C. Brownstein delle S-K intervista Vedder, The Believer, Giugno 2004


 

C. Brownstein delle S-K intervista Vedder - The Believer - Giugno 2004
[Traduzione a cura di Livia Daughter 1209]

Intervista tratta da The Believer

"Stai cercando te stesso sulla copertina di 'The All Grunge Special Issue' o di qualcos'altro, con poster giganti e tutto il resto. E pensi : "Beh, chi è tutta questa gente?"

Incontrai Eddie Vedder dei Pearl Jam a Seattle nel 1998, davanti ad un club chiamato "The Crocodile Cafe". La mia band (Sleater-Kinney) suonava quella sera e Eddie si avvicinò e stette in fila dietro me e una mia compagna. Si presentò e disse che si sentiva come fosse difianco a Jagger o a Richards.
E' un complimento che una ragazza non riceve spesso.

Non che i suoi commenti abbiamo alimentato il mio ego, o siano stati commensurati con la mia idea di persona, ma erano indicativi di qualcosa, che come più tardi avrei imparato, è intrinseco per Vedder: non è spaventato dall'essere un fan, e la musica è un intero universo per lui.Che stia facendo una cover dei Buzzcocks durante il tour per presentare al suo pubblico qualche band punk che era presente all'inizio, o che suoni la cover dei Clash "You know your rights", imitando molto bene la voce rauca di Joe Strummer, Vedder è desideroso di condividere.
Durante il tour che abbiamo fatto insieme, nel 2003, ho visto musicisti dal genere di Steve Earle ai quello dei Dead Boys Cheetah Chrome suonare al suo fianco. Beh veramente di fronte a lui, visto che spesso si fa da parte per guardare da fan. Anche quando c'è la sua band in scena. Si fa da parte quando Mike McCready suona da solo, rubando sguardi alla folla.
Qualche volta è come se sia più parte del pubblico che il lead singer.
Eravamo tutti sul palco una sera, suonando "Rockin' in the free world" di Neil Young, che è la tipica canzone di chiusura dei loro concerti.
Ci fu una pausa nella canzone. Credo che i batteristi pensassero che i chitarristi continuassero a suonare e vice versa. Ma invece nessuno di noi suonò . Ci fermammo tutti. Per un momento ci fu solo Eddie :"there are a thousand points of light" cantò. Non c'era niente dietro di lui. Fu un goffo e bellissimo momento. Si voltò verso di noi sorridendo come per dire : "What the fuck?" e noi riprendemmo col resto della canzone.
Mi ricodordo, ripensandoci in seguito, che sarebbe in grado di fare tutto da solo, ma so che preferirebbe comunque fare parte di qualcosa di più grande, avere la musica che riempie lo spazio attorno a lui, cos da poter essere un performer e un fan al tempo stesso.
Ed Vedder + Jill McCormick (la sua nuova compagnia) e i loro '(Lost) Dogs' ritratti pochi giorni fa (2004)
E' un'occupazione pericolosa il solo cercare di vivere.

C.B. Domani è il giorno in cui smetti di fumare? Vuoi parlarne?

E.V. Si, vediamo. Beh, è alquanto vergognoso che abbia pensato di doverne parlare con te prima di smettere. Sono ancora al punto in cui credo di poter formulare un pensiero migliore con una fottuta sigaretta in bocca.

C.B. Smetti oggi o domani?

E.V. Beh, domani sarò ipnotizzato, per aiutarmi a smettere. E ho anche intenzione di chiederle se puo' metterci dentro qualcosa per scrivere canzoni migliori. Sai, migliori bridges per le canzoni.

C.B. ( Ride )

E.V. Vedremo... quando ci penso, ho tante di quelle cose che vorrei migliorare col subconscio.

C.B. Lei ti ipnotizza e poi ti dice cosa fare per smettere di fumare e per scrivere migliori canzoni? è questo il processo?

E.V. Sai, ho solo intenzione di attraversare la cosa in modo aperto.
E credo di essere piuttosto malleabile. Penso che mi parleranno del fumo o di scrivere meglio. So solo che voglio smettere di fumare. Sai, è come se fossi andato sulla cima di una montagna e stessi guardando qualcosa di bello, qualche paesaggio immenso, e ci fosse l'aria più pulita del pianeta. E dopo mi accendo una sigaretta e dico : "Ahh, che bel momento per fumare!" E' qualcosa di cattivo, e voglio poter contrlollarlo.

