Rolling Stone intervista Eddie Vedder (versione originale)

 

Rolling Stone intervista Eddie Vedder (versione originale)

7 maggio 2003, traduzione a cura di Aries.

 

Mi puoi descrivere esattamente cosa hai fatto con la maschera di George Bush e il palo del microfono durante "Bu$hleaguer" a Denver::

Era il primo concerto del tour. Sono uscito con la maschera e ho fatto una danza, un pò di "moonwalk", in modo che il pubblico vedesse George Bush muoversi con ritmo, liberamente. Non posso cantare con la maschera, quindi, me la tolgo, levo il microfono dal palo e appoggio la maschera sul palo. Devo farlo con delicatezza, perché la maschera deve essere rivolta in avanti. Quindi, canto la canzone guardando la maschera. Per qualche motivo questo gesto è stato interpretato come un "impalamento".
Ho sempre utilizzato maschere di gomma. L'ho fatto anche con Clinton. Mi hanno detto, "dov'eri quando Clinton bombardava l'Iraq?" Ho criticato anche allora
Nel rock& roll devi essere libero di fare quello che vuoi, devo poter fare quello che voglio, anche arrivare con un vibratore da 40 cm sulla testa. In questo caso si trattava di una maschera di gomma, di uno spettacolo di satira. Non può essere censurato. Un caro amico, un repubblicano convinto, mi ha detto "È una questione di delicatezza, non lo puoi fare durante una guerra". Ma se non puoi criticare il tuo presidente durante una guerra, non significa incoraggiarlo ad andare avanti?

Qualcuno se n'è andato per protesta durante la danza di Bush:::

Ho visto che il pubblico si divertiva. Non ho sentito fischi. Hanno scritto che dozzine di fan se ne sono andati, su 11.000, perché sconvolti dalla maschera di gomma. Avrebbero anche potuto scrivere che 10.900 si sono divertiti.
Ma una volta che la storia è arrivata ai talk-show di destra, è scoppiato il putiferio: non sono stato patriottico, sono stato anti-americano; dovrei trasferirmi in Iraq e suonare lì; dopo il concerto, sono tornato a casa nella mia limousine a contare i miliardi {ride}. Questo lo ha letto Jeff. Divertente: a contare i miliardi. Mi sono messo a contare i miliardi che abbiamo donato a una serie di associazioni di beneficenza che si occupano di cose di cui si dovrebbe occupare il governo: alloggi per madri nubili, programmi educativi. E non era una limousine, ma un furgoncino.

Ti fa arrabbiare essere demonizzato per il fatto che hai i soldi ed esprimi comunque un opinione?::

Insinuano che sei un privilegiato e, per questo motivo, non hai il diritto di esprimere le tue opinioni. Ma chi è più privilegiato del figlio del Presidente? Durante la campagna elettorale del 2000 qualcuno chiese a Bush, "Qual è la sua canzone preferita?" e lui rispose "John Fogerty, quella canzone, Fammi entrare, allenatore, sono pronto per giocare [centrocampo] Sono io, mi piace" Stavo guardando la tv, mi veniva voglia di lanciare una bottiglia contro lo schermo: "FIGLIO di puttana, hai mai sentito "Fortunate Son"?"

Cosa rappresenta per te ora uno show dei Pearl Jam - intrattenimento, un pulpito, uno sfogo? Il prezzo del biglietto include automaticamente l'ascolto delle tue opinioni politiche?

Prima di tutto è uno sfogo, per tutti. Lo è per noi e lo diventa per gli altri. Potremmo anche non dire niente. Le nostre canzoni non sono certo Shakespeare, ma parlano di tante cose. Sono fortunato ad avere una batteria dietro di me, una chitarra dal suono potente nelle mie mani e un grande microfono (grazie a Luca No Code e a Jeremy69 - n.d.l.) per la mia voce che mi permettono di tirare fuori tutto.
Lì su mi sento come un cittadino privato che, però, si è trovato a far parte di una band. Ma il pulpito deve essere gestito con responsabilità. Per me ciò significa documentarsi con tutti i saggi che ho letto in questi ultimi due anni, dopo l'11 settembre, e che mi hanno aiutato a capire come funzionano queste cose e verso quale direzione può essere orientato un dissenso efficace. Così, quando ho l'opportunità di parlare da un palco, almeno sento che lo faccio in modo onesto. { sorride} Se fosse successo durante il tour di Vs., il tutto si sarebbe risolto con un "Va a farti fottere maledetto figlio di puttana."

