Intervista a Stone Gossard del 26.04.2003

 

Intervista a Stone Gossard da www.pittsburghlive.com.

Traduzione a cura di Angpo.

 

La stessa natura del processo creativo impone che gli sforzi collaborativi siano soggetti alle varie personalità dei partecipanti.

Più semplicemente, non è facile essere in un gruppo rock, la maggior parte dei quali ha un aspettativa di vita inferiore di un mandato al congresso.

Il che ci porta ai Pearl Jam, queste icone del suono di Seattle – grunge se volete, anche se il termine aveva a mala pena rilevanza nei suoi supposti giorni d’oro – che sono più o meno l’ultimo gruppo rimesto dai tempi delle camice di flanella nei primi anni ’90.

“Non so perché ha funzionato,” dice il chitarrista Stone Gossard, che suonerà oggi col resto del gruppo alla Mellon Arena.

Gossard ed il bassista Jeff Ament crearono i Pearl Jam dalle ceneri dei Mother Love Bone nel 1990, reclutando il chitarrista Mike McCready. Quindi un benzinaio/surfista incise il suo cantato su un nastro che aveva ricevuto dal futuro batterista Jack Irons. Con anche Vedder la filosofia del gruppo era chiaramente delineata.

“Penso a queste cose ogni tanto. E la ragione principale per cui giustifico il modo in cui, per così dire, ci siamo trovati assieme, è perché abbiamo seguito molti dei nostri ideali,” dice. “Tutti volevamo essere in un gruppo in cui tutti potessero partecipare, e volevamo essere in un gruppo che avrebbe continuato a fare buona musica anche se avesse avuto successo. E penso che abbiamo raggiunto qualcuno di questi scopi.”

Mentre ci sono detrattori che pensano che il gruppo abbia galleggiato per anni, L’ultimo album dei Pearl jam, Riot Act, mostra la bad al meglio della propria forma. Pieno di canzoni introspettive (Thumbing My Way Back to Heaven), che ispirano (arc), e cariche di politica (Bushleaguer), l’album è la prova che il gruppo è ancora rilevante ed importante.

E disposto a sorprendere, provoca e causa controversie. Vedder recentemente è stato attaccato per aver impalato la maschera del presidente Bush sull’asta di un microfono durante un concerto a Denver. Alcuni fan se ne sono andati per protesta, più tardi il cantante ha detto che il gruppo appoggia i soldati in Iraq, i quali non hanno nulla a che fare con la politica estera e che “sono laggiù a fare qualcosa che non molti di noi farebbero oggi … li amiamo, li appoggiamo”


Gossard indirettamente fa riferimento agli ostacoli – che vanno dalla disputa con Ticketmaster alla supposta rivalità con un altro gruppo emergente di Seattle, I Nirvana – che il gruppo ha dovuto superare.

“Ci sono sempre difficoltà e controversie” dice, “cose che provocano frizione e che tentano in qualche modo di distruggere l’energia che stai condividendo. Ma devi trovare il modo di superarle.

La maggior parte dei fan comunque sono più interessati dalle scalette e dalla scelta di cover che il gruppo propone ogni sera. Concerti recenti hanno visto il gruppo esegure Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival, Blue Grey Red di Pete Townshend; e persino Vedder eseguire una versione solista di You've Got to Hide Your Love Away dei Beatles.


Gossard fa notare che il gruppo ha a disposizione circa 70 canzoni ogni sera, e che Vedder decide quali suonare giorno per giorno.

“Lo vedi cominciare a scrivere qualcosa nel pomeriggio, sia che ci troviamo in volo sia che stiamo effettuando il sound check” dice Gossard. “Qualche volta 10 minuti prima di salire sul palco. Dipende da: uno, qual è il nostro umore quella sera, e due, da quello che abbiamo suonato la sera precedente… non c’è nessun mistero sul fatto che se non abbiamo suonato Animal o Black una sera probabilmente le suoneremo la sera dopo”

Ad ogni tour, dice Gossard, delle canzoni sono prese dai nuovi lavori ed aggiunte agli elementi fondamentali dei Pearl Jam -"Better Man," "Alive," "Daughter" e "Jeremy" – che sono quasi obbligatori in ogni scaletta.

“Questa è davvero la parte migliore nell’invecchiare insieme e continuare a suonare,” dice. “continui ad accumulare canzoni, e ha sempre queste specie di canzoni “forzate” con cui tutti hanno un legame particolare… anche se sei stufo di queste canzoni, il modo in cui la gente reagisce a loro è così incredibile che non puoi fare a meno di divertirti."


Gossard ha detto vecchi? I membri del gruppo difficilmente si qualificano per l’assistenza sociale (in usa è data solo agli over 65), essendo il batterista Matt Cameron e Ament i più vecchi con 40 anni. Anche in un mondo come quello della musica, che scarica chiunque oltre i 30 ed abbraccia il nuovo, è chiaro che i Pearl jam hanno raggiunto un certo stato, come i REM e gli U2, che rende irrilevante l’età.

“Continuiamo a guardare avanti e sempre più avanti,” dice Gossard. “Ora siamo qui e tutti sembrano felici ed in forma, c’è un livello di comprensione e di amore reciproco nel gruppo maggiore di quanto ci sia mai stato, per quanto riguarda l’accettarsi l’un l’altro. Volgiamo solo continuare così”