C.B. Quando suoni senti di essere un fumatore in termini di cantare o saltare sul palco?

E.V. No. Questo è il problema. Non ha intaccato nessuno di questi punti. Fumo da quando Kurt è morto comunque.

C.B. Hai iniziato a fumare allora?

E.V. Quel fatto mi ha creato alcune nevrosi che dovevo calmare in qualche modo.

C.B. La tua band e la tua comunità musicale hanno sofferto numerose perdite nel corso degli anni, dagli eventi di Roskilde alla morte di amici. Non credi che sia un'occupazione pericolosa fare il musicista?

E.V. Insieme a quelli che non ci sono più. Includo nella stessa lista di perdite anche le relazioni. E' triste ed è dura. Ma è così anche per quelli impiegati nel lavoro del commercio che devono viaggiare, e per quelli nell'esercito. E' così per la maggior parte della gente. Credo. E' un'occupazione pericolosa il solo cercare di vivere. Non c'è altro da fare che andare avanti. Tutto si trova in un costante stato di cambiamento, cos' la sfida è accettarlo e conviverci. Quella frase di Howard Zinn riassume il concetto : "Non puoi essere neutrale sopra un treno in movimento".

II. Non capisco come si possa dire ad un qualsiasi tipo di artista che non vuoi le sue idee personali messe in gioco

C.B. Non per trattare necessariamente di politica , ma volevo chidereti del vostro ultimo tour. A Denver, un commento su Bush ha scatenato una risposta piuttosto negativa dal pubblico. |Durante la performance della canzone Bushleaguer, Vedder che indossava una maschera da George W.Bush, se la tolse e la mise in cima all'asta del microfono. Dopo continuò a cantare la canzone alla maschera. Dopodichè, gli ci volle un momento per condividere i suoi sentimenti riguardo il nostro presidente con la folla.| Quando è difficile per te dare voce al dissenso?

E.V. Beh, veramente quello era proprio il nostro tour, no? Voi c'eravate.

C.B. Si, ero con te e l'ho sentito. Non avete un pubblico ristretto, e quando esprimi un dissenso o un'opinione, è ascoltata da più di 10000 persone.

E.V. Beh, dobbiamo chiarire che quella prima notte a Denver, quando è successo, noi non abbiamo sentito nulla di negativo. E credo di aver parlato con voi il giorno successivo quando siamo rimasti molto shockati da alcune recensioni che arrivavano. "Dissensi tra la folla in risposta a commenti anti-bush durante uno show dei Pearl Jam".
E, sai, quando ve l'ho fatto vedere, anche voi non vi eravate accorti di nulla.

C.B. No. In termini del pubblico che voleva andarsene e se questo intacca il loro amore per voi o per la musica, che non è vero. Penso che quando di politica scenda un certo silenzio tra la folla perchè vogliono davvero sentire quel che dici. E credo che a Denver ci fosse qualche persona che forse non era d'accordo con te, ma non credo che per questo se ne siano andate.

E.V. Beh, è quello che ho pensato anche io. Quello che ho pensato è che sartebbe molto interessante approfondire, osservare l'effeto che recensioni improprie o irresponsabili, hanno sulle idee della gente. Questo ha mosso le radio della destra conservativa e qualsiasi altra cosa nei nastri della CNN e di FOX News. Questa è la parte spaventosa. Sai, un paio di membri della band hanno mogli, casee un piao di bambini e vivono in zone normali, e non è molto sicuro. E poi sentenodo quelle storie impossibili, per esempio le Dixie Chicks, le loro case bersagli di atti vandalici e i loro genitori minacciati.

C.B. Ci sono molti modi per deviare la verità. E adesso in retrospettiva, essendo alla conoscenza della mancanza di armi di distruzione di massa, sembra che i media siano daccordo a non fare mai le giuste domande a questa amministrazione, per non sfidarle mai. Credo che gli occhi della gente si stiano aprendo e vedano molto di queste cose adesso.

