
RIOT ACT TRACK BY TRACK
Di Jonathan Cohen. Traduzione a cura
del grandissimo Alvaro. Nel seguente articolo i membri della band
parlano di tutti i pezzi che compongono il loro settimo album, Riot
Act. Dopo sette album
in carriera, i Pearl Jam devono ancora arrendersi
all'autocompiacimento musicale che spesso sopraggiunge col passare
del tempo. Se è qualcosa, "Riot Act", atteso per il 12 Nov. dalla
Epic, è uno dei dischi più interessanti dal punto di vista
compositivo mai scritto dal gruppo. Il segreto? Ogni membro ha
fornito il suo contributo di canzoni al progetto, dallo stravagante
effetto di chitarra del batterista Matt Cameron su "You Are" alla
triste, ampiamente acustica "Thumbing My Way" di Eddie Vedder, fino
alla quintessenza rock dei Pearl Jam come "Cropduster", "Save You" e
"Get Right."
L'album,
prodotto dalla band con Adam Kasper, contiene anche importanti
contributi del tastierista Kenneth "Boom" Gaspar, conosciuto da
Vedder lo scorso anno nel bel mezzo di un viaggio per surfisti su
una lontana isola Hawaiana e rapidamente coinvolto nella
collaborazione.
"E' stato tutto molto stimolante," ammette il
chitarrista Stone Gossard. "Proprio come le sperimentazioni con le
chitarre e con gli effetti della voce, forse abbiamo abbassato un
po' la guardia e ci siamo detti, 'hey, possiamo combinare qualcosa
di nuovo, anche se non necessariamente la possiamo riprodurre in
seguito.' Con Boom, ci si è lasciati andare, 'Hey, ecco un ragazzo
con cui non abbiamo mai suonato prima.' Almeno possiamo diventare
più aperti verso nuove cose. E' accaduto tutto molto naturalmente e
contemporaneamente.
Ciò che segue è la storia delle canzoni di "Riot Act" e una manciata di tracce che non sono state tagliate,
direttamente dalla bocca dei membri del
gruppo.
"Can't Keep": Sebbene
anticipata in versione ukulele durante due concerti da solista di
Vedder la scorsa primavera, il pezzo è trasformato con l'aggiunta di
chitarre lavorate e un ritmo rombante che avrebbe funzionato
perfettamente sull'album "No Code" del 1996.
Eddie Vedder:
Questa è la cosa bella di quando ci si lascia andare e non si cerca
di mantenere il controllo sulle proprie ispirazioni. A volte scrivi
una canzone e la senti in testa in un certo modo. Ascoltandola
comincia a diventare qualcosa di differente… la versione con ukulele
di "Can't Keep" è molto più veloce. E sicuramente era molto più punk
di come è diventata alla fine[ride forte]. E va bene così! Puoi
quasi sentire il gruppo estrarre le sensazioni l'uno dall'altro e
ricomporle insieme.
Stone Gossard: Credo fosse il primo pezzo su
un nastro di canzoni portato da Eddie. Ho proprio imparato a
suonarlo sulla chitarra a sono andato in studio pensando di
convincere gli altri a suonarlo, perchè sapevo che questa canzone
sarebbe stata fantastica se riarrangiato con il gruppo
intero.
Matt Cameron: Una volta imparate le parti, abbiamo dovuto
fare una specie di lieve trasformazione. Le abbiamo dato una sorta
di approccio acustico ed elettrico, simile a "Poor Tom" dei Led
Zeppelin. Questo l'ha portata su un livello "regno" diverso, e alla
fine Eddie era felice di come il gruppo l'aveva trasformata.
Jeff
Ament: Ci sono tre persone differenti che suonano la chitarra,
questo la fa assomigliare ai dischi di Jimmy Page, ma noi abbiamo
tre chitarristi! E' così statica, mi ricorda gli insetti o qualcosa
del genere.
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"Save You:" La storia
del danno reciproco di una relazione di odio/amore ("F*** me if I
say something you don't want to hear from me / F*** me if you only
hear what you want to hear from me") reso in un implacabile rock
tendente al punk.
Mike McCready:
Portai in studio quel riff e cominciammo ad improvvisarci sopra. Era
esplosivo. La canzone è stata completata proprio lì, a metà del
pezzo, Matt ha perso le cuffie. Stava andando fuori. Quella è la
parte della canzone che preferisco, il fill pazzesco che ci ha
infilato. Mi piace anche il solo, ma i fill di batteria sono
pazzeschi per quanto sono buoni. Stava suonando senza le cuffia,
solo guardando il basso.
