quel genere di cose. C’è tutto un lato della popolarità che è fatto di cazzate, ma a noi piace semplicemente fare musica. Cerchiamo di ricordarci quando non potevamo farlo o lavoravamo sodo per potercelo permettere.” Le loro scelte hanno avuto conseguenze sia positive che negative, togliendo popolarità alla band ma mantenendone gli ideali intatti. “penso che come band abbiamo fatto un passo indietro in un momento cruciale in cui era tutto così enorme e questo era insostenibile per Eddie”, dice McReady. “in quel momento la band ha detto ok, facciamolo, è quello che abbiamo sempre voluto. Ma se avessimo continuato in quel modo, facendo video e migliaia di interviste, avremmo potuto non sopravvivere e Eddie avrebbe potuto andarsene e avremmo finito per fare solo due dischi”. I Pearl Jam iniziano il loro tour americano a Denver il 1° di Aprile con un’esperienza di oltre dieci anni di collaborazioni e influenze, dai progetti paralleli nati da anni passati in altre realtà come i Mother Love Bone per Gossard e Ament, gli Shadow per McReady e i Bad Radio per Vedder. È questa esperienza in una miriade di progetti paralleli oltre al fatto che i membri della band non si vedono quotidianamente che ha dato loro un senso di longevità e ha permesso ad ognuno di portare molto al tavolo creativo. “è come se fossi responsabile di quelle cose. Devi calarti in un altro ruolo”, dice McReady apprezzando il moento di pausa come una vacanza estiva. “ti da molda sicurezza tornare nella band. È divertente giocare con gli amici per raccogliere idee differenti. Dopo però, quando rientri nei McReady è come tornare a casa.” Riot Act per certi versi non è rappresentativo dei Pearl Jam di ieri e dei loro interessi. I temi princiapli sono ben al di là di quelli che un giudizio affrettato potrebbe immaginare. I loro fan e il loro posto nella musica sono cambiati. “credo che abbiamo perso dei fan negli anni ma auspicabilmente ne abbiamo acquistati altri”, prova a dire McReady. “ma se non fai interviste nel mondo di oggi tendi ad essere dimenticato perchè è una società così attenta ai media e all’ultima novità. Ma rischi anche di perderti in questo processo”. Ma McReady ha anche una certa fede nella musica stessa, citando il successo dei Phish, una band che non conosceva finchè non vide Trey Anastasio su Saturday night Live. Come i Pearl Jamk, i Phish si sono ritagliati un posto lontano dal luccicante mondo di MTV. “li guardo e credo che quei ragazzi stiano facendo molto bene anche se non fanno video o cose del genere. Il genere musicale è completamente diverso ma credo che anche noi siamo in quella nicchia”. Questa radice sociale della musica della vecchia scuola potrebbe essere il motivo per cui MTV non è più interessata al lavoro della band. Infatti, il network si è dichiarato non interessato quando ha ricevuto un video dei Pearl Jam, un cambiamento ironico a quello che era stato l’atteggiamento della band all’arte dei video. “adesso quando mandiamo cose ad MTV loro non le vogliono. Credo si considerino oltre”, dice McReady. Ma questa non è una cosa negativa per i vostri ascoltatori. “è difficile interessarsi”, dice McReady riguardo all’attuale palinsesto di MTV. “alcune cose sono molto orecchiabili. Altre sono versioni sciatte di cose fatte in precedenza. Forse siamo stati accusati anche noi della stessa cosa. Le persone trovano un certo sound e lo trasformano in un prodotto di massa”. Eppure McReady è ottimista circa lo stato del rock, citando gli Strokes o gli ibridi di Rage against the machine e Soundgarden gli Audioslave. Riot Act affronta diversi temi e in un momento storico particolare come questo non ha paura di tuffarsi nelle complessità della politica e dell’avarizia, l’emozione dell’11 settembre o di un concerto in Danimarca che è costato la vita a 9 fans. Sono temi che Vedder sembra scavare dal profondo e presentare in canzoni come LoveBoat Captain e Cropduster. Oppure in Green Disease e Help help dove la politica, l’avidità e il denaro fanno la loro amara comparsa. Eppure Riot Act mostra anche le migliori finezze artistiche dei Pearl Jam. Thumbing My Way, una ballata folk in cui Vedder e la sua chitarra acustica sono al loro meglio, potrebbe essere una delle canzoni più belle della band. Tracce come Can’t Keep, Get Right e Save You aumentano il livello di decibel, in ricordo delle canzoni-inni che Vedder e soci hanno eseguito con precisione per anni. Per McReady i concerti sono un modo per sottolineare e completare quello che la band ha realizzato in studio, e un’occasione per collaborare creativamente sul palco. “è indicativo di quello che ogni membro ha ascoltato nell’ultimo periodo”, spiega McReady. “magari vieni da una fase blues o jazz o punk rock e questo influisce decisamente sul tuo modo di fare musica”. Canzoni come Save You scritta da McReady sono momenti speciali per i chitarristi, come altre canzoni in cui il suo apporto è stato inferiore. “era una specie di riff punk rock che ho provato. È divertente da suonare live e penso che alla gente piaccia. Mi piace Help help, una canzone di Jeff. Faccio un assolo su quella. Una cosa che mi piace di questo disco è che faccio un sacco di assoli”. È un momento interessante per la band, trovatasi nella situazione di 5 componenti che possono scrivere canzoni, al contrario dell’unico songwriter che spesso prende il controllo di tutto. È una comunicazione che spesso catalizza la musica, che motiva ogni membro della band. “Eddie non ha mai cantato meglio, è molto coinvolto. Lo è sempre stato, ma mai come adesso. Adesso spacca veramente”. Il tour nord americano inizia a Denver, ma non è intenzione della band rallentare in questo momento. Oltre alla compilation di B-sides che sarà pubblicata a breve, dopo che la band ha setacciato più di 50 tracce, probabilmente torneranno in studio per registrare un nuovo album, un’altra occasione per McReady per mettere in mostra i propri assoli, così distintivi della produzione dei Pearl Jam. “ogni volta che devo farne uno, impazzisco, perchè è ciò che mi piace fare”. I Pearl
Jam suoneranno al Pepsi Center di Denver martedì 1° aprile.
Lo show inizierà alle 7.30 p.m.
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