Non parlavi tanto durante i primi show dei Pearl Jam, nel 1991 e nel 1992. Eri più che altro occupato a lanciarti sulla folla dalle impalcature.

Prima dei Pearl Jam, quando andavo ai concerti, mi guardavo attorno, ad esempio al Metro a Chicago, e mi chiedevo "Chissà se ci si può arrampicare su quelle decorazioni attorno al palco?" così quando abbiamo poi suonato lì, è stato un pò come volerlo scoprire. Era anche un modo per aumentare l'energia. Al termine del concerto, la gente pensava che ero veramente pazzo, che avevano visto qualcosa a metà tra la vita e la morte

Ma eri pazzo in definitiva?

Mi sentivo invincibile, come se non avessi niente da perdere. Mi occupavo di musica dall'adolescenza ed era entusiasmante avere un pubblico. Era come uscire fuori da un angolo e mostrare agli altri qualcosa: forse troppa energia. Ho imparato a dare una dignità a questa esperienza. A un certo punto, non ho voluto essere più il ragazzo che si lanciava, lo scoiattolo volante

Qual è stato il primo concerto rock che hai visto?

Andai con mio zio: Springsteen all'Auditorium Theatre (Chicago '77) nell'ultima fila. Era un sedile di plastica con la paglia da fuori. Pensai che era stata la più grande esperienza della mia vita. Fu veramente un concerto lunghissimo, ma non me ne volevo andare. Quando le luci si accesero, alcune persone erano ancora lì e io pensavo "Potrebbe uscire di nuovo, no? Sarebbe fantastico se suonasse solo per queste quindici persone?" Rimasi lì ad aspettare per una mezz'ora.
Mi portavo i registratori ai concerti e li registravo. Una volta fui rapinato su un treno, Howard El a Chicago, mentre andavo a lavoro, facevo il cameriere. Mi colpirono in testa, facendomi sanguinare e mi rubarono il pacchetto che avevo. Avevo una registrazione perfetta del tour THE RIVER, una di quelle poche registrazioni in cui non hai perso neanche una canzone o un'intro, e l'avevo persa [sospira] ero distrutto.
Tornai a casa, confuso e ammaccato. Vivevo con mia madre e i miei 4 fratelli in un piccolo appartamento. Mia madre e mio fratello più piccolo stavano seduti al tavolo da pic-nic che avevamo in cucina e mia madre mi fa: "Che è successo? Ti sei drogato?", si mette a urlare e mi prende a schiaffi {ride) È stata una delle peggiori giornate della mia vita. "Poteva succedere altro?"
Ma mia madre è una donna forte. Ha tirato su quattro figli con niente. Per un pò ce la passammo bene. Il mio {patrigno} era un avvocato. Mi sentivo quasi privilegiato, poi le cose so misero male quando avevo 16 anni. Ero pieno di risentimento in quel periodo, ma alla fine tutto questo mi ha dato dei valori migliori e una forte etica del lavoro.

Eppure all'apice del successo dei Pearl Jam, alla metà degli anni '90, sei stato definito come l'archetipo della rock star piagnucolona: "non mi piace questo, non farò quest'altro." In un'intervista recente, Jeff ha detto che ai tempi di No Code pensava di lasciare la band, perchè in qualche modo era diventata "la band di Ed"

Sì, l'ho sentito. Non vivevo la cosa in questo modo, ma questo è tipico delle persone ossessionate dal controllo. {ride}. Cercavo solo di fare la musica che volevo fare. Ricordo che volevo che tutto fosse più veloce. "spin the black circle" - Stone mi diede un nastro con questo riff {lo canticchia a bassa velocità}. Sul mio apparecchio c'era un comando di regolazione della velocità. Aumentai la velocità, andai da lui e gli dissi, possiamo farlo così?
Non credo che fosse una questione di controllo. La mia colpa potrebbe essere quella di aver pensato che io ero quello più esposto e, quindi, quello che riceveva più critiche. Forse ero più preoccupato degli altri che la band fosse qualcosa di cui andare veramente fieri. Quella baraonda, la musica di Seattle, ha avuto effetti tangibili sulle vite di tutti, e Kurt è l'esempio più estremo. Era fragile, ma c'era troppo da affrontare. Io ero fuori di me.
Venivo da otto o dieci anni di lavori normali: pompe di benzina, alberghi, cameriere, operaio. Avevo lavorato nei club locali, montando le attrezzature gratis, perché così non dovevo pagare per vedere i concerti. Avevo i piedi ben piantati per terra. Una copertina del Times con la mia faccia: quella non era la realtà.

