Intervista a Jeff Ament dal Post Gazette

 

Intervista a Jeff Ament dal www.post-gazette.com.

Traduzione a cura di Angpo.

 

Il giorno dei pesci d’aprile a Denver è stato ricco d’eventi per I Pearlja, che anno iniziato il loro Riot Act tour con quell henere di azioni che avrebbero potuto portare ad una rivolta di fronte al pubblico sbagliato.
Il cantante Eddie Vedder, che ha appoggiato i verdi nell ultime elezioni, ha colto l’occassione per indossare una maschera di bush e di implarla sull’asta di un microfono mentre cantava Bushleaguer, una canzone che descrive il presidente come “Nato in terza base e convinto invece di aver fatto un triplo” (riferimento al baseball)
I media hanno riportato che i fan avrebbero fischiato e urlato e che dozzine avrebbero abbandonato il concerto per protesta. I pearl Jam hanno replicato dicendo che “E’ possibile che due dozzine se ne siano andate durante i bis, ma non si è notato visto che altri 11.976 applaudivano rumorosamente e si godevano la serata. Dire il contrario semplicemente appariva un titolo migliore.” Il gruppo ha aggiunto che I giornali non hanno riportato che i commenti di Vedder dal palco erano inseriti in un contesto in cui lui parlava di libertà d’espression e che inoltre Vedder voleva riportare a casa i soldati sani e salvi.
Tre settimane e due concerti in Texas dopo, le acque si sono calmate.
“La prima settimana è stata ricca di eventi non propriamente piacevoli, ma il resto del tour invece è stato ricco di eventi positive, “ dice il bassista Jeff Ament. “Cerchiamo di concentrarci sul fare grandi concerti e grande musica. E’ per questo che siamo in tour.”
Il dialogo sulle politiche di Bush e sullo stato del mondo comunque continua tra i membri di questo gruppo così politicamente schietto e tra Vedder ed i fan.
“in momenti come questi tutti dovrebbero parlare e non essere spaventati di avere un’opinione” dice Ament. “e continuare ad essere disponibili con la gente che potrebbe non essere d’accordo con te. Noi veniamo tutti da contesti differenti, ed abbiamo opinioni differenti su questo. Ma penso che Ed ci rappresenti tutti abbastanza bene.”
Dice Ament che guardando il pubblico “occasionalmente vedi qualcuno che ti fissa con su una maglietta di Bush-Cheney, e tutto quello che puoi fare è sorridere e dare tutto l’amore possibile a queste persone, perché non siamo la fori per fare incazzare la gente.”
Certamente i Pearl jam hanno fatto moltissimo per compiacere i propri fan. Il gruppo di Seattle, che ha aiutato a lanciare il movimento giunge all’inizio degli anni ’90, si è evoluto dall’essere un gruppo ultrafamoso di MTV ad un gruppo di rock classico con vendite modeste ed un seguito devoto.
I membri del gruppo sono stati tra I più grandi ambasciatori del rock, aiutando con donazioni di tutti I genere, combattendo ticketmaster sul prezzo dei biglietti e costruendo un ponte tra le generazioni, sia lavorando con Neil Young che facendo I discorsi di introduzione alla Rock and Roll hall of fame.
Il New York Times li ha recentemente chiamati “la quintessenza di un gruppo rork cresciuto.”
“Immagino che dovò leggere il resto dell’articolo per capire qual è il contesto,” dice Ament. “Ma mi sembra una buona cosa. Siamo in un mondo in cui i fan ed il pubblico in generale vogliono vederti comportare da giovani ed in un modo un po’ irresponsabile. Vogliono vedere i titoli dei giornali e vederti comportare come un idiota. La possibilità è che tu venda più dischi. Mi trovo bene nell’essere in un gruppo che forse sta infrangendo alcune di queste regole. Ti fa sentire bene lasciare che sia la musica a parlare e a combattere per le cose in cui crediamo.”
Se è la musica che parla, non lo sta facendo in modo molto rumoroso in questo periodo. Quello che una volta era un feroce quintetto si è accomodato in un suono, in Riot Act, che Rolling Stone ha accuratamente descritto come “stanco di proposito.” Il cambiamento maggiore è stato l’ammorbidimento di Vedder, i cui ruggiti sono stati copiati così tanto da far ammettere ad Ament che i loro primi dischi suonano quasi come una parodia del Giunge.
Confrontando I Pearl Jam del 2003 con il gruppo così rabbioso del 92, Ament dice “penso che c’era un sacco di energia a quei tempi, ed era grandioso. Ma penso che ora c’è la stessa quantità di energia e di capacità musicale. Il che rende tutto più divertente per noi. L’altra cosa è che riusciamo a comunicare l’un l’altro ad un livello emotivo. E’ davvero più divertente suonare in un gruppo dove puoi fidarti di tutti e dove tutti davvero tengono agli altri.”
I contatti con gli altri mebmri del gruppo per Ament risalgono al 1984, quando formò con Stone Gossard e due persone dei Mudhoney il gruppo post punk dei Green river. Dopo che si sciolsero nel 1987, Ament e Gossard andarono nei Mother Love Bone, un gruppo che finì poco più che due anni dopo quando il cantante Andy Wood morì di un’overdose di eroina (cosa che portò al reclutamento di Vedder). Da allora Ament, che ha appena compiuto 40 anni, ha visto la maggior parte dei gruppi della sua vecchia scena, in particolare gli AIC ed i Nirvana, autodistruggersi. A che cosa attribuisce l’istinto di sopravvivenza dei Pearl Jam?
“Quando hai visto abbastanza gente fottersi con la droga o rimanere imprigionata in quello stile di vita e bruciarsi, cominci a capire un po’ il quadro generale,” dice. “Hai visto abbastanza esempi da dire ‘Oh, non voglio finire così.’ Che tutta questa parte prende il sopravvento sulla musica e sulla creatività, e , per me, queste sono sempre state le cose più importanti. Dici ‘se stasera esco e mi riduco male, domani sarò così sfatto da non essere in grado di tenere in mano la chitarra, non sarò in grado di essere creativo.’ Dopo un certo tempo capisci che la vita è troppo breve per sprecare troppi giorni in questo modo.
Anche se le vendite dei Pearl Jam sono calate dagli 11 milioni per l’album di deputto Ten a circa 1 milione per gli ultimi, Ament pensa che il gruppo non isa mai stato così forte come ora.

“Non penso che nessuno di noi voglia tornare ai tempi quando vendevamo 10 milioni di dischi. Era un periodo davvero poco salutare, così caotico,” dice. “CI piacerebbe vendere qualche disco in più. Penso che tu voglia sempre vendere più dischi. L’ultimo disco ci piaceva davvero e pensavamo che avremmo venduto qualche copia in più. Ma quando fai un tour e vengono 10-20.000 persone che cantano ogni canzone dici ‘Wow, non è normale.’ In un certo senso ci sentiamo grandi come e più di sempre.