Cameron: Guardavo le dita di Jeff e
speravo di stare a tempo. C'è un momento di smarrimento solo di noi
due. Ho colpito un piatto, e muovendo la testa ho fatto volare le
cuffie. Un momento curioso per l'ascoltatore!
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"Love Boat Captain:" Una canzone dalla struttura
insolita per qualche verso simile nel suono a "Light Years" di
"Binaural" Vedder ha preso il titolo in prestito da "All you need Is
love" dei Beatles prima di incanalarsi in un inciso intenso,
rafforzato dai possenti accordi dell'organo di Boom.Vedder alla fine
saluta i nove fan morti durante il concerto del 30 giugno 2002 al
festival danese di Roskilde.
Vedder: Ho
cominciato a scomparire nelle zone dove si pratica il surf circa 5-6
anni fa, come per ricaricarmi di tutto ciò che avevo perso stando in
giro con tutta quella gente. Andavo semplicemente dove non c'era
gente! Il posto dove letteralmente le strade sono… senza semafori.
E' uno stile di vita da piccola città. Incontrai questo tipo stile "Big Kahuna" sull'isola. C'era un suo amico musicista e quest'altro
ragazzo che stava registrando alcuni ragazzi del luogo. Morì: solo
un ragazzo, lasciando una moglie e un bambino. Non andrei mai a
funzioni religiose, ma andai a questa veglia su una grande veranda.
I ragazzi che aveva registrato suonarono tutta la notte. Fu molto
intenso e piuttosto triste. Notai questo ragazzo suonare l'Hammond
B3, una classe mondiale! Mi imbattei in lui un altro paio di volte e
alla fine gli buttai lì che avremmo dovuto suonare insieme qualche
volta. Avevo una piccola apparecchiatura per registrare da portare
con me quando volevo stare un po' via per comporre. La sera stessa
scrivemmo quella che diventò "Love Boat Captain". In un'ora, avevamo
questa cosa sullo stereo e la sentivamo ad alto volume. A quel punto
era probabilmente una versione lunga circa 11 minuti.
Ament:
Suonammo una versione del demo che in quel momento si chiamava "Boom
B3", quindi venne riarrangiato.
Cameron: Non c'erano parole
quando la registrammo, così pensammo potesse essere una buona breve
versione strumentale a cui aggiungere il cantato successivamente.
Una volta registrata, feci, "Huh? Cos'è questo?" Non aveva senso per
me. Ma quando venne aggiunto il cantato, l'intero pezzo prese forma
e acquistò valore.
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"Cropduster": Uno dei brani di maggior impatto
dell'album, specialmente per la progressione molto originale della
chitarra e per l'inaspettato cambio armonico del ritornello. Vedder
suggerisce una efficace scappatoia conclusiva mentre considera la
casualità della vita: "Everyone is practicing, but this world's an
accident."
Gossard: Matt
Cameron ha scritto la musica, quindi Ed ha scritto il testo, che
ritengo sia tra I più belli del disco. E' davvero un gran pezzo. E'
un pò più diretta di [contributo di Cameron su "Binaural"]
"Evacuation."
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"Ghost": Una meditazione musicalmente scura sui
pericoli del compiacimento, supportata da un semplice riff rock,
insolite armonie vocali e un devastante solo di
McCready.
McCready: E' uno
dei pezzi divertenti da suonare!
Gossard: Quei grandi, semplici
grooves sono quelli che preferisco suonare. E permettono a Mike
McCready e me di scorrazzare sul palco!
Ament: Avevo soltanto
quel riff e una melodia vocale in testa. Stavo pensando a una
canzone condotta da voci o qualcosa del genere.
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"I Am Mine": Si può anche sostenere che Il primo
singolo dell'album sia anche la sua traccia migliore, con una
cadenza del cantato comune a pietre miliari dei Pearl Jam come
"Better Man" e "Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town."
Le parole sono chiaramente ispirate agli eventi dell'11
settembre("all the innocence lost at one time" ) e le miriadi di
incertezze che seguono.
McCready: Mi ha
toccato immediatamente. Le sue parole: "the in-between is
mine."("c'ho che è in mezzo è mio") è una sorta di affermazione
positiva di ciò che va fatto della propria vita. Nasco e muoio, ma
in mezzo a queste due cose, posso fare qualsiasi cosa desideri e
avere una opinione su qualsiasi cosa. Ritengo sia molto positivo. E'
significato molto per me e ancora ho quella reazione quando la
ascolto.