E.V. Mi ricordo quando questo era un grande evento nei nostri primi show. Nel soundcheck voi stavate provando "Fortunate Son" e io e Jeff stavamo seduti dietro e sorridevamo, perchè l'avevamo suonata in Australia. E ad un certo punto iniziammo a suonarla insieme. E alla fine sembrò vera solidarietà, non si sa bene per cosa. Avevamo le nostre convinzioni, e non importava per cosa il pubblico avesse pagato per vedere, o ciò a cui fossero aperti, solo suonare quella canzone e stare in piedi alla fine di Rocking in the free world e stringere la mano di Corin (Tucker).

C.B. Si, sono daccordo. Ovviamente con un pubblico largo quanto il vostro non è possibile che tutti siano d'accordo con te e con le tue idee politiche. Ti da mai fastidio? Perchè per altre band è molto alienante.

E.V. Si, credo che la cosa più frustrante sia che non sai quanti. Qualche volta riceverò lettere o qualcosa. Mi piace vedere le due facce di tutto, e riceverò qualcosa di cattivo come "Chiudi quella cazzo di bocca e suona la tua chitarra".

C.B. Giusto.

E.V. Ed è una cosa che proprio non capisco. E' come se Kurt Vonnegut, o qualche altra persona la cui arte è da me molto apprezzata, esprimesse i suoi punti di vista, che io sia daccordo o meno, credo che sarei comunque curioso di sentire quel che dice e imparare. Ho tutti i diritti per non essere daccordo. Ma solo per dire "Non dovrebbe farlo" oppure "Questo mi tratterrà da leggere i suoi libri." Io non ho niente a che fare con questo. Non capisco come si possa dire ad un qualsiasi tipo di artista che non vuoi le sue idee personali messe in gioco. Tutte le volte che penso al rock'n'roll come ad un'arte, so che Mark Arm sta suonando da qualche parte. Ed è un bene, perchè è un buon barometro. Credo solo che sia qualcosa che, per le persone delle quali ho sempre apprezzato la musica e il lavoro, parte e partita. Beh io quindi sono dalla parte opposta. Voglio sentire quel genere di cose, specialmente se hanno lavorato duro per prepararsi l'argomento.

III. "Questa amministrazione ha reso il nostro paese responsabile nei confronti del mondo."


C.B. Pensi che la musica abbia la capacità di essere politica, di divulgare movimenti politici, o di far stare la gente insieme?

E.V. Sì, sai, ho parlato con qualcuno che faceva musica negli anni '60, e loro sentivano che perfino allora questo non producesse niente di buono, e che alla fine soltanto i sacchi di corpi provenienti dal Vietnam fermavano questa cosa (la guerra ndt). E Walter Cornkite, essendo stato al tempo una specie di padre adottivo per la nostra nazione, ad un certo punto disse che quello che stavamo facendo era sbagliato. Questo tenne un po' più sotto controllo i movimenti pacifisti.
Che io sia daccordo o meno, non so, ma credo sia interessante.
Sono sempre shockato dal numero di votanti, e dal fatto che Bush sia stato eletto da meno di un quarto degli aventi diritto al voto. E' una percentuale molto ridotta delle persone che erano daccordo a votarlo e a metterlo nel suo ufficio come presidente. E anche questo, cosa pensavano quelle persone? E io non so se quella gente è così ignorante da pensare che Bush Jr. - un viziato ragazzo da college, che passa la sua vita a fare affari, che fallisce nel business, a cui viene risparmiato ogni grave errore che fa nell'amministrazione, e che riceve gli incarichi grazie al suo cognome - quante persone hanno pensato che potesse essere ritenuto un lavoratore, o qualcuno a cui sedersi a fianco per bere una birra? Non lo capisco. Se pensi a tutta la gente che non va a votare...
Potrebbe essere il potere della musica. Non so cosa potrebbe spingere le persone a votare.

C.B. Nell'attuale stato dell'industria musicale, ci sono alcune band punk e indie che non sono mainstream e che non passano su MTV. Per la maggior parte queste bands non sono coinvolte in politica.

E.V. Credo che stia prendendo piede una cosa, si chiama punkvoter.com, e insieme a Move-on.org è una cosa piuttosto interessante. Del genere Rock Against Bush. Spiegano alle persone cosa possono fare concretamente.

C.B. E' come Bands Against Bush?

E.V. Si, una specie. Quello che è chiaro è che stanno facendo veramente qualcosa di concreto. Sai, devi fare circa questo, dì "Abbiamo davvero intenzione di avere a che fare con questa cosa stasera, in un modo o in un altro."