Perché non ti fece piacere avere la copertina del Time nel 1993?

Uno dei motivi per cui ero dispiaciuto è che ne avevo parlato con Kurt. E' stata una delle poche conversazioni telefoniche che avemmo. Volevano intervistarci insieme. Discutemmo se il Time stava per caso cercando di assimilare le nostre realtà e decidemmo insieme di non rilasciare le interviste, ma il giornale mi mise lo stesso in copertina. Pensai "Mio Dio, spero che Kurt non se la prenda."

Fece parecchie dichiarazioni alla stampa contro i Pearl Jam, definendovi una band commerciale. Come descriveresti realmente il vostro rapporto?

Limitato. Sono felice che ci sono state alcune occasioni in cui ci siamo incontrati, una in particolare. Eric Clapton stava suonando "tears in heaven" agli MTV Awards (1992) e noi ci mettemmo a ballare sotto il palco. Sono felice che abbiamo avuto questo momento. Lo rispettavo moltissimo. Io cercavo di stare fuori dalla mischia, quindi, in qualche modo dipendeva da lui deporre le armi. Fu un gesto simbolico per me.

Kurt non è sopravvissuto alla celebrità e al successo, tu sì, perché?

Non riesco a immaginare come si possa vivere tutto questo con una tossicodipendenza. Io diventai un morto vivente, completamente rinchiuso in me stesso. Penso sia successa la stessa cosa anche a lui con in più tanti altri problemi fisici da affrontare. Io sono riuscito a stento a far andare le cose per il verso giusto. Non riesco neanche a immaginare cosa sarebbe successo altrimenti. Dopo la Danimarca, riesco con difficoltà a fumare l'erba. Non riesco a evitare la depressione.

Hai fatto riferimento ai fan rimasti uccisi dalla ressa durante un concerto al festival di Roskilde nel 2000 in Riot Act (Love Boat Captain) ma non ne hai mai parlato pubblicamente. Quando ti accorgesti che le persone stavano morendo davanti a te?

Nell'istante in cui furono tirati fuori da sotto il palco. C'era il caos. Alcuni urlavano "Grazie!" altri che non erano feriti correvano verso di noi e ci salutavano {scuote la testa incredulo}. Poi tirarono fuori delle persone, le adagiarono, erano blu. Capimmo subito che si trattava di una tragedia.
C'erano ancora 40.000 persone pronte a riprendere il concerto. Cominciarono a cantare "I'm still alive." "Alive" doveva essere la canzone successiva. In quel momento mi scattò qualcosa nel cervello. Seppi che non sarei mai più stato lo stesso.

Avete pensato di sciogliervi?

E' difficile. {lunga pausa} Cercammo di stringerci il più possibile gli uni agli altri. Ognuno reagisce a modo suo. Chi è più emotivo di carattere, reagì in modo più composto. I più introversi andarono in pezzi. Stone è stato il più colpito. Voleva sciogliere la band. Io avevo sempre pensato che se qualcuno fosse mai morto durante un nostro concerto, sarebbe stata la fine, che non avrei mai più suonato.

E invece un mese dopo stavate sul palco a Virginia Beach aprendo il tour americano

Suonare, guardare la folla, stare insieme ci ha aiutato a iniziare a elaborare. Scrissi "i am mine" la sera prima - "we're safe tonight" per rassicurarmi che tutto sarebbe andato bene.
Ma il vero aiuto fu che i Sonic Youth aprirono per noi. Fu decisivo; la potenza e la bellezza maestosa della loro musica e quello che loro sono. Thurston e Kim hanno una figlia, Coco, che si era presa un'infatuazione per me. Non sapeva cosa era successo, non ne aveva bisogno. Ma mi portò una cartolina su cui aveva disegnato dei fiori con delle facce sorridenti e disse che io e lei eravamo i due fiori {ride}. Quando avrà vent'anni le dirà che cosa ha significato per me.

Viste le reazioni della stampa contro di te per la maschera di Bush a Denver, come ti senti rispetto al trattamento riservato dalla stampa a Pete Townshend, un tuo amico, dopo l'arresto per il possesso di materiale pornografico infantile?