Cameron: Sembra abbia tutti gli elementi per cui questo
gruppo è conosciuto: testi profondi, una forte presa ed un ottimo
senso melodico. Non è stata una decisione difficile sceglierla come
punto di partenza per il disco.
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"Thumbing My Way": Una ballata ampiamente
acustica, con ombre che ricordano l'album Nebraska di Bruce
Springsteen, suonata precedentemente dal vivo da Vedder alla
chitarra. L'inafferrabile interrogativo del narratore sulla
redenzione è espresso da una melodia sfumata di rimpianto, ornata da
banjo e organo.
Gossard: E' una
vera performance live con molto riverbero dell'ambiente. Ci siamo
noi che cerchiamo di non perdere i cambi di accordi! Ci sono delle
buone parti di basso e batteria. L'emozione della canzone è
fantastico.
Ament: Stavamo nello studio suonando e imparando la
canzone al tempo stesso. Nel frattempo il produttore Adam Kasper è
arrivato e ha rimicrofonato tutto furtivamente. Così a un tratto
quando eravamo pronti per suonarla, tutto era già sistemato e lui
l'ha catturata. Inchiodata. Per me è stato molto interessante una
sorta di metodo per fare rendere il suono di un disco. Spesso c'è
quella sorta di cosa misteriosa quando non conosci la canzone e
tutti sono particolarmente concentrati. E' un momento che dura solo
quattro o cinque esecuzioni e poi scompare. Tutto quello che viene
dopo è cerebrale, razionale.
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"You Are": Una delle canzoni dal suono più
strano mai scritte dai Pearl Jam, con una chitarra riffata piena di
riverbero e un ritmo funcheggiante e solenne. A metà del brano c'è
uno stacco in cui si sente una sovraincisione in falsetto di Vedder
che ripete il titolo, mentre la chitarra di McCready emette
psichedelici versi di gabbiano sulla coda finale.
Gossard: E' un
pattern di batteria, ma ci attacchi la chitarra. Così invece di
usare il suono della batteria, ogni volta che c'è un evento salta
fuori il suono della chitarra. Sono tre diversi pattern su tre parti
diverse. Matt Cameron se ne uscì con questa idea e fu sicuramente un
momento di ispirazione.
McCready: Traspirazione per me! Mi ha
sparato via. Forse mi ha ricordato un po' i Cure, o qualcosa che
questo gruppo non aveva mai sperimentato prima. Ero davvero eccitato
e orgoglioso di suonarla a tutti i miei amici, "Senti questa! Questo
è davvero un tipo diverso di vibrazione."
Cameron: L'avevo
semplicemente registrata a casa. Avevo scritto un paio di riff,
mettendoli insieme come faccio sempre. Avevo acquistato una nuova
drum machine che ti permette di creare pattern e di farli suonare
con qualsiasi strumento ci attacchi. E' diventato più che un
esperimento usare i parametri di questo aggeggio. E' uscita fuori
molto meglio di quanto non pensassi e ai ragazzi è piaciuta. Ho
portato la mia drum machine in studio, l'abbiamo scaricata nel
computer, e abbiamo fatto gli arrangiamenti. Eddie ha concluso
quelle poche parole che avevo scritto.
Ament: Sai cosa mi ricorda
quella canzone, e non solo come quando una canzone è scritta intorno
a un effetto? [The Smiths'] "How Soon Is Now." C'è assolutamente la
stessa vibrazione.
Cameron: Sì. Non ci stavo pensando a quello.
Ma dopo che l'abbiamo fatta è stato, "Wow. Questa è la mia 'How Soon
is now!' Sì!" Hanno mantenuto tutte le mie parti di chitarra
ritmica. Ho aggiunto un'ulteriore parte di ritmica direttamente in
studio. La chitarra e la batteria sono me.
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"Get Right": Le acrobatiche linee di basso di
Ament e le ronzanti chitarre gemelle guidano questo no-nonsense
brano rock, ancora evidenziato da un solo da segnare di
McCready.
Cameron:
Ripetizione! Questa è la chiave!
Ament: Non è anche la firma di
quello strano tempo? C'è una spinta in avanti.
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"Green Disease": Un veloce, iniziale riff lungo
I versi di "MFC" si schianta contro un ritornello esplosivo in
maggiore. La melodia principale ha un ottimo impatto grazie al basso
incessante di Ament.
Vedder: E' come,
okay, non sto dicendo che il capitalismo è l'errore in tutto questo.