C.B. Penso che, comunque in parte, debbano predicare al vento, quando si ha un po' di persone che spiegano gli ovvi motivi del perchè sono contro Bush. C'è qualcosa da dire sul riuscire a fare vermante qualcosa di concreto e farlo dovunque tu ti trovi. Qualche volta ad un nostro concerti dirò qualcosa e realizzerò "Oh, OK, tutti applaudiscono, beh è stato facile."

E.V. Sì. Bisogna entrare in un contesto dove non stai necessariamente predicando al vento. Ma credo che se stai predicando al vento, come hai detto, bisogna assicurasi che la gente che vuole Bush fuori dal suo ufficio vada davvero a votare e non stia solo ad applaudire al tuo show.

IV. "Se 'c'è stato un esame, è stato l'affrontare la lotta contro la Ticketmaster"

C.B. Penso, che qualche artista non si senta di prendere una posizione politca per paura di essere classificato come attore-politico o musicista-politico. Succede questo quando la tua arte non può più esistere da sola ed essere multisfaccettata. Sembra che la gente per questo motivo abbia paura di arrischiarsi verso una strada di attivismo politico, specialmente sapendo come i media iniziano a rappresentarti.

E.V. Questo era parte integrante della conversazione che ho avuto con la band al tempo in cui ci stava accadendo. Perchè dopo esserci rivolti alla Bible Belt, siamo andati su in New Jersey e abbiamo pensato "Ok, ora possiamo anche parlare un po' più liberamente."

C.B. Esatto. Oppure suonare Bushleaguer di nuovo.

E.V. E quando l'abbiamo fatto, si è scatenata la peggior reazione che abbiamo mai ricevuto, credo.

C.B. Ah si, quello show ad Hershey in Pennsylvania.

E.V. Credo che dopo quello show, ci fosse un imponente gruppo di persone che cantava "U.S.A.", penso che ci fosse un po di distacco alla fine della canzone di Bush in quel momento. A quel punto, stavamo parlando del fatto di essere davvero coinvolti, e del fatto di condividere le stesse idee. Ma poi ci ricordammo di come abbiamo affrontato un tour dopo la battaglia contro la Ticktmaster e dopo è diventato una specie di "Ticketmaster tour".
Tutto ciò di cui la gente parlava, e si leggeva nelle recensioni, è stato l'affrontare la lotta contro la Ticketmaster, e non solo l'abbiamo affrontata, ma l'abbiamo anche persa. Perchè doveva esserci un vincitore e un vinto. E' come se ci avesse allontanato dalla musica. E ci è sembrato, egoisticamente, che stessimo giocando bene e lavorando duro, ma non era quello che doveva riguardarci. Riguardava qualcos'altro.

V. Sono sempre stato grato di essere stato accettato

C.B. Per quanti anni da quando avete iniziato avete rilasciato interviste ai media?

E.V. Beh, penso che sia cambiato tutto dal nostro secondo disco. Credo che abbiamo tagliato definitivamente con i media, ma poi abbiamo fatto qualcosa comunque. E' successo quando tutto ha iniziato a sembrare strano, quando capisci il processo, almeno per quanto ci riguarda. Era una strana sensazione, come essere co-optati, ed essere considerati solo un prodotto. Stai cercando te stesso sulla copertina di 'The All Grunge Special Issue' o di qualcos'altro, con poster giganti e tutto il resto. E pensi : "Beh, chi è tutta questa gente? La conosco?" E non che tu sia turbato ma pensi, "Veniamo pure pagati per questo?"E' proprio la fuori. E l'unica cosa spaventosa è il sentirsi super-esposti. Io sono superesposto.

C.B. E forse non sai più neanche chi sei. Ti capita mai di sfogliare un giornale, vedere la tua faccia e pensare "ma questo non sono io"?

E.V. Beh allora era così. Oppure andare ad una festa di Halloween e trovare qualcuno che ha tagliato il poster gigante per farci una maschera.

(ridono)

C.B. E' successo?

