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Rolling
Stone intervista Eddie Vedder (versione originale)
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Rolling Stone intervista Eddie Vedder (versione originale) 7 maggio 2003, traduzione a cura di Aries.
Mi puoi descrivere esattamente cosa hai fatto con la maschera di George Bush e il palo del microfono durante "Bu$hleaguer" a Denver:: Era
il primo concerto del tour. Sono uscito con la maschera e ho fatto una
danza, un pò di "moonwalk", in modo che il pubblico
vedesse George Bush muoversi con ritmo, liberamente. Non posso cantare
con la maschera, quindi, me la tolgo, levo il microfono dal palo e appoggio
la maschera sul palo. Devo farlo con delicatezza, perché la maschera
deve essere rivolta in avanti. Quindi, canto la canzone guardando la
maschera. Per qualche motivo questo gesto è stato interpretato
come un "impalamento". Qualcuno se n'è andato per protesta durante la danza di Bush::: Ho visto
che il pubblico si divertiva. Non ho sentito fischi. Hanno scritto che
dozzine di fan se ne sono andati, su 11.000, perché sconvolti
dalla maschera di gomma. Avrebbero anche potuto scrivere che 10.900
si sono divertiti. Ti fa arrabbiare essere demonizzato per il fatto che hai i soldi ed esprimi comunque un opinione?:: Insinuano che sei un privilegiato e, per questo motivo, non hai il diritto di esprimere le tue opinioni. Ma chi è più privilegiato del figlio del Presidente? Durante la campagna elettorale del 2000 qualcuno chiese a Bush, "Qual è la sua canzone preferita?" e lui rispose "John Fogerty, quella canzone, Fammi entrare, allenatore, sono pronto per giocare [centrocampo] Sono io, mi piace" Stavo guardando la tv, mi veniva voglia di lanciare una bottiglia contro lo schermo: "FIGLIO di puttana, hai mai sentito "Fortunate Son"?" Cosa rappresenta per te ora uno show dei Pearl Jam - intrattenimento, un pulpito, uno sfogo? Il prezzo del biglietto include automaticamente l'ascolto delle tue opinioni politiche? Prima
di tutto è uno sfogo, per tutti. Lo è per noi e lo diventa
per gli altri. Potremmo anche non dire niente. Le nostre canzoni non
sono certo Shakespeare, ma parlano di tante cose. Sono fortunato ad
avere una batteria dietro di me, una chitarra dal suono potente nelle
mie mani e un grande microfono (grazie a Luca No Code e a Jeremy69 -
n.d.l.) per la mia voce che mi permettono di tirare fuori tutto. Non parlavi tanto durante i primi show dei Pearl Jam, nel 1991 e nel 1992. Eri più che altro occupato a lanciarti sulla folla dalle impalcature. Prima dei Pearl Jam, quando andavo ai concerti, mi guardavo attorno, ad esempio al Metro a Chicago, e mi chiedevo "Chissà se ci si può arrampicare su quelle decorazioni attorno al palco?" così quando abbiamo poi suonato lì, è stato un pò come volerlo scoprire. Era anche un modo per aumentare l'energia. Al termine del concerto, la gente pensava che ero veramente pazzo, che avevano visto qualcosa a metà tra la vita e la morte Ma eri pazzo in definitiva? Mi sentivo invincibile, come se non avessi niente da perdere. Mi occupavo di musica dall'adolescenza ed era entusiasmante avere un pubblico. Era come uscire fuori da un angolo e mostrare agli altri qualcosa: forse troppa energia. Ho imparato a dare una dignità a questa esperienza. A un certo punto, non ho voluto essere più il ragazzo che si lanciava, lo scoiattolo volante Qual è stato il primo concerto rock che hai visto? Andai
con mio zio: Springsteen all'Auditorium Theatre (Chicago '77) nell'ultima
fila. Era un sedile di plastica con la paglia da fuori. Pensai che era
stata la più grande esperienza della mia vita. Fu veramente un
concerto lunghissimo, ma non me ne volevo andare. Quando le luci si
accesero, alcune persone erano ancora lì e io pensavo "Potrebbe
uscire di nuovo, no? Sarebbe fantastico se suonasse solo per queste
quindici persone?" Rimasi lì ad aspettare per una mezz'ora. Eppure all'apice del successo dei Pearl Jam, alla metà degli anni '90, sei stato definito come l'archetipo della rock star piagnucolona: "non mi piace questo, non farò quest'altro." In un'intervista recente, Jeff ha detto che ai tempi di No Code pensava di lasciare la band, perchè in qualche modo era diventata "la band di Ed" Sì,
l'ho sentito. Non vivevo la cosa in questo modo, ma questo è
tipico delle persone ossessionate dal controllo. {ride}. Cercavo solo
di fare la musica che volevo fare. Ricordo che volevo che tutto fosse
più veloce. "spin the black circle" - Stone mi diede
un nastro con questo riff {lo canticchia a bassa velocità}. Sul
mio apparecchio c'era un comando di regolazione della velocità.
