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L’INDUSTRIA
MUSICALE IN UNA MARMELLATA DI PERLE
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L’INDUSTRIA MUSICALE IN UNA MARMELLATA DI PERLE Traduzione a cura di Angpo. Articolo: http://www.msnbc.com/news/921872.asp?0cv=CB20 La strada di internet verso l’indipendenza: L’uscita del gruppo dalla Epic provocherà una fuga dalle etichette dinosauro? I gruppi vanno e vengono dalle etichette discografiche, in una girandole di euphoria e rifiuto, così quando si è saputo che I Pearl Jam avevano completato il loro contratto e si apprestavano a lasciare la Epic dopo 12 anni, molti nell’industria hanno alzato le spalle e sono ritornati al loro cappuccino. Ma è qualcosa in più che un qualche gruppo che lascia una qualche etichetta. Questa volta è un’istituzione che ne abbandona un’altra, il gruppo rock americano più popolare ed importante degli anni ’90 che volontariamente rifiuta la tradizione della più grande etichetta –la casa da sempre di Bob Dylan, Bruce Springsteen, Santana, Miles Davis e Tony Bannett – perché il gruppo nan ha più bisogno dei servizi di una Major. Se i
Pearl Jam –che in questo momento si esibiscono in Usa davanti a folle
entusiaste- saranno capaci di creare un modello di successo mobilitando
i propri fan attraverso internet ed impegnandosi in questi pazzi progetti,
come rendere disponibile un doppio album live per ogni data del tour,
questo potrebbe essere l’inizio di una fuga da quegli zoppicanti dinosauri
che le major sono diventate. La Epic non voleva lasciare andare I Pearl jam. Nonostante le vendite calanti degli ultimi anni, il gruppo produce ancora un rendimento sicuro. L’avvocato musicale di Los Angeles, Kenneth Freundlich dello studio Schleimer & Freundlich, stima che l’etichetta abbia guadagnato almeno 100 milioni di dollari nell’ultimo decennio grazie al gruppo. E la
Columbia/Epic/sony tradizionalmente si è sempre tenuta stretta
i suoi artisti più importanti: Santana 20 anni, Micheal Jackson
20 anni, Johnny Cash e Miles Davis 30 anni. Bruce Springsteen ha trascorso
la sua trentennale carriera con la Columbia, Dylan tutti i suoi 40 anni
tranne che per un paio di dischi per la Geffen nei primi anni ’70, Barbara
Streisand 40 anni, Tony Bennet quasi 50. L’ETICHETTA POSSIEDE LA TUA ANIMA. Cos’ha
un gruppo da una casa discografica? C’è un grosso cambiamento
quando firmi un tipico contratto di alto livello per sette dischi come
fecero i Pearl Jam 10 anni fa. A tutti piacciono i grossi anticipi:
i debiti possono essere pagati, puoi comperarti case e macchine, la
droga può essere comperata all’ingrosso risparmiando – aspettate
– cancellate questo. Molti
pochi artisti coprono il debito e incassano le royalty –come indubbiamente
hanno fatto i Pearl Jam- ed anche quando ripagano, gli artisti non ricevono
la proprietà dei master dei dischi che hanno fatto. Come dice
l’avvocato Freundlich:”il vecchio detto dice: è come pagare un
mutuo e non possedere mai la casa.” Can
Pearl Jam manage these on its own? LA STRATEGIA DI INTERNET FUNZIONERA’? Possono
i Pearl Jam fare tutto da soli? Attraverso
il club il gruppo ha gestito l’ambiziosa serie di 72 doppi bootleg dei
concerti del tour mondiale del 2000-2001. Questi album hanno venduto
circa 1,3 milioni di copie, ondine e nei negozi, e l’organizzazione
sta vendendo una serie simile di dischi del loro tour attuale, quasi
esclusivamente attraverso il sito.
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