E.V. Si, si. Pensava che sarebbe stato divertente. Ma ero troppo sensibile al tempo. Cioè normalmente sarebbe stato divertente ma non in quelle circostanze. Era difficile mantenere un certo senso dell'umorismo. Credo che ci sia una frase in 'Morte di un commesso viaggiatore' :"Non puoi mangiare l'arancia e lasciarmi la buccia".
E c'erano anche discussioni ideologiche che erano saltate fuori con la televisione musicale dove avevano progetti e facevano le cose in una certa maniera, ma io non volevo farle in quella maniera. Così se avevi l'intenzione di dire no a qualche persona, alla fine ti trovi costretto a dire di no a tutti.

C.B. Avevate idea di che musica stavate suonando prima che venisse etichettata come grunge? Credo che ora ci siano così tanti generi di musica: ci sono molti più compartimenti. E allora questa etichetta "grunge" è stata data al suono delle band di Seattle. Com'è ritrovarsi
a suonare un genere di musica classificato da altri, invece di dare un nome alla propria musica da soli?

E.V. Mi sentivo comunque al riparo, perchè avevamo il nostro linguaggio musicale e funzionava bene. Stone e Jeff suonavano insieme già da tempo, e ci stavamo integrando in questa nuova relazione, e lo stavamo facendo in un modo, secondo me diverso. Era come se fosse davvero il nostro modo. E allora, prima di essere stati messi insieme a tutte le altre band, per la provenineza da uno stesso punto geografico, ascoltavo gli Who e leggevo articoli su di loro e sulla scena moderna. Questo quando avevo 15 anni e pensavo "Oh dio, se solo potessi esserne parte!". Non sarebbe stato grande essere in una band che avesse la possibilità di crescere in un tale ambiente? Al quel tempo ero a San Diego, e c'era qualcosa che si stava muovendo ma non si trattava di una comunità estesa. Veniva tutto assorbito da Los Angeles. Una comunità di gente così calma non si sarebbe sprecata in un concerto rock. Così sono finito in qualche modo in una situazione dove c'era una comunità, e dove c'era un po' di movimento, musicale comunque.
C'era qualche band davvero forte, e quando l'attenzione era fiorente, era fantastico.
E dato che io ero sempre stato considerato un trapiantato, da quando ho iniziato ad essere accettato, sono sempre stato orgoglioso di venire da qui. E amo ancora Seattle, questa zona e queste persone. Amo davvero Seattle e il Northwest. Sono sempre stato grato di essere stato accettato e ne sono molto orgoglioso.
Mi ricordo che ad un certo punto ho pensato "Dio, ok.". Leggevo articoli sugli Who, e pensavo spesso a questa e a quell'era di musica e pensavo "Wow, ci sono dentro adesso -- questo è molto eccitante".


C.B. Allora ti sei sopostato a Seattle prima di Ten?

E.V. Si, credo fosse tra settembre/ottobre, nel tardo 1990 comunque.
I Mother Love Bone se ne erano andati dopo il loro secondo disco, quando persero Andy comunque. Se andò per via dell'eroina.Credo che fossero pronti per andare avanti con qualcosa d'altro.
La perdita di Andy aveva dato loro molta energia. Avevano una band e da un giorno all'altro si sono ritrovati senza, così avevano bisogno di ricominciare da capo con un'altra.

C.B. Giusto. Ti hanno chiamato per un'audizione oppure eravate amici e tu hai detto "canto io"?

E.V. Esatto!

(ridono)

E.V. Avevo mandato loro un nastro attraverso Jack Irons. Loro avevano detto "Se conosci qualche cantante...". Era solo un nastro casuale che avevo fatto mandare a Seattle. Loro avevano fatto un po' di pezzi strumentali, credo incisi con Matt Cameron. Penso che più di metà di questi finirono su "Temple of the Dog" e quelli scritti da me sui nostri dischi.

C.B. Qual è la prima canzone che hai scritto per i Pearl Jam della quale ti sei sentito molto orgoglioso?

E.V. Penso la prima sul quel nastro, c'erano 3 canzoni su quel nastro.
Alive era una di quelle. Black anche e pure Once. Sono uguali ad allora. E sono piuttosto belle. Abbiamo registrato molto, ci esercitammo per una settimana e registrammo tutto l'ultimo giorno.
Credo di essere tornato a casa con un nastro di 11 canzoni, e molte di quelle sono su Ten. E di nuovo, sembrava che molte cose a cui avevo partecipato prima fossero derivate ed eccessivamente derivate, e invece questa aveva una sua linea.