Aumentai la velocità, andai da lui e gli dissi, possiamo farlo
così? Perché non ti fece piacere avere la copertina del Time nel 1993? Uno dei motivi per cui ero dispiaciuto è che ne avevo parlato con Kurt. E' stata una delle poche conversazioni telefoniche che avemmo. Volevano intervistarci insieme. Discutemmo se il Time stava per caso cercando di assimilare le nostre realtà e decidemmo insieme di non rilasciare le interviste, ma il giornale mi mise lo stesso in copertina. Pensai "Mio Dio, spero che Kurt non se la prenda." Fece parecchie dichiarazioni alla stampa contro i Pearl Jam, definendovi una band commerciale. Come descriveresti realmente il vostro rapporto? Limitato. Sono felice che ci sono state alcune occasioni in cui ci siamo incontrati, una in particolare. Eric Clapton stava suonando "tears in heaven" agli MTV Awards (1992) e noi ci mettemmo a ballare sotto il palco. Sono felice che abbiamo avuto questo momento. Lo rispettavo moltissimo. Io cercavo di stare fuori dalla mischia, quindi, in qualche modo dipendeva da lui deporre le armi. Fu un gesto simbolico per me. Kurt non è sopravvissuto alla celebrità e al successo, tu sì, perché? Non riesco a immaginare come si possa vivere tutto questo con una tossicodipendenza. Io diventai un morto vivente, completamente rinchiuso in me stesso. Penso sia successa la stessa cosa anche a lui con in più tanti altri problemi fisici da affrontare. Io sono riuscito a stento a far andare le cose per il verso giusto. Non riesco neanche a immaginare cosa sarebbe successo altrimenti. Dopo la Danimarca, riesco con difficoltà a fumare l'erba. Non riesco a evitare la depressione. Hai fatto riferimento ai fan rimasti uccisi dalla ressa durante un concerto al festival di Roskilde nel 2000 in Riot Act (Love Boat Captain) ma non ne hai mai parlato pubblicamente. Quando ti accorgesti che le persone stavano morendo davanti a te? Nell'istante
in cui furono tirati fuori da sotto il palco. C'era il caos. Alcuni
urlavano "Grazie!" altri che non erano feriti correvano verso
di noi e ci salutavano {scuote la testa incredulo}. Poi tirarono fuori
delle persone, le adagiarono, erano blu. Capimmo subito che si trattava
di una tragedia. Avete pensato di sciogliervi? E' difficile. {lunga pausa} Cercammo di stringerci il più possibile gli uni agli altri. Ognuno reagisce a modo suo. Chi è più emotivo di carattere, reagì in modo più composto. I più introversi andarono in pezzi. Stone è stato il più colpito. Voleva sciogliere la band. Io avevo sempre pensato che se qualcuno fosse mai morto durante un nostro concerto, sarebbe stata la fine, che non avrei mai più suonato. E invece un mese dopo stavate sul palco a Virginia Beach aprendo il tour americano Suonare,
guardare la folla, stare insieme ci ha aiutato a iniziare a elaborare.
Scrissi "i am mine" la sera prima - "we're safe tonight" per rassicurarmi che tutto sarebbe andato bene. Viste le reazioni della stampa contro di te per la maschera di Bush a Denver, come ti senti rispetto al trattamento riservato dalla stampa a Pete Townshend, un tuo amico, dopo l'arresto per il possesso di materiale pornografico infantile? Aveva
pubblicato un pezzo intitolato "A Different Bomb" sul suo
sito Web: lo lessi a novembre. Ero sconvolto da quello che descriveva:
l'accesso alla pornografia infantile, il tipo di immagini che si trovano.
Quando sentii dell'arresto, non ebbi alcun dubbio sulla sua innocenza. Ne hai parlato con Pete? Credi che peserà sulla sua eredità? Ne ho parlato con i suoi amici e collaboratori. Se c'è qualcuno al mondo che può superare una cosa del genere e farla diventare qualcosa di positivo, con eloquenza, è lui. Pete Townshend potrebbe mandare tutti a quel paese e vivere su una barca a vela nelle Bahamas per il resto della sua vita. Non ha bisogno di preoccuparsi di questi problemi se non vuole. Come descriveresti la tua vita privata ora, lontano dai concerti e dai Pearl Jam? Fare
surf su un'onda mezzo miglio lontano dalla costa, dove non ci sono palazzi,
solo scogli di 600 m e cascate. Di solito sono lontano, insieme a persone
che non sanno nemmeno cos'è la musica rock. In passato facevo
delle vere e proprie fughe dal mondo, rimanevo una settimana senza dire
una sola parola. L'ultima volta, Jack Irons mi telefonò, io risposi
e lui mi chiese se c'era qualcosa che non andava, perché non
riuscivo ad articolare le parole {sorride}. Cosa pensi del livello di successo attuale dei PJ? Nel 1993, Vs. ha venduto più di un milione di copie "out-of-the-box". Riot Act ha venduto un decimo di Vs. nella prima settimana. Siamo completamente rassegnati. Tuttavia, c'è un gruppo di persone che fa musica che sembra attingere a piene mani dal nostro primo disco [sorride]. E hanno anche molto successo, con molto meno talento di base. Qualche nome? Sanno
chi sono. Ne ho ascoltati un paio, metà caricatura metà
karaoke. Immagino che dovremmo sentirci lusingati, perché è
chiaro che hanno sentito la nostra musica e ne sono influenzati. Ma
vorrei che fossero un pò meglio. Questo è quello che hai fatto a Denver e sei stato attaccato per questo. Se il rock non è più il luogo delle libera espressione, a cosa serve? Continuerà
a vendere dischi, sapone e Coca Cola, basta saltare sul treno e stare
al gioco. Ci saranno sempre persone che faranno il lavoro, avranno le
percentuali, faranno la pubblicità. Non ci sarà certo
carenza di manodopera.
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