E' più la responsabilità delle corporazioni. Non mi puoi dire che
non c'è altro modo per fare il bene di tutti. E sento che è quanto
abbiamo fatto anche con il gruppo. Noi siamo un piccolo business in
un certo senso. Diamo lavoro a delle persone. Quelle persone sono
diventate come una famiglia e sono trattate davvero bene. Non gli
permettiamo di rilasciare interviste[ride]. Scherzo. Sono orgoglioso
di come abbiamo fatto il nostro piccolo.
McCready: Adoro quella
canzone, il ritornello è così accattivante.
Gossard: Ha una cosa
simile a "MFC" [da "Yield" 1998]. La linea melodica della voce è
bellissima.
Ament: Pensavo tutto il tempo ai primi due dischi di
Joe Jackson. Suonado con un plettro, ma suonando una linea di basso
che cambia. Ed ha un suono molto specifico per tutto l'insieme.
Voleva che la batteria e il basso avessero quasi un suono più
sottile.
Cameron: Stavamo cercando di asciugare ogni cosa sul
brano. C'abbiamo provato tutti assieme, ma non funzionava.
Ament: E' stato semplicemente immenso.
Cameron: Ognuno
praticamente non ha davvero suonato insieme agli altri. Così abbiamo
rispogliato tutto fino alla batteria, poi il basso, Eddie e quindi
abbiamo aggiunto le altre parti. Abbiamo cercato di mantenerla molto
unita. Più piccola, ma più grande.
Ament: Abbiamo ridotto un
sacco di bassi, si sente l'attacco di ogni strumento.
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"Help Help": Bizzarra nelle sonorità quasi come
"You Are," questa canzone è caratterizzata da riff agitati non
melodici e numerosi passaggi apparentemente scorrelati. Vedder geme
"help me" in una voce disincarnata mentre McCready urla lontano con
autorità.
Gossard: Jeff
aveva un demo completo che abbiamo quasi completamente ricreato,
eccetto la fine divenuta drammaticamente più lunga ed esplorativa
come la voce. Jeff ha scritto parole e musica. La cantava in
falsetto sul demo. Ed la stava sperimentando, ma poi hanno portato
il vocoder. Tutta quella roba che suona come una tastiera a dire il
vero esce fuori cantando e suonando dentro quella piccola scatola.
Mi è piaciuto che Ed si è premesso di sperimentare con suoni vocali
così strambi.
McCready: Si fa scuro, Jeff Ament rende scura
l'atmosfera, attraverso le parole e la musica. Non penso mai a lui
in questo modo, perché non è mai così quando gli parli.
Ament:
Sul demo i versi erano cantati in un vero falsetto. Volevo proprio
che ci fosse una dicotomia tra il suono del ritornello e della
strofa. Ed ha preso possesso del vocoder e l'ha portata al livello
successivo. Questo è quando è più facile per me. Se porti una
canzone il gruppo la rende più strana, è sempre un piacere per me.
Se il gruppo vuole raddrizzarla è tipicamente quando ho più
difficoltà. E' diventata meno di una canzone per chitarra, che in
qualche modo è buono. La parte di chitarra nel ritornello
originalmente era molto corposa, ora non lo è
più.
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"Bu$hleaguer": Un infangante, leggermente
ironico schiaffo al presidente George W. Bush, con Vedder che
sceglie il parlato per consegnare il suo punto di vista nei versi
("A confidence man, but why so beleaguered? / He's not a leader,
he's a Texas leaguer"). ["un uomo di fiducia, ma perchè così
assediato/accerchiato? / Non è un leader, è un membro della lega del
Texas"] Proferisce la parola "change" ripetutamente in un finale dal
tono minaccioso.
Gossard: L'ho
scritta io. E' stata scritta nello stesso periodo in cui stavamo
mettendo assieme le nuove canzoni per l'edizione 2001 del concerto
di beneficenza del Bridge School a San Francisco. Un altro
esperimento riuscito. E' molto satirica. Piacerà alla gente. Matt
suona un pattern kick drum che non abbiamo spesso nelle nostre
canzoni. Il bellissimo spettrale finale è qualcosa di totalmente
diverso.
Ament: Ogni cosa che Stone ha portato era cupa in
qualche modo. Il verso che aveva scritto faceva "blackout weaves its
way through the city." ["il blackout serpeggiava la sua strada
attraverso la città"] Era un verso molto pesante. Il modo in cui Ed
ha scritto le parole intorno a questa frase è stato quasi buffo.