VI. Ho iniziato con i Jackson Five... sono cresciuto in una specie di gruppo-familiare


C.B. Io e te abbiamo giocato a scarabeo un paio di volte durante il tour, e ho notato che sei una delle persone meno competitive con le quali abbia mai giocato. Avrebbe potuto essere solo il vino, ma ci sono aree in cui sei competitivo?

E.V. Certamente non in campo musicale. La compettizione fa bene, se presa in dosi giuste. Quando qualcuno si fa troppo impudente nella vittoria, può rovinare l'aspetto positivo. Allora questo qualcuno deve essere distrutto. (sorride). Giustizia deve essere fatta. Il problema è che qualche volta tocca a me.

C.B. Vedi mai certe band promettenti che vengono elogiate e speri che spariscano?

E.V. No. Non sempre se è una band che mi piace spero che sopravviva. E ammetto che se è musica scadente, spero che non ce la facciano e che vadano via. Semplicemente perchè ci sono fin troppe grandi band che dovrebbero essere ascoltate.


C.B. Suonavi in una band alle superiori? Quand'è stata la prima volta che hai suonato in pubblico?

E.V. Mi ricordo qualche specie di festa di quartiere a San Diego. Avevo un paio di piccole band, eravamo 5 ragazzi che lavorano tutti alla drogheria. Non era un granchè comunque perchè ad uno piacevano i Cars, ad un altro gli Eagles e a me gli Who. Oddio...

C.B. Non si può fare Eagles-Cars-Who!

E.V. No, era terribile.Era proprio terribile.

C.B. Così il batterista cantava, e avevate un tastieriesta?

E.V. Si, a cui piacevano gli Styx.

C.B. Sul serio?

E.V. Davvero. Ma bisogna attraversare queste situazioni.

C.B. Vero. Ti ricordi la prima volta che hai ascoltato la tua voce registrata?

E.V. Beh, probabilmente fin da quando ero piccolo. Mi piacevano molto registratori e cose simili. Così scrivevo canzoni, e mi ricordo che le scrivevo anche quando ero molto piccolo.
Scrivevo delle frasi e delle frecce sopra, 2 frecce se dovevo andare molto in alto. Questo quando avevo 7 o 8 anni. Mio padre morì di sclerosi multipla, e io non lo conobbi se non dopo la sua morte. Credo che fosse un musicista, magari quindi si tratta di genetica, era un lounge singer.

C.B. Davvero?

E.V. Si, suonava con la tazza appoggiata sul piano. Cose del genere.

C.B.Hai mai ascoltato qualcosa registrato da lui?

E.V. Si, ho un nastro.Cè una canzone del genere di Gordon Lightfoot. Lo stesso tipo di voce di Gordon Lightfoot. Poi c'è n'è un'altra che ha scritto dove c'è il mio nome dentro. E' bello sentirlo.

C.B. Quando sei nato era lui c'era? O i tuoi genitori avevano divroziato?

E.V. Credo che lo fosse. Per un paio di anni, però non me ne ricordo. E poi si sono separati e mia madre si è risposata. E dopo lui non è stato più nominato.

C.B. è una cosa piuttosto intensa...

E.V. Ed è anche stato interessante. Perchè io avevo 3 fratelli minori, e i nostri genitori non volevano che ci sentissimo diversi. E infatti funzionò: intendo, eravmo molto vicini.

C.B. Hai mai suonato con i tuoi fratelli in qualche riunione di famiglia?

E.V. Si, abbiamo suonato una canzone a mia madre per il suo sessantesimo compleanno. Abbiamo suonato "Long may you run"e "Let my love open the door". E' stato fantastico.

C.B. Adoro quella canzone di Pete Townshend. Che tipo di musica hai ascoltati durante la tua crescita? Chi ti ha ispirato?

E.V. Beh, ho iniziato con i Jackson Five, una specie di gruppo familiare, dove c'erano fratelli neri e sorelle irlandesi, e c'erano le basi in quella musica. Erano i tardi anni '60 e i primi '70 e giravano tanti dischi della Motown. Ero a Chicago. Sly and the Family Stone, c'era tanto della Motown .
Anche Stevie Wonder. E poi c'erano i Jackson Five nei quali potevo identificarmi perchè erano bambini. Così da li mi sono spostato alle musiche di The Last Waltz. C'era Bob Dylan, Neil Young, Ron Wood, Muddy Waters e Van Morrison. Questa gente è stata ingranata nella mia testa, e li amavo. E poi rubavo i dischi a mio zio, e lui me lo lasciava fare. Chiamava solo mia madre e le diceva :"E' li che si trova il disco?". E lei diceva:"Si.". Era bello quando avevo 7 - 8 anni, potevo ascoltare Woodstock e metter su Country Joe e i Fish con i miei amici.

