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Pearl
Jam: After The Gold Rush
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Grazie per la traduzione ad Angpo. Era il 1994, prima che cominciassi davvero a conoscere il gruppo rock di Seattle chiamato Pearl Jam. Ovviamente avevo sentito il loro materiale precedente e tutti i loro successi radiofonici (Daughter, Even Flow, Jeremy, ecc), ma per me alle loro canzoni mancava qualcosa che ritenevo essenziale alla musica: phat beats (non ho idea di che voglia dire) , puttane e delinquenti, e atteggiamento gangsta. Si, fino a quel momento, avevo trascorso anni della mia vita a voler essere un criminale intrappolato nel corpo di un ragazzino bianco. E si, se la musica conteneva elementi di chitarra (esclusi i RHCP o i RATM) semplicemente non la ascoltavo. Ma per una qualche ragione, quando le mie orecchie hanno sentito Eddie Vedder urlarmi “Spin the black circle!” qualcosa ha risuonato. Non sono sicuro di cosa fosse esattamente, ma sono sicuro che è stato quello che mi ha fatto riapprezzare la musica rock. Probabilmente uno dei più grandi complimenti che si possa fare ai cinque individui che formano i Pearl jam è di chiamarli un gruppo rock, perchè è esempre stata la loro constante. Sia che scrivessero frasi a favore dell’aborto sulle braccia, sia che lottassero contro il gigante dell’industria Ticketmaster, o che partecipassero a raduni in favore di Ralph Nader, l’unica cosa che i Pearl Jam hanno provato a mantenere frema, attraverso la loro musica, è essere gruppo rock.. Anche se, come Jeff Ament, il bassista dei Pearl jam, ha voluto chiarificare, la definizione di “gruppo rock” è piuttosto vaga. “Guardo a gruppi come i Led Zeppelin e a quei dischi,” dice Ament. “non mi stufo mai di quei dischi, continuo a sentirli da 25 anni. E per me loro non erano spaventati dall’idea di fare qualcosa di diverso.” Quella ricerca, di fare qualcosa di diverso e di non lasciarsi sfuggire le possibilità, è stata il credo dei Pearl Jam per parecchi anni. Questo è stato ancora più evidente quando, il maggio scorso, dopo anni di contratto e di dischi fatti uscire con la Epic Records, i Pearl Jam hanno scelto di non rinegoziare il contratto con la compagnia discografica, scegliendo invece di affrontare il mare aperto da soli, per un po’. Commentando la situazione Ament spiega: “sai con la promozione di Riot Act è stato molto chiaro per noi che erano molto più interessati a Tori Amos (che aveva appena frmato), a Good Charlotte… a quel genere di cose. E’ bello essere nella posizione in cui siamo ora. Non abbiamo nulla tranne che tempo e libertà, e ne approfitteremo” Facendo un paragone sportivo, Ament paragona il suo stato attuale a quello di “un atleta davvero buono, la carriera di un atleta va dai 22 ai 35 anni. Io mi sento come se ne avessi 28 o 29, ancora vitale e che è appena diventato proprietario del suo cartellino.” Un elemento
nella loro ricerca di cose sempre diverse è stata la scelta dei
luoghi per il loro tour attuale, che li ha portati in alcuni territori
poco familiari come il First Union Center a Philadelphia (un tutto esaurito
che ha portato più di 15.000 persone) e, il 15 giugno, il FargoDome. One
such “down” occurred in May of 1994, when, backed by the United States
government, Pearl Jam sought to file an anti-trust action against North
America’s largest ticket agency, Ticketmaster, claiming that the company
was monopolizing the marketplace and pressuring promoters not to handle Un’altra
dimensione in cui Ament ha spinto i Pearl Jam –a parte quella musicale-
è stata nel campo delle arti. Contribuendo all’artwork di quasi
tutti gli album, Ament ha raggiunto un nuovo livello con Riot Act, creando
(con l’aiuto di Kelly Gilliam, un amico e fabbro ferraio) le figure
metalliche che adornano una copertina senza testo. Un opera oscura,
concettuale che parla a diversi livelli, Ament spiega che il design
è nato insieme all’album. In segno
di disprezzo, i Pearl Jam decisero di costruire da soli I loro spettacoli,
in modo da avere il controllo completo sui luoghi dove esibirsi e sui
prezzi del biglietto. Ed anche se il piano era stato fatto con le migliori
intenzioni, si rivelò troppo difficoltoso anche per uno dei gruppi
musicali più grandi. “L’abbiamo scoperto facendolo, rendeva le
cose davvero difficili per i nostri fans,” ammette Ament. “Spesso dovevano
andare fuori città. Spesso le strade non erano grandi, i punti
d’accesso scarsi. Penso che la sicurezza non fosse quella che sarebbe
dovuta essere. Arrivammo ad un punto in cui ci chiedemmo:’qual è
la nostra priorità?’. Avevamo espresso la nostra posizione. Dopo
di che, decidemmo che avevamo bisogno di suonare in luoghi sicuri. Forse
lasciando un po’ perdere la parte del preoccuparsi per il monopolio.
La cosa buffa è che allora Ticketmaster era solo un servizio
di biglietteria. Ora è tutto …. Dai diritti sul merchandising,
ai palazzetti, alla gestione dei gruppi. E’ peggio che mai (ride)” “E’
un periodo strano. Molta gente è senza lavoro. Voglio dire ho
molti amici che erano musicisti o che avevano lavori davvero buoni nelle
dotcom e che ora fanno i camerieri. Non possono fare dischi… non possono
fare quello che facevano prima. Penso che ora la gente si senta un po’
abbattuta dopo che le cose erano andate bene per un lungo periodo. Vedi
queste grandi compagnie avere tagli fiscali uno dopo l’altro. Poi leggi
di amministratori delegati che guadagnano 12 milioni di dollari in società
che stanno licenziando. E’ dura vederlo accadere. E sai, questi nuovi
tagli alle tasse… dicono che creeranno nuovi posti di lavoro, ma la
maggior parte dei soldi finisce nelle tasche degli amministratori delegati.
Eddie ha detto qualcosa l’altro giorno. Ha detto:’Sapete mi viene voglia
di dire al nostro pubblico che alzeremo il prezzo delle nostre magliette
a 35 dollari, e che questo aiuterà l’economia perché noi
spenderemo quei soldi. E metteremo tutti i soldi in più che guadagneremo
in questo modo nel mercato e questo creerà nuovi posti di lavoro.’
Secondo me questo è esattamente quello che il taglio delle tasse
è. Una soluzione di breve respiro. Creerà posti di lavoro
per un paio d’anni, fino a quando le società non finiranno i
soldi e dovranno licenziare ancora. Allora la gente resterà di
nuovo senza lavoro…” E, mentre
i Pearl Jam proseguono la loro ricerca per scoprire esattamente cosa
siano (una voce per quelli senza rappresentanza? Leggende del rock che
abbandonano la strada sicura? Un gruppo di cinque persone che fa musica?)
sia Ament che il gruppo non mostrano segni di voler rallentare o prendersi
una pausa. Per
quanto riguarda Ament, sta lavorando col batterista Richard Stuverud,
ed il bassista dei King’s X Dug Pinnick, per un possibile nuovo album
dei three Fish. Su una
nota più personale. Ament, fanatico di Skate board (con l’appoggio
degli altri componenti del gruppo), sta finanziando la costruzione di
un parco per skateboard a Missula, Montana, contribuendo con 50.000
dollari alla sua costruzione.
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