Questo mi ha fatto venire la pelle d'oca ancora di più . E' durato
un bel po', perché originariamente cantava sopra le parole nella
canzone e aveva una melodia davvero grande. E' stato difficile
liberarmene.
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"1/2 full": Un blues onesto e allo stesso tempo delirante che
sembra ispirato ai Led Zeppelin e ai Rolling Stones; all'interno c'è
spazio per lalcuni estesi
passaggi strumentali.
Stone Gossard: E' una canzone scritta da Jeff Ament. E'
arrivato con Ghost e 1/2 Full, aveva le parti base; me le ha
mostrate e successivamente tutti hanno iniziato a suonarle due o tre
volte ed erano pronte. Eddie ha iniziato a cantarle con noi e ha
elaborato i testi definitivi nel corso della settimana successiva.
Abbiamo letteralmente provato queste due canzoni solo 2 o 3 volte
prima di registrarle. C'è parecchia ruvidità e la si può sentire
soprattutto nella batteria.Jeff Ament: Era una sorta di progetto dell'ultimo minuto.
Siamo usciti e abbiamo iniziato a suonarla. La parte di Matt era
pronta in meno di un'ora. Ed in pochi giorni aveva il testo pronto.
Da un giorno all'altro la canzone era bella che
completa.
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"Arc": novanta secondi di un
canto senza parole di Eddie, circondato da cori enormi di voci in
diverse tonalità.
Stone Gossard: E' tutta cantata da Eddie, 10 tracce
registrate in tonalità bassa, media e alta. E' veramente
fantastica.Matt Cameron: Mi viene da dire "Quella canzone è troppo
corta". Avrei voluto sentirne 30 minuti o più
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"All or None": Un bellissimo canto in
prevalenza acustico che mette in risalto l'amore della band per le
canzoni di chiusura introspettive e catartiche. Il triste e doloroso
assolo di McCready avvolge tutta la
canzone.
Stone Gossard:
L'ho scritta io. Molti dei nostri album hanno canzoni di chiusura
più lente e riflessive..Jeff Ament: Una canzone abbastanza dark. Eddie pensa che sia
l'Indifference di Riot Act e penso abbia ragione.
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"Down": Una b-side che non fa parte dell'album
con un allegra e geniale parte di chitarra che ricorda i Wilco e gli
Husker Dü. La canzone è inclusa sul singolo di I am
mine.Mike McCready:
E' una canzone che ho scritto in studio; ho iniziato a comporre
questo riff e Matt pensava che fosse "cool".E' una canzone carina e
orecchiabile, molto vicina al genere dei Social Distortion. Ho
desiderato che la canzone fosse presente sul disco, ma non si
adattava musicalmente alle altre canzoni. Non so perchè, sono
veramente orgoglioso di questa canzone, ma non funzionava col resto
del disco. Fortunatamente, tutti avranno ugualmente modo di
ascoltarla.Stone Gossard:
Penso che sia la classica canzone che potrebbe essere trasmessa
dalle radio.Mike McCready:
Beh, è già successo in precedenza con canzoni come Yellow
Ledbetter.Matt Cameron:
Per me suonava proprio come una canzone degli Husker Dü o ad una
canzone di Bob Mould. Mi piace davvero molto, e speravo finisse
sull'album.Jeff Ament: è un
tipo di canzone molto diverso. Ho avuto delle difficoltà, perchè non
riuscivo ad renderla omogenea al disco. E' curioso che diciate che
somiglia agli Husker Dü, a me ricorda invece i Replacements o i
Social Distortion.
Vedder ha
inoltre scritto una canzone, ancora senza titolo, in memoria del
cantante degli Alice In Chains, Layne Staley; purtroppo, a detta
della band, la canzone per il momento non vedrà la
luce.Stone Gossard:
E' una canzone molto personale che Eddie ha scritto la notte che
abbiamo scoperto che Layne era morto. Ha mollato tutto quello che
stava precedentemente facendo e si è dedicato completamente alla
stesura della canzone.Mike McCready:
Eddie l'ha scritta con l'accordatura per l'ukulele, aveva un suono
molto strano e triste.Stone Gossard:
Il disco contiene un approccio vicino a quanto accaduto, molto più
di altri dischi precedenti. Molte delle canzoni riguardano cose
molto grandi. L'energia era molto positiva e c'era qualcosa riguardo
questa canzone che non la rendeva adatta all'atmosfera del disco.
Forse, in futuro sarà più appropriata.
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