C.B. Per caso eri inserito nella scena punk californiana? Quando parli di feste di quartiere, è indicativo della tua scena? Oppure eri tra gli skaters o i surfisti?

E.V. Sai, non c'era nessuna scena. Ero solo in una specie di periferia, e l'onda non sono arrivate fin li. E penso che un'altra cosa è che i miei genitori si sono separati quando ero un teen ager e io avevo un lavoro.Non potevo tenere un taglio alla moicana. C'era un ragazzo nella mia scuola che era il genere di ragazzo ribelle-punk-rock, e lui aveva quel look. L'unica cosa che potevo fare era indossare la mia camicia alla moda o la mia maglietta dei Pil. Ma dovevo lavorare alla drogheriae fare lavori di costruzione e via dicendo. Si, avevo l'età giusta per questo.
Perfino Thurston Moore mi ha chiesto la stessa cosa. Ha commentato :"Dio, ma eri pronto per quello". E io ho risposto "Si, me lo sono perso".

C.B. Succedeva intorno a te.

E.V. Sai, io avrei voluto esserne parte. Sarebbe stato grandioso e probabilmente mi avrebbe cambiato musicalmente, un po'. La cosa più eccitante da fare quando ero la era andare a vedere il Dance Craze di mezzanotte. Mi fa venire in mente quell'orda di ragazzini, che probabilmente ora comprerebbero la loro musica via internet. Credo che Jeff Ament fosse nelle stesse condizioni, lui ordinava musica dai cataloghi. E' cresciuto in una città davvero piccola. Devi scoprirlo da sola. Non esisteva praticamente nessuna scena ed ti sentivi un po' ostracizzato, o non frequentavi la gente giusta. Dio, che tempi.

VII. E' con la fiducia del pubblico che possiamo andare avanti


C.B. E' un tentativo di rendere la musica piu accessibile l'idea che c'è dietro tutti i bootlegs che avete fatto uscire? Oppure è più una risposta per contenere l'ammontare dei bootlegs illegalio dei dowload?

E.V. Si, un po' tutti e due. Prima ho detto che mi interessavo molto di registratori. Lavoravo in quel drugstore. Lavoravo la quando è uscito il primo registratore-walkman . Mi intrufolavo con il mio ai concerti e registravo lo show per me stesso. Non ho mai fatto copie o altro. Mi piaceva tantissimo. Mi piaceva l'idea di aver la possibilità di rivivere l'esperienza. Proviene tantissima energia dai concerti, specialmente da quelli buoni, che sono molto movimentati. E quell'energia, non ha importanza quanto lo show sia stato grande, si disperde nel giro di due setimane o un mese. E questo era il mio modo per riportarmi la in quel grande spazio. La prima volta che ho visto gli Who è stato nel 1980. Avevo circa 15 anni; Per la prima metà dello show, non ero in grado di accettare il fatto che quei 4 ragazzi stavano li nello stesso posto. A quel punto, il modo in cui ho pensato alla geografia e al modo in cui ero stato educato, ero spaventato dal resto del mondo. Non avrei mai pensato di viaggiare. Non era parte della mia educazione. Londra poteva benissimo essere Marte, sai?

C.B. Esatto.

E.V. E poi sono arrivati gli dei del rock e ci hanno benedetti. Davvero, l'eccitazione di vederli per la prima volta. Fare un buon nastro di uno show non è un'impresa facile. Inevitabilmente c'è qualcuno che urla di fianco a te o che discute con la fidanzata vicino a te.
Anche la gente ch è venuta con te continua a parlare nel microfono. E tu pensi "Oh dio, so che questo è solo uno show, ma lo ascolterò 350 volte!".

C.B. Già, ed è interessante anche quando penso alla gente che si porta dietro una loro equipment per la registrazione. Posso capire il ragionamento che c'è dietro ma il suono è orribile. Mi ricordo quando ero una teenager, lo facevo anche io a Seattle, registravo i concerti e li ascoltavo in continuazione. Non erano per niente precisi, erano solo statici.

