L’INDUSTRIA MUSICALE IN UNA MARMELLATA DI PERLE

 

L’INDUSTRIA MUSICALE IN UNA MARMELLATA DI PERLE

Traduzione a cura di Angpo.

Articolo: http://www.msnbc.com/news/921872.asp?0cv=CB20

La strada di internet verso l’indipendenza: L’uscita del gruppo dalla Epic provocherà una fuga dalle etichette dinosauro?

I gruppi vanno e vengono dalle etichette discografiche, in una girandole di euphoria e rifiuto, così quando si è saputo che I Pearl Jam avevano completato il loro contratto e si apprestavano a lasciare la Epic dopo 12 anni, molti nell’industria hanno alzato le spalle e sono ritornati al loro cappuccino. Ma è qualcosa in più che un qualche gruppo che lascia una qualche etichetta.

Questa volta è un’istituzione che ne abbandona un’altra, il gruppo rock americano più popolare ed importante degli anni ’90 che volontariamente rifiuta la tradizione della più grande etichetta –la casa da sempre di Bob Dylan, Bruce Springsteen, Santana, Miles Davis e Tony Bannett – perché il gruppo nan ha più bisogno dei servizi di una Major.

Se i Pearl Jam –che in questo momento si esibiscono in Usa davanti a folle entusiaste- saranno capaci di creare un modello di successo mobilitando i propri fan attraverso internet ed impegnandosi in questi pazzi progetti, come rendere disponibile un doppio album live per ogni data del tour, questo potrebbe essere l’inizio di una fuga da quegli zoppicanti dinosauri che le major sono diventate.
Ultimo gruppo rimasto dalla vulcanica esplosione del giunge a Seattle nei primi anni ’90, che produsse anche Nirvana, Soundgarden, Alice in Chains e Screaaming Trees, I Pearl Jam sono una rara congiunzione di Rock alternativo, rock classico e performance dal vivo, esattamente il tipo di gruppo ad ampio spettro, criticamente prestigioso, che la Columbia/Epic Records (ora di proprietà della Sony Music) ha sviluppato, nutrito ed esaltato nei decenni in un’orgogliosa tradizione che risale agli ultimi anni del 1880 e alla Columbia Graphophone Company di Bridgeport.

La Epic non voleva lasciare andare I Pearl jam. Nonostante le vendite calanti degli ultimi anni, il gruppo produce ancora un rendimento sicuro. L’avvocato musicale di Los Angeles, Kenneth Freundlich dello studio Schleimer & Freundlich, stima che l’etichetta abbia guadagnato almeno 100 milioni di dollari nell’ultimo decennio grazie al gruppo.

E la Columbia/Epic/sony tradizionalmente si è sempre tenuta stretta i suoi artisti più importanti: Santana 20 anni, Micheal Jackson 20 anni, Johnny Cash e Miles Davis 30 anni. Bruce Springsteen ha trascorso la sua trentennale carriera con la Columbia, Dylan tutti i suoi 40 anni tranne che per un paio di dischi per la Geffen nei primi anni ’70, Barbara Streisand 40 anni, Tony Bennet quasi 50.
Ma il Manager del gruppo, Kelly Curtis mi ha detto al telefono:”Il gruppo ha preso questa decisione 10 anni fa. Avevano un contratto per 7 album e non l’hanno mai rinegoziato come fa la maggior parte dei gruppi quando hanno un successo come quello dei Pearl Jam.”
Allora cosa comporta questo? Tutto. Se il gruppo simbolo può lasciare impunemente l’etichetta più importante nella storia della musica, allora la presa delle major sull’industria musicale è finita.

L’ETICHETTA POSSIEDE LA TUA ANIMA.

Cos’ha un gruppo da una casa discografica? C’è un grosso cambiamento quando firmi un tipico contratto di alto livello per sette dischi come fecero i Pearl Jam 10 anni fa. A tutti piacciono i grossi anticipi: i debiti possono essere pagati, puoi comperarti case e macchine, la droga può essere comperata all’ingrosso risparmiando – aspettate – cancellate questo.
Ma in cambio di quella grossa somma, l’etichetta possiede la tua anima. Quell’anticipo non è un pagamento, è un prestito da cui vengono detratti i costi di registrazione, pubblicitari e di promozione –praticamente tutti i costi. Un gruppo non comincia a ricevere le royalty, il denaro davvero guadagnato, fino a quando non ripaga quel prestito con le vendite.

Molti pochi artisti coprono il debito e incassano le royalty –come indubbiamente hanno fatto i Pearl Jam- ed anche quando ripagano, gli artisti non ricevono la proprietà dei master dei dischi che hanno fatto. Come dice l’avvocato Freundlich:”il vecchio detto dice: è come pagare un mutuo e non possedere mai la casa.”
Le pratiche di contabilità creativa da parte delle etichette discografiche negli anni hanno reso ancora più difficile ricoprire il debito. (queste pratiche ora sono state rese illegali in California grazie alla legge 1034 del Senato. Secondo quanto dice il Senatore Kevin Murray (Democratico di Los Angeles):”con la struttura corrente non c’è alcun disincentivo da parte delle etichette nel tenere una contabilità corretta e di pagare le royalty, quindi, un cattivo comportamento da parte delle etichette è premiato.)
Oltre al denaro le etichette forniscono un facile accesso alle radio ed ai migliori espositori sugli scaffali dei negozi. Possiedono ancora i canali.

Can Pearl Jam manage these on its own?
“We are very excited about our freedom,” band manager Curtis told me. “New technology and the Internet have made it possible to try all kinds of new things, and that’s what we’re going to do.” Their Tenclub provides a “direct link between the band and its fan base, 50,000 strong,” according to club manager Tim Bierman.

LA STRATEGIA DI INTERNET FUNZIONERA’?

Possono i Pearl Jam fare tutto da soli?
“siamo molto eccitati dalla nostra libertà,” mi ha detto il manager del gruppo Curtis. “Le nuove tecnologie ed internet hanno reso possibile provare molte soluzioni, ed è quello che faremo.” Il loro TenClub fornisce un “collegamento diretto tra il gruppo e la loro base, forte di 50.000 persone,” secondo il Manager del club Tim Bierman.

Attraverso il club il gruppo ha gestito l’ambiziosa serie di 72 doppi bootleg dei concerti del tour mondiale del 2000-2001. Questi album hanno venduto circa 1,3 milioni di copie, ondine e nei negozi, e l’organizzazione sta vendendo una serie simile di dischi del loro tour attuale, quasi esclusivamente attraverso il sito.
Billboard afferma che i cd dal vivo di ogni concerto del 2003 in Australia, Giappone e della prima parte del tour americano “sembrano stare vendendo bene, considerando che sono distribuiti solo via internet.”
Anche se hanno avuto qualche successo radiofonico come la sorpresa del ’99, Last Kiss. I Pearl Jam sono più un gruppo di album e concerti come i Phish o i Grateful Dead. Non hanno bisogno dell’aiuto dell’etichetta per le radio o per i tour, e con il successo avuto, probabilmente non hanno bisogno di alcun anticipo.
Ma potrà l’organizzazione dei Pearl Jam distribuire abbastanza dischi attraverso il proprio sito web, il fan club e organizzazioni indipendenti senza la distribuzione di una major?
I dinosauri osserveranno attentamente.