Aveva pubblicato un pezzo intitolato "A Different Bomb" sul suo sito Web: lo lessi a novembre. Ero sconvolto da quello che descriveva: l'accesso alla pornografia infantile, il tipo di immagini che si trovano. Quando sentii dell'arresto, non ebbi alcun dubbio sulla sua innocenza.
La cosa difficile fu vedere la stampa appiccicargli addosso la lettera scarlatta: "rock -star pedofila." Tante delle iniziative di beneficenza a cui abbiamo lavorato insieme erano dedicate ai bambini: orfanotrofi a Chicago, case famiglia per gli adolescenti affetti da tumore a Londra. Lui non si limita a salire sul palco e suonare. Fa delle ricerche. Vedere tutto questo rivoltato contro di lui è stato disgustoso. Poi è stato prosciolto con una diffida. L'ho saputo perché qualcuno mi ha mandato un fax. Sulla stampa non c'era traccia.

Ne hai parlato con Pete? Credi che peserà sulla sua eredità?

Ne ho parlato con i suoi amici e collaboratori. Se c'è qualcuno al mondo che può superare una cosa del genere e farla diventare qualcosa di positivo, con eloquenza, è lui. Pete Townshend potrebbe mandare tutti a quel paese e vivere su una barca a vela nelle Bahamas per il resto della sua vita. Non ha bisogno di preoccuparsi di questi problemi se non vuole.

Come descriveresti la tua vita privata ora, lontano dai concerti e dai Pearl Jam?

Fare surf su un'onda mezzo miglio lontano dalla costa, dove non ci sono palazzi, solo scogli di 600 m e cascate. Di solito sono lontano, insieme a persone che non sanno nemmeno cos'è la musica rock. In passato facevo delle vere e proprie fughe dal mondo, rimanevo una settimana senza dire una sola parola. L'ultima volta, Jack Irons mi telefonò, io risposi e lui mi chiese se c'era qualcosa che non andava, perché non riuscivo ad articolare le parole {sorride}.
Pensare che mi è stata data questa opportunità grazie alla musica, mi fa sentire integro, orgoglioso di quello che ho fatto. Quando tutti andavano a fare surf alla fine della scuola superiore, io invece ero nella confusione più totale. Facevo di tutto per rimanere a galla. Per cui adesso mi sto rifacendo. E sapere che non vivi pugnalando alle spalle o facendo le scarpe agli altri o vendendo cose che non vogliono o imbrogliandoli, beh, questo è uno dei segreti della felicità.

Cosa pensi del livello di successo attuale dei PJ? Nel 1993, Vs. ha venduto più di un milione di copie "out-of-the-box". Riot Act ha venduto un decimo di Vs. nella prima settimana.

Siamo completamente rassegnati. Tuttavia, c'è un gruppo di persone che fa musica che sembra attingere a piene mani dal nostro primo disco [sorride]. E hanno anche molto successo, con molto meno talento di base.

Qualche nome?

Sanno chi sono. Ne ho ascoltati un paio, metà caricatura metà karaoke. Immagino che dovremmo sentirci lusingati, perché è chiaro che hanno sentito la nostra musica e ne sono influenzati. Ma vorrei che fossero un pò meglio.
Quello che manca a loro è la purezza. Entrare in una stanza e vedere gente con solo basso, batteria e chitarra che ti fanno vivere qualcosa. Questo è uno dei motivi per cui non ho mai reagito all'hip=hop, per cui non ho mai rinunciato a me stesso. E' l'esperienza live. Ho visto i Public Enemy al loro apice- Fear of a Black Planet [1990]- a Los Angeles. Doveva essere uno dei più grandi concerti della mia vita, e non lo è stato. Voglio vedere la sofferenza che viene dalla testa di qualcuno che sta suonando la chitarra e cantando allo stesso tempo.

Questo è quello che hai fatto a Denver e sei stato attaccato per questo. Se il rock non è più il luogo delle libera espressione, a cosa serve?

Continuerà a vendere dischi, sapone e Coca Cola, basta saltare sul treno e stare al gioco. Ci saranno sempre persone che faranno il lavoro, avranno le percentuali, faranno la pubblicità. Non ci sarà certo carenza di manodopera.
Immagino che ci voglia un pò di arroganza per dire che possiamo dire quello che vogliamo, suonare quello che vogliamo di fronte a 11.000 people. Denver è stato uno shock: avremmo potuto rovinarci per sempre solo facendo le cose che abbiamo sempre fatto.
In ultima analisi, penso al verso di "Rockin' in the Free World" [Neil Young] : " Don't feel like Satan but I am to them/So I try and forgive'em any way I can" [Non mi sento Satana, ma lo sono per loro/Quindi cerco di perdonarli come posso]. Potrei addirittura perdonare George Bush dentro di me, per l'amore e la fiducia che potremmo un giorno seppellire questa dottrina di azione preventiva in Iraq e lasciarla lì.
rs