E.V. Si, cioè dovevi proprio ascoltarli in cuffia e chiudere gli occhi. Le tue orecchie dovevano fare il lavoro e allore ne avresti tratto qualcosa.

C.B. E' molto catturare l'esperienza e avere un documento che dice che tu eri la. Dopo che siamo stati in tour insieme avevo qualche bootleg. Ero curiosa di sentire lo show più sfumato e cogliere qualcosa che non avevo percepito la prima volta, o perfino avere le tue battute sul nastro, è interessante. E credo che per i vostri fans sia una cosa che li fa sentire speciali. Hanno la possibilità di sperimentare qualunque show loro desiderino, che ci siano o non ci siano stati.
Sembra essere una delle tante cose che fate per avere una connessione piu diretta con i fans, cosa molte altre band non fanno. A me sembra che non aver ricominciato a fare intereviste abbia creato un avvicinamento ai fan. C'era una connessione che poteva esserci solo tra voi e loro. Non avrebbero letto niente di voi e neanche un intervista. Non avrebbero visto un video su MTV. Improvvisamente l'esperienza è diventata solo live, che è unica.

E.V. Beh, abbiamo sicuramente ridotto il nostro pubblico di un bel po', specialmente il pubblico che compra i dischi, fino al punto in cui siamo riusciti in un perfetto atto di sabottaggio.

C.B. Ti ricordi quando hai deciso, come dicevi prima, di dire no ai media e a Mtv? Ti hanno criticato queste istituzioni? E sei mai stato criticato dalla tua etichetta e dal tuo manager?

E.V. Credo che quello che succede quando qualcosa ha successo, poi la gente ha fiducia in te in certi modi per cui la fiducia ti viene revocata. Non credo si tratti di ego, ma stai pensando e stai dicendo che eravamo un prodotto di successo. E questo decisamente sfida ciò che vediamo mentre suoniamo e riceviamo reazioni da una folla che non credo si ricevano normalmente. Credo che qualcosa di davvero speciale stesse accedendo. E poi era un insulto, sai ovviamente c'è di mezzo il marketing e anche l'esposizione di Mtv, e tutto il resto. Ma una volta che ci sei dentro non ha niente a fare con te. Vuoi il potere per essere nella musica, e i soldi per raggiungere la musica e la connessione con la gente che va agli show. Vuoi lottare contro questo e dici "OK, non siamo solo una saponetta con una confezione creata da voi che ora vende copie e vi sta facendo guadagnare un casino di soldi." Capisci quello che dico? C'è molto che succede qui, e questo è tutto, non credo ce la facciano, o che ce l'abbiano fatta o che dicano di avercela fatta.

C.B. In qualche modo avete dimostrato che questo era vero. La connessione alla musica tra il vostro successo e i fan non dipende dai media. L'avete mantenuta nonostante non facciate video, i vostri pezzi non siano passati su radio mainstream, e non una pioggia di interviste in concomitanza con l'uscita degli album, un seguito proprio devoto. Sembra che abbiate preso una strada di pensiero sulla musica, un'ideologia che i fan condividono. Andando ai vostri concerti e vedendo i vostri fan ho capito che a nessuno la importa di Mtv.
Fanno sembrare tutte quelle cose futili.

E.V. E' con la fiducia del pubblico che possiamo andare avanti. Non avremmo potuto fare nulla senza di loro. E credo sia successo anche prima. Forse anche ai Monkees. Sai, i Monkees volevano suonare sul loro proprio disco e volevano suonare le loro canzoni e nessuno ha mai sentito quel disco. Penso che diverse band l'abbiano fatto o abbiano provato a farlo prima, ma credo che siamo stati solo fortunati.

C.B. Pensi che ne sia valsa la pena? Hai barattato un massiccio ammontare di soldi e la celebrità in senso piu ampio, per ottenere controllo sulla tua arte.

E.V. Beh, la cosa positiva dei soldi è che puoi farci cose buone. Credo che ci sia ancora qualcosa che deve essere fatto e dobbiamo guadagnare più soldi per la pena di morte, per esempio il caso di West Menphis Three, possiamo trovare un modo per fare qualcosa. E' più difficile che firmare un assegno, ma si può ancora uscire e fare qualcosa.